<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601</id><updated>2011-11-22T22:59:32.128-08:00</updated><category term='video'/><category term='motore di ricerca'/><category term='scienze cognitive'/><category term='spazio'/><category term='scienze cignitive'/><category term='aggregatore'/><category term='blog'/><category term='widget'/><category term='satelliti'/><category term='google'/><title type='text'>SOFTWERLAND</title><subtitle type='html'>ricerche sugli effetti delle applicazioni 
cibernetiche sull'uomo</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>1341</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-2528126724337872509</id><published>2011-11-22T22:59:00.000-08:00</published><updated>2011-11-22T22:59:32.264-08:00</updated><title type='text'>HOMO CYBERNETICUS - Frustrazione ciibernetica</title><content type='html'>&lt;a href="http://blog.libero.it/MASTERIZZAZIONE/view.php"&gt;HOMO CYBERNETICUS - Frustrazione ciibernetica&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;PIXAR ispira l'arte&lt;br /&gt;Post n°256 pubblicato il 23 Novembre 2011 da BROWSERIK&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Tag: John Lasseter, Media Guru, Pixar&lt;br /&gt;Lasseter, Pixar: “Sfidiamo la tecnologia per ispirare l’arte” Gli studi di animazione di Steve Jobs compiono 25 anni. A Milano per Meet the media guru, Wired.it ha intervistato John Lasseter. La Pixar? Un'idea e la tecnologia migliore “ L’arte sfida la tecnologia e la tecnologia ispira l’arte”,&lt;br /&gt;          &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;parola di John Lasseter Massimo guru dell’animazione moderna, incarnazione del sogno americano, ma soprattutto fondatore, insieme a Steve Jobs e ad Ed Catmull, di quella che oggi è considerata una delle botteghe rinascimentali più influenti e di tendenza, una delle Major più importanti nel panorama artistico-cinematografico, la Pixar Animation Studios.&lt;br /&gt;Da quel lontano 1986 sono passati 25 anni, sembrano volati tanti sono stati i successi, i sogni realizzati, i traguardi raggiunti, quelli di Lasseter soprattutto, che chissà ancora quanti ne condividerà. A Milano per presentare la mostra - evento per festeggiare l’ambìto traguardo (dal 23 novembre fino al 14 febbraio 2012 in anteprima europea) al Pac di Milano (una rassegna di personaggi, storie, immagini, schizzi originali, sculture, digital convergence, installazioni, unica nel suo genere), Lasseter incontra i giovani, interagisce con loro, fa lezioni di graphic design e storyboard, racconta se stesso e la Pixar nello scenario sold out del Teatro dal Verme per Meet the media guru, regalando due chicche speciali come il suo primo lavoro da studente, Nitemare (del 1979) e una piccola perla come Toy Story Toons – Small Fry, ma soprattutto si svela così come abbiamo imparato a conoscerlo, una persona semplice che non ha smesso un solo giorno di sperimentare e raccontare storie. Dai primi cortometraggi ( Tin Toy, Luxo Jr.) fino alla consacrazione di Toy Story e poi ancora Cars, Alla ricerca di Nemo, Wall-E, Up, Toy Story 2 e 3, fino al prossimo Brave (in Italia dal settembre 2012) ogni singola opera racconta un mondo diverso, una ricerca di linguaggi e di intrecci, una rivoluzione emozionale e tecnica sempre più sofisticata in un lavoro corale di altissimo livello e perfezione stilistica.&lt;br /&gt;Qual è il valore in più di Pixar rispetto agli altri?&lt;br /&gt;“È difficile entrare nei dettagli, io sono solo il Chief Creative Officer. Penso che lo sviluppo tecnico vada di pari passo con quello artistico. Personalmente sono innamorato e curioso della computer animation, e quindi voglio sempre sapere come funzionano i software che andiamo a utilizzare anche se non so nulla di programmazione: non ho mai imparato a programmare. Fondamentalmente la tecnologia si unisce all’arte: da una parte ci sono io, dall’altra i programmatori; io chiedo se è possibile realizzare qualcosa e loro ragionano su come renderlo possibile, stimolando di conseguenza altre idee e suggerimenti”.&lt;br /&gt;La vostra forza è legata anche alla grande sperimentazione in campo di nuovi software e tecnologie, come state lavorando e cosa avete sviluppato di recente?&lt;br /&gt;“La tecnologia può essere divisa in tre diverse aree: una parte legata alla modellizzazione tridimensionale, poi l’animazione (e quindi i personaggi), e infine il rendering, che è composto dal colore con tutte le sue sfumature e ovviamente dalla luce. All’inizio, abbiamo adottato un software sia per i modelli sia per l’animazione: era molto importante che potesse essere utilizzato dagli animatori tradizionali. Doveva essere interattivo per muovere i personaggi e abbastanza flessibile per adattarsi a ogni singola pellicola. Il nostro sistema si chiama MenV (Model Environment) e l’abbiamo usato anche per Brave, mentre dai prossimi utilizzeremo il MenV30. Poi chiaramente utilizziamo molto Renderman, che ci permette di creare tutte le nuances cromatiche, ma questi sistemi non sono sempre gli stessi poiché cambiano, si evolvono o si adattano in base a nuove esigenze, come nel caso nel personaggio di Sulley in Monster &amp; Co., oppure per la creazione del mondo sottomarino ne Alla ricerca di Nemo, o per i riflessi delle automobili in Cars. Questa è la nostra tecnologia di base, che muta però a seconda di quello che vogliamo ricreare.&lt;br /&gt;Il lavoro alla Pixar è iper-tecnologico. Il processo creativo è davvero così tecnico?&lt;br /&gt;"La tecnologia nell’animazione, almeno quella che piace a me e che continuo a sviluppare, comprende il lavoro umano da una parte e dall’altra quello della macchina. Mentre l’uomo si prende cura della recitazione emotiva, il computer si fa carico dell’animazione propriamente fisica. Per esempio, quando si tratta di capelli, vestiti, o le ruote delle automobili che girano, l’animazione deve risultare molto credibile e realistica e, per far sì che il risultato sia di alto livello, risolvendo spesso situazioni che in apparenza ci appaiono complesse, cerchiamo di tirare fuori il massimo dai nostri software. Poi chiaramente è di nuovo l’animatore a subentrare e a lavorare sulla parte più emozionale. Cerchiamo nuove sfide, tutti i giorni, aggiornandoci e sviluppando nuove potenzialità. In Brave, per esempio, abbiamo creato effetti nuovi riguardanti degli animali pesanti come un cavallo o un orso che, oltre ad avere dei grandi muscoli che si contraggono e si espandono sotto la pelliccia, daranno proprio una grande idea di movimento" .&lt;br /&gt;Cosa ne pensa del cortometraggio La luna, realizzato per voi dal regista italiano Enrico Casarosa?&lt;br /&gt;“Casarosa è un artista di grande talento, uno dei quei registi che sono il motore della nostra famiglia. L’ho molto incoraggiato a realizzare questo lavoro, anche perché noi alla Pixar non realizziamo soltanto film per far successo al botteghino, ma lavoriamo molto sulla crescita dei nostri giovani, facendo ricerca e sviluppo. Talvolta ci sono delle storie personali, ma fortemente straordinarie, che meritano di essere raccontate, proprio come quella ne La luna, che sono perfette per dei cortometraggi. Sono molto fiero di Casarosa, anche pensando al suo futuro qui da noi, e il suo è stato un lavoro davvero magico e commovente. Le pellicole della Pixar sono a metà tra l’animazione e il film reale girato con persone ed ambienti veri, però la sfida sta proprio nel capire dove sta il confine tra l’uno e l’altra. La differenza la fanno i particolari, che fanno sì che le nostre siano opere uniche nel proprio genere.”&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-2528126724337872509?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/2528126724337872509/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/11/homo-cyberneticus-frustrazione.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/2528126724337872509'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/2528126724337872509'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/11/homo-cyberneticus-frustrazione.html' title='HOMO CYBERNETICUS - Frustrazione ciibernetica'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-2455023712395685437</id><published>2011-10-25T01:04:00.001-07:00</published><updated>2011-10-25T01:04:16.683-07:00</updated><title type='text'>'Rinasce' l'Intelligenza artificiale,si riparte dalla rete - Tecnologie - Scienza&amp;Tecnica - ANSA.it</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote&gt;&lt;div&gt; &lt;p&gt;Dopo anni di silenzio e di stallo, rinasce l'interesse per l'intelligenza artificiale e secondo i massimi esperti internazionali è finalmente ora di rilanciare questo campo di ricerca. Lo propongono esperti di informatica, nanotecnologie, neuorscienze e cibernetica riuniti nel Festival della Scienza di Genova, nella conferenza organizzata in onore dei 150 anni del Massachusetts Institute oh Technology (Mit).&lt;/p&gt;&lt;p&gt;    Per uno dei pionieri delle ricerche sull'intelligenza artificiale, Tomaso Poggio del Mit, è arrivato il momento ''di riprovarci''. Sono della stessa idea Amnon Shashua, che insegna computer science alla Hebrew University di Gerusalemme, Alessandro Verri, dell'università di Genova, il direttore scientifico dell'Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) Roberto Cingolani, il neurofisiologo Emilio Bizzi del Mit. &lt;br /&gt;  Tutti sono d'accordo sul fatto che attualmente ci sia di nuovo spazio per l'intelligenza artificiale. Secondo gli esperti i computer hanno raggiunto capacità straordinarie e sono in grado di fare molte cose meglio di un uomo, ''ma non sono ancora in grado di sostenere una conversazione o altre cose del nostro quotidiano'', ha spiegato Poggio, del dipartimento di scienze cognitive del Mit. ''Non siamo ancora riusciti a riprodurre le abilità del nostro cervello. Dopo 60 anni di ricerche, è arrivato il momento di provarci ancora! Abbiamo oggi molti strumenti, anche dalle neuroscienze e dalle scienze cognitive''.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;    Si va a caccia di nuovi approcci al problema, nche non riguardino soltanto l'informatica ma neurologia e sociologia, all'insegna della multidisciplinarità. Secondo gli esperti ''non dobbiamo sforzarci di capire che cosa succede solo dentro la testa, ma tra le teste'', in quanto l'intelligenza è data dallo scambio di informazioni tra gli individui. ''L'uomo di Neanderthal - hanno spiegato - aveva un cervello molto grande, ma ha continuato a produrre gli stessi oggetti per milioni di anni e solo per uso personale''. Una differenza enorme, questa, rispetto a quanto ha fatto l'uomo moderno, che è riuscito a produrre nuovi oggetti mettendo in comune le idee elaborate da molti individui.&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/tecnologie/2011/10/24/visualizza_new.html_667890789.html"&gt;ansa.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/rinasce-lintelligenza-artificialesi-riparte-d"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-2455023712395685437?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/2455023712395685437/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/l-artificialesi-riparte-dalla-rete.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/2455023712395685437'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/2455023712395685437'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/l-artificialesi-riparte-dalla-rete.html' title='&amp;#39;Rinasce&amp;#39; l&amp;#39;Intelligenza artificiale,si riparte dalla rete - Tecnologie - Scienza&amp;amp;Tecnica - ANSA.it'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-849405815158747453</id><published>2011-10-25T00:54:00.001-07:00</published><updated>2011-10-25T00:54:59.007-07:00</updated><title type='text'>Come assemblare computer biologici | Le Scienze</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;  Check out this website I found at &lt;a href="http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/articolo/1349892"&gt;lescienze.espresso.repubblica.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;     &lt;p&gt;Su Nature Communications &lt;br /&gt;Come assemblare computer biologici &lt;/p&gt;&lt;p&gt;La possibilità di utilizzare batteri e filamenti di DNA come componenti modulari di un circuito apre le porte all'elaborazione digitale biologica dell'informazione &lt;br /&gt;APPROFONDIMENTI &lt;br /&gt;Computer a DNA &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Componenti modulari per la costruzione di nuovi dispositivi digitali batterici e a DNA sono stati ottenuti da un gruppo di ricercatori dell'Imperial College di Londra, che ne danno notizia in un articolo pubblicato su Nature Communications. In particolare, lo studio ha mostrato l'effettiva possibilità di creare e assemblare porte logiche - gli elementi di base di qualsiasi circuito destinato all'elaborazione digitale dell'informazione - sfruttando batteri (E. coli) e filamenti di DNA.  &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Precedenti ricerche avevano già mostrato che è possibile creare porte logiche biologiche, ma l'attuale ricerca ha dimostrato che è possibile costruirle in modo che si comportino in modo del tutto simile a quello dei corrispettivi circuiti elettronici e, soprattutto, che è possibile farlo in modo perfettamente modulare: le nuove porte biologiche possono essere agevolmente collegate permettendo l'assemblaggio di processori biologici complessi. I ricercatori sono infatti riusciti a mostrare come le porte logiche biologiche possano essere collegate tra loro per formare componenti più complessi in un modo simile a quello dei componenti elettronici, a partire dalla combinazione di una porta "NOT" con una porta "AND" per ottenere il più complesso operatore "NAND". &lt;/p&gt;&lt;p&gt;"Le porte logiche sono gli elementi costitutivi fondamentali dei circuiti in silicio su cui si basa la nostra epoca digitale. Senza di loro, non siamo in grado di elaborare l'informazione digitale. Ora che abbiamo dimostrato che possiamo replicare queste parti utilizzando batteri e DNA, speriamo che il nostro lavoro possa condurre a una nuova generazione di processori biologici, le cui applicazioni all'elaborazione delle informazioni potrebbero essere importanti quanto i loro equivalenti elettronici", ha detto Richard Kitney.  &lt;/p&gt;&lt;p&gt;In futuro, dispositivi di questo tipo potrebbero essere utilizzati come sensori iniettati nel flusso sanguigno per rilevare la presenza di placche aterosclerotiche, individuare e distruggere cellule tumorali, rilasciare farmaci, oppure essere impiegati per la rilevazione di inquinanti nell'ambiente. (gg)&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/come-assemblare-computer-biologici-le-scienze"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-849405815158747453?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/849405815158747453/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/come-assemblare-computer-biologici-le.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/849405815158747453'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/849405815158747453'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/come-assemblare-computer-biologici-le.html' title='Come assemblare computer biologici | Le Scienze'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-1715286633231127499</id><published>2011-10-24T01:40:00.001-07:00</published><updated>2011-10-24T01:40:23.169-07:00</updated><title type='text'>Almanacco della Scienza CNR</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote&gt;&lt;div&gt;  				  					  &lt;strong&gt;Tecnologia&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;  &lt;h3&gt;&lt;b&gt;  &lt;b&gt;&amp;lsquo;Excite': un robot al servizio degli anziani&lt;/b&gt;  &lt;/b&gt;&lt;/h3&gt;        			  			  			  			  			  			  	&lt;img src="http://www.almanacco.cnr.it/reader/cw_usr_view_articolo.html?id_articolo=2435&amp;amp;giornale=2421/giraff2aart.jpg?LO=01000000d9c8b7a6040000000d0000006c0b00003f5cec41000000000100360800000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000&amp;amp;type=image/pjpeg" alt="" /&gt;                	&lt;p&gt;L'&amp;lsquo;Ambient assisted living forum', recentemente conclusosi a Lecce, ha riunito team di studiosi di tutta Europa che si dedicano al miglioramento della qualit&amp;agrave; di vita delle persone anziane tramite l'uso di tecnologie Ict innovative. Il Forum &amp;egrave; stato l'occasione per premiare &amp;lsquo;Excite', progetto di ricerca che coinvolge diversi paesi europei, tra cui l'Italia, presente &amp;nbsp;con l'Istituto di scienze e tecnologie della cognizione (Istc) del Cnr.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il progetto, che &amp;egrave; stato valutato come &amp;lsquo;il pi&amp;ugrave; promettente in materia di ambient assisted living' da una giuria di esperti internazionali, riguarda l'individuazione di nuove modalit&amp;agrave; di assistenza, socializzazione e riabilitazione a distanza di persone anziane o malate. Principale risultato di &amp;lsquo;Excite' &amp;egrave; l'adattamento di &amp;lsquo;Giraff', un robot di telepresenza sviluppato dalla svedese Giraff Technologies, ai bisogni e alle necessit&amp;agrave; dell'anziano che vive in casa.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;"Potremmo equiparare &amp;lsquo;Giraff' a un innovativo Skype usabile anche da chi, non pi&amp;ugrave; giovane, ha poca familiarit&amp;agrave; con la tecnologia", spiega Amedeo Cesta dell'Istc-Cnr. &amp;nbsp;"Il robot, infatti, raggiunge l'anziano e gli permette di interagire in modo naturale, consentendo inoltre agli interlocutori esterni, familiari o caregiver, di avere una percezione dell'ambiente di vita quotidiana dell'assisitito",&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;nbsp;&amp;lsquo;Excite' sta apportando numerose migliorie alla tecnologia di base, grazie a una serie di casi studio nei tre diversi paesi coinvolti. "Punto di forza del progetto' &amp;egrave; la metodologia d'analisi centrata sull'utente, che prevede una valutazione a lungo termine del prototipo in contesti di vita reale", precisa &amp;nbsp;Gabriella Cortellessa del team Cnr. "Esso consente di osservare anche fattori negativi, quali l'emergere di un possibile rifiuto o altri effetti dovuti, ad esempio, all'abitudine alla presenza del robot. Ulteriore elemento originale &amp;egrave; lo studio delle differenze culturali e sociali nell'utilizzo di &amp;lsquo;Giraff' nei diversi paesi".&amp;nbsp;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;"La fase di valutazione &amp;egrave; gi&amp;agrave; avviata in dodici &amp;lsquo;test-sites' nei tre paesi partner del progetto: Svezia, Spagna e Italia. In Italia, stiamo collaborando con la Comunit&amp;agrave; di Sant'Egidio e la Fondazione Don Gnocchi di Roma per analizzare le reali potenzialit&amp;agrave; applicative di &amp;lsquo;Giraff' sia come strumento di assistenza domiciliare che di teleriabilitazione" conclude Lorenza Tiberio del Cnr.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;lsquo;Excite' &amp;egrave; un consorzio che riunisce quali partner scientifici, oltre all'Istc-Cnr, l'Universit&amp;agrave; di Orebro (Svezia, nodo coordinatore) e l'Universit&amp;agrave; di Malaga (Spagna).&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;          					  					  					  					  					  					  					&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Fonte:&lt;/strong&gt; Amedeo Cesta , Istituto di scienze e tecnologie della cognizione, Roma, tel. 06/44595320, email &lt;a href="http://www.almanacco.cnr.it/reader/cw_usr_view_articolo.html?id_articolo=2435&amp;amp;giornale=2421/mailto:amedeo.cesta@istc.cnr.it"&gt;amedeo.cesta@istc.cnr.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  	    					  	   &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Per saperne di pi&amp;ugrave;:&lt;/strong&gt;   - &lt;a href="http://www.excite-project.eu" target="_new"&gt;www.excite-project.eu&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  				  			&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://www.almanacco.cnr.it/reader/cw_usr_view_articolo.html?id_articolo=2435&amp;amp;giornale=2421"&gt;almanacco.cnr.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/almanacco-della-scienza-cnr"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-1715286633231127499?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/1715286633231127499/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/almanacco-della-scienza-cnr.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/1715286633231127499'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/1715286633231127499'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/almanacco-della-scienza-cnr.html' title='Almanacco della Scienza CNR'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-2733443117785369818</id><published>2011-10-24T01:39:00.001-07:00</published><updated>2011-10-24T01:39:11.231-07:00</updated><title type='text'>Ipnosi e scienze cognitive</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;object data="http://brainfactor.it/modules/mod_simple_mp3_player/simple_mp3_player.swf" type="application/x-shockwave-flash" height="73" width="155"&gt;      &lt;object height="73" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" width="155" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,0,0"&gt;  &lt;param name="movie" value="http://brainfactor.it/modules/mod_simple_mp3_player/simple_mp3_player.swf" /&gt;    &lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /&gt;  &lt;param name="wmode" value="transparent" /&gt;  &lt;param name="FlashVars" value="mp3=mp3/pizzolato-gabrielli.mp3|mp3/marco-mozzoni-infinitamente-2010.mp3|mp3/bonaccorti-mozzoni-anteprima.mp3|mp3/bentivoglio-mozzoni-intervista.mp3&amp;amp;title=26/05/2010 Neuromarketing: Irene Gabrielli intervista Gilberto Pizzolato|29/01/2010 Marco Mozzoni intervistato da Fuori Aula Network Università di Verona per Infinitamente 2010|31/01/2010 L'Uomo immobile, BrainFactor intervista Enrica Bonaccorti|03/10/2009 SINS 2009, BrainFactor intervista Marina Bentivoglio&amp;amp;width=155&amp;amp;height=73&amp;amp;showinfo=1&amp;amp;showvolume=1&amp;amp;volume=75&amp;amp;volumewidth=40&amp;amp;volumeheight=8&amp;amp;autoplay=0&amp;amp;loop=0&amp;amp;shuffle=0&amp;amp;showloading=autohide&amp;amp;loadingcolor=494845&amp;amp;showlist=1&amp;amp;showplaylistnumbers=0&amp;amp;playlistcolor=66645C&amp;amp;playlistalpha=30&amp;amp;showslider=1&amp;amp;sliderwidth=20&amp;amp;sliderheight=6&amp;amp;slidercolor1=8F8E8B&amp;amp;slidercolor2=6C6A63&amp;amp;sliderovercolor=AFC400&amp;amp;bgcolor=FFFFFF&amp;amp;bgcolor1=444444&amp;amp;bgcolor2=000000&amp;amp;textcolor=66645C&amp;amp;currentmp3color=AFC400&amp;amp;buttonwidth=20&amp;amp;buttoncolor=8F8E8B&amp;amp;buttonovercolor=AFC400&amp;amp;scrollbarcolor=585857&amp;amp;scrollbarovercolor=AFC400" /&gt;  &lt;/object&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://brainfactor.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=579:ipnosi-e-scienze-cognitive&amp;amp;catid=36:recensioni&amp;amp;Itemid=3"&gt;brainfactor.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;Ipnosi e scienze cognitive &lt;br /&gt;Domenica 23 Ottobre 2011 16:04	 Ambrogio Pennati	 News	 - Recensioni    &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ricevo con grande piacere l'ultima fatica del Gruppo di Ipnosi di Roma (AAVV, Ipnosi e scienze cognitive, a cura di E. Del Castello e G. Ducci, Franco Angeli 2011). Il titolo e l'indice sono accattivanti, e stimolano l'interesse di mai pago studioso della materia. Una prima, rasserenante, impressione: il lavoro di ricerca bibliografica su cui i vari Autori basano le loro argomentazioni è vasto, aggiornato e selettivo. Poi, un balzo di gioia: i contributi degli Autori sono scientificamente orientati e metodologicamente rigorosi. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Bella roba, molti diranno; purtroppo questa è l'eccezione e non la regola per chi è abituato a leggere lavori sull'ipnosi, solitamente farciti come un kebap di scarsa qualità di autoreferenzialità circolare, di case report che fanno sospettare dei fake, di riferimenti ad una presunta patristica dell'ipnosi il cui verbo scritto (spesso malamente tradotto ed esegeticamente distorto) viene usato come base per le prediche ai parrocchiani della propria conventicola. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Questo è un libro serio, ben fatto, solido. Un libro da studiare, e non da leggere. Innovativa è l'integrazione della pratica ipnotica con l'approccio neuroscientifico: nei relativi capitoli gli Autori non pagano l'obolo alla attuale moda del suffisso “neuro”, ma approfondiscono i rapporti fra la materia ipnotica e le attuali conoscenze sul funzionamento cerebrale. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Innovativa l'integrazione tra studio degli stati di coscienza e intersoggettività, che nella nostra specie fonda qualsiasi rapporto terapeutico, al di là dei trucchetti di moda spacciati sul mercato – sempre più improvvisato – nella bancarella delle psicoterapie brevi, quando i pazienti oggi richiedono comprensione non giudicante, ascolto, sostegno empatico. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Innovativa la presa in considerazione dell'assetto genetico – inteso nel senso più ampio – nel funzionamento del soggetto in terapia e in ipnosi. A nostra conoscenza questo è il primo contributo di matrice psicoterapeutica che consideri questi rilevantissimi aspetti, sinora tenuti fuori dalla porta per paura del nuovo, quando non per mera ignoranza. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;La lettura del libro porta ad una conclusione: gli Autori hanno una solida e diretta esperienza della perseveranza, del sacrificio, della passione necessari a svolgere secondo coscienza il nostro lavoro. Questo libro è una testimonianza clinicamente fondata e scientificamente esposta di come sia necessario studiare e fare ricerca per agire una buona clinica. Sono grato agli Autori per il loro sforzo. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ambrogio Pennati &lt;br /&gt;Medico Psichiatra, Psicoterapeuta, Psicopatologo forense&lt;/p&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/ipnosi-e-scienze-cognitive"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-2733443117785369818?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/2733443117785369818/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/ipnosi-e-scienze-cognitive.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/2733443117785369818'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/2733443117785369818'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/ipnosi-e-scienze-cognitive.html' title='Ipnosi e scienze cognitive'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-3752858024817800599</id><published>2011-10-24T00:30:00.001-07:00</published><updated>2011-10-24T00:30:20.722-07:00</updated><title type='text'>Professor Immanuel e mister Kant: la doppia vita del filosofo - Cultura - ilGiornale.it</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;  Check out this website I found at &lt;a href="http://www.ilgiornale.it/cultura/professor_immanuel_e_mister_kant_doppia_vita_filosofo/23-10-2011/articolo-id=553144-page=0-comments=1"&gt;ilgiornale.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;     &lt;p&gt;Kant non sarebbe andato a letto tardi leggendo Kant. Per buona parte della sua vita, avrebbe preferito tirare le ore piccole destreggiandosi nelle feste della buona società prussiana. Come teorizzò esplicitamente a uno dei suoi allievi migliori, il futuro letterato Herder, «non si doveva stare tanto a meditare sui libri». &lt;br /&gt;Questo filosofo godereccio e con tratti francamente libertini, l'Immanuel Kant che non piacerebbe a Eco, Zagrebelsky e tutti i chierici dell'intellighenzia neopuritana, quelli che lo hanno storpiato nel santino del professore chino sulle sue carte e schifiltoso verso i divertimenti prosaici della società, esiste davvero. Basta leggersi Kant. Una biografia, di Manfred Kuehn (il Mulino, pagg. 663, euro 60). Responsabile primo della caricatura è l'appiattimento della personalità di Kant scaturito dalla prima biografia, scritta subito dopo la sua scomparsa, nel 1804, scritta da tre amici. Ludwig Borowski, Reinhold Jachmann ed Ehregott Wasianski erano però soprattutto tre teologi affini al pietismo (una forma di radicalismo protestante), quindi parecchio interessati a ridurre allo stesso tempo l'impatto demolitorio della filosofia kantiana e la biografia vivace del suo autore. &lt;br /&gt;«Fu a causa di questa caricatura - scrive Kuehn - che i romantici tedeschi giunsero a credere che si trattasse di un uomo che era solo pensiero e niente vita». Ed è qui che nasce anche il fondamento dell'equivoco odierno, che presenta Kant (1724-1804) come sinonimo di un'erudizione asociale. Invece, quelli che lo stesso filosofo definì «gli anni più piacevoli della sua vita», furono quelli da magister all'università di Königsberg. Kant a quel tempo passava da una festa all'altra, in compagnia di «ufficiali russi, banchieri di successo, ricchi commercianti, nobili e nobildonne». In particolare, era il favorito della contessa di Keyserlingk, che definì «l'ornamento del suo sesso» e che lo voleva sempre alla sua destra ai banchetti, nonostante il divario sociale. Ma intratteneva rapporti anche con altre donne, come Charlotte Amalie di Klingspor, che anni dopo gli scrisse ringraziandolo «per aver cercato d'istruirla con la piacevole conversazione», e a cui inviava poesie romantiche. Ovviamente, Kant dava una fondazione teorica della sua vita mondana: «è meglio essere matto nella moda che fuori dalla moda»; «le nostre virtù artificiali sono delle chimere, e i vizi hanno origine quando ciò che è nascosto viene visto come vizio»; fino a dire, con gran scorno degli appartati snob passati e presenti: «Le relazioni sociali sono ciò che dà veramente sapore alla vita e rende utili gli uomini degni. Se i dotti non sono adatti alla conversazione, ciò deriva dal disprezzo per la società, che è basato su una mancanza della conoscenza del mondo». &lt;br /&gt;Un osservatore e un praticante del bel vivere, questo era allora Kant, e il ritratto che ne fa Herder lo chiarisce definitivamente: «Quanto vi è di grande e di bello nell'uomo, i caratteri degli uomini, i temperamenti, gli impulsi sessuali, le virtù e infine i caratteri nazionali, questo è il suo mondo». Il magister Kant teneva lezioni per gli alti ufficiali durante i banchetti in casa del generale Meyer, dove veniva condotto con una carrozza dell'esercito. Dopo questi simposi prolungati, «vi erano delle volte in cui non riuscivate a trovare l'imbocco della Magisterstrasse» per tornare a casa, a causa del troppo vino bevuto. Kant consumava «la maggior parte dei pranzi e delle cene in società», e quando non era così si fermava spesso da Gerlach, una sala da biliardo, sua passione perenne. &lt;br /&gt;Quando non era biliardo, spesso era l'«hombre» (una sorta di complicatissima briscola), gioco di carte in cui era così abile da rimpinguare visibilmente i propri guadagni, e che elogiò persino in un suo corso di antropologia, perch´ «ci forma, ci rende imperturbabili, ci abitua a controllare le emozioni». Un habitu´ del bluff sociale, un goliardico consumatore dei piaceri della tavola, accorto bazzicatore del genere femminile. Questa era l'indole naturale di Kant, che a un certo punto regolò la sua vita per la salute malferma e, soprattutto, perch´ aveva intuito che con l'edificio della filosofia critica poteva rivoltare il pensiero occidentale. Come scrive Kuehn, la normalizzazione che Kant si impose dai cinquant'anni in poi, era «un modo di procedere nato dalla necessità, non dalla pigrizia». Non sarebbe mai andato a letto tardi leggendo se stesso. E, ancora vecchio, si presentava al visitatore come «il miglior compagnon, un vero bon vivant», che «gustava allo stesso modo il suo vecchio vino» e non diceva «una parola della sua filosofia». &lt;br /&gt;Mentre altri oggi spendono parecchie parole a vanvera su di lui.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/professor-immanuel-e-mister-kant-la-doppia-vi"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-3752858024817800599?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/3752858024817800599/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/professor-immanuel-e-mister-kant-la.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/3752858024817800599'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/3752858024817800599'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/professor-immanuel-e-mister-kant-la.html' title='Professor Immanuel e mister Kant: la doppia vita del filosofo - Cultura - ilGiornale.it'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-7242919220962354278</id><published>2011-10-23T07:19:00.001-07:00</published><updated>2011-10-23T07:19:25.412-07:00</updated><title type='text'>Creator Playbook di YouTube</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote&gt;&lt;div&gt;  &lt;p&gt;  Benvenuto nella prima edizione del Creator Playbook di YouTube. Siamo entusiasti di  offrire a partner e creativi una nuova risorsa che include importanti suggerimenti, best  practice e strategie per aiutarli ad ampliare il loro pubblico su YouTube. Il Creator  Playbook di YouTube verrà inoltre aggiornato man mano che vengono rilasciate nuove  funzioni e che vengono scoperti nuovi suggerimenti, quindi ricordati di consultarlo  spesso.  &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  Ci auguriamo che queste informazioni risulteranno utili per il tuo processo creativo e  che potremo aiutarti a fare avanzare di livello i tuoi contenuti e il tuo canale YouTube.  &lt;/p&gt;  &lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://www.youtube.com/creators/it/playbook.html"&gt;youtube.com&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;Molto stimolante per la creatività !&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/creator-playbook-di-youtube"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-7242919220962354278?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/7242919220962354278/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/creator-playbook-di-youtube.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/7242919220962354278'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/7242919220962354278'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/creator-playbook-di-youtube.html' title='Creator Playbook di YouTube'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-4641503469514753675</id><published>2011-10-22T23:55:00.003-07:00</published><updated>2011-10-22T23:55:25.440-07:00</updated><title type='text'>Il futuro dell'intelligenza artificiale? Il test del pedone - Wired.it</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote&gt;&lt;div&gt;  &lt;h5&gt;&lt;a href="http://digital.condenastinternational.com/it/site-properties-hp.web-sites-it.htm" target="_blank"&gt;  &lt;img src="http://daily.wired.it/img/condenast.gif" alt="Condé Nast" /&gt;&lt;p /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/h5&gt;  &lt;p&gt;  &amp;copy;Edizioni Condé Nast S.p.A. - P.zza Castello 27 - 20121&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  Milano CAP.SOC. 2.700.000 EURO I.V. C.F e P.IVA - REG.IMPRESE TRIB. MILANO N. 00834980153&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  SOCIETÀ CON SOCIO UNICO  &lt;/p&gt;  &lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://daily.wired.it/news/tech/2011/10/21/intelligenza-artificiale-supercomputer-festival-scienza-15106.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL"&gt;daily.wired.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;DAILY WIRED NEWS TECH &lt;br /&gt;Il futuro dell'intelligenza artificiale? Il test del pedone &lt;br /&gt;Che capacità di calcolo hanno raggiunto i supercomputer? I sistemi di guida assistita diventaranno lo standard su tutte le auto? L’ultima frontiera della sfida tra uomo e macchina va in scena al Festival della Scienza di Genova &lt;br /&gt;21 ottobre 2011  di Carola Frediani &lt;br /&gt;(Qui trovate una gallery con 50 robot, uno per ogni occasione) &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Sono passati quasi 15 anni dalla prima volta in cui un computer è riuscito a battere un campione di scacchi. Da quando Deep Blue, il supercervellone di Ibm, ha umiliato il grande Garry Kasparov, attraverso uno sfoggio di potenza computazionale allora sorprendente: basti pensare che l’algoritmo riusciva a calcolare 100 milioni di posizioni al secondo. “ Ho avuto la sensazione di essere di fronte a un tipo di intelligenza al quale non ero abituato; dall'altra parte della scacchiera ho avvertito come la presenza di una mente aliena...”, commentò dopo aver abbandonato la partita il giocatore russo.  &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Oggi il supercomputer più potente al mondo si chiama K computer, ha una capacità elaborativa di 10 petaflop (quadrilioni di calcoli al secondo) e si trova in Giappone; ma già i laboratori americani di Oak Ridge stanno lavorando a Titan, un mostro di potenza che arriverà a 20 petaflop e che, oltre alla tradizionali applicazioni mediche e di scienza dei materiali, sarà usato anche per lo sviluppo di nuovi biocarburanti e di energia solare più efficiente.  &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Eppure, quando si parla di intelligenza, si intende un insieme di capacità più sottili di quelle offerte da un monolite del supercalcolo, abilità che siano in grado di reagire a interrogativi apparentemente semplici ma di fatto incredibilmente complessi. Quelle competenze che servono per decifrare il reale significato di una battuta di spirito o per non andare a sbattere se si guida nel centro di Roma all’ora di punta.  &lt;/p&gt;&lt;p&gt;È qui che la sfida dell’intelligenza artificiale - una volta scaraventata nel mondo fisico, imperfetto, sfuggente e così umano, troppo umano - diventa più avvincente. E che il famoso test di Turing mantiene ancora intatto, se non la sua validità scientifica, il suo fascino. Chi si è misurato con i risvolti più pratici nella creazione di software intelligenti è l’israeliano Amnon Shashua, che con l’azienda tecnologica Mobileye ha sviluppato sistemi avanzati di guida assistita (Advanced Driver Assistance Systems o Adas) basati sull’elaborazione dell’immagine per prevenire e limitare tamponamenti stradali. Dei veri e propri occhi elettronici che rilevano la presenza di pedoni o veicoli se l’automobilista non se ne accorge e lo avvisano all’istante, o prendono direttamente contromisure.  &lt;/p&gt;&lt;p&gt;“ Per continuare a crescere velocemente il mercato dei sistemi di assistenza alla guida, in particolare quelli basati su sistemi di visione, ha bisogno di piattaforme di calcolo più robuste, più economiche, capaci di sopportare la crescente domanda di funzioni che vanno dai semplici avvertimenti di pericolo incipiente, al rallentamento o addirittura alla brusca frenata”, ha recentemente dichiarato Shashua - che sarà uno dei relatori del convegno Scienza e ingegneria dell'intelligenza, in programma il 23 novembre al Festival della Scienza di Genova - in occasione dell’accordo tra la Mobileye e l’azienda di semiconduttori STMicroelectronics per produrre una &lt;br /&gt;edn.com/article/519515-STMicro_Mobileye_expand_vehicle_safety_IC_developments.php"&gt;terza generazione di processori per sistemi Adas.  &lt;/p&gt;&lt;p&gt;E forse non è un caso se, al Festival, accanto a Shashua, siederà Nikos Logothetis, direttore del dipartimento di Fisiologia dei processi cognitivi presso il Max Planck Institute for Biological Cybernetics di Tubinga. La sua ricerca infatti si concentra proprio sui meccanismi neurali della percezione e del riconoscimento di oggetti. Per farlo, si aiuta con tecniche di neuroimaging e in particolare con la risonanza magnetica funzionale. Mentre spetterà al panelist Matt Ridley, zoologo, organizzatore scientifico, giornalista e scrittore, inquadrare le singole ricerche in una visione di più lungo respiro dell’innovazione tecnologica. Il suo ultimo libro, The Rational Optimist. How Prosperity Evolves ( L'ottimista razionale: come si evolve la prosperità, in Italia atteso con Rizzoli) è così fiducioso nel progresso scientifico-tecnologico da ritenere infondate anche le preoccupazioni per il clima. Chissà Ridley cosa penserebbe di quello che attualmente si respira in Italia.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/il-futuro-dellintelligenza-artificiale-il-tes"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-4641503469514753675?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/4641503469514753675/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/il-futuro-dell-artificiale-il-test-del.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/4641503469514753675'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/4641503469514753675'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/il-futuro-dell-artificiale-il-test-del.html' title='Il futuro dell&amp;#39;intelligenza artificiale? Il test del pedone - Wired.it'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-9184367295787112830</id><published>2011-10-22T23:55:00.001-07:00</published><updated>2011-10-22T23:55:01.072-07:00</updated><title type='text'>Come condividere (quasi) tutto grazie alla Rete - Wired.it</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;object height="304" width="500"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Dp2sPRiT50I?version=3&amp;amp;hl=it_IT" /&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true" /&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always" /&gt;&lt;em&gt;Continua dopo il video&lt;/em&gt;&lt;embed allowfullscreen="true" src="http://www.youtube.com/v/Dp2sPRiT50I?version=3&amp;amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" type="application/x-shockwave-flash" height="304" width="500" /&gt;&lt;/object&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://gadget.wired.it/news/applicazioni/2011/10/21/social-network-condivisione-servizi-15110.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL"&gt;gadget.wired.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/come-condividere-quasi-tutto-grazie-alla-rete"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-9184367295787112830?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/9184367295787112830/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/come-condividere-quasi-tutto-grazie.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/9184367295787112830'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/9184367295787112830'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/come-condividere-quasi-tutto-grazie.html' title='Come condividere (quasi) tutto grazie alla Rete - Wired.it'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-6589554878027941960</id><published>2011-10-22T23:50:00.001-07:00</published><updated>2011-10-22T23:50:56.347-07:00</updated><title type='text'>Un quadro in sei minuti [video virali] - Wired.it</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;object height="366" width="500"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/mf-DGKUNffI?version=3&amp;amp;hl=it_IT" /&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true" /&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always" /&gt;&lt;embed allowfullscreen="true" src="http://www.youtube.com/v/mf-DGKUNffI?version=3&amp;amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" type="application/x-shockwave-flash" height="366" width="500" /&gt;&lt;/object&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://daily.wired.it/video/2011/10/21/arte-sabbia-pennello-quadro-valigia-playstation-15092.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL"&gt;daily.wired.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/un-quadro-in-sei-minuti-video-virali-wiredit"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-6589554878027941960?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/6589554878027941960/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/un-quadro-in-sei-minuti-video-virali.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/6589554878027941960'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/6589554878027941960'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/un-quadro-in-sei-minuti-video-virali.html' title='Un quadro in sei minuti [video virali] - Wired.it'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-6063368235766583128</id><published>2011-10-21T08:53:00.001-07:00</published><updated>2011-10-21T08:53:15.746-07:00</updated><title type='text'>Album Covers by Kids</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote&gt;&lt;div&gt;  							&lt;p&gt;Greetings fans of &amp;#8220;Album Covers by Kids!&amp;#8221;  We just wanted to say a quick &amp;#8220;Thank You&amp;#8221; for following us.  It&amp;#8217;s exciting every time we see new folks discover the site.  &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;We&amp;#8217;d also like to ask for your help in getting more young artists featured on &amp;#8220;Album Covers by Kids.&amp;#8221;  In other words&amp;#8230;we need submissions.  Surely many of you have kids of your own or younger brothers, sisters, nieces and nephews.  Why not let them loose on recreating some famous album art this weekend?  We are anxious to receive your submissions!&lt;/p&gt;  							&lt;br /&gt;  							  						  							&lt;p&gt;  					&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://albumcoversbykids.tumblr.com/"&gt;albumcoversbykids.tumblr.com&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;Come vedono i bambini la musica contemporanea? Una risposta originale arriva dal blog Album Covers by Kids che propone le copertine di noti album di musica elettronica, pop e rock ridisegnati proprio dai più piccoli.  &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Dai Prodigy di The Fat of the Land ai The Alan Parsons Project di Eye in the Sky passando per i Depeche Mode di Violator si trovano anche diverse chicche come So di Peter Gabriel e l'immancabile Help! dei Beatles.  &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Sul blog tutti possono sottoporre i disegni dei propri piccoli, e chissà che qualcuno non verrà scelto come prossimo cover artist da qualche band in vena di sperimentazioni.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/album-covers-by-kids"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-6063368235766583128?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/6063368235766583128/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/album-covers-by-kids.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/6063368235766583128'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/6063368235766583128'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/album-covers-by-kids.html' title='Album Covers by Kids'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-8704790948593567618</id><published>2011-10-21T00:58:00.001-07:00</published><updated>2011-10-21T00:58:05.589-07:00</updated><title type='text'>mérida, extremadura 360 fullscreen panoramas</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;object height="400" classid="clsid:02BF25D5-8C17-4B23-BC80-D3488ABDDC6B" codebase="http://www.apple.com/qtactivex/qtplugin.cab" style="HEIGHT: 100%;" width="500"&gt;  &lt;param name="src" value="mov/289_anfiteatro.mov" /&gt;  &lt;param name="controller" value="false" /&gt;  &lt;param name="scale" value="tofit" /&gt;  &lt;param name="autostart" value="false" /&gt;  &lt;param name="kioskmode" value="true" /&gt;  &lt;param name="enablejavascript" value="true" /&gt;&lt;embed name="PANORAMAID" autostart="true" pluginspage="http://www.apple.com/quicktime/download/" src="http://www.panoleku.com/extrem/merida/mov/289_anfiteatro.mov" type="video/quicktime" height="400" controller="false" width="500" /&gt;&lt;/object&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://www.panoleku.com/extrem/merida/anfiteatro_289.html"&gt;panoleku.com&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;Fantastica&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/merida-extremadura-360-fullscreen-panoramas"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-8704790948593567618?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/8704790948593567618/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/merida-extremadura-360-fullscreen.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/8704790948593567618'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/8704790948593567618'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/merida-extremadura-360-fullscreen.html' title='mérida, extremadura 360 fullscreen panoramas'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-8457219632930027071</id><published>2011-10-21T00:54:00.001-07:00</published><updated>2011-10-21T00:54:19.385-07:00</updated><title type='text'>index</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;  Check out this website I found at &lt;a href="http://www.panoleku.com/extrem/merida/index.html"&gt;panoleku.com&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;     &lt;p&gt;Fantastic archeologic site in 3D&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/index"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-8457219632930027071?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/8457219632930027071/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/index.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/8457219632930027071'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/8457219632930027071'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/index.html' title='index'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-1248935120482682310</id><published>2011-10-20T00:50:00.001-07:00</published><updated>2011-10-20T00:50:45.832-07:00</updated><title type='text'>Comincia l’era del turismo spaziale [foto] - Wired.it</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;object height="279" width="500"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/-aOr2qwTl_4?version=3&amp;amp;hl=en_US&amp;amp;rel=0" /&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true" /&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always" /&gt;&lt;embed allowfullscreen="true" src="http://www.youtube.com/v/-aOr2qwTl_4?version=3&amp;amp;hl=en_US&amp;amp;rel=0" allowscriptaccess="always" type="application/x-shockwave-flash" height="279" width="500" /&gt;&lt;/object&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/10/18/virgin-galactic-era-turismo-spaziale-spaceport-america-15050.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL"&gt;daily.wired.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/comincia-lera-del-turismo-spaziale-foto-wired"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-1248935120482682310?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/1248935120482682310/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/comincia-lera-del-turismo-spaziale-foto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/1248935120482682310'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/1248935120482682310'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/comincia-lera-del-turismo-spaziale-foto.html' title='Comincia l’era del turismo spaziale [foto] - Wired.it'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-4535008249673834024</id><published>2011-10-18T03:55:00.001-07:00</published><updated>2011-10-18T03:55:50.151-07:00</updated><title type='text'>Le compagnie aeree più green e quelle meno - Wired.it</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote class="posterous_long_quote"&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;a href="http://life.wired.it" title="WIRED LIFE"&gt;WIRED LIFE&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  		&lt;li&gt; &lt;a href="http://life.wired.it/news" title="NEWS"&gt;NEWS&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  		&lt;li&gt; &lt;a href="http://life.wired.it/news/mobilita" title="MOBILITA'"&gt;MOBILITA'&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  	&lt;/ul&gt;      &lt;h1&gt;Le compagnie aeree più green e quelle meno&lt;/h1&gt;  	&lt;h3 /&gt;&lt;p&gt;  	Pronti al decollo ecosostenibile? Dal 2012 ache in cielo entrerà il sistema di scambio di emissioni per ridurre quelle che lo rendono meno blu&lt;/p&gt;      &lt;address class="authordetails"&gt;   &lt;/address&gt;                    17 ottobre 2011    di &lt;a class="author_link" title="Simone Cosimi"&gt;Simone Cosimi&lt;/a&gt;      	      	  	      		  			  									&lt;h2&gt;Monarch Airlines, primo posto, 77,4 punti, categoria C &lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								&amp;nbsp;  			&lt;div style="float: left;"&gt;&lt;a href="http://life.wired.it/news/mobilita/2011/10/17/aereo-co2-compagnie-aeree-eu-emissions-trading-systems.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" class="prevP gallerycontrol" style="display: block; height: 42px;"&gt;‹&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;p /&gt;&lt;div style="float: right;"&gt;&lt;a href="http://life.wired.it/news/mobilita/2011/10/17/aereo-co2-compagnie-aeree-eu-emissions-trading-systems.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" class="nextP gallerycontrol" style="display: block; height: 42px;"&gt;›&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;  		      		  			  			&lt;a href="http://life.wired.it/news/mobilita/2011/10/17/aereo-co2-compagnie-aeree-eu-emissions-trading-systems.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" class="prev gallerycontrol disabled"&gt;‹&lt;/a&gt;&lt;div&gt;  				&lt;ul&gt;  				  					  			  					  							&lt;li class="currentmedia"&gt;  								&lt;a href="http://life.wired.it/news/mobilita/2011/10/17/aereo-co2-compagnie-aeree-eu-emissions-trading-systems.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="31032" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201142/monarch_airlines_2133.jpg" alt="Monarch Airlines" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Monarch Airlines, primo posto, 77,4 punti, categoria C &lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://life.wired.it/news/mobilita/2011/10/17/aereo-co2-compagnie-aeree-eu-emissions-trading-systems.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="31028" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201142/condor_flugdienst_494.jpg" alt="Condor Flugdienst" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Condor Flugdienst, secondo posto, 73,5 punti, categoria C &lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://life.wired.it/news/mobilita/2011/10/17/aereo-co2-compagnie-aeree-eu-emissions-trading-systems.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="31027" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201142/air_transat_a_t_inc_9576.jpg" alt="Air Transat A.T.Inc" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Air Transat A.T.Inc, terzo posto, 71,8 punti, categoria C &lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li class=""&gt;  								&lt;a href="http://life.wired.it/news/mobilita/2011/10/17/aereo-co2-compagnie-aeree-eu-emissions-trading-systems.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="31026" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201142/air_new_zealand_link_6665.jpg" alt="Air New Zealand Link" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Air New Zealand Link, quarto posto, 71,1 punti, categoria C &lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li class=""&gt;  								&lt;a href="http://life.wired.it/news/mobilita/2011/10/17/aereo-co2-compagnie-aeree-eu-emissions-trading-systems.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="31031" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201142/kingfisher_airlines_6448.jpg" alt="Kingfisher Airlines" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Kingfisher Airlines, quinto posto, 70,3 punti, categoria C &lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://life.wired.it/news/mobilita/2011/10/17/aereo-co2-compagnie-aeree-eu-emissions-trading-systems.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="31030" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201142/eva_airways_3796.jpg" alt="EVA Airways" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;EVA Airways, sesto posto, 70,0 punti, categoria C &lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://life.wired.it/news/mobilita/2011/10/17/aereo-co2-compagnie-aeree-eu-emissions-trading-systems.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="31025" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201142/air_europa_2420.jpg" alt="Air Europa" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Air Europa, settimo posto, 69,6 punti, categoria C &lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://life.wired.it/news/mobilita/2011/10/17/aereo-co2-compagnie-aeree-eu-emissions-trading-systems.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="31033" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201142/srilankan_airlines_45.jpg" alt="Srilankan Airlines" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Srilankan Airlines, ottavo posto, 68,7 punti, categoria C &lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://life.wired.it/news/mobilita/2011/10/17/aereo-co2-compagnie-aeree-eu-emissions-trading-systems.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="31034" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201142/tam_regional_9694.jpg" alt="TAM Regional" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;TAM Regional, nono posto, 68,6 punti, categoria C &lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://life.wired.it/news/mobilita/2011/10/17/aereo-co2-compagnie-aeree-eu-emissions-trading-systems.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="31029" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201142/edelweiss_air_4772.jpg" alt="Edelweiss Air" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Edelweiss Air, decimo posto 68,0 punti, categoria C &lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  					  				&lt;/ul&gt;  			&lt;/div&gt;&lt;a href="http://life.wired.it/news/mobilita/2011/10/17/aereo-co2-compagnie-aeree-eu-emissions-trading-systems.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" class="next gallerycontrol"&gt;›&lt;/a&gt;  		&lt;ul class="mediaindex"&gt;&lt;li class="currentmedia"&gt;0&lt;/li&gt;&lt;li&gt;1&lt;/li&gt;&lt;li&gt;2&lt;/li&gt;&lt;li&gt;3&lt;/li&gt;&lt;li&gt;4&lt;/li&gt;&lt;li&gt;5&lt;/li&gt;&lt;li&gt;6&lt;/li&gt;&lt;li&gt;7&lt;/li&gt;&lt;li&gt;8&lt;/li&gt;&lt;li&gt;9&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;  		  	  				    				  			  &lt;a name="content"&gt; &lt;/a&gt;  &lt;div class="article_content"&gt;    &lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;p&gt; I bei tempi sono finiti. D'altronde,   &lt;b&gt;220 milioni di tonnellate&lt;/b&gt;   &lt;b&gt;di CO2 all'anno&lt;/b&gt; erano una mole davvero insostenibile, oltre che in preoccupante crescita. Ecco perché dal 2012 anche l'affollato comparto dell'aviazione civile sarà chiamato a dare il proprio contributo in termini di compensazione delle emissioni di anidride carbonica.   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;   Proprio come gli impianti industriali dei vari stati membri, infatti, anche le compagnie di trasporto aereo entreranno nel cosiddetto   &lt;b&gt;&lt;a href="http://ec.europa.eu/clima/policies/ets" target="_blank"&gt;Eu Emissions trading system&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;, il sistema di scambio delle emissioni. Un meccanismo spesso contestato eppure, al momento, l'unico in grado di mettere un po' d'ordine nella giungla-CO2. In soldoni, l'ingranaggio prevede una quota di emissioni gratuite fino alla quale i vettori possono spingersi, calcolata secondo la formula di 0,6422 quote per 1.000 tonnellate-km (0,67 nel 2012, anno di transizione). Varcata tale soglia, bisognerà acquistare sul mercato ulteriori   &lt;b&gt;"autorizzazioni a inquinare"&lt;/b&gt;, saldando a suon di quattrini gli sforamenti del tetto:   &lt;b&gt;10 euro a tonnellata di CO2, grazie e buon viaggio&lt;/b&gt;.   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;   "Grazie alla fissazione dei valori dei parametri di riferimento – ha detto   &lt;b&gt;Connie Hedegaard&lt;/b&gt;, commissaria responsabile dell'azione per il clima – le compagnie aeree ora sanno quante quote riceveranno a titolo gratuito ogni anno fino al 2020. Agli attuali prezzi di mercato queste quote gratuite rappresentano oltre   &lt;b&gt;20 miliardi di euro&lt;/b&gt; per il decennio a venire. Con queste entrate potenziali le compagnie potrebbero investire nell'ammodernamento delle flotte al fine di migliorarne l'efficienza dal punto di vista del consumo e utilizzare carburante non fossile per il trasporto aereo. Benché l'Ue preferisca un'azione su scala mondiale, non possiamo tuttavia accettare che il settore dell'aviazione sia esonerato dalla partecipazione perché non riesce a raggiungere un accordo internazionale".   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;   Non è un caso, infatti, che tutte le compagnie saranno obbligate a partecipare al   &lt;b&gt;programma&lt;/b&gt;   &lt;b&gt;Ets&lt;/b&gt;, anche quelle non europee e che tuttavia volano da e per l'Europa. Quasi tutte gridano da tempo al rincaro selvaggio da scaricare sui clienti. Non potevano mancare gli italiani: "Stimiamo un danno per i nostri bilanci compreso tra i 30 e i 70/80 milioni di euro in tre anni", ha dichiarato l'a. d. Alitalia   &lt;b&gt;Rocco Sabelli&lt;/b&gt;, supportato dal governo nella battaglia contro la direttiva Ue.   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;   Se si scava un po', il problema risulta in realtà assai marcato. Rispetto a vent'anni fa il livello delle emissioni è raddoppiato. Un aumento vertiginoso che ha portato al   &lt;b&gt;10%&lt;/b&gt; il tasso d'incidenza dei voli aerei nel complesso delle emissioni di gas serra interessate dal sistema di compensazione europeo.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;     &lt;a href="http://life.wired.it/news/mobilita/2011/10/17/aereo-co2-compagnie-aeree-eu-emissions-trading-systems.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL?page=1#content" class="nextpage rosso"&gt;Pagina successiva &lt;img src="http://www.wired.it/img/l_rosso_dx2.png" /&gt;&lt;/a&gt;  &lt;div class="paginazione"&gt;  &lt;div style="float: left; height: 42px; text-align: left;"&gt;  &lt;img src="http://www.wired.it/img/grigio_sx2.png" /&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;div class="paginazione-pag"&gt;  &lt;span class="space-pag"&gt;&lt;a href="http://life.wired.it/news/mobilita/2011/10/17/aereo-co2-compagnie-aeree-eu-emissions-trading-systems.html#content" class="actived box-rosso"&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;  &lt;span class="space-pag"&gt;&lt;a href="http://life.wired.it/news/mobilita/2011/10/17/aereo-co2-compagnie-aeree-eu-emissions-trading-systems.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL?page=1#content"&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;div style="float: left; height: 42px; text-align: right;"&gt;  &lt;a href="http://life.wired.it/news/mobilita/2011/10/17/aereo-co2-compagnie-aeree-eu-emissions-trading-systems.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL?page=1#content"&gt;&lt;img src="http://www.wired.it/img/rosso_dx2.png" /&gt;&lt;/a&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;/div&gt;              &lt;/div&gt;  	&lt;div&gt;   			&lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/" rel="license" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://i.creativecommons.org/l/by-nc-nd/3.0/88x31.png" alt="Licenza Creative Commons" style="border-width: 0;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://life.wired.it/news/mobilita/2011/10/17/aereo-co2-compagnie-aeree-eu-emissions-trading-systems.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL"&gt;life.wired.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/le-compagnie-aeree-piu-green-e-quelle-meno-wi"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-4535008249673834024?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/4535008249673834024/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/le-compagnie-aeree-piu-green-e-quelle.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/4535008249673834024'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/4535008249673834024'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/le-compagnie-aeree-piu-green-e-quelle.html' title='Le compagnie aeree più green e quelle meno - Wired.it'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-8616178373387337990</id><published>2011-10-18T03:53:00.001-07:00</published><updated>2011-10-18T03:53:53.055-07:00</updated><title type='text'>Perché i neutrini non sarebbero più veloci della luce - Wired.it</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote class="posterous_long_quote"&gt;&lt;h1&gt;Perché i neutrini non sarebbero più veloci della luce&lt;/h1&gt;  	&lt;h3 /&gt;&lt;p&gt;  	A quasi tre settimane dall'annuncio dei ricercatori italiani, sono già 80 le pubblicazioni sui neutrini presentate su ArXiv. E molte ridimensionano la scoperta. Ecco alcune ipotesi&lt;/p&gt;      &lt;address class="authordetails"&gt;   &lt;/address&gt;                    17 ottobre 2011    di &lt;a class="author_link" title="Martina Saporiti"&gt;Martina Saporiti&lt;/a&gt;      	      	  	      		  			  									&lt;h2&gt;Super Proton Synchrotron&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	L'&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Super_Proton_Synchrotron" target="_blank"&gt;Sps&lt;/a&gt; è un acceleratore circolare posto in un tunnel lungo quasi 7 chilometri, costruito sottoterra nel 1976. Qui vengono accelerati i protoni, per poi farli collidere con un apposito bersaglio di grafite e produrre i neutrini&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								&amp;nbsp;  			&lt;div style="float: left;"&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/10/17/neutrini-teoria-relativita-speciale-esperimento-opera-15012.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" class="prevP gallerycontrol" style="display: block; height: 42px;"&gt;‹&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;p /&gt;&lt;div style="float: right;"&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/10/17/neutrini-teoria-relativita-speciale-esperimento-opera-15012.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" class="nextP gallerycontrol" style="display: block; height: 42px;"&gt;›&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;  		      		  			  			&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/10/17/neutrini-teoria-relativita-speciale-esperimento-opera-15012.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" class="prev gallerycontrol disabled"&gt;‹&lt;/a&gt;&lt;div&gt;  				&lt;ul&gt;  				  					  			  					  							&lt;li class="currentmedia"&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/10/17/neutrini-teoria-relativita-speciale-esperimento-opera-15012.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="29388" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201139/super_proton_synchrotron_5948.jpg" alt="Super Proton Synchrotron" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Super Proton Synchrotron&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	L'&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Super_Proton_Synchrotron" target="_blank"&gt;Sps&lt;/a&gt; è un acceleratore circolare posto in un tunnel lungo quasi 7 chilometri, costruito sottoterra nel 1976. Qui vengono accelerati i protoni, per poi farli collidere con un apposito bersaglio di grafite e produrre i neutrini&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/10/17/neutrini-teoria-relativita-speciale-esperimento-opera-15012.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="29389" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201139/vacuum_tube_3702.jpg" alt="Cern" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Cern&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	Un tubo di un chilometro, dove il decadimento delle particelle sprigiona i neutrini, è orientato esattamente verso il Gran Sasso&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/10/17/neutrini-teoria-relativita-speciale-esperimento-opera-15012.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="29390" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201139/tiro_al_bersaglio_7690.jpg" alt="Tiro al bersaglio" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Tiro al bersaglio&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	Un fascio di neutrini muonici viene prodotto facendo scontrare dei protoni accelerati contro un bersaglio di grafite composto da 5 unità della lunghezza di 2 metri, progettate per massimizzare il numero di neutrini prodotti&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/10/17/neutrini-teoria-relativita-speciale-esperimento-opera-15012.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="29391" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201139/opera_5731.JPG" alt="Opera" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Opera&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	il rilevatore &lt;a href="http://operaweb.lngs.infn.it/?lang=en" target="_blank"&gt;Opera&lt;/a&gt;&amp;nbsp;(Oscillation Project with Emulsion-tRacking Apparatus), fotografa i prodotti della interazione dei neutrini con i nuclei del piombo di cui è composto&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/10/17/neutrini-teoria-relativita-speciale-esperimento-opera-15012.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="29392" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201139/opera_3946.JPG" alt="Opera" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Opera&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	La struttura ha un volume di 2mila metri cubi e un peso di 4mila tonnellate&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/10/17/neutrini-teoria-relativita-speciale-esperimento-opera-15012.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="29393" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201139/opera_4004.JPG" alt="Opera" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Opera&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	Il rivelatore principale è costituito da 150mila mattoncini. Ogni mattoncino pesa 8,3 chilogrammi ed è costituito da 56 lastre di piombo alternate a emulsioni fotografiche ultrasensibili&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/10/17/neutrini-teoria-relativita-speciale-esperimento-opera-15012.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="29394" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201139/computer_3506.JPG" alt="Computer" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Computer&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	Le rilevazioni sono estremamente complicate da realizzare e si affidano per questo a un grande complesso di calcolatori&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/10/17/neutrini-teoria-relativita-speciale-esperimento-opera-15012.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="29395" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201139/filo_rosso_o_filo_blu__7965.JPG" alt="Filo rosso o filo blu?" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Filo rosso o filo blu?&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	Se non sapete cosa toccare, state lontani...&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  					  				&lt;/ul&gt;  			&lt;/div&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/10/17/neutrini-teoria-relativita-speciale-esperimento-opera-15012.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" class="next gallerycontrol"&gt;›&lt;/a&gt;  		&lt;ul class="mediaindex"&gt;&lt;li class="currentmedia"&gt;0&lt;/li&gt;&lt;li&gt;1&lt;/li&gt;&lt;li&gt;2&lt;/li&gt;&lt;li&gt;3&lt;/li&gt;&lt;li&gt;4&lt;/li&gt;&lt;li&gt;5&lt;/li&gt;&lt;li&gt;6&lt;/li&gt;&lt;li&gt;7&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;  		  	  				    				  			  &lt;a name="content"&gt; &lt;/a&gt;  &lt;div class="article_content"&gt;    &lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;p&gt;   &lt;i&gt;Più veloce della luce&lt;/i&gt;. Sino a qualche mese fa, nessuno all'infuori di un supereroe dei fumetti avrebbe potuto pronunciare questa frase. Ma dopo gli   &lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/09/23/neutrini-velocita-luce-14604.html"&gt;straordinari risultati&lt;/a&gt; dell’esperimento italiano   &lt;a href="http://operaweb.lngs.infn.it/" target="_blank"&gt;Opera&lt;/a&gt;&amp;nbsp;(Oscillation Project with Emulsion-tRacking Apparatus), anche i ricercatori hanno iniziato a prendere in considerazione la possibilità che il podio della   &lt;b&gt;velocità&lt;/b&gt; nel mondo delle   &lt;b&gt;micro particelle &lt;/b&gt;non spetti ai   &lt;b&gt;fotoni&lt;/b&gt; ma ai   &lt;b&gt;neutrini&lt;/b&gt;. A circa tre settimane dall’esperimento condotto dall’   &lt;a href="http://www.infn.it/indexen.php" target="_blank"&gt;Istituto Nazionale di Fisica Nucleare&lt;/a&gt; (Infn) in collaborazione con il   &lt;a href="http://public.web.cern.ch/public" target="_blank"&gt;Cern&lt;/a&gt; di Ginevra,il server   &lt;a href="http://arxiv.org/" target="_blank"&gt;arXiv&lt;/a&gt; (un archivio che raccoglie le pubblicazioni scientifiche non ancora passate al vaglio della   &lt;i&gt;peer review&lt;/i&gt; della comunità scientifica) è stato   &lt;i&gt;intasato&lt;/i&gt; da oltre   &lt;b&gt;80 pubblicazioni&lt;/b&gt; di ricercatori impazienti di spiegare cosa è successo nei   &lt;a href="http://www.lngs.infn.it/home_it.htm" target="_blank"&gt;Laboratori del Gran Sasso&lt;/a&gt;.   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;   Alcune parlano di una   &lt;b&gt;nuova fisica&lt;/b&gt;, popolata da neutrini che viaggiano   &lt;a href="http://arxiv.org/abs/1109.6354" target="_blank"&gt;attraverso extra-dimensioni&lt;/a&gt; o che possiedono una tale energia da renderli   &lt;a href="http://arxiv.org/abs/1110.2146" target="_blank"&gt;più veloci della luce&lt;/a&gt;. Altre, certamente meno seducenti,&amp;nbsp;chiamano in causa spiegazioni più ordinarie, che se non altro tolgono dall’impiccio il tanto chiacchierato Einstein. Tra queste,   &lt;b&gt;Adam Mann&lt;/b&gt;, su   &lt;b&gt;Wired.com&lt;/b&gt;, ne passa in   &lt;a href="http://www.wired.com/wiredscience/2011/10/mundane-explanations-neutrinos"&gt;rassegna alcune&lt;/a&gt;, che tentano di spiegare perché i risultati di Opera non mettono paura alla Teoria della Relatività Speciale.   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;   Le   &lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/09/26/errori-neutrini-velocita-luce-14638.html"&gt;prime obiezioni&lt;/a&gt; mosse a chi interpretava i risultati dell’esperimento del Gran Sasso come la prova che i neutrini siano più veloci della luce sono nate da un’   &lt;b&gt;osservazione astrofisica&lt;/b&gt;. Nel 1987, una   &lt;b&gt;supernova&lt;/b&gt; potentissima spruzzò sulla Terra una doccia di   &lt;b&gt;luce&lt;/b&gt; (cioè di fotoni) e   &lt;b&gt;neutrini&lt;/b&gt;. In quell’occasione, i rilevatori segnalarono l’arrivo dei neutrini circa   &lt;b&gt;tre ore&lt;/b&gt; prima della luce. Ma se Opera avesse ragione, è il   &lt;a href="http://arxiv.org/abs/1109.5917" target="_blank"&gt;calcolo&lt;/a&gt; dei ricercatori, i neutrini sarebbero dovuti arrivare ben   &lt;b&gt;quattro anni &lt;/b&gt;prima della luce. Come si spiegano, quindi, le tre ore di anticipo? Con la   &lt;i&gt;falsa partenza&lt;/i&gt; della luce, in un certo senso. Al contrario dei quasi   &lt;b&gt;inermi neutrini&lt;/b&gt;, infatti, i fotoni interagiscono molto con la materia. Ecco perché hanno impiegato più tempo ad arrivare sulla Terra: sarebbero stati bloccati in uscita dalle interazioni con i vari elementi del nucleo della supernova. I neutrini, invece, sarebbero riusciti a scappare subito.   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;   Veniamo invece alle obiezioni teoriche mosse dal fisico   &lt;b&gt;Matt Strassler &lt;/b&gt;sul   &lt;a href="http://profmattstrassler.com/2011/10/11/another-speed-bump-for-superluminal-neutrinos" target="_blank"&gt;suo blog&lt;/a&gt;. Come suggerisce il ricercatore, secondo il   &lt;b&gt;Modello Standard&lt;/b&gt; (teoria quantistica che descrive tutte le particelle della materia e le loro interazioni fondamentali, a eccezione della gravità), se i neutrini viaggiano più veloci della luce, anche gli elettroni devono fare lo stesso. Quanto più veloce? Di almeno un miliardesimo, se possiedono la stessa energia dei neutrini (40 GeV, almeno come rilevato dai laboratori). Ma i fisici sanno che ciò non è possibile: nel vuoto, infatti, gli elettroni non possono superare la velocità della luce di oltre 5 parti su 10   &lt;sup&gt;15&lt;/sup&gt;&lt;sub&gt;. &lt;/sub&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;     &lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/10/17/neutrini-teoria-relativita-speciale-esperimento-opera-15012.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL?page=1#content" class="nextpage rosso"&gt;Pagina successiva &lt;img src="http://www.wired.it/img/l_rosso_dx2.png" /&gt;&lt;/a&gt;  &lt;div class="paginazione"&gt;  &lt;div style="float: left; height: 42px; text-align: left;"&gt;  &lt;img src="http://www.wired.it/img/grigio_sx2.png" /&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;div class="paginazione-pag"&gt;  &lt;span class="space-pag"&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/10/17/neutrini-teoria-relativita-speciale-esperimento-opera-15012.html#content" class="actived box-rosso"&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;  &lt;span class="space-pag"&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/10/17/neutrini-teoria-relativita-speciale-esperimento-opera-15012.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL?page=1#content"&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/10/17/neutrini-teoria-relativita-speciale-esperimento-opera-15012.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL"&gt;daily.wired.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/perche-i-neutrini-non-sarebbero-piu-veloci-de"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-8616178373387337990?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/8616178373387337990/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/perche-i-neutrini-non-sarebbero-piu.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/8616178373387337990'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/8616178373387337990'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/perche-i-neutrini-non-sarebbero-piu.html' title='Perché i neutrini non sarebbero più veloci della luce - Wired.it'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-1854309089143419661</id><published>2011-10-18T03:22:00.001-07:00</published><updated>2011-10-18T03:22:39.095-07:00</updated><title type='text'>Computer che trasformano i circuiti, il futuro è tutto in un nuovo materiale | Il quotidiano italiano</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote&gt;&lt;div&gt;  			      &lt;p&gt;        			&lt;/p&gt;&lt;h3&gt;Computer che trasformano i circuiti, il futuro è tutto in un nuovo materiale&lt;/h3&gt;  	  						  &lt;p&gt;(17 Ottobre 2011) CHICAGO – Il cuore dei prossimi computer starà in un milionesimo di millimetro. Con questo risultato, i ricercatori della Northwestern University di Chicago hanno presentato i dati di uno stupefacente studio: grazie a un nuovissimo materiale duttile e di alta tecnologia, i computer del futuro saranno capaci di rigenerarsi e di adattarsi a tutte le esigenze.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Tutto funziona secondo i principi della fisica e della chimica: dietro a questi computer “cangianti” infatti, c’è di mezzo la nanotecnologia applicata alle più avanzate scienze. Il computer sarà in grado di governarsi da solo in base a impulsi interiori. Essi fungeranno da guida nel modificare la struttura e l’andamento della corrente elettrica, i microcircuiti del futuro saranno piccolissimi e composti da un materiale ibrido che sarà avvolto in un secondo strato con cariche positive, attorno a cui ci saranno ioni negativi.&lt;/p&gt;  			  				  			  			  			        &lt;p&gt;      			      &lt;a href="http://www.ilquotidianoitaliano.it/wp-content/uploads/2011/10/scoperto_microchip_piccolissimo_cangiante-150x150.jpg"&gt;  &lt;img title="scoperto_microchip_piccolissimo_cangiante" src="http://www.ilquotidianoitaliano.it/wp-content/uploads/2011/10/scoperto_microchip_piccolissimo_cangiante-300x226.jpg" height="226" alt="scoperto_microchip_piccolissimo_cangiante" width="300" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.ilquotidianoitaliano.it/wp-content/uploads/2011/10/scoperto_microchip_piccolissimo_cangiante-150x150.jpg"&gt;      &lt;/a&gt;&lt;/p&gt;    			&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Con questa nuova scoperta, il mondo della tecnologia informatica fa un grande passo in avanti. Ricercatori di tutto il mondo puntano a creare nuovi materiali in grado di garantire un perfetto funzionamento dei nuovi computer a dimensioni e prezzi irrisori: la tecnologia sarà rinchiusa sempre di più in piccole dimensioni.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Se diamo uno sguardo al passato, i primi computer erano gigantesche macchine che occupavano intere stanze e funzionavano attraverso grandi manopole. Questi erano grandi calcolatrici in grado di fare complicate operazioni matematiche.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La scienza, nel corso degli anni, ha fatto passi da gigante rinchiudendo in un chip tutta la tecnologia delle immense macchine. I computer sono diventati sempre più alla portata di tutti e con il tempo sono entrati a tutti gli effetti nella nostra vita.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Dai grossi calcolatori si è passati ai personal computer: questo nuovo strumento ha rivoluzionato la nostra esistenza. Sono passati pochi anni e sono arrivati sul mercato i primi notebook e netbook. Oggi i tablet e gli smartphone hanno preso il sopravvento nel campo dell’informatica. Nel palmo di una mano possiamo trovare anni e anni di sviluppo, e per il futuro chissà cosa ci aspetterà.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Daniele Fox&lt;/p&gt;      &lt;ins style="display: inline-table; border: none; height: 250px; margin: 0; padding: 0;"&gt;&lt;ins style="display: block; border: none; height: 250px; margin: 0; padding: 0;"&gt;&lt;/ins&gt;&lt;/ins&gt;        &lt;div style="margin-left: 25.5px; height: 52px;"&gt;&lt;div&gt;&lt;ul&gt;&lt;li style="margin-left: 0px !important;"&gt;&lt;a href="http://www.shareaholic.com/api/share/?title=Il+quotidiano+italiano+%26%238211%3B+Computer+che+trasformano+i+circuiti%2C+il+futuro+%C3%A8+tutto+in+un+nuovo+materiale&amp;amp;link=http%3A%2F%2Fwww.ilquotidianoitaliano.it%2Fscienze-e-tecnologie%2F2011%2F10%2Fnews%2Fcomputer-che-trasformano-i-circuiti-il-futuro-e-tutto-in-un-nuovo-materiale-119328.html%2F&amp;amp;notes=%252817%2520Ottobre%25202011%2529%2520CHICAGO%2520%25E2%2580%2593%2520Il%2520cuore%2520dei%2520prossimi%2520computer%2520star%25C3%25A0%2520in%2520un%2520milionesimo%2520di%2520millimetro.%2520Con%2520questo%2520risultato%252C%2520i%2520ricercatori%2520della%2520Northwestern%2520University%2520di%2520Chicago%2520hanno%2520presentato%2520i%2520dati%2520di%2520uno%2520stupefacente%2520studio%253A%2520grazie%2520a%2520un%2520nuovissimo%2520materiale%2520duttile%2520e%2520di%2520alta%2520tecnologia%252C%2520i%2520computer%2520del%2520futuro%2520saranno%2520capaci%2520di%2520rigenerarsi%2520e%2520di%2520adattarsi%2520a%2520tutte%2520le%2520esigenze.%250D%250A%250D%250ATutto%2520funziona%2520secondo%2520i%2520principi%2520della%2520fisica%2520e%2520della%2520chimica%253A%2520dietro%2520a%2520questi%2520computer%2520%25E2%2580%259Ccangianti%25E2%2580%259D%2520infatti%252C%2520c%25E2%2580%2599%25C3%25A8%2520di%2520mezzo%2520la%2520nanotecnologia%2520applicata%2520alle%2520pi%25C3%25B9%2520avanzate%2520scienze.%2520Il%2520computer%2520sar%25C3%25A0%2520in%2520grado%2520di%2520governarsi%2520da%2520solo%2520in%2520base%2520a%2520impulsi%2520interiori.%2520Essi%2520fungeranno%2520da%2520guida%2520nel%2520modificare%2520la%2520struttura%2520e%2520l%25E2%2580%2599andamento%2520della%2520corrente%2520elettrica%252C%2520i%2520microcircuiti%2520del%2520futuro%2520saranno%2520piccolissimi%2520e%2520composti%2520da%2520un%2520materiale%2520ibrido%2520che%2520sar%25C3%25A0%2520avvolto%2520in%2520un%2520secondo%2520strato%2520con%2520cariche%2520positive%252C%2520attorno%2520a%2520cui%2520ci%2520saranno%2520ioni%2520negativi.%250D%250A&amp;amp;short_link=&amp;amp;shortener=google&amp;amp;shortener_key=&amp;amp;v=1&amp;amp;apitype=1&amp;amp;apikey=8afa39428933be41f8afdb8ea21a495c&amp;amp;source=Shareaholic-Publishers&amp;amp;template=&amp;amp;service=236&amp;amp;ctype=" 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height="39" alt="" width="39" /&gt;					Scritto da  &lt;a href="http://www.ilquotidianoitaliano.it/author/daniele_fox/" title="Articoli scritti da: daniele_fox" rel="author"&gt;daniele_fox&lt;/a&gt;   										il ott 17 2011. Registrato sotto &lt;a href="http://www.ilquotidianoitaliano.it/category/scienze-e-tecnologie/" title="Visualizza tutti gli articoli in Scienze e Tecnologia" rel="category tag"&gt;Scienze e Tecnologia&lt;/a&gt;.  					Puoi seguire la discussione attraverso &lt;a href="http://www.ilquotidianoitaliano.it/scienze-e-tecnologie/2011/10/news/computer-che-trasformano-i-circuiti-il-futuro-e-tutto-in-un-nuovo-materiale-119328.html/feed/"&gt;RSS 2.0&lt;/a&gt;.  										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I ragazzi «fluidi» che vivono di tecnologia&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;  &lt;/p&gt;&lt;p&gt;  &lt;/p&gt;&lt;p&gt;C' è una nuova, imponente generazione, ormai diventata abbastanza adulta per iniziare a rivendicare un posto nella società. E lo sta facendo. In tutto il mondo. I Millennials sono i giovani nati negli anni ' 80, i primi cresciuti in un ambiente digitale. Sono la generazione più numerosa dopo i baby boomers , tre volte più grande rispetto alla precedente, la Generazione X. Ottanta milioni di individui diventati adolescenti respirando l' atmosfera digitale, i Millennials (conosciuti anche come Net Generation o Echo boomers) sono la prima generazione globale, con valori, abitudini e modi di pensare sorprendentemente convergenti. Conoscerli significa conoscere il nostro futuro. Lo sa anche l' economista della Columbia University Jeffrey Sachs, che per primo ha identificato i protagonisti delle recenti proteste, gli «indignati» la cui voce sta gridando in tutto il pianeta, nei Millennials. E il professore crede anche che quando entreranno in politica, finalmente la riusciranno a cambiare, costruendo una società non basata sul consumismo ma sull' umanesimo responsabile.    Ciò che li rende davvero diversi rispetto ai giovani del passato è l' essere sempre connessi, in relazione tra loro, istantaneamente aggiornati. Elementi non solo dal valore teorico, ma, anzi, che hanno un riflesso più reale che mai, che si traduce (come è ormai evidente) sul piano politico. Per capire meglio chi sono questi nuovi giovani dall' animo liberal, questi aspiranti riformatori che diventano rivoluzionari solo quando si scontrano con realtà troppo diverse da come s' aspettano, Mtv ha prodotto una ricerca su un campione di più di 6.500 ragazzi dai 12 ai 34 anni, in 15 Paesi quali Italia, Regno Unito, Francia, Germania, Polonia, Olanda, Svezia, Grecia, Portogallo, Spagna, Messico, Sud Corea, Sud Africa, Russia e Australia. E, sorprendentemente, sono emersi gli stessi valori e aspirazioni in tutto il mondo.    Un tratto che ha colpito Antonio Campo Dall' Orto, vice presidente di Mtv International. «L' errore è continuare a categorizzare i giovani con gli stereotipi degli adulti che li immaginano così ma non li conoscono», premette per poi ammettere ciò che lo ha stupito: «C' è una riscoperta dei valori tradizionali, comune nel mondo. I ragazzi sono legati all' idea di famiglia pur appartenendo spesso nuclei non convenzionali. Se gli chiedi cosa vorrebbero rispondono: un buon lavoro, vivere bene e che i miei fossero fieri di me». Non è sempre stato così? «No, prima c' era una generazione orientata a soddisfare i propri bisogni in maniera immediata. Quella del sesso, droga e rock and roll . L' obiettivo era uscire di casa a 18 anni. Loro no, hanno come modello i genitori e nessuna fretta di andarsene. Ma sanno pensare in grande e mettono la collettività prima dei singoli. È nei loro cromosomi e fa ben sperare per il futuro».     Giovani dai valori tradizionali ma tendenti alla «fluidità» nelle relazioni, a sentirsi cioè parte di gruppi differenti. Per i Millennials, la costruzione dell' identità è data dalla somma di ruoli diversi e personalità fittizie che internet e i social network garantiscono. Vivono la tecnologia come un codice di appartenenza e un' abitudine a cui non possono rinunciare: il 41% preferirebbe stare a casa piuttosto che andare in vacanza senza internet. Il 63% sarebbe stressato senza il web per un giorno: la rete è uno strumento indispensabile di espressione di sé. A riprova, un dato impressionante: un 12-24enne partecipa mediamente a 48 conversazioni digitali al giorno (336 alla settimana, 17.500 l' anno).    Le stesse conversazioni che hanno anche veicolato i messaggi delle proteste. Come è stato per Wael Ghonim, attivista nato nel 1980 che attraverso il suo blog e Facebook ha fatto esplodere la rivoluzione egiziana. O Yoani Sanchez, la blogger cubana anti-castrista che nel suo «Generation Y» descrive l' isola come altrimenti sarebbe impossibile, lodata da Barack Obama e finita nella lista del Time tra le 100 persone più influenti del 2008. Giovani attenti a ciò che succede ma protagonisti di ribellioni diverse da quelle passato e forse tipiche dell' adolescenza. Spiega Dall' Orto: «Sono giovani riformatori, non rivoluzionari. Non vogliono bruciare le città e hanno obiettivi prima che ideali. Vogliono un posto nel mondo, lo scopo è cambiare le cose. Un tempo la ribellione era fine a se stessa. Ora tutti vogliono darsi da fare perché le cose cambino: il web diffonde e dà forma a queste intenzioni».    Una generazione impaziente e curiosa, che si appaga attraverso l' utilizzo spesso contemporaneo di diverse tecnologie: il 70% crede siano un strumento indispensabile soprattutto per mostrare i propri contenuti agli altri. Dedicano sempre più tempo ai media (8 ore al giorno) e hanno tutto: il 94% ha un cellulare, il 72% un computer, il 64% una console per videogiochi. Il 58% dice di usare un social network ogni giorno e il 36% di chattare ogni giorno. Ma sono ragazzi che pur sentendosi degli outsider, non perdono l' aspirazione di fare grandi cose: il 66% si sente protagonista del proprio futuro. Ricercano felicità e successo, ma vogliono lavorare per ottenerlo: per 7 giovani su dieci le scorciatoie non sono ammesse. «Non sono ideologici ma post ideologici - conclude Dall' Orto -. Sono forti perché hanno obiettivi concreti. Vogliono un lavoro, non cose irrealizzabili. Chissà cosa riuscirà a fare questa generazione in India o in Cina. Negli Stati Uniti sono convinti che Obama sia stato eletto soprattutto grazie a loro. Chiedono solo un pezzo di futuro. Ma la domanda è: cosa faranno se non gli verrà dato? Perché una cosa è certa: questi nuovi giovani, anche davanti alle porte chiuse, non si fermano».    RIPRODUZIONE RISERVATA   * * *  La parola Millennials Con il termine «Millennials» si intendono i ragazzi nati negli Anni Ottanta del secolo scorso, per i quali erano già stati coniati altri termini come Net Generation o Echo boomers. Sono la prima generazione globale con valori, abitudini e modi di pensare sorprendentemente convergenti. Ciò che li rende diversi da chi li ha preceduti è che sono sempre connessi, in relazione fra loro, istantaneamente aggiornati ' '&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Maffioletti Chiara&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Pagina 31&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;(15 ottobre 2011) - Corriere della Sera&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;    &lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/ottobre/15/Generazione_Millennials_co_9_111015021.shtml"&gt;archiviostorico.corriere.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/generazione-millennials"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-9075613610166988144?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/9075613610166988144/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/generazione-millennials.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/9075613610166988144'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/9075613610166988144'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/generazione-millennials.html' title='Generazione Millennials'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-6768601930962372651</id><published>2011-10-13T22:40:00.001-07:00</published><updated>2011-10-13T22:40:27.526-07:00</updated><title type='text'>Google quanto rivela di noi ai governi? - Wired.it</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote class="posterous_long_quote"&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it" title="DAILY WIRED"&gt;DAILY WIRED&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  		&lt;li&gt; &lt;a href="http://daily.wired.it/news" title="NEWS"&gt;NEWS&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  		&lt;li&gt; &lt;a href="http://daily.wired.it/news/politica" title="POLITICA"&gt;POLITICA&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  	&lt;/ul&gt;      &lt;h1&gt;Google quanto rivela di noi ai governi?&lt;/h1&gt;  	&lt;h3 /&gt;&lt;p&gt;  	Non ci sono solo le intercettazioni. In 6 mesi, le autorità italiane hanno chiesto per 837 volte dati personali di utenti a BigG. Quanta pressione riceve Mountain View? E come risponde? L’analisi di Wired.it&lt;/p&gt;      &lt;address class="authordetails"&gt;   &lt;/address&gt;                    13 ottobre 2011    di &lt;a class="author_link" title="Fabio Deotto"&gt;Fabio Deotto&lt;/a&gt;      	      	  	      		  			  								&lt;h2 style=""&gt;google car&lt;/h2&gt;  								&lt;p&gt;google car&lt;/p&gt;  							&amp;nbsp;  			&lt;p&gt;  		      		  			  			&lt;/p&gt;&lt;div style="display: none;"&gt;  				&lt;ul&gt;  				  						&lt;li class="currentmedia"&gt;   							&lt;a href="http://media.wired.it/uploads/599x337/201141/google_car_7224.jpg" rel="image"&gt;  								&lt;img src="http://media.wired.it/uploads/599x337/201141/google_car_7224.jpg" height="81" alt="google car" width="81" /&gt;							  							&lt;/a&gt;  							  								&lt;h2 style=""&gt;google car&lt;/h2&gt;  								&lt;p&gt;google car&lt;/p&gt;  							  						&lt;/li&gt;  					  			  					  					  				&lt;/ul&gt;  			&lt;/div&gt;  		  		  	  				    				  			  &lt;a name="content"&gt; &lt;/a&gt;  &lt;div class="article_content"&gt;    &lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;p&gt;   &lt;span&gt;“   &lt;i&gt;Abbiamo ricevuto dalla Polizia Italiana una richiesta di rimozione per un video YouTube che criticava il Primo Ministro Silvio Berlusconi e nel cui finale veniva simulato il suo assassinio per mezzo di una pistola. Abbiamo rimosso il video in quanto violava le Community Guidelines di YouTube&lt;/i&gt;”.&lt;/span&gt;&lt;span /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;   Quella che avete letto è la spiegazione ufficiale che Google ha dato per la   &lt;b&gt;rimozione di un contenuto da YouTube&lt;/b&gt; in seguito a una precisa richiesta governativa. Nel caso non lo sapeste, tra i governi di tutto il mondo è pratica comune contattare le grandi compagnie come Google per sollecitare la   &lt;b&gt;rimozione di contenuti illegali&lt;/b&gt; e l’   &lt;b&gt;acquisizione di dati &lt;/b&gt;relativi agli utenti Google al centro di un’   &lt;b&gt;indagine&lt;/b&gt;.&lt;span /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;   A differenza di altre compagnie (che, va detto, gestiscono un traffico di dati personali sicuramente inferiore)   &lt;b&gt;Google&lt;/b&gt; ha deciso di sollevare un poco il tappeto per fare un po’ di trasparenza su queste transazioni. A un anno e mezzo dal lancio di   &lt;a href="http://www.google.com/transparencyreport/traffic/?r=IT&amp;amp;l=YOUTUBE&amp;amp;csd=1315994400000&amp;amp;ced=1318408200000" target="_blank"&gt;Google Trasparency Report&lt;/a&gt;, i tempi sono maturi per fare qualche bilancio: quanti governi hanno sguinzagliato Google a fare pulizia nella Rete? Quanto è stata disponibile Google ad accogliere le loro richieste? Cos’ha fatto il Governo Italiano?&lt;span /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;   Ecco un po’ di cifre: nel secondo semestre dello scorso anno le autorità del nostro paese hanno fatto arrivare a Mountain View un totale di   &lt;b&gt;49 richieste&lt;/b&gt; di rimozione di contenuti, per un totale di   &lt;a href="http://www.google.com/transparencyreport/governmentrequests/IT/" target="_blank"&gt;131 contenuti da rimuovere&lt;/a&gt; (molte richieste interessano più contenuti). 18 di queste richieste provenivano da   &lt;b&gt;autorità&lt;/b&gt; come la   &lt;b&gt;Polizia Postale&lt;/b&gt;, mentre le restanti erano frutto di   &lt;b&gt;provvedimenti giudiziari&lt;/b&gt;. I tre servizi più   &lt;em&gt;colpiti&lt;/em&gt;&amp;nbsp;erano   &lt;b&gt;YouTube&lt;/b&gt; (88 contenuti rimossi), la   &lt;b&gt;ricerca Web&lt;/b&gt; (22 contenuti rimossi) e   &lt;b&gt;Blogger&lt;/b&gt; (18 contenuti rimossi). Google ha ricevuto le richieste, le ha esaminate e le ha accolte   &lt;b&gt;tutte&lt;/b&gt;.&lt;span /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;   Perché? Quali erano i crimini o le accuse che hanno mosso quelle richieste? In primo luogo l’accusa di   &lt;b&gt;diffamazione&lt;/b&gt;, 55 dei contenuti rimossi (in gran parte da YouTube e dal motore di ricerca) erano stati segnalati come diffamatori. 28 video caricati su YouTube sono stati rimossi per questioni di   &lt;b&gt;privacy o di sicurezza&lt;/b&gt;, 21 in quanto eccessivamente   &lt;b&gt;violenti&lt;/b&gt;, 5 perché palesemente   &lt;b&gt;pornografici&lt;/b&gt;. E parlando di numeri, ecco la sorpresa: i contenuti rimossi per   &lt;b&gt;violazione di copyright&lt;/b&gt; erano   &lt;b&gt;2&lt;/b&gt;. Ed erano pubblicati su   &lt;b&gt;blog&lt;/b&gt;. A voi il compito di trarne riflessioni.&lt;span /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;   Queste cifre potrebbero apparire basse, data la quantità di materiabile passibile di denuncia presente in Rete. Considerate però che stando ai dati relativi ai governi europei (e non solo) pubblicati sul   &lt;i&gt;Google Transparency Report&lt;/i&gt;, l’   &lt;b&gt;Italia&lt;/b&gt; è tra i paesi che ha   &lt;b&gt;avanzato più richieste&lt;/b&gt; (nel primo semestre del 2010 erano addirittura 1655). &lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;     &lt;a href="http://daily.wired.it/news/politica/2011/10/13/governo-accesso-dati-utenti-google-14925.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL?page=1#content" class="nextpage rosso"&gt;Pagina successiva &lt;img src="http://www.wired.it/img/l_rosso_dx2.png" height="12" width="6" /&gt;&lt;/a&gt;  &lt;div class="paginazione"&gt;  &lt;div style="float: left; height: 42px; text-align: left;"&gt;  &lt;img src="http://www.wired.it/img/grigio_sx2.png" height="42" width="22" /&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;div class="paginazione-pag"&gt;  &lt;span class="space-pag"&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it/news/politica/2011/10/13/governo-accesso-dati-utenti-google-14925.html#content" class="actived box-rosso"&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;  &lt;span class="space-pag"&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it/news/politica/2011/10/13/governo-accesso-dati-utenti-google-14925.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL?page=1#content"&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;  &lt;span class="space-pag"&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it/news/politica/2011/10/13/governo-accesso-dati-utenti-google-14925.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL?page=2#content"&gt;3&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://daily.wired.it/news/politica/2011/10/13/governo-accesso-dati-utenti-google-14925.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL"&gt;daily.wired.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/google-quanto-rivela-di-noi-ai-governi-wiredi"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-6768601930962372651?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/6768601930962372651/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/google-quanto-rivela-di-noi-ai-governi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/6768601930962372651'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/6768601930962372651'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/google-quanto-rivela-di-noi-ai-governi.html' title='Google quanto rivela di noi ai governi? - Wired.it'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-679957820228961305</id><published>2011-10-10T20:19:00.001-07:00</published><updated>2011-10-10T20:19:35.878-07:00</updated><title type='text'>Il canale di spacelab - YouTube</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;iframe allowfullscreen="true" src="http://www.youtube.com/embed/?wmode=transparent" frameborder="0" height="417" width="500"&gt;&lt;/iframe&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://www.youtube.com/spacelab?feature=inp-bl-space"&gt;youtube.com&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;FANTASTICO&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/il-canale-di-spacelab-youtube"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-679957820228961305?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/679957820228961305/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/il-canale-di-spacelab-youtube.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/679957820228961305'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/679957820228961305'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/il-canale-di-spacelab-youtube.html' title='Il canale di spacelab - YouTube'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-4313944168369973400</id><published>2011-10-10T05:57:00.001-07:00</published><updated>2011-10-10T05:57:06.097-07:00</updated><title type='text'>The F Word: Famine is the Real Obscenity (International) - YouTube</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;iframe allowfullscreen="true" src="http://www.youtube.com/embed/UYZWZ6N-6tc?wmode=transparent" frameborder="0" height="417" width="500"&gt;&lt;/iframe&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=UYZWZ6N-6tc&amp;amp;feature=player_embedded#!"&gt;youtube.com&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;Subject: Please take action to end famine &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Dear (everyone I know),  &lt;/p&gt;&lt;p&gt;I hope you’ll take a few minutes to watch ONE’s new video “The F Word: Famine is the Real Obscenity” and sign the petition to world leaders.  &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://act.one.org/sign/hungry_no_more/?referring_akid=2633.5040200.vTpai6"&gt;http://act.one.org/sign/hungry_no_more/?referring_akid=2633.5040200.vTpai6&lt;/a&gt;  &lt;/p&gt;&lt;p&gt;The reasons for the famine in the Horn of Africa are complex and solutions are difficult, especially in Somalia, but we can’t lose sight of some simple facts:  &lt;/p&gt;&lt;p&gt;1. 30,000 children have died in just 3 months. Thirty thousand. With over 12 million people at risk.  &lt;/p&gt;&lt;p&gt;2. Famine is not a natural catastrophe – drought doesn’t have to lead to famine. It can be prevented, as we’ve seen in much of Kenya and Ethiopia.  &lt;/p&gt;&lt;p&gt;In the 21st century, it’s an obscenity that people are dying because they can’t get enough food to eat. Every one of those 30,000 children is part of a family – a son, a daughter, sister or brother. We can’t imagine what it must be like to starve to death, but most of us know what it’s like to lose someone we love.  &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Please watch the film and make use of the voice you have -- sign the petition.  &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://act.one.org/sign/hungry_no_more/?referring_akid=2633.5040200.vTpai6"&gt;http://act.one.org/sign/hungry_no_more/?referring_akid=2633.5040200.vTpai6&lt;/a&gt;  &lt;/p&gt;&lt;p&gt;It will make a difference in putting pressure on world leaders to do more to help those in need right now, and live up to promises already made to invest in the things proven to work – early warning systems...irrigation...drought resistant seeds… and of course, peace and security.  &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Thanks!&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/the-f-word-famine-is-the-real-obscenity-inter"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-4313944168369973400?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/4313944168369973400/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/f-word-famine-is-real-obscenity.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/4313944168369973400'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/4313944168369973400'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/f-word-famine-is-real-obscenity.html' title='The F Word: Famine is the Real Obscenity (International) - YouTube'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/UYZWZ6N-6tc/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-7998872434271606734</id><published>2011-10-07T00:48:00.001-07:00</published><updated>2011-10-07T00:48:20.060-07:00</updated><title type='text'>CIBERNIX - Frustrazione ciibernetica</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote class="posterous_long_quote"&gt;&lt;div class="postbody" style="padding-bottom: 1px;"&gt;&lt;h4 style="margin-bottom: 2px;"&gt;&lt;a href="http://blog.libero.it/MASTERIZZAZIONE/10687018.html"&gt;La percezione dei suoni e delle immagini&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;&lt;/div&gt;  								&lt;div class="postdata" style="margin-bottom: 1px;"&gt;  								Post n°240 pubblicato il &lt;strong&gt;07 Ottobre 2011 &lt;/strong&gt; da &lt;a href="http://digiland.libero.it/profilo.phtml?nick=BROWSERIK"&gt;BROWSERIK&lt;/a&gt;&lt;p /&gt;&lt;div style="margin-top: 3;"&gt;Tag: &lt;a href="http://arianna.libero.it/blog/searchtaglibero/scienze%20cognitive?qry=scienze+cognitive" title="Cerca scienze cognitive su Libero ricerca Blog" target="_blank"&gt;scienze cognitive&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;								&lt;div class="postbody"&gt;  																		&lt;div class="fblike fbliketextbefore fblikenofaces"&gt; &lt;div class="lfb_butty"&gt;&lt;div class="lfb_1px"&gt;&lt;a href="http://blog.libero.it/MASTERIZZAZIONE/10687018.html" class="lfb_button" style="display: block;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;L’esistenza di fenomeni di integrazione audiovisiva spiega perché la vista del labiale favorisce la comprensione dei suoni linguistici, cosa che non avviene per esempio al telefono&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;img title="scv" src="http://t3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcSdp59gcmc6MotIDKIqQ2NsmSwJEiX-he9XYNIDT9C4BSHnhFkPUg" height="276" alt="edr" style="float: left;" width="183" /&gt;Un trombettista soffia nello strumento, gonfiando le guance: l’immagine è familiare e – ovviamente – muta ma non del tutto, almeno per il nostro cervello, perché contiene un riferimento all’udito.   Un nuovo studio di un gruppo di ricercatori italiani guidati da Alice Mado Proverbio, docente di psicobiologia dell’Università di Milano-Bicocca, ha scoperto infatti che quando osserviamo una simile immagine si attiva non solo la corteccia visiva, ma anche quella uditiva (in soli 110 millisecondi), e in particolare il giro temporale superiore (BA38). Lo stesso fenomeno non si verifica invece se nell’immagine non ci sono riferimenti sonori.  “Il meccanismo si basa sui neuroni specchio audiovisivi e consente al nostro cervello, per esempio, di ricavare l’immagine di un gatto ascoltando il suo miagolio o la voce di una persona guardando una sua foto”, ha spiegato la Proverbio che, con i colleghi Roberta Adorni e Guido D’Aniello, e con Alberto Zani, dell’Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare del CNR di Milano (Ibfm-Cnr), firma un articolo di resoconto sulla rivista &lt;a href="http://www.nature.com/srep/2011/110804/srep00054/full/srep00054.html" title="was" target="_blank"&gt;Scientific Reports&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;“I neuroni audiovisivi sono responsabili anche di fenomeni quali le allucinazioni uditive, se sollecitati da stati emotivi particolari come la paura. Basti pensare a quando, condizionati dal buio, crediamo di avvertire rumori che temiamo - scricchiolii, rumore di passi - nonostante il perfetto silenzio”.  “I dati evidenziano come il cervello sia in grado di estrarre informazioni associate ai suoni, normalmente udibili in quelle condizioni, un decimo di secondo dopo la presentazione dell’immagine, attivando la corteccia temporale superiore, il giro temporale inferiore e medio e, poco dopo, anche la corteccia uditiva primaria (BA41), allo stesso modo dei suoni percepiti realmente o delle allucinazioni uditive”, ha sottolineato Zani.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;L’esperimento è stato condotto su 15 volontari esenti da problemi neurologici e psichiatrici che non avevano assunto né droghe né farmaci. Mediante la tecnica denominata&lt;a href="http://www.uzh.ch/keyinst/loreta.htm" title="wsd" target="_blank"&gt; Loreta&lt;/a&gt; (Low-resolution electromagnetic tomography) è stato possibile ricostruire con immagini tridimensionali l’ordine con cui si attivano, millisecondo per millisecondo le diverse aree cerebrali di ciascuno soggetto durante il test.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;“Il campione è stato addestrato a eseguire un compito secondario rispetto agli stimoli indagati, per esempio premere un tasto alla vista di una gara ciclistica mentre sullo schermo apparivano 300 fotografie colorate per circa un secondo a intervalli di 1.500–1.900 millisecondi”, ha aggiunto la Proverbio. “Benché le immagini fossero simili come luminanza, grandezza, valore affettivo, soggetti raffigurati, solo la metà evocava un suono specifico quale il pianto di un bambino, un martello pneumatico, campane, canto lirico”.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;“L’esistenza di fenomeni di integrazione audiovisiva in questa regione del cervello spiega perché la vista del labiale favorisce la comprensione dei suoni linguistici, cosa che non avviene per esempio al telefono. Mentre un labiale incongruente con l’ascolto altera la percezione uditiva”, ha concluso la Proverbio. “Questo è il primo studio nell’uomo che offre dati neurofisiologici diretti sull’esistenza dei neuroni specchio audiovisivi già identificati nella scimmia”.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://blog.libero.it/MASTERIZZAZIONE/view.php"&gt;blog.libero.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/cibernix-frustrazione-ciibernetica-26930"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-7998872434271606734?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/7998872434271606734/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/cibernix-frustrazione-ciibernetica_07.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/7998872434271606734'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/7998872434271606734'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/cibernix-frustrazione-ciibernetica_07.html' title='CIBERNIX - Frustrazione ciibernetica'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-4900531816209749961</id><published>2011-10-03T07:25:00.001-07:00</published><updated>2011-10-03T07:25:07.619-07:00</updated><title type='text'>Homo cyberneticus</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote&gt;&lt;td valign="top"&gt;    &lt;p&gt;  Nicola Cara Damiani,   autore dell’originale intreccio narrativo in effigie è alla sua opera prima.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  &lt;img src="http://www.literary.it/dati/literary/diedo/homo_cyberneticus.html/../../img/h/homo_cyberneticus.jpg" border="0" align="left" height="218" width="150" /&gt;Sì, un “originale   intreccio narrativo”, che, per estensione, classifichiamo come &lt;i&gt;romanzo breve&lt;/i&gt;.   Solo ed unicamente in quanto è l’impostazione strutturale ad implicarlo. Mentre   più realisticamente, per una questione meramente tecnica, vi prevarrebbe una più   marcata visione teatrale. Prendiamone in considerazione un paio di non   indifferenti aspetti e conseguenti rilievi. Primo, l’ambito ambientale,   ristrettissimo, limitato ad una panchina, sempre la medesima, d’un circoscritto   parco urbano, o alternativamente l’altrettanto limitativa abitazione dei due   ragazzi coprotagonisti. Secondo, la più che limitata cerchia degli interpreti,   triangolare, tutti in egual misura protagonisti (Gabriele, anziano lettore d’un   fantomatico libro, inconcludente, la cui fine coincide al compimento   dell’esistenza terrena del vecchio stesso; e due giovani amanti, conviventi,   neolaureati, lui, Franco, in Ingegneria informatica e lei, Giulia, in Lettere e   Filosofia). Si vede bene come la commedia potesse essere l’ideale mezzo   letterario su cui sia il finalismo (e con ciò già s’intuisce il piano   teoretico-teleologico dell’opera) e sia la trama avrebbero potuto incontrare un   più coerente impianto, molto probabilmente anche più intellegibile. Tuttavia la   trama si dipana, pur nella sua speditezza ed, all’opposto, in una sorta di   proginnasma inizialmente a due e poi a tre, in un’abbastanza intensa, e talora   ironica, percorrenza narrativa.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  I tre personaggi in sé   indicano già la via maestra del romanzo: la ricerca, sul piano meramente   ipotetico e dunque teoretico, d’una potenziale verità filosofica, nel contempo   emotiva nonché morale, circa l’ipotesi (al giorno d’oggi nemmeno troppo   azzardata!) d’una tipologia di Uomo supportato, nelle sue funzioni fisiologiche   e vitali, da un’energia di natura elettronica. Non però un ‘Uomo bionico’;   bensì, addirittura oltre tale futuribile evenienza, un &lt;i&gt;Homo Cyberneticus&lt;/i&gt;,   dotato d’un cervello elettronicamente potenziato.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  Una ricerca-studio   tutto sommato interessante, sviluppata sul fronte prettamente dialogico, domanda   e risposta. La cui estensione comprende, nelle sue ordinate fasi progressive:   osservazioni ontologiche (capitolo I, &lt;i&gt;Ontologia&lt;/i&gt;); approfondimento sulla   personalità femminile sotto il profilo dissertativo, ed in certo qual modo   digressivo rispetto all’argomento teleologico primario (capitolo II, &lt;i&gt;Giulia&lt;/i&gt;);   approccio sul rapporto di coppia, ugualmente digressivo (capitolo III, &lt;i&gt;Tesoro&lt;/i&gt;);   raggiungimento d’un traguardo di praticità (capitolo IV, &lt;i&gt;Deontologia&lt;/i&gt;);   compimento del ciclo vitale dell’esistenza umana, in ossequio all’ossimoro   nascita-morte, affiancata alla considerazione che è l’Amore il prescindibile   fattore d’umana, civile convivenza (capitolo V, &lt;i&gt;Amore&lt;/i&gt;).&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  È proprio l’ultima   parte il simbolico fotogramma di lettura del tutto. Il raggiungimento dello   scopo (finalismo), apparentemente positivo nel suo itinerario ricognitivo della   conoscenza, passa per i fondamenti teoretici delle varie interpretazioni   filosofiche, partendo da Platone e Aristotele e fino a Kant e Nietzsche. Sarebbe   stato opportuno, ed avrebbe trovato certamente almeno altrettanto fertile   terreno di discussione, accennare alle filosofie attuali, prevalentemente basate   sull’&lt;i&gt;esistenza&lt;/i&gt;. Ed interesse non da poco avrebbe potuto sortire la   filosofia patristica, specialmente quella sostenuta da Sant’Agostino. Ma tant’è.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  Tornando a Nietzsche,   è precisamente l’approccio del “Superuomo” che sviluppa il programma di   discussione dell’opera. Ma si va oltre, giungendo a coniare un quanto mai   blasfemo “Uomo onnipotente”. È da qui che esordisce e s’incentra il triplice   dialogo sull’&lt;i&gt; Homo Cyberneticus&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  Nell’ultimo capitolo   s’apre altresì l’aspetto enigmatico circa la presenza del “vecchio lettore dello   strano libro”, che, per com’è descritto e per come agisce, e soprattutto per   come scompare definitivamente dalla scena, può dar addito non ad un’unica   simbologia ma addirittura ad una serie di simboli. Scavalcando la riga finale   del libro, dove l’autore scrive «I due si guardarono negli occhi e capirono…!»   che, a ben guardare, considerati i puntini di chiusura, potrebbe voler dire   esattamente il contrario di ciò ch’è scritto, lasciando così al lettore di   provvedere per se stesso, con la sua intuizione, si potrebbe tentare di dire che   il vecchio rappresenti: 1) o l’arcangelo Gabriele, stando in sintonia col nome;   2) o, più genericamente, un angelo; 3) o la personificazione della Filosofia; 4)   o, più semplicemente, la Conoscenza (leggasi: sete di conoscenza applicata,   nella fattispecie, a Franco e Giulia); 5) o ancora il Destino, oppure, se meglio   si gradisce, il Fato umano.&lt;/p&gt;    &lt;/td&gt;&lt;/blockquote&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://www.literary.it/dati/literary/diedo/homo_cyberneticus.html"&gt;literary.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/homo-cyberneticus"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-4900531816209749961?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/4900531816209749961/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/homo-cyberneticus.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/4900531816209749961'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/4900531816209749961'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/homo-cyberneticus.html' title='Homo cyberneticus'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-6577687798464564516</id><published>2011-10-01T22:47:00.001-07:00</published><updated>2011-10-01T22:47:22.084-07:00</updated><title type='text'>CIBERNIX - Frustrazione ciibernetica</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote class="posterous_long_quote"&gt;&lt;div class="postbody" style="padding-bottom: 1px;"&gt;&lt;h4 style="margin-bottom: 2px;"&gt;&lt;a href="http://blog.libero.it/MASTERIZZAZIONE/10670343.html"&gt;Come vede il cervello umano&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;&lt;/div&gt;  								&lt;div class="postdata" style="margin-bottom: 1px;"&gt;  								Post n°238 pubblicato il &lt;strong&gt;02 Ottobre 2011 &lt;/strong&gt; da &lt;a href="http://digiland.libero.it/profilo.phtml?nick=BROWSERIK"&gt;BROWSERIK&lt;/a&gt;&lt;p /&gt;&lt;div style="margin-top: 3;"&gt;Tag: &lt;a href="http://arianna.libero.it/blog/searchtaglibero/scienze%20cognitive?qry=scienze+cognitive" title="Cerca scienze cognitive su Libero ricerca Blog" target="_blank"&gt;scienze cognitive&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;								&lt;div class="postbody"&gt;  																		&lt;div class="fblike fbliketextbefore fblikenofaces"&gt; &lt;div class="lfb_butty"&gt;&lt;div class="lfb_1px"&gt;&lt;a href="http://blog.libero.it/MASTERIZZAZIONE/10670343.html" class="lfb_button" style="display: block;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;iframe title="YouTube video player" class="youtube-player" src="http://www.youtube.com/embed/nsjDnYxJ0bo" allowfullscreen="" frameborder="0" type="text/html" height="166" width="200"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;a href="http://neuroscience.berkeley.edu/users/users_profile.php?id=12" title="kmj" target="_blank"&gt;Jack Gallant&lt;/a&gt;&amp;nbsp;e colleghi dell'University of California, Berkeley hanno messo a punto una nuova tecnica che attraverso le scansioni del cervello ricostruisce quello che una persona sta vedendo. I ricercatori hanno misurato l'attività del cervello prodotta durante la visione di filmati. Quindi hanno utilizzato questi dati per creare un modello che riesce a prevedere l'attività neurale durante ogni singolo filmato.&lt;/p&gt;								&lt;/div&gt;  								&lt;p&gt;  																								&lt;/p&gt;&lt;table border="0" width="100%"&gt;  									&lt;tr&gt;  										&lt;td align="right" valign="top"&gt;&lt;span class="postdata"&gt;  									 &lt;/span&gt;&lt;p /&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://blog.libero.it/MASTERIZZAZIONE/view.php"&gt;blog.libero.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/cibernix-frustrazione-ciibernetica-61594"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-6577687798464564516?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/6577687798464564516/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/cibernix-frustrazione-ciibernetica.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/6577687798464564516'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/6577687798464564516'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/cibernix-frustrazione-ciibernetica.html' title='CIBERNIX - Frustrazione ciibernetica'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/nsjDnYxJ0bo/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-9208905922165336790</id><published>2011-10-01T20:50:00.001-07:00</published><updated>2011-10-01T20:50:53.796-07:00</updated><title type='text'>The Virtual Museum of Iraq</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;div class='p_embed p_image_embed'&gt; &lt;a href="http://posterous.com/getfile/files.posterous.com/cybernik/djAJHFqmdDjlytqdyhcsfawlBcwAdIutxruEfrecuhBfxHGphrlwpzsFFcxc/media_httpwwwvirtualm_CtfEk.jpg.scaled1000.jpg"&gt;&lt;img alt="Media_httpwwwvirtualm_ctfek" height="266" src="http://posterous.com/getfile/files.posterous.com/cybernik/djAJHFqmdDjlytqdyhcsfawlBcwAdIutxruEfrecuhBfxHGphrlwpzsFFcxc/media_httpwwwvirtualm_CtfEk.jpg.scaled500.jpg" width="500" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt; &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://www.virtualmuseumiraq.cnr.it/prehome.htm"&gt;virtualmuseumiraq.cnr.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/the-virtual-museum-of-iraq-85207"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-9208905922165336790?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/9208905922165336790/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/virtual-museum-of-iraq_01.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/9208905922165336790'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/9208905922165336790'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/virtual-museum-of-iraq_01.html' title='The Virtual Museum of Iraq'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-5276871662301875671</id><published>2011-10-01T20:46:00.001-07:00</published><updated>2011-10-01T20:46:24.587-07:00</updated><title type='text'>The Virtual Museum of Iraq</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;object data="http://www.virtualmuseumiraq.cnr.it/loader.swf" type="application/x-shockwave-flash" height="244" width="500" style=""&gt;&lt;param name="scale" value="showall" /&gt;&lt;param name="play" value="true" /&gt;&lt;param name="loop" value="true" /&gt;&lt;param name="menu" value="false" /&gt;&lt;param name="quality" value="high" /&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true" /&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always" /&gt;&lt;param name="flashvars" value="languages=ITA" /&gt;&lt;/object&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://www.virtualmuseumiraq.cnr.it/homeITA.htm"&gt;virtualmuseumiraq.cnr.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/the-virtual-museum-of-iraq"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-5276871662301875671?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/5276871662301875671/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/virtual-museum-of-iraq.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/5276871662301875671'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/5276871662301875671'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/10/virtual-museum-of-iraq.html' title='The Virtual Museum of Iraq'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-587575284728935073</id><published>2011-09-29T07:10:00.001-07:00</published><updated>2011-09-29T07:10:45.130-07:00</updated><title type='text'>CIBERNIX - Frustrazione ciibernetica</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote class="posterous_long_quote"&gt;&lt;div class="postbody" style="padding-bottom: 1px;"&gt;&lt;h4 style="margin-bottom: 2px;"&gt;&lt;a href="http://blog.libero.it/MASTERIZZAZIONE/10662821.html"&gt;LA  MAPPATURA  SPAZIALE  DEL  CERVELLO&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;&lt;/div&gt;  								&lt;div class="postdata" style="margin-bottom: 1px;"&gt;  								Post n°237 pubblicato il &lt;strong&gt;29 Settembre 2011 &lt;/strong&gt; da &lt;a href="http://digiland.libero.it/profilo.phtml?nick=BROWSERIK"&gt;BROWSERIK&lt;/a&gt;&lt;p /&gt;&lt;div style="margin-top: 3;"&gt;Tag: &lt;a href="http://arianna.libero.it/blog/searchtaglibero/scienze%20cognitive?qry=scienze+cognitive" title="Cerca scienze cognitive su Libero ricerca Blog" target="_blank"&gt;scienze cognitive&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;								&lt;div class="postbody"&gt;  																		&lt;div class="fblike fbliketextbefore fblikenofaces"&gt; &lt;div class="lfb_butty"&gt;&lt;div class="lfb_1px"&gt;&lt;a href="http://blog.libero.it/MASTERIZZAZIONE/10662821.html" class="lfb_button" style="display: block;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;img title="lok" src="http://gaianews.it/wp-content/uploads/neuroni_rappresentazione.jpg" height="300" alt="kij" style="float: left;" width="400" /&gt;Scoperta una separazione tra esperienze spaziali di un centesimo di secondo, in cui il cervello apparentemente entra in uno stato di incertezza. Uno studio di un team internazionale di ricercatori, di cui fa parte anche l’italiano &lt;a href="http://people.sissa.it/~ale/" title="asd" target="_blank"&gt;Alessandro Treves&lt;/a&gt;, neuroscienziato della &lt;a href="http://www.sissa.it/main/?p=AWARDS" title="qaw" target="_blank"&gt;SISSA&lt;/a&gt; di Trieste, ha infatti scoperto che quando cambiano improvvisamente le caratteristiche dello spazio circostante, nell’ippocampo c’è una sorta di black out di circa 100 millisecondi prima che la nuova mappa neuronale del nuovo ambiente possa far posto alla vecchia.  L’esperimento è presente sulla prestigiosa rivista &lt;a href="http://www.nature.com/nature/journal/vaop/ncurrent/full/nature10439." title="hbn" target="_blank"&gt;Nature &lt;/a&gt;di oggi a nome di Karel Jezek, Espen J. Henriksen, Edvard I. Moser, May-Britt Moser e Alessandro Treves.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La ricerca ha osservato anche un’oscillazione nell’ippocampo tra le mappe neuronali dei due ambienti, in vecchio e il nuovo, per alcune volte prima che il cervello si stabilizzi sulla nuova situazione. Questo fenomeno è stato osservato per la prima volta nelle cavie e potrebbe accadere anche negli esseri umani.  Il team internazionale ha ideato una procedura sperimentale per determinare come si attivi l’ippocampo in seguito a cambiamenti repentini delle caratteristiche che contraddistinguono l’ambiente in cui ci troviamo. E ha messo in evidenza come, al variare di alcune caratteristiche dello spazio circostante, nell’ippocampo dei roditori si alternino le mappe spaziali, del vecchio e del nuovo ambiente, a intervalli temporali brevissimi, ogni 100 millisecondi: come se fossero dei lampi di memoria.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Una riconciliazione ippocampale  Quando si muovono nell’ambiente, i ratti e altre specie attivano le mappe spaziali elaborate, in precedenti fasi di esplorazione dello spazio, in quella regione del cervello che negli esseri umani sovraintende alla formazione delle memorie episodiche: l’ippocampo.  L’esperimento, realizzato al &lt;a href="http://www.ntnu.no/cbm/" title="yuh" target="_blank"&gt;Kavli Institute for Systems Neuroscience and Centre for the Biology of Memory&lt;/a&gt; in Norvegia, riesce a sondare, per la prima volta su scale temporali così brevi, il legame tra le funzioni dell’ippocampo relative alla memoria, abbondantemente studiate anche negli esseri umani, e quelle relative alla cognizione spaziale, più facilmente accessibili nei roditori.  I salti dalla rappresentazione corrispondente all’ambiente A a quella di B esprimono l’incertezza del ratto, che si risolve nell’arco di pochi secondi.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;“Per la prima volta siamo riusciti a osservare un fenomeno determinato dalla memoria su scale temporali molto brevi: le due possibili rappresentazioni spaziali infatti si alternano in modo imprevedibile, in pochi secondi, fino a che il ratto si lascia guidare dai nuovi stimoli visivi, quelli dell’ambiente B. Abbiamo così messo nuovamente in evidenza come nei roditori la mappatura dello spazio non sia fine a se stessa, ma funzionale alla capacità di conservare informazioni in memoria e riutilizzarle in seguito per orientarsi” commenta Treves.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Lo studio con i ratti consente di registrare l’attività dei neuroni dell’ippocampo e capirne il funzionamento. Molti laboratori nel mondo utilizzano questo approccio, basato sulla elegante codifica della posizione spaziale espressa dalle cellule di questa regione del cervello, ma finora era stato difficile utilizzare lo stesso approccio per indagare le funzioni relative alla memoria e rapportarsi, così, con i risultati della ricerca delle scienze cognitive sugli esseri umani.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://blog.libero.it/MASTERIZZAZIONE/view.php?nocache=1317305399"&gt;blog.libero.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/cibernix-frustrazione-ciibernetica-91375"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-587575284728935073?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/587575284728935073/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/09/cibernix-frustrazione-ciibernetica_29.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/587575284728935073'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/587575284728935073'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/09/cibernix-frustrazione-ciibernetica_29.html' title='CIBERNIX - Frustrazione ciibernetica'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-7112674193571739765</id><published>2011-09-27T23:59:00.001-07:00</published><updated>2011-09-27T23:59:18.376-07:00</updated><title type='text'>Le foto del (vero) tunnel dei neutrini - Wired.it</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote&gt;&lt;div&gt;  &lt;div&gt;  &lt;div&gt;      &lt;h3&gt;Guida&lt;/h3&gt;    &lt;p&gt;Clicca sul widget e automaticamente si posizionerà in alto in una delle due  colonne laterali. 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Piuttosto serve ad accelerare i protoni necessari a produrre il fascio di neutrini sparati dalla Svizzera all'Italia. Le immagini di queste due grandi strutture  27 settembre 2011  di Marco Cosenza  Super Proton Synchrotron  L'Sps è un acceleratore circolare posto in un tunnel lungo quasi 7 chilometri, costruito sottoterra nel 1976. Qui vengono accelerati i protoni, per poi farli collidere con un apposito bersaglio di grafite e produrre i neutrini    ‹  ›  ‹                                ›  01234567  L’esperimento Cern Neutrinos to Gran Sasso (Cngs) aveva un obiettivo dichiarato: osservare in modo diretto l’oscillazione dei neutrini, per ricavare anche informazioni sulla massa e le proprietà fisiche di questa particolare e sfuggente particella. Nessuno tuttavia si aspettava di vedere, grazie al rilevatore Opera, i neutrini superare la velocità della luce.     Il dibattito nel frattempo si acceso dentro e fuori la comunità scientifica. Anche con la valanga di twit scatenati dal comunicato stampa del ministro per l'Istruzione Maria Stella Gelmini, in cui si parlava di un fantomatico tunnel tra Svizzera e Italia. Il ministro ha corretto il tiro, spiegando che intendeva il tunnel svizzero in cui vengono accelerati i protoni, lanciati poi contro un bersaglio di grafite per produrre i neutrini sparati verso l'Abruzzo.     In attesa di tutte le verifiche e eventuali conferme però, vi accompagniamo nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso (Lngs) dell'Istituto nazionale di fisica nucleare e all'interno del Cern, per vedere dove si sono concretamente svolte le rilevazioni. Un viaggio alla velocità della luce... tenetevi forte!     ( Credits per le foto: Cern e Infn)    &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/le-foto-del-vero-tunnel-dei-neutrini-wiredit"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-7112674193571739765?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/7112674193571739765/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/09/le-foto-del-vero-tunnel-dei-neutrini.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/7112674193571739765'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/7112674193571739765'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/09/le-foto-del-vero-tunnel-dei-neutrini.html' title='Le foto del (vero) tunnel dei neutrini - Wired.it'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-4782424569745077738</id><published>2011-09-27T06:04:00.001-07:00</published><updated>2011-09-27T06:04:46.298-07:00</updated><title type='text'>L'Arte di Tacere ( Abate Dinouart )</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; Principi necessari per tacere      1 .  Si deve smettere di tacere solo quando si abbia qualche cosa da dire che valga più del   silenzio .  2 .  C'è un tempo per tacere come c'è un tempo per parlare .  3 .  Il tempo per tacere deve essere nell'ordine sempre il primo : non si saprà mai parlar  bene se prima non si è imparato a tacere .  4 . Tacere quando si è tenuti a parlare è una cosa da deboli e da imprudenti , tanto quanto   parlare quando si deve tacere è un sintomo di leggerezza e indiscrezione .  5 . In generale è certo che si rischia di meno a tacere che a parlare .  6 . L'uomo non è mai tanto padrone  di sé quanto lo è nel silenzio : quando parla egli sembra  perdersi , per così dire , al di fuori di sé , e dissolversi nel discorso al punto da  appartenere meno a se stesso che agli altri .  7 . Quando si ha una cosa importante da dire bisogna prestarvi un'attenzione particolare : è  bene dirla prima a se stessi e poi ripetersela , in modo da non doversi pentire quando non   si è più in grado di trattenerla .  8 . Se si tratta di serbare un segreto non si tace mai troppo . Il silenzio è , in questa circo _   stanza , una delle cose per le quali non si deve temere nessun eccesso .  9 . Il riserbo necessario per conservare bene il silenzio nella vita quotidiana non è una virtù  minore dell'abilità e dell'impegno a parlare bene . E non c'è merito maggiore nello   spiegare ciò che si sa di quanto non ve ne sia nel tacere su ciò che si ignora . A volte il  silenzio del saggio vale più del ragionamento del filosofo , poiché è una lezione per gli  impertinenti e un'ammonizione per i colpevoli .  10.Il silenzio a volte fa sembrare saggio un uomo mediocre e capace un ignorante .  11.Siamo naturalmente portati a credere che un uomo che parla poco non sia un gran genio  e che chi parla troppo sia uno sconsiderato o un pazzo . E' meglio far credere di non   essere un genio di prim'ordine , rimanendo spesso in silenzio , piuttosto che passare per   folle abbandonandosi alla smania di parlar troppo .  12.Il tratto distintivo di un uomo coraggioso è quello di parlare poco e di compiere delle   grandi azioni . Il tratto distintivo di un uomo di buon senso è di parlare poco e dire   sempre cose ragionevoli .  13.Quale che sia la disposizione d'animo che abbiamo verso il silenzio , dobbiamo sempre  diffidare di noi stessi : la smania di dire qualcosa sarebbe un motivo sufficiente per  tacerla .  14.Il silenzio è necessario in molte occasioni , ma bisogna essere sempre sinceri : è possibile  tenere per sé certi pensieri , ma non fingerli . Esistono delle maniere di tacere senza   chiudere il proprio cuore , di essere discreto senza essere cupo e taciturno , di nascondere   alcune verità senza coprirle con menzogne .   &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/larte-di-tacere-abate-dinouart"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-4782424569745077738?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/4782424569745077738/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/09/l-di-tacere-abate-dinouart.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/4782424569745077738'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/4782424569745077738'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/09/l-di-tacere-abate-dinouart.html' title='L&amp;#39;Arte di Tacere ( Abate Dinouart )'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-3864622595847286601</id><published>2011-09-27T02:32:00.001-07:00</published><updated>2011-09-27T02:32:06.152-07:00</updated><title type='text'>SOFTWERLAND</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;embed src="https://picasaweb.google.com/s/c/bin/slideshow.swf" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" type="application/x-shockwave-flash" height="192" flashvars="host=picasaweb.google.com&amp;amp;hl=it&amp;amp;feat=flashalbum&amp;amp;RGB=0x000000&amp;amp;feed=https%3A%2F%2Fpicasaweb.google.com%2Fdata%2Ffeed%2Fapi%2Fuser%2Fncaradamiani49%2Falbumid%2F5629189394522325281%3Falt%3Drss%26kind%3Dphoto%26authkey%3DGv1sRgCNvm1ZCLvOCLhAE%26hl%3Dit" width="288"&gt;  &lt;/embed&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://httpbrowsernikblogspotcom.blogspot.com/b/layout-preview?token=x03uqzIBAAA.2_4-onozlfukBhhZq8EM_g.ke3wJL1_rILVSzhO4Tsvew&amp;amp;blogID=765960439183622041"&gt;httpbrowsernikblogspotcom.blogspot.com&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/softwerland-72739"&gt; 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&lt;blockquote class="posterous_long_quote"&gt;&lt;div class="postbody" style="padding-bottom: 1px;"&gt;&lt;h4 style="margin-bottom: 2px;"&gt;&lt;a href="http://blog.libero.it/MASTERIZZAZIONE/10639636.html"&gt;Transistor protonici come interfaccia uomo-macchina&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;&lt;/div&gt;  								&lt;div class="postdata" style="margin-bottom: 1px;"&gt;  								Post n°235 pubblicato il &lt;strong&gt;22 Settembre 2011 &lt;/strong&gt; da &lt;a href="http://digiland.libero.it/profilo.phtml?nick=BROWSERIK"&gt;BROWSERIK&lt;/a&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="margin-top: 3;"&gt;Tag: &lt;a href="http://arianna.libero.it/blog/searchtaglibero/nanotecnologia?qry=nanotecnologia" title="Cerca nanotecnologia su Libero ricerca Blog" target="_blank"&gt;nanotecnologia&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://arianna.libero.it/blog/searchtaglibero/neuroscienze?qry=neuroscienze" title="Cerca neuroscienze su Libero ricerca Blog" target="_blank"&gt;neuroscienze&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;								&lt;div class="postbody"&gt;  																		&lt;div class="fblike fbliketextbefore fblikenofaces"&gt; &lt;div class="lfb_butty"&gt;&lt;div class="lfb_1px"&gt;&lt;a href="http://blog.libero.it/MASTERIZZAZIONE/10639636.html" class="lfb_button" style="display: block;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;img title="lop" src="http://data.kataweb.it/kpmimages/kpm3/misc/scienze/2011/09/19/jpg_1349495.jpg" height="100" alt="lop" style="float: left;" width="80" /&gt;In pressoché tutti i dispositivi messi a punto dall'uomo, la comunicazione delle informazioni si basa sul trasporto di elettroni. Negli organismi viventi, questo compito è invece svolto o da ioni o da protoni: sono questi ad aprire e a chiudere i canali nella membrana cellulare per innescare i processi di "pompaggio" verso l'interno e l'esterno della cellula.  Ora un gruppo di ricercatori dell'Università di Washington è riuscito a mettere a punto un transistor che utilizza anch'esso protoni, creando un elemento chiave per la progettazione di dispositivi che possano comunicare direttamente con un organismo vivente.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;I dispositivi per interfacciare il corpo umano e le più diverse apparecchiature sono studiati da molto tempo, ma "c'è sempre questo problema, una sfida, a livello di interfaccia: come fa un segnale elettronico a tradursi in un segnale ionico, o viceversa?" ha osservato Marco Rolandi, che con i colleghi firma un articolo pubblicato sulla rivista &lt;a href="http://www.nature.com/ncomms/journal/v2/n9/full/ncomms1489.html" title="kij" target="_blank"&gt;Nature Communications&lt;/a&gt;. "Abbiamo trovato un biomateriale che è molto efficiente nel condurre protoni, e permette di interfacciarsi con i sistemi viventi."&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il dispositivo utilizza una forma modificata del composto chitosano, originariamente estratto dal gladio di calamaro, una struttura vestigiale di quando i calamari possedevano una conchiglia. Il materiale è biocompatibile, è facilmente producibile e può essere riciclato da gusci di granchio e di gladi di calamari scartati dall'industria alimentare.  Il chitosano assorbe l'acqua e forma legami a idrogeno; in tal modo molti protoni sono in grado di saltare da un legame idrogeno a quello successivo.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il prototipo messo a punto dai ricercatori è un transistor a effetto di campo, delle dimensioni di 5 micron, circa un ventesimo della larghezza di un capello umano.  "Nel nostro dispositivo grandi molecole ispirate alle strutture biologiche possono condurre protoni, e una corrente di protoni può essere accesa e spenta, in un modo che è del tutto analogo a una corrente elettronica di qualsiasi altro transistor a effetto di campo", ha detto Rolandi.&lt;/p&gt;								&lt;/div&gt;  								&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://blog.libero.it/MASTERIZZAZIONE/view.php?nocache=1316670270"&gt;blog.libero.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/cibernix-frustrazione-ciibernetica-91944"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-8222291273260004120?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/8222291273260004120/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/09/cibernix-frustrazione-ciibernetica.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/8222291273260004120'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/8222291273260004120'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/09/cibernix-frustrazione-ciibernetica.html' title='CIBERNIX - Frustrazione ciibernetica'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-4224247760836336326</id><published>2011-09-18T00:13:00.001-07:00</published><updated>2011-09-18T00:13:40.641-07:00</updated><title type='text'>L_ottimismo è in un gene, ma si può imparare | Le Scienze</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote class="posterous_long_quote"&gt;&lt;div class="label"&gt;Psicologie e scienze cognitive&lt;/div&gt;    			&lt;p&gt;    		&lt;/p&gt;&lt;div class="occhiello"&gt;Sui &lt;em&gt;PNAS&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;    	&lt;h1&gt;L'ottimismo è in un gene, ma si può imparare&lt;/h1&gt;            	&lt;span class="firma"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;        	&lt;span class="titolo"&gt;Ottimismo, autostima e senso di controllo sulla propria vita sono correlati, almerno in prima battuta, con il tipo di variante posseduta del gene per un recettore dell'ossitocina&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;    	&lt;p&gt;            	&lt;/p&gt;&lt;div class="boxdettarticolo"&gt;    		&lt;div class="label"&gt;APPROFONDIMENTI&lt;/div&gt;    		&lt;div class="testo"&gt;    			&lt;a href="http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/L_ottimismo_%C3%A8_in_un_gene,_ma_si_pu%C3%B2_imparare/1349433/articolo/Si_pu򟥲editare_la_felicit௱338429"&gt;Si può ereditare la felicità?&lt;/a&gt;    			&lt;a href="http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/L_ottimismo_%C3%A8_in_un_gene,_ma_si_pu%C3%B2_imparare/1349433/articolo/La_mente_che_vaga_rende_infelici/1345524"&gt;La mente che vaga rende infelici&lt;/a&gt;    			&lt;a href="http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/L_ottimismo_%C3%A8_in_un_gene,_ma_si_pu%C3%B2_imparare/1349433/articolo/I_soldi_non_danno_la_felicitଟl_autonomia_s쯱348293"&gt;I soldi non danno la felicità, l'autonomia sì&lt;/a&gt;    			&lt;/div&gt;    		&lt;p&gt;    	&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;    	&lt;div class="fotoleft"&gt;    		&lt;div class="border1"&gt;    			&lt;div class="border2"&gt;&lt;img src="http://data.kataweb.it/kpmimages/kpm3/misc/scienze/2011/09/14/jpg_1349435.jpg" border="0" /&gt;&lt;/div&gt;    		&lt;/div&gt;    	&lt;/div&gt;        Un gene strettamente collegato a tratti della personalità come l'ottimismo, l'autostima e il senso di controllo sulla propria vita è stato identificato da un gruppo di ricercatori dell'università della California a Los Angeles, che ne danno conto in &lt;a href="http://www.pnas.org/content/108/37/15118.abstract?sid=f1c3f9fa-cb98-4367-92e2-e797bb1034b2"&gt;un articolo pubblicato in anteprima on line sul sito dei  &lt;em&gt;Proceedings of the National Academy of Sciences&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;. &lt;p&gt;"Sono alla ricerca di questo gene da alcuni anni, e non è il gene che mi aspettavo",ha osservato Shelley E. Taylor, che ha diretto lo studio. "Sapevo che ci doveva essere un gene per queste risorse psicologiche."&lt;/p&gt;&lt;p&gt; Il gene in questione codifica un recettore dell'ossitocina (OXTR) - un ormone che aumenta in risposta a stress ed è associato a buone abilità sociali - e in una specifica posizione può resentarsi in due versioni: una variante "A" (adenina) e una variante "G" (guanina). Diversi studi hanno suggerito che le persone con almeno una variante "A" abbiano una maggiore sensibilità allo stress, capacità sociali più povere e un maggior rischio di problemi di salute mentale.&lt;/p&gt;&lt;p&gt; I ricercatori sono ora riusciti ad appurare che le persone che in quella specifica posizione possiedono due "A" o una "A" e una "G" hanno livelli notevolmente più bassi di ottimismo, autostima e senso di padronanza del proprio destino rispetto alle persone con due "G".&lt;/p&gt;&lt;p&gt;"A volte le persone sono scettiche sul fatto che i geni possano far prevedere qualsiasi tipo di comportamento o lo stato psicologico. Penso che abbiamo dimostrato in modo conclusivo che lo fanno", ha detto la Taylor, che ha però sottolineato che ciò non significa affatto che lo determinino.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;"Alcune persone pensano che i geni siano il destino, che se si ha un gene specifico, allora si avrà un esito particolare. Non è assolutamente così. Questo gene è un fattore che influenza le risorse psicologiche e la depressione, ma c'è molto spazio per i fattori ambientali. Un buon sostegno durante l'infanzia, buone relazioni, amici e anche altri geni hanno tutti un ruolo nello sviluppo delle risorse psicologiche, e questi fattori svolgono un ruolo molto importante se le persone diventano depresse."&lt;/p&gt;&lt;p&gt; Inoltre, ha aggiunto la Taylor, "più geni si studiano, più ci si rende conto che molti fattori influenzano la loro espressione."&lt;/p&gt;&lt;p&gt; "L'espressione dei geni non è sempre stabile", spiega Shimon Saphire-Bernstein, primo firmatario dell'articolo. "Per caratteristiche fisiche come il colore degli occhi lo è, ma per la depressione potrebbe cambiare nel giro di una settimana. I geni sono solo uno di una serie di fattori che contribuiscono al comportamento, alla malattia e a disturbi come depressione ".&lt;/p&gt;&lt;p&gt; Anche le persone con la variante "A" sono in grado di superare la depressione e gestire lo stress:  "Non abbiamo trovato nulla -  ha detto la Taylor - che interferisca con l'apprendimento delle competenze di coping", ossia con la possibilità di trarre vantaggio dalle tecniche psicoterapeutiche per avere un atteggiamento più ottimista, avere maggiore autostima e un più alto senso delle proprie capacità di affrontare eventi stressanti.&lt;/p&gt;&lt;p&gt; "All'inizio - ha scritto la Taylor - ritenevo che la biologia determinasse gran parte del comportamento; è stata così una sorpresa vedere come le relazioni sociali potessero chiaramente forgiare la nostra biologia di base, anche a livello di espressione genica". (gg)&lt;br /&gt;        		&lt;/p&gt;&lt;p&gt;    			&lt;a href="http://oas.repubblica.it/5c/lescienze.it/sc/interna/1807011556/Middle/default/empty.gif/56785170346b332f514d6f4142324e48" target="_top"&gt;&lt;img src="http://oas.repubblica.it/0/default/empty.gif" border="0" height="1" alt="" width="1" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/L_ottimismo_%C3%A8_in_un_gene,_ma_si_pu%C3%B2_imparare/1349433"&gt;lescienze.espresso.repubblica.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/lottimismo-e-in-un-gene-ma-si-puo-imparare-le"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-4224247760836336326?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/4224247760836336326/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/09/lottimismo-e-in-un-gene-ma-si-puo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/4224247760836336326'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/4224247760836336326'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/09/lottimismo-e-in-un-gene-ma-si-puo.html' title='L_ottimismo è in un gene, ma si può imparare | Le Scienze'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-8369102505255630831</id><published>2011-09-12T23:12:00.001-07:00</published><updated>2011-09-12T23:12:35.803-07:00</updated><title type='text'>Torna il re di YouTube: Killer Star il nuovo video di Immanuel Casto - Wired.it</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;object data="http://tv.wired.it/swf/player_video.swf" type="application/x-shockwave-flash" height="281" width="500" style=""&gt;&lt;param name="scale" value="noscale" /&gt;&lt;param name="wmode" value="window" /&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true" /&gt;&lt;param name="salign" value="tl" /&gt;&lt;param name="mediaUrl" value="" /&gt;&lt;param name="flashvars" value="titleArticle=VG9ybmEgaWwgcmUgZGkgWW91VHViZTogS2lsbGVyIFN0YXIgaWwgbnVvdm8gdmlkZW8gZGkgSW1tYW51ZWwgQ2FzdG8=&amp;amp;urlArticle=aHR0cDovL3R2LndpcmVkLml0L2VudGVydGFpbm1lbnQvMjAxMS8wOS8xMi90b3JuYS1pbC1yZS1kaS15b3UtdHViZS1raWxsZXItc3Rhci1pbC1udW92by12aWRlby1kaS1pbW1hbnVlbC1jYXN0by5odG1s&amp;amp;sectionName=WIRED-TV&amp;amp;urlAssets=http://tv.wired.it/swf/&amp;amp;urlThumb=http://wired1.delivery.tbtv.net/photo/449x253/20110906115228@Killer_youtube_DEF_4.jpg&amp;amp;urlVideoSD=http://wired1.delivery.tbtv.net/video/20110906115228@Killer_youtube_DEF_1280x720.mp4&amp;amp;urlVideoHD=&amp;amp;titleVideo=Torna il re di YouTube: Killer Star il nuovo video di Immanuel Casto&amp;amp;debug=false" /&gt;&lt;/object&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://tv.wired.it/entertainment/2011/09/12/torna-il-re-di-you-tube-killer-star-il-nuovo-video-di-immanuel-casto.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL"&gt;tv.wired.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/torna-il-re-di-youtube-killer-star-il-nuovo-v"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-8369102505255630831?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/8369102505255630831/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/09/torna-il-re-di-youtube-killer-star-il.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/8369102505255630831'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/8369102505255630831'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/09/torna-il-re-di-youtube-killer-star-il.html' title='Torna il re di YouTube: Killer Star il nuovo video di Immanuel Casto - Wired.it'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-3001590987457241355</id><published>2011-09-12T07:49:00.001-07:00</published><updated>2011-09-12T07:49:53.694-07:00</updated><title type='text'>Partecipa anche tu al concorso corricontrolafame.org</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;div class='p_embed p_image_embed'&gt; &lt;a href="http://posterous.com/getfile/files.posterous.com/cybernik/EemciFotaoqIEcaHntbdCcFdxqFwbdtoDinpwkfnbvamjpAwggvdJpkFfsfg/media_httpwwwcorricon_mybwe.jpg.scaled1000.jpg"&gt;&lt;img alt="Media_httpwwwcorricon_mybwe" height="345" src="http://posterous.com/getfile/files.posterous.com/cybernik/EemciFotaoqIEcaHntbdCcFdxqFwbdtoDinpwkfnbvamjpAwggvdJpkFfsfg/media_httpwwwcorricon_mybwe.jpg.scaled500.jpg" width="500" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;     &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://www.corricontrolafame.org/"&gt;corricontrolafame.org&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/partecipa-anche-tu-al-concorso-corricontrolaf"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-3001590987457241355?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/3001590987457241355/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/09/partecipa-anche-tu-al-concorso.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/3001590987457241355'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/3001590987457241355'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/09/partecipa-anche-tu-al-concorso.html' title='Partecipa anche tu al concorso corricontrolafame.org'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-4707940629363540769</id><published>2011-09-09T23:44:00.001-07:00</published><updated>2011-09-09T23:44:25.757-07:00</updated><title type='text'>Sediba, il fossile che cambia la storia umana [foto] - Wired.it</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote&gt;&lt;div&gt;  &lt;div&gt;  &lt;div&gt;      &lt;h3&gt;Guida&lt;/h3&gt;    &lt;p&gt;Clicca sul widget e automaticamente si posizionerà in alto in una delle due  colonne laterali. 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Uno studio su Science  09 settembre 2011  di Giulia Belardelli  Australopithecus sediba  Cranio di un giovane di 11 anni, chiamato MH1 (credit: Brett Eloff. Picture courtesy of Lee Berger and the University of Witwatersrand)    ‹  ›  ‹                                            ›  012345678910  Cranio, mani, piedi e bacino fanno di Australopithecus sediba il miglior candidato al titolo di progenitore di noi esseri umani. È questa la conclusione a cui sono arrivati cinque diversi studi pubblicati su Science, tutti basati su analisi estremamente dettagliate di alcuni fossili ritrovati in Sudafrica nell’estate del 2008. La scoperta, oltre a fornire preziose informazioni sull’evoluzione dei nostri antenati, colmerebbe il vuoto esistente tra gli australopitechi più antichi - quelli di cui faceva parte la famosa Lucy, per intenderci - e gli H. erectus, scalzando forse il posto al caro vecchio Homo abilis.     Fin dalla loro scoperta, avvenuta nella Riserva naturale di Malapa, i fossili hanno destato particolare interesse soprattutto alla luce di alcune caratteristiche che li rendono per certi aspetti più simili all' Homo erectus, per altri ancora molto vicini al genere Australopitechus. Proprio per questo, i due paleoantropologi della Wits University di Johannesburg che li scoprirono, Lee Berger e Job Kibii, scelsero il nome di  A. sediba, che nella lingua locale, il Sotho, vuol dire ruscello o sorgente naturale, a voler indicare il possibile inizio del ramo evolutivo da cui discendiamo anche noi.     Così, ha preso il via un grande studio che ha coinvolto oltre 80 scienziati di tutto il mondo. Come hanno sottolineato gli autori, le ricerche sono pressoché uniche nel loro genere grazie agli strumenti d’analisi utilizzati e alla qualità dei reperti di sediba: suoi sono i più completi resti di mano mai descritti, il più integro bacino mai scoperto, la più accurata scansione endocranica mai realizzata; se non bastasse, vi si aggiunga anche una delle datazioni più precise mai stimate per un sito africano.     Fra tutte le parti prese in esame, il cervello e le mani sono senza dubbio i tratti che avvicinano di più A. sediba all’uomo moderno. Come infatti ha rivelato la scansione ultrasottile del cranio del fossile MH1 (un bambino di circa 11 anni vissuto 1,97 milioni di anni fa) realizzata presso la European Synchrotron Radiation Facility di Grenoble, in Francia, la forma somiglia molto a quella umana, anche se le dimensioni (440 cm cubici) sono ancora paragonabili a quelle degli scimpanzé. Questa osservazione ha importanti conseguenze sulle teorie antropologiche: una tale organizzazione cerebrale, infatti, sembrerebbe favorire un modello di evoluzione del cervello che prevede una graduale riorganizzazione cerebrale, e che è dunque completamente in contrasto con quello finora più accreditato.     Dall’analisi della mano di MH2 (una donna di circa trent'anni vissuta esattamente nello stesso periodo di MH1), i ricercatori hanno poi tratto importanti conclusioni sulle capacità manipolatorie e deambulatorie dell’ ominide estinto.  Pagina successiva   1 2 &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/sediba-il-fossile-che-cambia-la-storia-umana"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-4707940629363540769?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/4707940629363540769/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/09/sediba-il-fossile-che-cambia-la-storia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/4707940629363540769'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/4707940629363540769'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/09/sediba-il-fossile-che-cambia-la-storia.html' title='Sediba, il fossile che cambia la storia umana [foto] - Wired.it'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-211752610468241164</id><published>2011-09-08T00:49:00.001-07:00</published><updated>2011-09-08T00:49:56.746-07:00</updated><title type='text'>L'orgasmo delle donne? Un mistero (evolutivo) - Wired.it</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote&gt;&lt;div&gt;  &lt;div&gt;  &lt;div&gt;      &lt;h3&gt;Guida&lt;/h3&gt;    &lt;p&gt;Clicca sul widget e automaticamente si posizionerà in alto in una delle due  colonne laterali. Lo potrai poi spostare a tuo piacimento. 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Un mistero (evolutivo)  Il fatto che esista è solo un caso fortuito, o c'è una spiegazione biologica? Nonostante i molti studi, la domanda non ha ancora risposta  07 settembre 2011  di Laura Berardi  L' orgasmo femminile continua a essere un mistero. A dirlo non sono solo partner non esperti o che poco sanno del corpo delle donne, ma i biologi dell' Università del Queensland e della Abo Akedemi University, in Finlandia.     Uno studio, pubblicato sulla rivista Animal Behaviour, sembra infatti smontare l'ipotesi secondo cui il fenomeno sarebbe solo un sottoprodotto accidentale dell’ evoluzione maschile. In sostanza, insomma, non sarebbe un effetto collaterale dell'utilità che esso ha nei maschi, come immaginato dalla filosofa della scienza Elisabeth Lloyd della Indiana University nel suo saggio The Case of Female Orgasm: Bias in the Science of Evolution.     È facile comprendere perché la natura abbia scelto di regalare agli esseri di sesso maschile (umani, primati o di altre specie animali che siano) il dono dell' orgasmo, in nome della sopravvivenza della specie. In termini biologici infatti, serve a spingerli ad avere rapporti con più frequenza, e dunque favorisce il mantenimento della stirpe.     Se lo stesso valesse per l’orgasmo femminile, si tratterebbe di un flop: in molti animali non è affatto presente (per esempio nelle femmine di gibbone), e nella specie umana non tutte le donne lo provano. Probabilmente – come ricorda Wired.com – una su dieci tra le lettrici di questo articolo ne sa qualcosa. Questo il motivo per cui i ricercatori tendono a scartare l’ipotesi del vantaggio evolutivo, restando però senza plausibili alternative.     Per mettere alla prova l’ipotesi di Lloyd, infatti, i biologi finlandesi hanno sottoposto un questionario a 1.803 coppie di gemelli dello stesso sesso e a 2.287 coppie di gemelli di sesso diverso: si chiedeva a fratelli e sorelle di riportare quanto spesso e quanto facilmente arrivassero all'orgasmo. L'idea di partenza era questa: se è vero il fenomeno dipende dal dna, persone di sesso opposto che condividono lo stesso patrimonio genetico (come, appunto, i gemelli) dovrebbero dare le stesse risposte. Così, però, non è stato. I ricercatori hanno notato che la funzione orgasmica era simile tra i gemelli dello stesso sesso (sia che si trattasse di due donne che di due uomini), ma non lo era affatto nelle coppie di sesso opposto.     “ I risultati ottenuti non vanno certo a supporto dell'ipotesi che l'orgasmo femminile si sia mantenuto come effetto secondario dell'evoluzione, cioè come prodotto del processo che ha portato allo sviluppo del fenomeno nei maschi”, hanno scritto Brendan Zietsch e Pekka Santtila, i due scienziati che hanno condotto lo studio, seppur precisando che i risultati non sono definitivi e che le interviste hanno spesso margini di errore molto ampi.     In poche parole, l’orgasmo femminile resta un enigma, anche perché un altro studio di Zietsch sosteneva proprio la teoria dell'effetto collaterale, suggerendo, tra l'altro, che potesse essere stato un tratto evolutivo importante nel passato, seppure sembri irrilevante oggi.  ed&amp;amp;utm_medium=NL"&gt;daily.wired.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/lorgasmo-delle-donne-un-mistero-evolutivo-wir"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-211752610468241164?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/211752610468241164/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/09/l-delle-donne-un-mistero-evolutivo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/211752610468241164'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/211752610468241164'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/09/l-delle-donne-un-mistero-evolutivo.html' title='L&amp;#39;orgasmo delle donne? Un mistero (evolutivo) - Wired.it'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-4324179794306688327</id><published>2011-08-22T06:33:00.001-07:00</published><updated>2011-08-22T06:33:21.627-07:00</updated><title type='text'>Neomorphus on Vimeo</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;iframe src="http://player.vimeo.com/video/22420328?portrait=0" frameborder="0" height="283" width="500"&gt;&lt;/iframe&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://vimeo.com/22420328"&gt;vimeo.com&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/neomorphus-on-vimeo"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-4324179794306688327?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/4324179794306688327/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/08/neomorphus-on-vimeo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/4324179794306688327'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/4324179794306688327'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/08/neomorphus-on-vimeo.html' title='Neomorphus on Vimeo'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-4665572261482791144</id><published>2011-08-16T12:44:00.001-07:00</published><updated>2011-08-16T12:44:19.552-07:00</updated><title type='text'>End the persecution of students &amp; teachers in Bahrain</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote&gt;  &lt;br /&gt;The Global Campaign for Education abhors the current persecution and imprisonment of teachers and students for expressing their opinion in Bahrain.&amp;nbsp; The campaign is offering its support and urges the King of Bahrain and the Bahraini government to immediately address this issue and enable everyone to learn free from fear of persecution in Bahrain. &amp;nbsp;&lt;p&gt;  &lt;/p&gt;&lt;p style="padding-left: 30px;"&gt;“&lt;em&gt;...she was punched and beaten with a baton and electric cable so severely that she lost consciousness. She was threatened with rape or sexual molestation, kept in a freezing cell and forced to clean a lavatory with her bare hands. She says she was told by prison guards that one of those beating her was a woman member of the royal al-Khalifa family.&lt;/em&gt;”&lt;/p&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;div style="text-align: right;"&gt;A description of the conditions of imprisonment of Ayat al-Gormezi, a student teacher in Bahrain&lt;br /&gt;Taken from an interview in The Independent (UK), 20 July 2011&lt;/div&gt;  &lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.campaignforeducation.org/bahrain#action"&gt;You can help these victims by demanding that the Bahraini government immediately address this issue. &lt;/a&gt;&lt;p&gt;Since March 2011 Bahrain has been carrying out a punitive and vindictive campaign of violent repression against its own citizens.&amp;nbsp; The pro-democratic protests, centred at Pearl Roundabout in the capital, Manama, were largely brought to an end following a brutal government crackdown on the 15th March, with the help of UAE and Saudi troops.&amp;nbsp; Since then the fierce repression has been characterised by widespread arbitrary arrests, credible allegations of torture and ill treatment, apparently coerced televised “confessions”, unfair trials and politically-motivated mass dismissals of students from universities and workers from their jobs. &amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;The &lt;a href="http://www.bahrainrights.org/en/node/4471" target="_blank"&gt;Bahrain Center for Human Rights&lt;/a&gt;, Bahrain Society for Human Rights, Human Rights Watch, &lt;a href="http://www.amnesty.org/en/news-and-updates/mounting-fears-bahraini-teachers-held-after-protests-2011-07-27" target="_blank"&gt;Amnesty International&lt;/a&gt; and &lt;a href="http://www.ei-ie.org/en/uaas/uaa_details/28" target="_blank"&gt;Education International&lt;/a&gt; are amongst the international organisations raising alarm and campaigning for the rights of these individuals in Bahrain.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;   &lt;/p&gt;&lt;ul&gt;  &lt;li&gt; &lt;img src="http://www.campaignforeducation.org/images/stories/misc/eaction/bahrain/jalila.jpg" height="156" alt="jalila" width="209" style="margin-left: 10px; margin-bottom: 10px; float: right;" /&gt;On 29th March, Jaleela al-Salman, Vice President of the Bahrain Teachers Association, was arrested at gunpoint in her bedroom in front of her children.&amp;nbsp; Many of her colleagues and fellow board members of the teachers’ union have since been arrested and released but are still awaiting trial on the claims of having illegal messages on their BlackBerrys and ‘inciting hatred towards the regime’. &amp;nbsp;&lt;/li&gt;  &lt;li&gt; On 12th June, 63 students of the Bahrain University and Polytechnic were expelled following peaceful demonstrations and updates on Facebook – and at least one student in this group can prove they were not even in Bahrain during the demonstrations. They have also been banned from enrolling in other universities in Bahrain and placed on ‘unofficial blacklists’, effectively ending their academic future in Bahrain.&lt;/li&gt;  &lt;li&gt; On 2nd August Jaleela went on hunger strike along with Rula Al Safar (the President of the Bahrain Nursing Society), in protest at their illegitimate detention. &lt;/li&gt;  &lt;li&gt; The Bahrain Teachers’ Union has been dissolved and a new one put in place with teachers ‘more amenable to the regime’.&lt;/li&gt;  &lt;li&gt;A 20-year-old student teacher at the Bahrain University, Ayat al-Gormezi, was imprisoned and tortured by the Bahraini security forces for nine days after reading a pro-democratic poem on Pearl Roundabout in March this year.&amp;nbsp; Her case became high profile, and international media support has helped lead to her release. By taking action we can give other victims of the current persecution a public voice. &lt;/li&gt;  &lt;/ul&gt;  &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Give a voice to Bahraini teachers and students and take action now&lt;/strong&gt;&lt;p&gt;Send your message to the King of Bahrain, the Prime Minister and the Minister of Education demanding an immediate end to the persecution and violation of rights of teachers and students in Bahrain.&amp;nbsp; With your help the denial of rights to these individuals will not go unnoticed, as we demand immediate justice for those concerned. &lt;br /&gt;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;a name="action"&gt;&lt;/a&gt;   					&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;You can also take further action here:&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;JOIN&lt;/strong&gt; the Education International campaign Bahrain: Stop the Crackdown on teacher unionists &lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ei-ie.org/en/uaas/uaa_details/28" target="_blank"&gt;http://www.ei-ie.org/en/uaas/uaa_details/28&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;WRITE&lt;/strong&gt; independently to the King of Bahrain, the Prime Minister and the Education Minister:&lt;/p&gt;&lt;p&gt;His Majesty Shaikh Hamad bin ‘Issa Al Khalifa, King of Bahrain P.O. Box 555, Rifa’a Palace, al-Manama, Bahrain, Fax:  973 17664587 &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Prince Khalifa bin Salman Al Khalifa, Prime Minister Fax:  973 175 33033;  973 175 32839&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Dr Majid Bin Ali Al-Naimi (Minister of Education)&lt;br /&gt;Fax:  973 1768 0161 or  973 1768 4493&lt;br /&gt;  &lt;a href="http://www.campaignforeducation.org/bahrain#"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.campaignforeducation.org/bahrain/mailto:Minister@moe.gov.bh"&gt;Minister@moe.gov.bh&lt;/a&gt;&lt;span style="display: none;"&gt;This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it  &lt;/span&gt;,   &lt;a href="http://www.campaignforeducation.org/bahrain#"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.campaignforeducation.org/bahrain/mailto:Akhbar-alterbia@maktoob.com"&gt;Akhbar-alterbia@maktoob.com&lt;/a&gt;&lt;span style="display: none;"&gt;This e-mail address is being protected from spambots. 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You need JavaScript enabled to view it  &lt;/span&gt;    &lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://www.campaignforeducation.org/bahrain"&gt;campaignforeducation.org&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/end-the-persecution-of-students-teachers-in-b"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-4665572261482791144?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/4665572261482791144/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/08/end-persecution-of-students-teachers-in.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/4665572261482791144'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/4665572261482791144'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/08/end-persecution-of-students-teachers-in.html' title='End the persecution of students &amp;amp; teachers in Bahrain'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-8023465083903752185</id><published>2011-08-09T06:15:00.001-07:00</published><updated>2011-08-09T06:15:56.162-07:00</updated><title type='text'>NASA - I ricercatori della NASA: Building Blocks DNA può essere fatto in Space</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;embed src="http://cdn-akm.vmixcore.com/player/2.0/player.swf?player_id=ba55fb58969b45546ee8de839b4394c7" allowfullscreen="true" wmode="opaque" allowscriptaccess="always" height="307" flashvars="debug=&amp;amp;services_url=http://cdn-akm.vmixcore.com/core-flash/UnifiedVideoPlayer/services.xml&amp;amp;token=V07YsbQwW06we2P2HDkFWcmqPwDYo-wJYK&amp;amp;player_id=ba55fb58969b45546ee8de839b4394c7&amp;amp;ref=http://www.nasa.gov/topics/solarsystem/features/dna-meteorites.html" width="500" /&gt;&lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://www.nasa.gov/topics/solarsystem/features/dna-meteorites.html"&gt;nasa.gov&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;    NASA-finanziato i ricercatori hanno dimostrato che alcuni elementi del DNA, la molecola che porta le istruzioni genetiche per la vita, trovati nei meteoriti erano probabilmente creato nello spazio. La ricerca fornisce supporto alla teoria che un "kit" di ready-made parti creati nello spazio e consegnato a Terra da meteoriti e comete impatti assistito l'origine della vita. "La gente ha scoperto i componenti del DNA nei meteoriti dal 1960, ma i ricercatori non erano sicuri se erano realmente creato nello spazio o se invece sono venuti dalla contaminazione di vita terrestre ", ha detto il Dott. Michael Callahan del NASA Goddard Space Flight Center, Greenbelt, nel Maryland" Per la prima volta, abbiamo tre linee di evidenza che insieme ci danno fiducia questi blocchi di costruzione del DNA in realtà sono state create nello spazio ". Callahan è autore di un articolo sulla scoperta che appaiono in Atti della National Academy of Sciences degli Stati Uniti d'America.        NASA-finanziato i ricercatori hanno dimostrato che alcuni elementi del DNA, la molecola che porta le istruzioni genetiche per la vita, trovati nei meteoriti erano probabilmente creato nello spazio. La ricerca fornisce supporto alla teoria che un "kit" di ready-made creato parti nello spazio e consegnato a Terra da meteoriti e comete impatti assistito l'origine della vita. (Credit: NASA Goddard Space Flight Center) &gt; Scarica questo video correlati e da Studio Visualizzazione Scientifica della NASA Goddard    La scoperta aggiunge un crescente corpo di evidenze che la chimica all'interno di asteroidi e comete è in grado di fare fondamenti essenziali di molecole biologiche. Per esempio, in precedenza, questi scienziati del Goddard Astrobiologia analitici di laboratorio hanno trovato amminoacidi in campioni della cometa Wild 2 dalla missione Stardust della NASA, e in varie meteoriti ricchi di carbonio. Gli aminoacidi sono usati per produrre proteine, le molecole cavallo di battaglia della vita, usato in tutto, dalle strutture come capelli agli enzimi, i catalizzatori che accelerano o regolare le reazioni chimiche. Nel nuovo lavoro, il terreno squadra Goddard fino campioni di dodici ricchi di carbonio meteoriti, nove dei quali sono stati recuperati dal Antartide. Hanno estratto ogni campione con una soluzione di acido formico e corse attraverso un cromatografo liquido, uno strumento che separa una miscela di composti. Essi hanno inoltre analizzato i campioni con uno spettrometro di massa, che aiuta a determinare la struttura chimica dei composti. meteoriti contengono una grande varietà di basi azotate, un elemento essenziale del DNA. (Concetto di credito Artista: NASA Goddard Space Flight Center / Chris Smith) &gt; Ingrandisci (JPG) &gt; Ingrandisci (TIF) Il team ha scoperto adenina e guanina, che sono componenti del DNA chiamati basi azotate, così come ipoxantina e xantina. DNA assomiglia a una scala a chiocciola, adenina e guanina collegare con due basi azotate altri per formare i pioli della scala. Fanno parte del codice che dice al macchinario cellulare che le proteine ​​da fare. . Ipoxantina e xantina non si trovano nel DNA, ma sono utilizzati in altri processi biologici Inoltre, in due delle meteoriti, il team ha scoperto per gli importi prima traccia temporale di tre molecole legate a basi azotate: purina, 2,6-diaminopurine, e 6,8-diaminopurine, tra le quali quasi mai utilizzato in biologia. Questi composti hanno la stessa molecola di base come basi azotate, ma con una struttura aggiunti o rimossi. Sono questi nucleobase legate molecole, chiamati analoghi nucleobase, che forniscono la prima evidenza che i composti nei meteoriti è venuto dallo spazio e non contaminazione terrestre. "Non ci si aspetterebbe di vedere questi analoghi nucleobase se la contaminazione da vita terrestre era la fonte, perché non sono utilizzati in biologia, a parte un rapporto di 2,6-diaminopurine che si verificano in un virus (cyanophage S-2L)," ha detto Callahan. "Tuttavia, se gli asteroidi si comportano come avviamento chimiche 'factories' di materiale prebiotico, ci si aspetterebbe a produrre molte varianti di basi azotate, non solo quelli biologici, a causa della grande varietà di ingredienti e le condizioni in ogni asteroide". Il secondo elemento di prova coinvolti ulteriori ricerche per escludere la possibilità di contaminazione terrestre, come fonte di queste molecole. Il team ha anche analizzato otto kg (21,4 libbre) campione di ghiaccio dell'Antartide, dove sono stati trovati la maggior parte dei meteoriti nello studio, con gli stessi metodi utilizzati per le meteoriti. Gli importi delle due basi azotate, più ipoxantina e xantina, che si trova nel ghiaccio era molto più bassa - parti per trilione - che in meteoriti, dove erano generalmente presenti a più parti per miliardo. Più significativamente, nessuno dei nucleobase analoghi sono stati rilevati nel campione di ghiaccio. Una delle meteoriti con nucleobase molecole analogico è sceso in Australia, e il team ha anche analizzato un campione di suolo raccolto nei pressi del sito caduta. Come per il campione di ghiaccio, il campione di suolo aveva nessuna delle molecole nucleobase analogica presente nel meteorite. In terzo luogo, il team ha scoperto queste basi azotate - sia quelli biologici e non biologici - sono stati prodotti in un completamente non-biologica reazione. "In laboratorio, una suite identica di basi azotate e nucleobase analoghi sono stati generati in non-biologica reazioni chimiche contenenti cianuro di idrogeno, ammoniaca e acqua. Questo fornisce un meccanismo plausibile per la loro sintesi in corpi dei genitori l'asteroide, e supporta la nozione che sono extraterrestri ", dice Callahan. "Infatti, sembra che ci sia Classe A 'Goldilocks' di meteorite, la cosiddetta CM2 meteoriti, dove le condizioni sono perfette per fare più di queste molecole", aggiunge Callahan. Il team comprende Callahan e Drs. Jennifer C. Stern, Daniel P. Glavin, e Jason P. Dworkin della NASA Goddard Astrobiologia analitica di laboratorio, la signora Karen E. Smith e il Dr. Christopher H. Casa della Pennsylvania State University, University Park, Pennsylvania, il Dr. H. Giacomo Cleaves II della Carnegie Institution di Washington, Washington, DC, e il dottor Josef Ruzicka di Thermo Fisher Scientific, Somerset, NJ La ricerca è stata finanziata dalla NASA Astrobiology Institute, il Centro Goddard di Astrobiologia, il Astrobiologia NASA: Esobiologia e evolutivi Biology Program, il programma della NASA e post-dottorato. Related Link &gt; Video correlati da Studio Visualizzazione Scientifica della NASA Goddard                             &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/nasa-i-ricercatori-della-nasa-building-blocks"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-8023465083903752185?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/8023465083903752185/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/08/nasa-i-ricercatori-della-nasa-building.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/8023465083903752185'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/8023465083903752185'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/08/nasa-i-ricercatori-della-nasa-building.html' title='NASA - I ricercatori della NASA: Building Blocks DNA può essere fatto in Space'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-4705552073374494727</id><published>2011-08-05T02:54:00.001-07:00</published><updated>2011-08-05T02:54:55.437-07:00</updated><title type='text'>L'Homo Cyberneticus di Nicola Cara Damiani | SCIENZA E FUTURO</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote&gt;&lt;div&gt;  &lt;p&gt;  	&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="font-size: small;"&gt;&lt;div style="font-family: arial, sans-serif;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://thefuturist.splinder.com/post/25394217/lhomo-cyberneticus-di-nicola-cara-damiani#"&gt;&lt;img src="http://www.este-edition.com/mediaDB/Copia1_CaraDamiani.jpgMEDIA.jpg" border="0" height="200" alt="" width="137" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://thefuturist.splinder.com/post/25394217/lhomo-cyberneticus-di-nicola-cara-damiani#"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;p&gt;  	&lt;span style="font-size: 14px;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: arial, sans-serif;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Homo Cyberneticus (Este Edition 2011)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	&lt;span style="font-size: 14px;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 255);"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: arial, sans-serif;"&gt;&lt;a href="http://www.este-edition.com/prodotti.php?idProd=598"&gt;http://www.este-edition.com/prodotti.php?idProd=598&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 255);"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: arial, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	&lt;span style="font-size: 14px;"&gt;&lt;span style="color: rgb(128, 0, 128);"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: arial, sans-serif;"&gt;Società cibernetica e Informatica di massa, roba esoterica e – nonostante notebook e smartphone quasi persino nel letto..., di ardua comprensione?&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	&lt;span style="font-size: 14px;"&gt;&lt;span style="color: rgb(128, 0, 128);"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: arial, sans-serif;"&gt;A volte, gli scrittori divulgano meglio, con poche azzeccate pennellate o schizzi, le cose complesse del nostro mondo.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	&lt;span style="font-size: 14px;"&gt;&lt;span style="color: rgb(128, 0, 128);"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;E' certamente il caso di Homo Cyberneticus dello scrittore pugliese Nicola Cara Damiani.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	&lt;span style="font-size: 14px;"&gt;&lt;span style="color: rgb(128, 0, 128);"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: arial, sans-serif;"&gt;Sulla scia dello stile della comunicazione degli stessi Roberto Vacca o l'equipe di Piero Angela:&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	&lt;span style="font-size: 14px;"&gt;&lt;span style="color: rgb(128, 0, 128);"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: arial, sans-serif;"&gt;ovviamente in chiave narrativa, l'autore traccia con parole scorrevoli da dove viene in fondo il presunto alieno Homo Cyberneticus del nostro tempo. &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	&lt;span style="font-size: 14px;"&gt;&lt;span style="color: rgb(128, 0, 128);"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: arial, sans-serif;"&gt;Attraverso una fiction “classica”, quale la forma dialogica, ottimamente polarizzata tra un misterioso anziano filosofo e due giovani figli dell'era del computer.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;  	&lt;span style="font-size: 14px;"&gt;&lt;span style="color: rgb(128, 0, 128);"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: arial, sans-serif;"&gt;Ne esita, appunto, un “semplice” Homo Cyberneticus, riconnesso alle sue origini umane e culturali, che- oltre l'apparenza puramente letteraria, fa piazza pulita dei due principali e convenzionali approcci alla questione degli umani nell'età dell'intelligenza artificiale.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;  	&lt;span style="font-size: 14px;"&gt;&lt;span style="color: rgb(128, 0, 128);"&gt;&lt;span style="font-family: arial black,avant garde;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: arial, sans-serif;"&gt;Sia la visione tecnofila e magica, sia quella apocalittica, sono splendidamente relativizzate: la nuova scienza del nostro tempo, mentre cambia- per fortuna- il mondo- in sé è semplicemente il linguaggio del nostro tempo: un linguaggio potenzialmente rivoluzionario.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;  	&lt;span style="font-size: 14px;"&gt;&lt;span style="color: rgb(128, 0, 128);"&gt;&lt;span style="font-family: arial black,avant garde;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: arial, sans-serif;"&gt;Va da sé: un'astronave con un pilota scimmia finisce fuori orbita. &lt;/span&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;  	&lt;span style="font-size: 14px;"&gt;&lt;span style="color: rgb(128, 0, 128);"&gt;&lt;span style="font-family: arial black,avant garde;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: arial, sans-serif;"&gt;Educare invece al senso non solo estetico ma spirituale della tecnoscienza e dei suoi effetti sorprendenti sull'anima o la mente umana (la si chiami come si preferisce), senza alcun timore: se non quello di certo principio di precauzione o realtà, ma mai a priori, nel divenire della storia umana, la piccola grande storia della nostra contraddittoria specie, ma almeno sulla Terra unica, capace di contemplare le stelle, pensare e amare e creare, migliorare la Natura.... genera software umani potenziati capaci di attraversare la computer age. &lt;/span&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;  	&lt;span style="font-size: 14px;"&gt;&lt;span style="color: rgb(128, 0, 128);"&gt;&lt;span style="font-family: arial black,avant garde;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: arial, sans-serif;"&gt;Bel libro quindi di certo esistenzialismo cibernetico che auspica un semplice homo cyberneticus capace di conservare e rinnovare, raffinare le emozioni umane, non soltanto nei grandi eventi della nostra epoca, dai trapianti ai viaggi spaziali all'energia solare alle macchine pensanti, ma nella vita quotidiana di tutti i giorni- telefonino o wireless , certamente nella stanza accanto o nello zaino, ma acceso o meno...&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;  	&lt;span style="font-size: 14px;"&gt;&lt;span style="color: rgb(128, 0, 128);"&gt;&lt;span style="font-family: arial black,avant garde;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: arial, sans-serif;"&gt;Come farebbero, senza lamentarsi troppo, anche Platone , Democrito, Eraclito o Pitagora...&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	  	&lt;span style="color: rgb(0, 0, 255); font-family: arial black,avant garde;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: arial, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;RobyGuerra&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;  	&lt;span style="display: none;"&gt;RR&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;          --&amp;gt;  &lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;&lt;strong&gt;via &lt;a href="http://thefuturist.splinder.com/post/25394217/lhomo-cyberneticus-di-nicola-cara-damiani"&gt;thefuturist.splinder.com&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/lhomo-cyberneticus-di-nicola-cara-damiani-sci"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-4705552073374494727?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/4705552073374494727/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/08/l-cyberneticus-di-nicola-cara-damiani.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/4705552073374494727'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/4705552073374494727'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/08/l-cyberneticus-di-nicola-cara-damiani.html' title='L&amp;#39;Homo Cyberneticus di Nicola Cara Damiani | SCIENZA E FUTURO'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-58032896876371955</id><published>2011-08-02T00:25:00.001-07:00</published><updated>2011-08-02T00:25:14.437-07:00</updated><title type='text'>Il nostro cervello non può fare di più - Wired.it</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote class="posterous_long_quote"&gt;&lt;h1&gt;Il nostro cervello non può fare di più&lt;/h1&gt;  	&lt;h3 /&gt;&lt;p&gt;  	La materia grigia degli esseri umani ha raggiunto i suoi limiti. La spiegazioni di un team inglese di ricercatori&lt;/p&gt;      &lt;address class="authordetails"&gt;   &lt;/address&gt;                    01 agosto 2011    di &lt;a class="author_link" title="Lorenzo Mannella"&gt;Lorenzo Mannella&lt;/a&gt;      	      	  	  		  			  								&lt;h2 style=""&gt;Il nostro cervello non può fare di più&lt;/h2&gt;  								&lt;p&gt;Il nostro cervello non pu�� fare di pi��&lt;/p&gt;  							&amp;nbsp;  			&lt;p&gt;  		  		  			  			&lt;/p&gt;&lt;div style="display: none;"&gt;  				&lt;ul&gt;  				  						&lt;li class="currentmedia"&gt;   							&lt;a href="http://media.wired.it/uploads/599x337/201131/il_nostro_cervello_non_pu___fare_di_pi____8854.jpg" rel="image"&gt;  								&lt;img src="http://media.wired.it/uploads/599x337/201131/il_nostro_cervello_non_pu___fare_di_pi____8854.jpg" height="81" alt="Il nostro cervello non può fare di più" width="81" /&gt;							  							&lt;/a&gt;  							  								&lt;h2 style=""&gt;Il nostro cervello non può fare di più&lt;/h2&gt;  								&lt;p&gt;Il nostro cervello non pu�� fare di pi��&lt;/p&gt;  							  						&lt;/li&gt;  					  					  					  				&lt;/ul&gt;  			&lt;/div&gt;  		  		  	  				    				  			  &lt;a name="content"&gt; &lt;/a&gt;  &lt;div class="article_content"&gt;    &lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;p&gt; Teniamoci stretti gli   &lt;b&gt;Shuttle, i computer quantistici &lt;/b&gt;e le   &lt;b&gt;nanomacchine&lt;/b&gt;, perché forse in futuro non riusciremo a inventare niente di più sofisticato. Che sia chiaro, agli esseri umani non mancano certo le idee, bensì la possibilità di sviluppare qualche   &lt;b&gt;connessione&lt;/b&gt;   &lt;b&gt;neuronale&lt;/b&gt; in più. Il nostro cervello, infatti, avrebbe raggiunto il massimo delle sue capacità di elaborazione dati. A dirlo non è un pessimista qualunque, ma   &lt;a href="http://www.neuroscience.cam.ac.uk/directory/profile.php?SL104" target="_blank"&gt;Simon Laughlin&lt;/a&gt;, neuroscienziato dell’   &lt;a href="http://www.cam.ac.uk/" target="_blank"&gt;Università di Cambridge&lt;/a&gt;.   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;   Secondo Laughlin, coautore di un libro sull’autonomia energetica degli organismi intitolato   &lt;a href="http://mitpress.mit.edu/catalog/item/default.asp?ttype=2&amp;amp;tid=12096" target="_blank"&gt;Work Meets Life&lt;/a&gt;, per potenziare le sue capacità cognitive la materia cerebrale avrebbe bisogno di quantità extra di   &lt;b&gt;ossigeno&lt;/b&gt; troppo elevate. Significa che, per far funzionare il   &lt;b&gt;cervello&lt;/b&gt;, non possiamo permetterci di spendere più carburante di quanto già non facciamo.   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;     &lt;em&gt;“Il nostro cervello consuma   &lt;b&gt;energia&lt;/b&gt; per funzionare”&lt;/em&gt;, spiega Laughlin,   &lt;em&gt;“e questo dispendio di risorse è tanto elevato da limitare le performance cerebrali. Significa che c’è un limite alla quantità di   &lt;b&gt;informazioni &lt;/b&gt;che possiamo elaborare nella nostra testa”.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;   Il problema non è tanto nelle dimensioni del nostro cervello, ma nel grado di interconnessione tra le sue cellule, i neuroni. Come in un   &lt;b&gt;computer&lt;/b&gt;, per elaborare informazioni più complesse dovremmo prima espandere la potenza del nostro processore aumentando la sua capacità di calcolo. Ma, purtroppo, la nostra   &lt;em&gt;centralina cerebrale&lt;/em&gt; consuma già il 20% dell’energia prodotta dall’intero   &lt;b&gt;organismo&lt;/b&gt;. Inoltre, anche se le dimensioni del cervello rimanessero costanti, sarebbe impossibile aumentare la densità dei suoi neuroni miniaturizzandoli ancor di più. Si tratta di un limite fisiologico che, se superato, produrrebbe più danni che benefici.   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;   Tutti i dati raccolti dagli scienziati fanno presagire che per l’essere umano sia arrivata la fine della   &lt;b&gt;corsa evolutiva&lt;/b&gt;. Il nostro cervello non avrà mai cellule più piccole e numerose né sarà più veloce di quanto non sia già oggi. A ripetere questa triste verità c’è anche   &lt;a href="http://www.neuroscience.cam.ac.uk/directory/profile.php?edbullmore" target="_blank"&gt;Ed Bullmore&lt;/a&gt;, uno psichiatra di Cambridge che lavora a fianco di Laughlin.   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;   Gli studi di   &lt;b&gt;brain imaging&lt;/b&gt; di Bullmore hanno dimostrato che nel cervello delle persone dalla mente più brillante gli impulsi cerebrali viaggiano più velocemente del solito. “Si paga un prezzo per l'intelligenza'', spiega lo studioso, ''essere più intelligenti significa migliorare le connessioni tra diverse aree del cervello e questo si scontra contro forti limiti in energia e spazio''.&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;     &lt;/div&gt;  	&lt;div&gt;   			&lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/" rel="license" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://i.creativecommons.org/l/by-nc-nd/3.0/88x31.png" height="31" alt="Licenza Creative Commons" style="border-width: 0;" width="88" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/08/01/cervello-umano-sviluppo-13869.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL"&gt;daily.wired.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/il-nostro-cervello-non-puo-fare-di-piu-wiredi"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-58032896876371955?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/58032896876371955/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/08/il-nostro-cervello-non-puo-fare-di-piu.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/58032896876371955'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/58032896876371955'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/08/il-nostro-cervello-non-puo-fare-di-piu.html' title='Il nostro cervello non può fare di più - Wired.it'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-8553503867505208526</id><published>2011-07-26T00:08:00.001-07:00</published><updated>2011-07-26T00:08:43.771-07:00</updated><title type='text'>CIBERNIX - Frustrazione ciibernetica  BRAIN  TRAINER</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;  Check out this website I found at &lt;a href="http://blog.libero.it/MASTERIZZAZIONE/view.php?nocache=1311663655"&gt;blog.libero.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;  BRAIN TRAINER  Post n°230 pubblicato il 26 Luglio 2011 da BROWSERIK    Tag: scienze cognitive, video game    Ricercatori dell’Università di Belfast hanno sviluppato un videogioco in grado di migliorare le nostre capacità di prendere decisioni nella vita di tutti i giorni e nei momenti critici.  Una speranza di guarigione per gli indecisi cronici? Boh! Diamoci un’occhiata dopo aver ripercorso un po’ la storia dei videogiochi educativi. “Papà mi compri il computer? Non fa solo videogiochi, mi serve per studiare, è utile per la gestione della tua azienda e poi… ci sono i giochi educativi, che mi insegnano divertendomi!” Discorsi del genere, falsi quanto ingenui, sono ronzati nelle orecchie di tanti papà degli anni ’80, che molto spesso non avevano aziende da gestire (o che magari non le avrebbero gestite con un Commodore 64) e che guardavano con sospetto quelle nuove macchine che si “attaccavano” alla televisione.  In effetti l’home computer in quei tempi remoti oltre che a giocare non serviva proprio a niente. Certo, c’erano programmi per fare un po’ di tutto, ma quasi nulla che non si potesse fare meglio a mano. E tra le altre cose c’erano i famigerati giochi educativi, il tipico regalo sbagliato della nonna a Natale. Forse non tutti i giochi educativi degli anni Ottanta erano davvero brutti, alcuni erano esperimenti coraggiosi, interessanti, intelligenti; era difficile però trovarne uno che si potesse definire davvero divertente e accattivante. Lentamente, negli anni ’90, gli edu-game inizieranno a farsi strada nelle scuole, rivelandosi utili nel campo dell’ insegnamento di varie materie (lingue su tutti) e soprattutto per gli alunni con difficoltà di apprendimento; resteranno tuttavia confinati nel settore degli strumenti didattici.  Il 2005 è l’anno della svolta. Il dottor Ryuta Kawashima, uno dei massimi esperti di neurologia in Giappone, sviluppa un videogioco per Nintendo DS che in realtà è una collezione di “giochi” (per non chiamarli esercizi). Si chiama Brain Trainer e vende in un paio di anni più di 17 milioni di copie: tante, anche perché nel conteggio non si calcolano gli innumerevoli cloni e le conversioni per altre piattaforme. È la rivincita del genere (forse sarebbe più corretto parlare di tipologia) di videogioco più bistrattato della storia. Quello che è ironico è che un programma di questo tipo sarebbe girato senza difficoltà su un Commodore 64 e forse anche su un Vic-20 (5 kbite di RAM, espandibili fino a 32). Anzi, programmi del genere ce n’erano, ma erano quasi sempre realizzati in modo molto approssimativo e soprattutto non riscontravano nessun gradimento da parte del pubblico. Come spiegare quindi il successo di Brain Trainer? Non è difficile capire che nel corso degli anni è completamente cambiato l’approccio del pubblico all’home computer (che ormai coinvolge quasi ogni nostra area del vivere) e il tipo di fruitori (sempre più ampio e sempre più diversificato, che non chiede al computer solo alieni verdi a cui sparare).  Ma soprattutto Brain Trainer ha portato a un nuovo modo di vedere il videogioco, già evidente dal sottotitolo Brain Age: Train Your Brain in Minutes a Day. Il videogame viene proposto come un attrezzo ginnico per il proprio cervello, qualcosa che ci fa star meglio e vivere meglio, uno strumento che ha delle ricadute positive nella nostra vita pratica, che, in una parola, ci migliora. È quasi un oggetto magico in grado di ringiovanirci, almeno a livello neurale: è facile immaginare la soddisfazione di chi passa (ricordiamolo, nelle valutazioni del programma) da un età cerebrale di 87 anni a un’elasticità mentale da ventenne.  Seguendo la linea guida tracciata da Kawashima, un gruppo di ricercatori della Queen’s University di Belfast ha creato un software che ha un obiettivo molto ambizioso: quello cioè di migliorare la capacità di prendere decisioni nella vita reale. Il software, che si chiama World of Uncertainity, è stato studiato e sviluppato da un pool di esperti in varie discipline, tra cui il professore di statistica Philip Dawid, dell’università di Cambridge e la dottoressa Melissa Cole, informatica della Brunel University.  Per ora il gioco è solo un prototipo, e si basa sullo stesso principio di training del videogame di Ryuta Kawashima (più ci si gioca più benefici si avranno) ma rispetto a questo tocca tasti molto più delicati, specifici e complessi del cervello umano, ovvero i meccanismi di scelta. Se il Brain Trainer è una palestra generica per tutto il cervello, World of Uncertainty ha lo scopo di allenarne una delle parti più sensibili e importanti: quella che determina le nostre scelte e il nostro futuro. Ma come funziona esattamente World of Uncertainty? In realtà, come anche Brain Trainer, è basato su un meccanismo molto intuitivo. In questo caso è il quiz a risposta multipla (alla Chi vuol essere milionario? per intenderci). Forse, a questo punto, qualcuno si aspetterà che le domande simulino situazioni critiche a cui dobbiamo dare una risposta, del tipo “la casa sta andando a fuoco: salvi il gatto, il canarino o il cane?”. Invece non accade niente di tutto questo.  Le domande sono di cultura generale (da “qual è la capitale dell’Egitto?” a “come si chiama il terzino della Dinamo Zagabria?”), non implicano nessuna presa di posizione o decisione. Una presa in giro? In realtà no, perché il giocatore, oltre a dare la risposta in breve tempo, deve considerare un altro, cruciale, fattore: la fiducia che ha nella correttezza della sua risposta. A ogni quiz il giocatore deve distribuire 20 punti tra due possibilità: che la sua risposta sia corretta o che sia sbagliata. Pertanto se è assolutamente sicuro della sua risposta attribuirà 20 punti alla sicurezza e 0 all’insicurezza. Viceversa se non ha idea di quale sia la risposta corretta, distribuirà in modo equo i punti, così da guadagnare punteggio sia che la sua risposta sia giusta sia che sia sbagliata. E’ chiaro perciò che il minimo del punteggio si avrà quando si sbaglierà completamente di valutare la propria competenza, ovvero quando si investiranno 20 punti su una risposta che poi si rivelerà sbagliata. Quello che misura il gioco non è quindi la conoscenza degli argomenti (anche se a prima vista potrebbe apparire così), ma quanto il giocatore crede di conoscere gli argomenti. E il punteggio sarà tanto maggiore quanto più accuratamente saprà stimare, nel breve tempo dato, le sue capacità. Il presupposto di partenza dei creatori di World of Uncertainty è abbastanza semplice: prendere una buona decisione in una circostanza critica infatti dipende dal saper valutare in tempi brevi e il più approfonditamente possibile le proprie capacità e possibilità di successo ; e questo è il genere di situazioni su cui questo gioco ci vuole allenare e che- in modo meccanico e astratto – simula. Altro aspetto da tenere in considerazione è che World of Uncertainty non va considerato solo come una forma di divertimento e di allenamento alla corretta percezione di sé ma anche, guardandolo dal punto di vista di Jyldiz Tabyldy Kyzy (Phd coinvolta nello sviluppo del gioco) e degli altri ricercatori, come “un ottimo strumento di ricerca che ci sta facendo scoprire molto sui meccanismi mentali e sui processi coinvolti nella presa di decisioni”.  Quasi una forma d’involontaria citizen science, quindi. E forse questo è in effetti l’aspetto più interessante del progetto, dato che videogiochi che aumentano la capacità di prendere in fretta decisioni corrette già ce n’erano, e probabilmente fin dai tempi di Pacman e Centipede. Infatti, secondo una ricerca curata da C. Shawn Green (dipartimento di scienze cognitive dell’università di Rochester) questo sarebbe un aspetto connaturato ai videogiochi d’azione. Lo studio, pubblicato su Current Biology, riporta i risultati di un esperimento svolto su un ampio campione di giovani (dai 18 ai 25 anni) non giocatori. I volontari sono stati divisi in due gruppi uguali: alcuni hanno giocato a giochi d’azione, gli altri invece si sono cimentati con videogiochi gestionali; ogni giocatore ha giocato 50 ore.  Dopo la “terapia” sono stati effettuati sui volontari test visuali e uditivi di diverso tipo e non legati alle abilità richieste nei videogiochi . I risultati hanno messo in evidenza come le risposte di chi aveva giocato ai giochi d’azione fosse più veloce del 25% e soprattutto, avesse lo stesso grado di accuratezza di quelle di chi aveva giocato ai giochi gestionali. Insomma, sebbene in questo caso non venga coinvolta la propria autopercezione, sembra che il classico videogame d’azione aiuti a ragionare bene e in fretta. Resta da vedere in che misura prendere decisioni in situazioni e mondi astratti e ipersemplificati possa legarsi a qualcosa come la capacità di scegliere e decidere, aspetti della vita connessi a molti altri fattori, contingenti, emotivi, sociali, culturali. &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/cibernix-frustrazione-ciibernetica-brain-trai"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-8553503867505208526?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/8553503867505208526/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/07/cibernix-frustrazione-ciibernetica_26.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/8553503867505208526'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/8553503867505208526'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/07/cibernix-frustrazione-ciibernetica_26.html' title='CIBERNIX - Frustrazione ciibernetica  BRAIN  TRAINER'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-164056973456332985</id><published>2011-07-24T23:20:00.001-07:00</published><updated>2011-07-24T23:20:38.005-07:00</updated><title type='text'>Quando i loghi dicono la verità - Wired.it</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote class="posterous_long_quote"&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it" title="DAILY WIRED"&gt;DAILY WIRED&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  		&lt;li&gt; &lt;a href="http://daily.wired.it/foto" title="FOTO"&gt;FOTO&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  	&lt;/ul&gt;      &lt;h1&gt;Quando i loghi dicono la verità&lt;/h1&gt;  	&lt;h3 /&gt;&lt;p&gt;  	In &lt;em&gt;Honest Logos&lt;/em&gt;,&amp;nbsp;Viktor Hertz trasforma marchi noti rendendoli sinceri&amp;nbsp;&lt;/p&gt;      &lt;address class="authordetails"&gt;   &lt;/address&gt;                    06 maggio 2011    di &lt;a class="author_link" title="Alessio Lana"&gt;Alessio Lana&lt;/a&gt;      	      	  	  		  			  									&lt;h2 style=""&gt;Viktor Hertz, Honest Logos&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	(Photo credits: &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/hertzen/" target="_blank"&gt;Victor Hertz&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								&amp;nbsp;  			&lt;div style="float: left;"&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/05/06/viktor-hertz-honest-logos.html#" class="prevP gallerycontrol" style="display: block; 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height: 42px;"&gt;‹&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="float: left;"&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/05/06/viktor-hertz-honest-logos.html#" class="prevP gallerycontrol" style="display: block; height: 42px;"&gt;‹&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;p /&gt;&lt;div style="float: right;"&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/05/06/viktor-hertz-honest-logos.html#" class="nextP gallerycontrol" style="display: block; height: 42px;"&gt;›&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="float: right;"&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/05/06/viktor-hertz-honest-logos.html#" class="nextP gallerycontrol" style="display: block; height: 42px;"&gt;›&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="float: right;"&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/05/06/viktor-hertz-honest-logos.html#" class="nextP gallerycontrol" style="display: block; height: 42px;"&gt;›&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="float: right;"&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/05/06/viktor-hertz-honest-logos.html#" class="nextP gallerycontrol" style="display: block; 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 									&lt;img title="19541" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201118/viktor_hertz__honest_logos_1852.jpg" alt="Viktor Hertz, Honest Logos" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Viktor Hertz, Honest Logos&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	(Photo credits: &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/hertzen/" target="_blank"&gt;Victor Hertz&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li class=""&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/05/06/viktor-hertz-honest-logos.html#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="19540" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201118/viktor_hertz__honest_logos_6974.jpg" alt="Viktor Hertz, Honest Logos" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Viktor Hertz, Honest Logos&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	(Photo credits: &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/hertzen/" target="_blank"&gt;Victor Hertz&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li class=""&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/05/06/viktor-hertz-honest-logos.html#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="19542" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201118/viktor_hertz__honest_logos_8757.jpg" alt="Viktor Hertz, Honest Logos" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Viktor Hertz, Honest Logos&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	(Photo credits: &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/hertzen/" target="_blank"&gt;Victor Hertz&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li class=""&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/05/06/viktor-hertz-honest-logos.html#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="19543" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201118/viktor_hertz__honest_logos_8760.jpg" alt="Viktor Hertz, Honest Logos" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Viktor Hertz, Honest Logos&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	(Photo credits: &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/hertzen/" target="_blank"&gt;Victor Hertz&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li class=""&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/05/06/viktor-hertz-honest-logos.html#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="19544" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201118/viktor_hertz__honest_logos_3979.jpg" alt="Viktor Hertz, Honest Logos" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Viktor Hertz, Honest Logos&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	(Photo credits: &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/hertzen/" target="_blank"&gt;Victor Hertz&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li class=""&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/05/06/viktor-hertz-honest-logos.html#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="19545" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201118/viktor_hertz__honest_logos_4833.jpg" alt="Viktor Hertz, Honest Logos" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Viktor Hertz, Honest Logos&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	(Photo credits: &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/hertzen/" target="_blank"&gt;Victor Hertz&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li class="currentmedia"&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/05/06/viktor-hertz-honest-logos.html#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="19546" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201118/viktor_hertz__honest_logos_2188.jpg" alt="Viktor Hertz, Honest Logos" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Viktor Hertz, Honest Logos&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	(Photo credits: &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/hertzen/" target="_blank"&gt;Victor Hertz&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/05/06/viktor-hertz-honest-logos.html#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="19547" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201118/viktor_hertz__honest_logos_1529.jpg" alt="Viktor Hertz, Honest Logos" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Viktor Hertz, Honest Logos&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	(Photo credits: &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/hertzen/" target="_blank"&gt;Victor Hertz&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/05/06/viktor-hertz-honest-logos.html#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="19548" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201118/viktor_hertz__honest_logos_4033.jpg" alt="Viktor Hertz, Honest Logos" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Viktor Hertz, Honest Logos&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	(Photo credits: &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/hertzen/" target="_blank"&gt;Victor Hertz&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/05/06/viktor-hertz-honest-logos.html#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="19549" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201118/viktor_hertz__honest_logos_6970.jpg" alt="Viktor Hertz, Honest Logos" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Viktor Hertz, Honest Logos&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	(Photo credits: &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/hertzen/" target="_blank"&gt;Victor Hertz&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/05/06/viktor-hertz-honest-logos.html#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="19550" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201118/viktor_hertz__honest_logos_9998.jpg" alt="Viktor Hertz, Honest Logos" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Viktor Hertz, Honest Logos&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	(Photo credits: &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/hertzen/" target="_blank"&gt;Victor Hertz&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/05/06/viktor-hertz-honest-logos.html#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="19708" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201118/viktor_hertz__honest_logos_6848.jpg" alt="Viktor Hertz, Honest Logos" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Viktor Hertz, Honest Logos&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	(Photo credits: &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/hertzen/" target="_blank"&gt;Victor Hertz&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/05/06/viktor-hertz-honest-logos.html#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="19709" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201118/viktor_hertz__honest_logos_2939.jpg" alt="Viktor Hertz, Honest Logos" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Viktor Hertz, Honest Logos&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	(Photo credits: &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/hertzen/" target="_blank"&gt;Victor Hertz&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/05/06/viktor-hertz-honest-logos.html#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="19710" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201118/viktor_hertz__honest_logos_7095.jpg" alt="Viktor Hertz, Honest Logos" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Viktor Hertz, Honest Logos&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	(Photo credits: &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/hertzen/" target="_blank"&gt;Victor Hertz&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  					  				&lt;/ul&gt;  			&lt;/div&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/05/06/viktor-hertz-honest-logos.html#" class="next gallerycontrol"&gt;›&lt;/a&gt;  		&lt;ul class="mediaindex"&gt;&lt;li class=""&gt;0&lt;/li&gt;&lt;li&gt;1&lt;/li&gt;&lt;li class=""&gt;2&lt;/li&gt;&lt;li&gt;3&lt;/li&gt;&lt;li class=""&gt;4&lt;/li&gt;&lt;li&gt;5&lt;/li&gt;&lt;li class=""&gt;6&lt;/li&gt;&lt;li&gt;7&lt;/li&gt;&lt;li class=""&gt;8&lt;/li&gt;&lt;li&gt;9&lt;/li&gt;&lt;li class=""&gt;10&lt;/li&gt;&lt;li&gt;11&lt;/li&gt;&lt;li class="currentmedia"&gt;12&lt;/li&gt;&lt;li&gt;13&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;  		  	  				    				  			  &lt;a name="content"&gt; &lt;/a&gt;  &lt;div class="article_content"&gt;    &lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;p&gt; Anche i loghi, nel loro piccolo, dicono la verità. Soprattutto quando vengono modificati e riadattati da un designer come   &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/hertzen/" target="_blank"&gt;Victor Hertz&lt;/a&gt;. Abbiamo già incontrato questo   &lt;strong&gt;designer svedese&lt;/strong&gt; 28enne che disegna da soli due anni. Era in occasione della presentazione delle sue   &lt;a href="http://daily.wired.it/foto/viktor-hertz-film-poster-pittogrammi.html" target="_parent"&gt;locandine cinematografiche&lt;/a&gt; realizzate con i pittogrammi, i simboli dei cartelli stradali.   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;   In poco tempo la Rete lo ha consacrato un   &lt;strong&gt;artista di culto&lt;/strong&gt;, tanto da definirlo&amp;nbsp;   &lt;em&gt;viral&lt;/em&gt;, una meta ambitissima per ogni creativo che si muove sul Web. Lui, instancabile, non si ferma e&amp;nbsp;con   &lt;em&gt;Honest Logos&amp;nbsp;&lt;/em&gt;continua una ricerca grafica contraddistinta da un umorismo sottile. Lo scopo è "   &lt;em&gt;raccontare la vera anima di un'azienda o come dovrebbe essere chiamata&lt;/em&gt;" e lo fa con un tono mai urlato, come piace a noi.   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;   Allora che la sfida abbia inizio: riesci a indovinarli tutti?&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/05/06/viktor-hertz-honest-logos.html"&gt;daily.wired.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/quando-i-loghi-dicono-la-verita-wiredit"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-164056973456332985?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/164056973456332985/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/07/quando-i-loghi-dicono-la-verita-wiredit.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/164056973456332985'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/164056973456332985'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/07/quando-i-loghi-dicono-la-verita-wiredit.html' title='Quando i loghi dicono la verità - Wired.it'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-8876424868145438798</id><published>2011-07-12T02:55:00.001-07:00</published><updated>2011-07-12T02:55:04.305-07:00</updated><title type='text'>Este Edition / Prodotto / Homo Cyberneticus</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote class="posterous_long_quote"&gt;&lt;h3 class="titolo_sezione"&gt;Homo Cyberneticus&lt;/h3&gt;  &lt;div&gt;  &lt;a href="http://www.este-edition.com/index.php"&gt;Home&lt;/a&gt; &amp;gt; &lt;a href="http://www.este-edition.com/prodotti.php?idProd=597/categorie.php?idCat=1"&gt;AUTORI / LIBRI&lt;/a&gt; &amp;gt; &lt;a href="http://www.este-edition.com/prodotti.php?idProd=597/categorie.php?idCat=32"&gt;AUTORI dalla A alla M&lt;/a&gt; &amp;gt;  &lt;a href="http://www.este-edition.com/prodotti.php?idProd=597/categorie.php?idCat=204"&gt;Cara Damiani Nicola&lt;/a&gt; &amp;gt; &lt;strong&gt;Homo Cyberneticus&lt;/strong&gt;  &lt;/div&gt;    &lt;div class="immagine-laterale"&gt;  &lt;table border="0" align="center" width="20%"&gt;  &lt;tr&gt;  &lt;td&gt;&lt;a&gt;» Richiedi più informazioni&lt;/a&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://www.este-edition.com/prodotti.php?idProd=597"&gt;este-edition.com&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;  Homo Cyberneticus  Home &gt; AUTORI / LIBRI &gt; AUTORI dalla A alla M &gt; Cara Damiani Nicola &gt; Homo Cyberneticus    TITOLO Homo Cyberneticus        AUTORE    Nicola Cara Damiani    È nato a Bari. I suoi interessi prioritari sono lo studio dell’uomo, le sue aspirazioni, le sue debolezze, gli affetti che ne condizionano i comportamenti sociali ed affettivi.        GENERE Narrativa        ISBN 978-88-96604-71-7        PREZZO € 12,00        PAGINE 112        FORMATO 14,8 x 21 cm.        ANNO DI PUBBLICAZIONE 2011        CONTENUTI    La Filosofia è la scienza che permette di inquadrare una situazione nei termini utili alla stimolazione riflessiva dalla cui attività elaborativa risulteranno le relative deduzioni. Ho voluto quindi affrontare il tema relativo alla vita dell’uomo moderno, così tecnologico-dipendente, sviluppandone l’analisi con vari approcci. Per questo ho seguito una logica di sviluppo che fosse coerente alla tematica nel rispetto della semplicità e chiarezza di espressione del pensiero nella trattazione di argomenti profondi che stimolano l’analisi introspettiva del lettore. Quale modo migliore per suscitare l’interesse alla lettura se non quello di far parlare due giovani che vivono la realtà tecnologica odierna, offrendo loro la possibilità di confontarsi con un autorevole rappresentante della generazione anziana? (N.C.D.)        COLLANA Fictio (collana di narrativa)    » Richiedi più informazioni &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/este-edition-prodotto-homo-cyberneticus"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-8876424868145438798?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/8876424868145438798/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/07/este-edition-prodotto-homo-cyberneticus.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/8876424868145438798'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/8876424868145438798'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/07/este-edition-prodotto-homo-cyberneticus.html' title='Este Edition / Prodotto / Homo Cyberneticus'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-4508970654498671031</id><published>2011-07-12T02:52:00.001-07:00</published><updated>2011-07-12T02:52:47.710-07:00</updated><title type='text'>Este Edition / Categorie / Cara Damiani Nicola</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote&gt;&lt;div&gt;  &lt;h3&gt;Cara Damiani Nicola&lt;/h3&gt;  &lt;div&gt;  &lt;a href="http://www.este-edition.com/categorie.php?idCat=204#"&gt;Home&lt;/a&gt; &amp;gt; &lt;a href="http://www.este-edition.com/categorie.php?idCat=204#"&gt;AUTORI / LIBRI&lt;/a&gt; &amp;gt; &lt;a href="http://www.este-edition.com/categorie.php?idCat=204#"&gt;AUTORI dalla A alla M&lt;/a&gt; &amp;gt;  &lt;strong&gt;Cara Damiani Nicola&lt;/strong&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;p&gt;  &amp;nbsp;  &lt;/p&gt;      &lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://www.este-edition.com/categorie.php?idCat=204"&gt;este-edition.com&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/este-edition-categorie-cara-damiani-nicola"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-4508970654498671031?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/4508970654498671031/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/07/este-edition-categorie-cara-damiani.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/4508970654498671031'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/4508970654498671031'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/07/este-edition-categorie-cara-damiani.html' title='Este Edition / Categorie / Cara Damiani Nicola'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-4077563848437240124</id><published>2011-07-11T03:52:00.001-07:00</published><updated>2011-07-11T03:52:14.873-07:00</updated><title type='text'>Come decidiamo quanto (e se) qualcosa è bello? | Linkiesta.it</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;div class='p_embed p_image_embed'&gt; &lt;a href="http://posterous.com/getfile/files.posterous.com/cybernik/rukBGibeIhEExwcGjEhiDpuwEpmuGbrGIogCCeiwoGiFufdbakzsfIqhmoeJ/media_httpwwwlinkiest_ehJhs.jpg.scaled1000.jpg"&gt;&lt;img alt="Media_httpwwwlinkiest_ehjhs" height="646" src="http://posterous.com/getfile/files.posterous.com/cybernik/rukBGibeIhEExwcGjEhiDpuwEpmuGbrGIogCCeiwoGiFufdbakzsfIqhmoeJ/media_httpwwwlinkiest_ehJhs.jpg.scaled500.jpg" width="500" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;     &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://www.linkiesta.it/come-decidiamo-quanto-e-se-qualcosa-e-bello"&gt;linkiesta.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/come-decidiamo-quanto-e-se-qualcosa-e-bello-l"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-4077563848437240124?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/4077563848437240124/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/07/come-decidiamo-quanto-e-se-qualcosa-e.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/4077563848437240124'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/4077563848437240124'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/07/come-decidiamo-quanto-e-se-qualcosa-e.html' title='Come decidiamo quanto (e se) qualcosa è bello? | Linkiesta.it'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-8738973359592255508</id><published>2011-07-05T03:03:00.001-07:00</published><updated>2011-07-05T03:03:23.565-07:00</updated><title type='text'>C’era una volta l’orologio svizzero, I : Artribune</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote&gt;&lt;div&gt;    			              &lt;div&gt;		    				&lt;h3&gt;C’era una volta l’orologio svizzero, I&lt;/h3&gt;  				&lt;h3&gt;L’incredibile storia di un orologio diventato icona. La costruzione di un impero commerciale, edificato sulle ceneri di una tradizione ormai sbiadita. Il rapporto, antico e saldo, con l’arte contemporanea. Tutto questo, e molto altro, è Swatch, un piccolo oggetto di plastica che ha cambiato il concetto d’orologio. Ma soprattutto, la vecchia maniera di fare impresa. Partner della 54. Biennale di Venezia, Swatch non smette di cambiare pelle. Restando, saggiamente, quel che è. Un evergreen a buon mercato, esclusivo ma democratico. La prima parte di un pop-saggio firmato Helga Marsala.&lt;/h3&gt;				  &lt;div&gt;              &lt;p&gt;Scritto da &lt;a href="http://www.artribune.com/author/redazione/" title="Articoli scritti da: Redazione"&gt;Redazione&lt;/a&gt; | lunedì, 4 luglio 2011 · &lt;a href="http://www.artribune.com/2011/07/c%e2%80%99era-una-volta-l%e2%80%99orologio-svizzero-i/#respond"&gt;Lascia un commento&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;  &lt;/div&gt;    &lt;/div&gt;    			&lt;div style=""&gt;&lt;img title="Swatch Colour Codes" src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/07/Swatch-Colour-Codes.jpg" height="544" alt="" width="400" /&gt;&lt;p&gt;Swatch Colour Codes&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;  &lt;p&gt;Per quelli che negli anni ‘80 erano ragazzini, il mitico orologio di plastica, coloratissimo e supertrendy, è un simbolo generazionale. Un cult. Accessibile oggetto del desiderio, lo Swatch era figlio di una passione per il fashion a portata di tasche, in un’epoca in cui la fissa per le griffe prendeva velocemente campo, soprattutto fra i teenager.&lt;br /&gt;  Impossibile non averne avuto almeno uno nella vita.&amp;nbsp; Chi possedeva quegli affarini digitali a cristalli liquidi, molto cheap e un poco tristi, o certi modelli classici con cinturini in pelle, era decisamente out. L’orologio giovane e figo aveva un nome solo, inconfondibile.&lt;br /&gt;  Il boom di Swatch è stato qualcosa di epocale, un clamoroso esempio di branding intelligente, in tempi in cui di new economy non si parlava ancora. Una vicenda, quella della casa d’orologi svizzera, che è entrata nei manuali di storia dell’economia, esemplare caso di rivoluzionaria inversione di rotta aziendale.&lt;/p&gt;  &lt;div style=""&gt;&lt;img title="Lo Swatch firmato Keith Haring" src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/07/N¯11-Keith-Haring-480x696.jpg" height="696" alt="" width="470" /&gt;&lt;p&gt;Lo Swatch firmato Keith Haring&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;  &lt;p&gt;Era l’ultimo scorcio degli anni ‘70 quando un’entusiasmante avventura imprenditoriale cominciava a bollire in pentola. Fino ad allora le cose stavano più o meno così: dicevi orologio svizzero e pensavi a un oggetto prezioso, costoso, infallibile, fatto per durare una vita. Il prodotto di una manifattura raffinata e di una tecnologia antica: congegni meccanici lillipuziani, design classico e autorevole. Un buon orologio, soprattutto se di marca svizzera, rappresentava un discreto investimento, oltre che uno status symbol. Roba per intenditori, danarosi ed esigenti.&lt;br /&gt;  È in quel momento, però, che le cose prendono una piega inattesa. I mercati asiatici si lanciano nella loro lenta scalata verso il successo, trasformandosi in temibile concorrenza. Dal Sol Levante arrivano nuovi prodotti, più dozzinali ma più economici. In pochi anni la quota di mercato svizzero passa da un buon 50% a un debolissimo 15%, mentre i posti di lavoro nelle aziende specializzate si riducono da 90mila a meno di 25mila. Il settore sta franando.&lt;br /&gt;  &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div style=""&gt;&lt;strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;img title="Nicolas G. Hayek" src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/07/Nicolas-G.-Hayek.-Il-papÖ-di-Swatch-480x721.jpg" height="721" alt="" width="470" /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;p&gt;Nicolas G. Hayek&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;  &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Fenomeno Hayek. La svolta&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;  Ma là dove si apre la voragine di una crisi, prima o poi arriva l’idea che fa la differenza. L’uomo della svolta si chiama &lt;strong&gt;Nicolas G. Hayek&lt;/strong&gt;, un nome che ha cambiato il volto di un intero segmento di mercato elvetico. E come nella maggior parte dei casi, a determinare il cambiamento non è, banalmente, una manovra economica, ma un concetto, una strategia culturale. La creazione di un lifestyle.&lt;br /&gt;  La nuova creatura sarà un &lt;em&gt;Second watch&lt;/em&gt;, l’altro orologio. Ovvero uno Swatch. Che cosa s’inventa Hayek? Che cosa spostano le sue idee, rispetto a una gloriosa seppur ormai zoppicante tradizione? La novità è semplice: l’orologio non è più un gioiello da esibire sopra il polsino o da custodire in cassaforte; non è più un fidato compagno da tramandare di generazione in generazione. L’orologio diventa un vezzo, un delizioso accessorio intercambiabile, un optional da accordare all’umore, alla personalità, all’outfit del giorno. Come un abito, una sciarpa, un paio di scarpe. Qualcosa che oggi suona come banale, ma che trent’anni fa era il futuro, effetto implacabile e seduttivo della galoppante new wave.&lt;br /&gt;  Il 1983 è la data ufficiale del debutto di Swatch. Da lì a poco, il boom. L’orologio svizzero, nell’immaginario collettivo, si trasforma nel giro di qualche anno in un simpatico gingillo di qualità ma a buon mercato, rigorosamente di plastica, sicuramente di tendenza. Obbligatorio averne più d’uno: al &lt;em&gt;second watch&lt;/em&gt; seguono il terzo, il quarto, il quinto… Collezionarli diventa un hobby per adolescenti e adulti dal mood casual.&lt;br /&gt;  La quantità di Swatch ideati, con disegni, fantasie e dettagli differenti, è impressionante. Ma ancor più incredibili sono i numeri della produzione: il 333 milionesimo pezzo è stato celebrato nel 2006.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Le parole-chiave della Hayek filosofia? Tecnologia, in primis. Nel senso che a rendere possibile il fenomeno è stata alla fine degli anni ‘70 l’introduzione del &lt;em&gt;Delirium Tremens&lt;/em&gt;, il primo (costosissimo) modello supersottile, con le tre parti tradizionali integrate in un unico pezzo. Sfruttare questa straordinaria semplificazione, ricorrendo a materiali economici e a una produzione in serie, fu la prima, vera rivoluzione.&lt;br /&gt;  E poi, soprattutto, marketing, comunicazione, distribuzione. L’attenzione si sposta verso la cura del brand. Swatch si diffonde a macchia d’olio, cercando di avvicinarsi al pubblico, di essere a portata di mano e&amp;nbsp; di tasche, di costruirsi un’immagine riconoscibile e creativa.&lt;br /&gt;  Così, l’orologio camaleontico si adegua all’umore e al look, come pure alla filosofia del momento: mutano gli slogan, i claim, i concept. Lo Swatch va bene per lo yuppie in carriera, in tempi di carrierismo (&lt;em&gt;Dont’ be too late&lt;/em&gt;, 1984), per il freak che difende il suo tempo libero, in tempi di new age o di recessione economica (&lt;em&gt;You don’ t live in a nine-to-five world&lt;/em&gt;, 1991), per i globetrotter, durante il trionfo della globalizzazione (&lt;em&gt;Shake the world&lt;/em&gt;, 2006), per i cibernauti negli anni dell’esplosione di internet e del virtuale (&lt;em&gt;Swatch Internet Time&lt;/em&gt;, modello del 1998, divideva il giorno in 1000 parti chiamate &lt;em&gt;beat&lt;/em&gt;, per un mondo senza fusi orari).&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ma la vera perla del ’98 fu quello spot-capolavoro che, recuperando la bellissima &lt;em&gt;Breathe&lt;/em&gt; di &lt;strong&gt;Midge Ure&lt;/strong&gt;, recitava così: “&lt;em&gt;How Long is a Swatch Minute? Time is what you make of it&lt;/em&gt;”. Che sia un secolo o un solo respiro, ciò che conta è quel che fai del tuo tempo. Probabilmente lo slogan Swatch per eccellenza, valido sempre, ovunque, per chiunque: il senso della libertà e della massima flessibilità racchiusi in un piccolo oggetto di plastica, con cui segnare il trascorrere delle proprie giornate.&lt;br /&gt;  Oggi sono 12mila i punti vendita in tutto il mondo, tra piccoli store, flagship e monomarca, studiati con allestimenti dalla forte componente scenica. Swatch Group è intanto diventata una multinazionale con 24mila dipendenti, che include una ventina di marchi prestigiosi (Breguet, Blancpain, Omega, Longines, Tissot, Swatch), con un fatturato annuo stimato per il 2010 a quota 6 miliardi di franchi svizzeri.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Helga Marsala&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.swatch.com/"&gt;www.swatch.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;    			&lt;div&gt;  			&lt;a href="http://www.artribune.com/2011/07/c%e2%80%99era-una-volta-l%e2%80%99orologio-svizzero-i#" title="Send to Facebook_like" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;  			&lt;a href="http://www.artribune.com/2011/07/c%e2%80%99era-una-volta-l%e2%80%99orologio-svizzero-i#" title="Tweet" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;  			&lt;a style="display: block;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.artribune.com/2011/07/c%e2%80%99era-una-volta-l%e2%80%99orologio-svizzero-i#" title="View more services"&gt;3&lt;/a&gt;&lt;a&gt;&lt;span&gt;Share&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;  			&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;  			  			&lt;div&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;a href="http://www.artribune.com/2011/07/c%e2%80%99era-una-volta-l%e2%80%99orologio-svizzero-i/?share=email&amp;amp;nb=1" title="Click to email this to a friend" rel="nofollow"&gt;Email&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;a href="http://www.artribune.com/2011/07/c%e2%80%99era-una-volta-l%e2%80%99orologio-svizzero-i/#print" title="Click to print" rel="nofollow"&gt;Print&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;  			  		    			&lt;/p&gt;&lt;div&gt;  				&lt;p&gt;Categoria &lt;a href="http://www.artribune.com/category/attualita/" title="Visualizza tutti gli articoli in attualità" rel="category tag"&gt;attualità&lt;/a&gt; · Tags &lt;a href="http://www.artribune.com/tag/biennale-di-venezia/" rel="tag"&gt;Biennale di Venezia&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://www.artribune.com/tag/fashion/" rel="tag"&gt;fashion&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://www.artribune.com/tag/swatch/" rel="tag"&gt;swatch&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  			&lt;/div&gt;    		&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://www.artribune.com/2011/07/c%e2%80%99era-una-volta-l%e2%80%99orologio-svizzero-i/"&gt;artribune.com&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/cera-una-volta-lorologio-svizzero-i-artribune"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-8738973359592255508?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/8738973359592255508/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/07/cera-una-volta-lorologio-svizzero-i.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/8738973359592255508'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/8738973359592255508'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/07/cera-una-volta-lorologio-svizzero-i.html' title='C’era una volta l’orologio svizzero, I : Artribune'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-6439015006927994041</id><published>2011-07-04T22:40:00.001-07:00</published><updated>2011-07-04T22:40:39.878-07:00</updated><title type='text'>CIBERNIX - Frustrazione ciibernetica</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote class="posterous_long_quote"&gt;&lt;div class="postbody" style="padding-bottom: 1px;"&gt;&lt;h4 style="margin-bottom: 2px;"&gt;&lt;a href="http://blog.libero.it/MASTERIZZAZIONE/10394588.html"&gt;L'arte della menzogna&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;&lt;/div&gt;  								&lt;div class="postdata" style="margin-bottom: 1px;"&gt;  								Post n°228 pubblicato il &lt;strong&gt;05 Luglio 2011 &lt;/strong&gt; da &lt;a href="http://digiland.libero.it/profilo.phtml?nick=BROWSERIK"&gt;BROWSERIK&lt;/a&gt;&lt;p /&gt;&lt;div style="margin-top: 3;"&gt;Tag: &lt;a href="http://arianna.libero.it/blog/searchtaglibero/scienze%20cognitive?qry=scienze+cognitive" title="Cerca scienze cognitive su Libero ricerca Blog" target="_blank"&gt;scienze cognitive&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;								&lt;div class="postbody"&gt;  																		&lt;div class="fblike fbliketextbefore fblikenofaces"&gt; &lt;div class="lfb_butty"&gt;&lt;div class="lfb_1px"&gt;&lt;a href="http://blog.libero.it/MASTERIZZAZIONE/10394588.html" class="lfb_button" style="display: block;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;img title="sde" src="http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTRR0uFT9_3cQmtpNjdQW2VT_D3-cv6XDhQnuiGaYBl73u5lkXv" height="160" alt="sde" style="float: left;" width="107" /&gt;Mentire è un’ arte ed è più difficile di quello che non si creda. Generalmente le persone sono convinte del contrario e pensano che sgamare una bugia ben architettata non sia semplice neanche con le più avanzate macchine della verità. Ma la tecnologia qui non c’entra: basta rovesciare il punto di vista.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Chi vuole scoprire se qualcuno sta mentendo deve smetterla di osservare il muscolo del sopracciglio per scorgere un minuscolo movimento rivelatore, e passare invece al contrattacco ponendo all’interlocutore semplici, diaboliche domande.   Il vademecum del perfetto inquisitore è riassunto su &lt;a href="http://www.newscientist.com/article/mg21028182.000-truth-or-dare-how-to-spot-a-liar.html" title="gfd" target="_blank"&gt;New Scientist&lt;/a&gt;, in un articolo che fa il punto sui più recenti studi di psicologia sull’argomento menzogna.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il succo è questo: “ È impossibile rendere più nervoso chi mente, ma è semplice porre quelle domande a cui è più difficile rispondere se si sta mentendo”, dice Aldert Vrij, psicologo dell’ &lt;a href="http://www.port.ac.uk/" title="asz" target="_blank"&gt;università di Portsmouth&lt;/a&gt; che da tempo sta cercando di capire perché, di solito, le persone sono facili da ingannare.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Un modo? Chiedere al sospettato di raccontare la medesima storia sospetta al contrario. Questo è un compito decisamente più difficile se ci si è inventati un avvenimento che non se bisogna semplicemente ricordarlo. Ed eccone un altro: chiedere all’imputato di disegnare la scena: chi mente non pensa ai dettagli spaziali, di solito. Un’altra strategia è indagare sui dettagli temporali e chiedere più volte l’ esatta cronologia, magari creando appositamente qualche tranello.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Nel caso si tratti di capire cosa pensa realmente una persona, invece, la si può costringere a difendere la propria idea e poi chiederle di fingere di prendere la posizione opposta. &lt;a href="http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0001691810000582" title="asx" target="_blank"&gt;Il motivo &lt;/a&gt;si questo gioco di ruolo è che, di solito, si difende meglio l’idea di cui si è realmente convinti.   C’è poi un altro mito da sfatare, quello secondo cui i bugiardi guardano fisso negli occhi dei loro interlocutori. Chiedete loro di farlo esplicitamente e si tradiranno, fornendo più indizi verbali e non verbali. Questo accadrebbe perché mentire e concentrarsi su un punto fisso sono due lavori piuttosto faticosi per il cervello.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Più elaborata la tecnica Sue, acronimo di&lt;a href="http://www.springerlink.com/content/m3m8739p6097g775/" title="jki" target="_blank"&gt; Strategic use of evidence&lt;/a&gt;, che consiste nel non rivelare subito tutto quello che si sa circa un fatto al sospetto bugiardo. Scoprire le proprie carte solo in un secondo momento fa sentire il bugiardo in difetto, e lo porta poi a rivelare più di quanto non vorrebbe. È così, più o meno, che la polizia svedese ha incastrato l’assassino di una donna, Nancy Tavsan, nel 2009. In effetti, si è visto che chi la mette in pratica la Sue scopre l’85% di bugie in più di chi non se ne serve.&lt;/p&gt;								&lt;/div&gt;  								&lt;p&gt;  																								&lt;/p&gt;&lt;table border="0" width="100%"&gt;  									&lt;tr&gt;  										&lt;td align="right" valign="top"&gt;&lt;span class="postdata"&gt;  									 &lt;/span&gt;&lt;p /&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://blog.libero.it/MASTERIZZAZIONE/view.php"&gt;blog.libero.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/cibernix-frustrazione-ciibernetica-32378"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-6439015006927994041?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/6439015006927994041/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/07/cibernix-frustrazione-ciibernetica.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/6439015006927994041'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/6439015006927994041'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/07/cibernix-frustrazione-ciibernetica.html' title='CIBERNIX - Frustrazione ciibernetica'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-8527627538068198281</id><published>2011-07-04T22:26:00.001-07:00</published><updated>2011-07-04T22:26:01.256-07:00</updated><title type='text'>Google+: privacy a prova di tardivo digitale - Wired.it</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote class="posterous_long_quote"&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it" title="DAILY WIRED"&gt;DAILY WIRED&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  		&lt;li&gt; &lt;a href="http://daily.wired.it/news" title="NEWS"&gt;NEWS&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  		&lt;li&gt; &lt;a href="http://daily.wired.it/news/internet" title="INTERNET"&gt;INTERNET&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  	&lt;/ul&gt;      &lt;h1&gt;Google+: privacy a prova di tardivo digitale&lt;/h1&gt;  	&lt;h3 /&gt;&lt;p&gt;  	Dov'è la mia bacheca? Che cosa sono le cerchie? Come posso entrarci? Wired.it ha provato il nuovo social network di BigG. Ecco cosa ne pensiamo&lt;/p&gt;      &lt;address class="authordetails"&gt;   &lt;/address&gt;                    04 luglio 2011    di &lt;a class="author_link" title="Martina Pennisi"&gt;Martina Pennisi&lt;/a&gt;      	      	  	  		  			  								&lt;h2 style=""&gt;google+&lt;/h2&gt;  								&lt;p&gt;google+&lt;/p&gt;  							&amp;nbsp;  			&lt;p&gt;  		  		  			  			&lt;/p&gt;&lt;div style="display: none;"&gt;  				&lt;ul&gt;  				  						&lt;li class="currentmedia"&gt;   							&lt;a href="http://media.wired.it/uploads/599x337/201127/google__6255.png" rel="image"&gt;  								&lt;img src="http://media.wired.it/uploads/599x337/201127/google__6255.png" height="81" alt="google+" width="81" /&gt;							  							&lt;/a&gt;  							  								&lt;h2 style=""&gt;google+&lt;/h2&gt;  								&lt;p&gt;google+&lt;/p&gt;  							  						&lt;/li&gt;  					  					  					  				&lt;/ul&gt;  			&lt;/div&gt;  		  		  	  				    				  			  &lt;a name="content"&gt; &lt;/a&gt;  &lt;div class="article_content"&gt;    &lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;p&gt; Dov'è la bacheca? Dopo un'oretta a girovagare fra le funzioni di   &lt;b&gt;   &lt;a href="http://daily.wired.it/news/internet/2011/06/29/google-plus-13281.html"&gt;&lt;span&gt;Google+&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; è il quesito che rimane senza risposta. Doverosa premessa: i riferimenti a Facebook nel testare la nuova creatura di BigG sono   &lt;strong&gt;inevitabili&lt;/strong&gt;. Lo scopo di Plus è quello di attirare l'armata dei 700 milioni di feisbucchiani e portarla sulle sue pagine. Per ora lo stratagemma degli inviti sembra aver funzionato a dovere, la curiosità è tanta e chi non ha ancora ricevuto l'agognata conferma non fa altro che saltare da un sito all'altro alla ricerca di un'escamotage per entrare nel nuovo mondo (   &lt;a href="http://daily.wired.it/news/internet/2011/07/01/come-entrare-google-14321.html"&gt;qui il nostro&lt;/a&gt;).   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;   Una volta dentro la sensazione è un po' quella di chi passa da Windows a Mac: vai cercando i comandi familiari, anche perché la   &lt;b&gt;grafica&lt;/b&gt; per tutto è   &lt;strong&gt;studiata &lt;/strong&gt;tranne che per differenziarsi da Facebook. Impostato l'italiano come lingua principale (nome, impostazioni account, lingua), la base per la navigazione è la pagina   &lt;b&gt;Stream&lt;/b&gt;, l'equivalente della Home. La differenza con Facebook sta nella possibilità di selezionare le&amp;nbsp;   &lt;b&gt;Cerchie&lt;/b&gt;&amp;nbsp;di contatti con i quali condividere lo status/la foto/il video/il link/la posizione. Una gestione, dunque,   &lt;strong&gt;più oculata &lt;/strong&gt;del contenuto messo alla mercé della Rete. La sezione Cerchie ha una pagina a sé ed è di facile utilizzo: inserendo i contatti nell'uno o nell'altro gruppo si fa la   &lt;strong&gt;divisione&lt;/strong&gt; delle proprie conoscenze. Tanto per fare un esempio pratico, lo status "   &lt;em&gt;finta febbre per stare a casa da lavoro e guardare Beautiful"&lt;/em&gt;&amp;nbsp;lo si condivide con familiari, amici, compagni del liceo, compagni di calcetto e non con i colleghi (ma che differenza c'è con le liste di Facebook?). Fra le opzioni anche   &lt;b&gt;Following&lt;/b&gt;: ovvero le persone di cui non vuoi perdere gli status, Twitter   &lt;i&gt;docet&lt;/i&gt;. Le Cerchie per Google+ sono una costante: non esistono gli amici del tal contatto, ma i contatti all'interno delle sue Cerchie e, come in Facebook, le conoscenze in comune con il profilo che stai visitando. E' possibile anche sapere   &lt;strong&gt; in quale cerchia ti ha inserito un amico&lt;/strong&gt;, con la conseguente consapevolezza che ti escluda da alcuni dei suoi aggiornamenti, diversamente da quanto si possa fare in Facebook. Le reazioni a quanto scrivono e condividono gli altri sono identiche a quelle del fratello maggiore targato Zuckerberg: tasto   &lt;b&gt;+1&lt;/b&gt; (Mi piace), Commenta e Condividi. Come dicevamo in apertura , non è possibile scrivere sul profilo - la bacheca - dei propri contatti. Come nel caso di Twitter, la pagina personale di ogni iscritto coincide con l'   &lt;strong&gt;elenco dei suoi aggiornamenti&lt;/strong&gt;. Per fare capolino in casa altrui, si può utilizzare la citazione:   &lt;b&gt;@nome&lt;/b&gt; e finisci anche sul suo profilo. Le notifiche sono del tutto familiari, iconcina rossa in alto a destra. Attraverso la pagina Foto si accede in un colpo solo a tutti gli album dei contatti.   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;   Un appunto: essendo pensato per stare all'interno del resto dell'universo Google,   &lt;b&gt;ci si perde un po'&lt;/b&gt;,   &lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;passando da una pagina all'altra. &lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;     &lt;a href="http://daily.wired.it/news/internet/2011/07/04/recensione-google-plus-13367.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL?page=1#content" class="nextpage rosso"&gt;Pagina successiva &lt;img src="http://www.wired.it/img/l_rosso_dx2.png" /&gt;&lt;/a&gt;  &lt;div class="paginazione"&gt;  &lt;div style="float: left; height: 42px; text-align: left;"&gt;  &lt;img src="http://www.wired.it/img/grigio_sx2.png" /&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;div class="paginazione-pag"&gt;  &lt;span class="space-pag"&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it/news/internet/2011/07/04/recensione-google-plus-13367.html#content" class="actived box-rosso"&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;  &lt;span class="space-pag"&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it/news/internet/2011/07/04/recensione-google-plus-13367.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL?page=1#content"&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;div style="float: left; height: 42px; text-align: right;"&gt;  &lt;a href="http://daily.wired.it/news/internet/2011/07/04/recensione-google-plus-13367.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL?page=1#content"&gt;&lt;img src="http://www.wired.it/img/rosso_dx2.png" /&gt;&lt;/a&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;/div&gt;              &lt;/div&gt;  	&lt;div&gt;   			&lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/" rel="license" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://i.creativecommons.org/l/by-nc-nd/3.0/88x31.png" alt="Licenza Creative Commons" style="border-width: 0;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://daily.wired.it/news/internet/2011/07/04/recensione-google-plus-13367.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL"&gt;daily.wired.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/google-privacy-a-prova-di-tardivo-digitale-wi"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-8527627538068198281?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/8527627538068198281/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/07/google-privacy-prova-di-tardivo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/8527627538068198281'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/8527627538068198281'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/07/google-privacy-prova-di-tardivo.html' title='Google+: privacy a prova di tardivo digitale - Wired.it'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-7862677246342409371</id><published>2011-07-04T02:47:00.001-07:00</published><updated>2011-07-04T02:47:02.453-07:00</updated><title type='text'>Skype sbarca su Facebook? - Wired.it</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote class="posterous_long_quote"&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;a href="http://gadget.wired.it" title="GADGETLAND"&gt;GADGETLAND&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  		&lt;li&gt; &lt;a href="http://gadget.wired.it/blog" title="BLOG"&gt;BLOG&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  		&lt;li&gt; &lt;a href="http://gadget.wired.it/blog/hackinsider" title="Hackinsider"&gt;Hackinsider&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  	&lt;/ul&gt;        	&lt;div class="info_wrapper"&gt;  		&lt;a href="http://www.wired.it/search?a=264200" class="img_link"&gt;  			&lt;img src="http://media.wired.it/uploads/120x120/201039/riccardo_meggiato_4582.jpg" alt="Riccardo Meggiato" /&gt; &lt;/a&gt;  		&lt;div class="title_container"&gt;  			&lt;h2&gt;&lt;a href="http://gadget.wired.it/blog/hackinsider" title="Hackinsider"&gt;Hackinsider&lt;/a&gt;&lt;/h2&gt;     			&lt;span&gt;di &lt;a href="http://www.wired.it/search?a=264200" title="Riccardo Meggiato"&gt;Riccardo Meggiato&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;  		&lt;/div&gt;  	&lt;/div&gt;        03 luglio 2011        &lt;h1&gt;Skype sbarca su Facebook?&lt;/h1&gt;              	  	  		  			  								&lt;h2 style=""&gt;Il black out di Skype&lt;/h2&gt;  								&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	"Skype si blocca, panico in rete. Migliaia di utenti costretti a parlare di persona."&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  							&amp;nbsp;  			&lt;p&gt;  		  		  			  			&lt;/p&gt;&lt;div style="display: none;"&gt;  				&lt;ul&gt;  				  						&lt;li class="currentmedia"&gt;   							&lt;a href="http://media.wired.it/uploads/599x337/201122/il_black_out_di_skype_2601.jpg" rel="image"&gt;  								&lt;img src="http://media.wired.it/uploads/599x337/201122/il_black_out_di_skype_2601.jpg" height="81" alt="Il black out di Skype" width="81" /&gt;							  							&lt;/a&gt;  							  								&lt;h2 style=""&gt;Il black out di Skype&lt;/h2&gt;  								&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	"Skype si blocca, panico in rete. Migliaia di utenti costretti a parlare di persona."&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  							  						&lt;/li&gt;  					  					  					  				&lt;/ul&gt;  			&lt;/div&gt;  		  		  	      &lt;div class="article_content"&gt;  				&lt;p&gt;  	Il numero uno di Facebook Mark Zuckerberg &lt;a href="http://gadget.wired.it/blog/hackinsider/2011/07/01/progetto-facebook-incredibile-8624.html"&gt;ha affermato&lt;/a&gt; che questa settimana succederà qualcosa di incredibile per la sua gallina dalle uova d'oro. In realtà non ha dato altre indicazioni degne di note, ma le voci sono iniziate girare per tutta la Rete. E si è fatto il nome di Skype. Pare, dunque, che la tanto annunciata novità sia un sistema di videochat basato su Skype, accessibile direttamente dal social network.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	  	Sarebbe davvero un bel colpo per Facebook, ma anche per Microsoft, che ha da poco acquistato il servizio VoIP, rappresenterebbe una mossa strategica. Skype, infatti, sta per approdare su iPad, del concorrente Apple, e se tutto fosse confermato adesso metterebbe le mani anche sul social network più famoso al mondo. Non è chiaro come Microsoft potrebbe capitalizzare questo doppio sbarco sulle piattaforme nemiche, ma già il fatto di renderle dipendenti da un proprio servizio è una notizia che renderà allegri gli investitori.&lt;/p&gt;    &lt;/div&gt;  	&lt;div&gt;   			&lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/" rel="license" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://i.creativecommons.org/l/by-nc-nd/3.0/88x31.png" alt="Licenza Creative Commons" style="border-width: 0;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://gadget.wired.it/blog/hackinsider/2011/07/03/skype-sbarca-su-facebook-3421.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL"&gt;gadget.wired.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/skype-sbarca-su-facebook-wiredit"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-7862677246342409371?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/7862677246342409371/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/07/skype-sbarca-su-facebook-wiredit.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/7862677246342409371'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/7862677246342409371'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/07/skype-sbarca-su-facebook-wiredit.html' title='Skype sbarca su Facebook? - Wired.it'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-7036821283291672561</id><published>2011-07-02T07:52:00.001-07:00</published><updated>2011-07-02T07:52:45.223-07:00</updated><title type='text'>Abbiamo pedinato un file in Internet | Linkiesta.it</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;div class='p_embed p_image_embed'&gt; &lt;a href="http://posterous.com/getfile/files.posterous.com/cybernik/mtncuvouvpibhAIEvwigdqIhCfiiuJwucDyyzFdupgHtagpFaGtwwxpemExh/media_httpwwwlinkiest_AqgaC.jpg.scaled1000.jpg"&gt;&lt;img alt="Media_httpwwwlinkiest_aqgac" height="313" src="http://posterous.com/getfile/files.posterous.com/cybernik/mtncuvouvpibhAIEvwigdqIhCfiiuJwucDyyzFdupgHtagpFaGtwwxpemExh/media_httpwwwlinkiest_AqgaC.jpg.scaled500.jpg" width="500" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;     &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://www.linkiesta.it/abbiamo-pedinato-un-file-internet"&gt;linkiesta.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/abbiamo-pedinato-un-file-in-internet-linkiest"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-7036821283291672561?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/7036821283291672561/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/07/abbiamo-pedinato-un-file-in-internet.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/7036821283291672561'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/7036821283291672561'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/07/abbiamo-pedinato-un-file-in-internet.html' title='Abbiamo pedinato un file in Internet | Linkiesta.it'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-2890116081620497540</id><published>2011-07-02T03:04:00.001-07:00</published><updated>2011-07-02T03:04:50.349-07:00</updated><title type='text'>Intervista con Jacques GENINASCA – Tratta dal sito: Semiotica, Cultura, Comunicazione | EQUIPèCO</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote class="posterous_long_quote"&gt;&lt;h2 class="art-postheader"&gt;Intervista con Jacques GENINASCA – Tratta dal sito: Semiotica, Cultura, Comunicazione&lt;/h2&gt;	                &lt;div class="art-postcontent"&gt;  	                      	                    &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #800080;"&gt;&lt;strong&gt;La semiotica tra rigore scientifico, analisi testuale e creazione pittorica&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #800080;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;  &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #800080;"&gt;&lt;strong&gt;Presentazione&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Questa intervista a Jacques Geninasca è fatta di racconti di un percorso virtuoso tra semiotica e arte, definizioni dei punti chiave della sua teoria, esempi di analisi, prospettive di ricerca, critiche teoriche, ammonimenti al rigore.&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Si tratta dunque di fili che vengono riannodati, ma anche della presentazione di una ricerca viva e volta al futuro, di un invito alla ricerca.&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Tra i temi trattati: questioni di metodo, concetti della semiotica greimasiana, la “semiotica modulare” di Geninasca e la differenza da quella greimasiana, la spazialità, la relazione tra creazione pittorica e analisi letteraria, l’interdisciplinarità.&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Jacques GENINASCA, semiologo e artista, è uno studioso di testi estetici e letterari. Professore all’Università di Zurigo e Visiting Professor alla Sapienza di Roma è uno dei protagonisti dell’elaborazione di una teoria semiotica generale.&amp;nbsp;Fin dai primi seminari di Algirdas J. Greimas, Jacques Geninasca ha svolto un ruolo di sviluppo della semiotica dei testi estetici e insieme di critica, metodologica e epistemologica, delle categorie greimasiane. Il suo testo più sistematico è “La parola letteraria”, ma molto numerosi sono anche i contributi dedicati all’analisi dell’immagine e dei testi sincretici.&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;Data e luogo dell’intervista:&amp;nbsp;16/07/2006 – Urbino, Italia&lt;br /&gt;  Realizzazione: intervista a cura di Leonardo Romei; Riprese: Luca Acquarelli; Montaggio: Riccardo Laurenzi.&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www.archiviosemiotica.eu/" target="_blank"&gt;http://www.archiviosemiotica.eu/&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;object height="300" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="400" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="name" value="player" /&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#000000" /&gt;&lt;param name="align" value="middle" /&gt;&lt;param name="flashvars" value="provider=rtmp&amp;amp;streamer=rtmp://semioflash.msh-paris.fr/escom/1145&amp;amp;file=Intervista a Jacques Geninasca-LAN-DSL.flv&amp;amp;image=http://www.archivesaudiovisuelles.fr/Ressources/Pictures/player_thumb.gif&amp;amp;stretching=fill&amp;amp;width=400&amp;amp;height=300&amp;amp;start=0&amp;amp;volume=100&amp;amp;autostart=true&amp;amp;controlbar=over&amp;amp;plugins=quickkeys-1,hd-1&amp;amp;hd.file=Intervista a Jacques Geninasca-LAN-LAN.flv&amp;amp;hd.state=true&amp;amp;title=1206. 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Parola di Prigov : Artribune</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote class="posterous_long_quote"&gt;&lt;div class="posttitle"&gt;&lt;h1&gt;Ve la do io la Russia. Parola di Prigov&lt;/h1&gt;  				&lt;h2 class="abstract"&gt;Artista, poeta, scrittore e commediografo. Nonché autore di performance musicali e teatrali. Dmitri Prigov, ovvero colui che ha restituito il ritratto fedele dell’epoca sovietica. In un indissolubile legame tra arti figurative e letteratura. A Venezia, fino al 15 ottobre.&lt;/h2&gt;				  &lt;div class="postauthor"&gt;              &lt;p&gt;Scritto da &lt;a href="http://www.artribune.com/author/redazione/" title="Articoli scritti da: Redazione"&gt;Redazione&lt;/a&gt; | venerdì, 1 luglio 2011 · &lt;a href="http://www.artribune.com/2011/07/ve-la-do-io-la-russia-parola-di-prigov/#respond"&gt;Lascia un commento&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;  &lt;/div&gt;    &lt;/div&gt;    			&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;em&gt;  &lt;/em&gt;&lt;div class="wp-caption alignnone" style=""&gt;&lt;em&gt;&lt;img class="size-medium wp-image-17191" title="Dmitri Prigov - Z.dders - 1997 - disegni per l'installazione - © The State Hermitage Museum, St. Petersburg / Yuri Molodkovets" src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/132-480x342.jpg" height="342" alt="" width="480" /&gt;&lt;/em&gt;&lt;p class="wp-caption-text"&gt;Dmitri Prigov - Z.dders - 1997 - disegni per l'installazione - © The State Hermitage Museum, St. Petersburg / Yuri Molodkovets&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;“Più profondiamo per la Patria amore / Meno alla Patria andiamo a genio / Lo dissi un giorno e da allora / La mia idea non è venuta meno”. &lt;/em&gt;Prolifico poeta russo – ha scritto oltre 20mila componimenti -, &lt;strong&gt;Dmitri Prigov&lt;/strong&gt; (Mosca, 1940-2007), in epoca sovietica uno degli intellettuali dissidenti, nasce come scultore per poi passare dalla grafica al collage, dalla poesia visiva all’installazione fino alla performance, e imporsi come figura chiave del Concettualismo moscovita.&lt;br /&gt;  In una commistione imprescindibile fra arte figurativa e poesia, dove la lingua è veicolo per decodificare e trasmettere significati complessi, sin dagli anni ’50 Prigov identifica la condizione drammatica della società sovietica e mette scena la parodia del regime socialista, servendosi degli stereotipi del regime stesso, per dedicarsi poi, nel decennio successivo, alla poesia visiva e ai miniscritti in lattina.&lt;/p&gt;  &lt;div class="wp-caption alignnone" style=""&gt;&lt;img class="size-medium wp-image-17192" title="Dmitri Prigov" src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/1112-480x713.jpg" height="713" alt="" width="480" /&gt;&lt;p class="wp-caption-text"&gt;Dmitri Prigov&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;  &lt;p&gt;Negli anni ‘70 gli schizzi diventano più inquietanti e predomina il tema dell’orrore, leitmotiv della sua ricerca insieme a quello della morte.&lt;br /&gt;  Prigov è terrorizzato dall’espansione nello spazio, il cosmo si trasforma in buio profondo e il paesaggio in orrore. Persino i suoi autoritratti hanno lineamenti congelati, quasi fossilizzati. È la presa di coscienza che per la Russia non c’è salvezza. Per reazione scaturiscono progetti bianchi come spazi sterili di un ospedale, un cupo presagio: da lì a poco Prigov verrà arrestato e internato in ospedale psichiatrico, seppur per breve tempo.&lt;br /&gt;  La mostra è una conseguenza della donazione, avvenuta lo scorso anno, del corpus centrale dell’opera dell’artista all’Ermitage e tuttora oggetto di ricerca da parte di un team d’eccellenza. Disegni, oggetti e installazioni – alcune delle quali allestite per la prima volta in base agli schizzi preparatori dell’artista – si integrano con le poesie e le musiche che si diffondono tra le sale.&lt;/p&gt;  &lt;div class="wp-caption alignnone" style=""&gt;&lt;img class="size-medium wp-image-17185" title="Dmitri Prigov - dalla serie Gouaches with gears - anni '70 - © The State Hermitage Museum, St. Petersburg&amp;nbsp;/ Yuri Molodkovets" src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/413-480x350.jpg" height="350" alt="" width="480" /&gt;&lt;p class="wp-caption-text"&gt;Dmitri Prigov - dalla serie Gouaches with gears - anni '70 - © The State Hermitage Museum, St. Petersburg / Yuri Molodkovets&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;  &lt;p&gt;Introdotta da tre video che documentano le performance poetiche, la mostra è dominata dal “terzo occhio” e dal calice di vino. Durante il percorso, brevi iscrizioni e forme verbali vengono incorporate a collage e disegni – tra i quali i fantastici bestiari di matrice medievale strutturati come storyboard – dove costantemente ritornano pietre, travi in legno, sedie senza gambe, tavoli e pile di carta. Gli oggetti, spesso lignei, legati tra loro da corde, sono immobilizzati e sospesi in un equilibrio irrazionale mai evidente al primo sguardo, e per questo particolarmente sinistro.&lt;br /&gt;  La mostra, con i suoi progetti aperti, si configura come una Gesamtkunstwerk. Un’opera d’arte totale dal forte impatto scenico, che mira a diventare – riuscendoci – perfetta sintesi dei differenti linguaggi espressivi.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Roberta Vanali&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;  		  		  		&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="gallery galleryid-17183 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail"&gt;&lt;dl class="gallery-item" /&gt;&lt;em&gt;  			&lt;dt class="gallery-icon"&gt;  				&lt;a href="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/126.jpg" title="Dmitri Prigov - Untitled (Chairs) - 1996 - © The State Hermitage Museum, St. Petersburg&amp;nbsp;/ Yuri Molodkovets" rel="shadowbox[album-17183];player=img;"&gt;&lt;img class="attachment-thumbnail" title="Dmitri Prigov - Untitled (Chairs) - 1996 - © The State Hermitage Museum, St. Petersburg&amp;nbsp;/ Yuri Molodkovets" src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/126-150x150.jpg" height="150" alt="Dmitri Prigov - Untitled (Chairs) - 1996 - © The State Hermitage Museum, St. Petersburg&amp;amp;nbsp;/ Yuri Molodkovets" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;  			&lt;/dt&gt;  				&lt;dd class="wp-caption-text gallery-caption"&gt;  				Dmitri Prigov – Untitled (Chairs) – 1996 – © The State Hermitage Museum, St. Petersburg&amp;nbsp;/ Yuri Molodkovets  				&lt;/dd&gt;&lt;/em&gt;&lt;dl class="gallery-item" /&gt;&lt;em&gt;  			&lt;dt class="gallery-icon"&gt;  				&lt;a href="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/413.jpg" title="Dmitri Prigov - dalla serie Gouaches with gears - anni '70 - © The State Hermitage Museum, St. Petersburg&amp;nbsp;/ Yuri Molodkovets" rel="shadowbox[album-17183];player=img;"&gt;&lt;img class="attachment-thumbnail" title="Dmitri Prigov - dalla serie Gouaches with gears - anni '70 - © The State Hermitage Museum, St. Petersburg&amp;nbsp;/ Yuri Molodkovets" src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/413-150x150.jpg" height="150" alt="Dmitri Prigov - dalla serie Gouaches with gears - anni '70 - © The State Hermitage Museum, St. Petersburg&amp;amp;nbsp;/ Yuri Molodkovets" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;  			&lt;/dt&gt;  				&lt;dd class="wp-caption-text gallery-caption"&gt;  				Dmitri Prigov – dalla serie Gouaches with gears – anni ’70 – © The State Hermitage Museum, St. Petersburg&amp;nbsp;/ Yuri Molodkovets  				&lt;/dd&gt;&lt;/em&gt;&lt;dl class="gallery-item" /&gt;&lt;em&gt;  			&lt;dt class="gallery-icon"&gt;  				&lt;a href="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/510.jpg" title="Dmitri Prigov - dalla serie Gouaches with gears - anni '70 - © The State Hermitage Museum, St. Petersburg&amp;nbsp;/ Yuri Molodkovets" rel="shadowbox[album-17183];player=img;"&gt;&lt;img class="attachment-thumbnail" title="Dmitri Prigov - dalla serie Gouaches with gears - anni '70 - © The State Hermitage Museum, St. Petersburg&amp;nbsp;/ Yuri Molodkovets" src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/510-150x150.jpg" height="150" alt="Dmitri Prigov - dalla serie Gouaches with gears - anni '70 - © The State Hermitage Museum, St. Petersburg&amp;amp;nbsp;/ Yuri Molodkovets" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;  			&lt;/dt&gt;  				&lt;dd class="wp-caption-text gallery-caption"&gt;  				Dmitri Prigov – dalla serie Gouaches with gears – anni ’70 – © The State Hermitage Museum, St. Petersburg&amp;nbsp;/ Yuri Molodkovets  				&lt;/dd&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;br style="clear: both;" /&gt;&lt;/em&gt;&lt;dl class="gallery-item"&gt;  			&lt;dt class="gallery-icon"&gt;  				&lt;a href="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/612.jpg" title="Dmitri Prigov - Andrey Beliy dalla serie Bestiary - 1997 - © The State Hermitage Museum, St. Petersburg&amp;nbsp;/ Yuri Molodkovets" rel="shadowbox[album-17183];player=img;"&gt;&lt;img class="attachment-thumbnail" title="Dmitri Prigov - Andrey Beliy dalla serie Bestiary - 1997 - © The State Hermitage Museum, St. Petersburg&amp;nbsp;/ Yuri Molodkovets" src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/612-150x150.jpg" height="150" alt="Dmitri Prigov - Andrey Beliy dalla serie Bestiary - 1997 - © The State Hermitage Museum, St. Petersburg&amp;amp;nbsp;/ Yuri Molodkovets" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;  			&lt;/dt&gt;  				&lt;dd class="wp-caption-text gallery-caption"&gt;  				Dmitri Prigov – Andrey Beliy dalla serie Bestiary – 1997 – © The State Hermitage Museum, St. Petersburg&amp;nbsp;/ Yuri Molodkovets  				&lt;/dd&gt;&lt;/dl&gt;&lt;dl class="gallery-item"&gt;  			&lt;dt class="gallery-icon"&gt;  				&lt;a href="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/78.jpg" title="Dmitri Prigov - Bulatov dalla serie Bestiary - 1996 - © The State Hermitage Museum, St. Petersburg&amp;nbsp;/ Yuri Molodkovets" rel="shadowbox[album-17183];player=img;"&gt;&lt;img class="attachment-thumbnail" title="Dmitri Prigov - Bulatov dalla serie Bestiary - 1996 - © The State Hermitage Museum, St. Petersburg&amp;nbsp;/ Yuri Molodkovets" src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/78-150x150.jpg" height="150" alt="Dmitri Prigov - Bulatov dalla serie Bestiary - 1996 - © The State Hermitage Museum, St. Petersburg&amp;amp;nbsp;/ Yuri Molodkovets" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;  			&lt;/dt&gt;  				&lt;dd class="wp-caption-text gallery-caption"&gt;  				Dmitri Prigov – Bulatov dalla serie Bestiary – 1996 – © The State Hermitage Museum, St. Petersburg&amp;nbsp;/ Yuri Molodkovets  				&lt;/dd&gt;&lt;/dl&gt;&lt;dl class="gallery-item"&gt;  			&lt;dt class="gallery-icon"&gt;  				&lt;a href="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/1111.jpg" title="Dmitri Prigov - Cleaning woman and angels - anni 2000 - disegni per l'installazione - © The State Hermitage Museum, St. Petersburg&amp;nbsp;/ Yuri Molodkovets" rel="shadowbox[album-17183];player=img;"&gt;&lt;img class="attachment-thumbnail" title="Dmitri Prigov - Cleaning woman and angels - anni 2000 - disegni per l'installazione - © The State Hermitage Museum, St. Petersburg&amp;nbsp;/ Yuri Molodkovets" src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/1111-150x150.jpg" height="150" alt="Dmitri Prigov - Cleaning woman and angels - anni 2000 - disegni per l'installazione - © The State Hermitage Museum, St. Petersburg / Yuri Molodkovets" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;  			&lt;/dt&gt;  				&lt;dd class="wp-caption-text gallery-caption"&gt;  				Dmitri Prigov – Cleaning woman and angels – anni 2000 – disegni per l’installazione – © The State Hermitage Museum, St. Petersburg / Yuri Molodkovets  				&lt;/dd&gt;&lt;/dl&gt;&lt;br style="clear: both;" /&gt;&lt;dl class="gallery-item"&gt;  			&lt;dt class="gallery-icon"&gt;  				&lt;a href="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/127.jpg" title="Dmitri Prigov - Series with the Windows - anni 2000 - disegni per l'installazione - © The State Hermitage Museum, St. Petersburg / Yuri Molodkovets" rel="shadowbox[album-17183];player=img;"&gt;&lt;img class="attachment-thumbnail" title="Dmitri Prigov - Series with the Windows - anni 2000 - disegni per l'installazione - © The State Hermitage Museum, St. Petersburg / Yuri Molodkovets" src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/127-150x150.jpg" height="150" alt="Dmitri Prigov - Series with the Windows - anni 2000 - disegni per l'installazione - © The State Hermitage Museum, St. Petersburg / Yuri Molodkovets" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;  			&lt;/dt&gt;  				&lt;dd class="wp-caption-text gallery-caption"&gt;  				Dmitri Prigov – Series with the Windows – anni 2000 – disegni per l’installazione – © The State Hermitage Museum, St. Petersburg / Yuri Molodkovets  				&lt;/dd&gt;&lt;/dl&gt;&lt;dl class="gallery-item"&gt;  			&lt;dt class="gallery-icon"&gt;  				&lt;a href="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/132.jpg" title="Dmitri Prigov - Z.dders - 1997 - disegni per l'installazione - © The State Hermitage Museum, St. Petersburg / Yuri Molodkovets" rel="shadowbox[album-17183];player=img;"&gt;&lt;img class="attachment-thumbnail" title="Dmitri Prigov - Z.dders - 1997 - disegni per l'installazione - © The State Hermitage Museum, St. Petersburg / Yuri Molodkovets" src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/132-150x150.jpg" height="150" alt="Dmitri Prigov - Z.dders - 1997 - disegni per l'installazione - © The State Hermitage Museum, St. Petersburg / Yuri Molodkovets" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;  			&lt;/dt&gt;  				&lt;dd class="wp-caption-text gallery-caption"&gt;  				Dmitri Prigov – Z.dders – 1997 – disegni per l’installazione – © The State Hermitage Museum, St. Petersburg / Yuri Molodkovets  				&lt;/dd&gt;&lt;/dl&gt;&lt;dl class="gallery-item"&gt;  			&lt;dt class="gallery-icon"&gt;  				&lt;a href="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/1112.jpg" title="Dmitri Prigov" rel="shadowbox[album-17183];player=img;"&gt;&lt;img class="attachment-thumbnail" title="Dmitri Prigov" src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/1112-150x150.jpg" height="150" alt="Dmitri Prigov" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;  			&lt;/dt&gt;  				&lt;dd class="wp-caption-text gallery-caption"&gt;  				Dmitri Prigov  				&lt;/dd&gt;&lt;/dl&gt;&lt;p&gt;  			  		&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;  &lt;/em&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;Venezia // fino al 15 ottobre 2011&lt;br /&gt;  Dmitri Prigov&lt;br /&gt;  (Evento collaterale della 54. Esposizione Internazionale d’Arte la Biennale di Venezia)&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;  a cura di Dimitri Ozerkov&lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;&lt;a href="http://www.hermitage-prigov.com/" target="_blank"&gt;&lt;br /&gt;  &lt;a href="http://www.hermitage-prigov.com"&gt;www.hermitage-prigov.com&lt;/a&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://www.artribune.com/2011/07/ve-la-do-io-la-russia-parola-di-prigov/"&gt;artribune.com&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/ve-la-do-io-la-russia-parola-di-prigov-artrib"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-959908437236240204?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/959908437236240204/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/07/ve-la-do-io-la-russia-parola-di-prigov.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/959908437236240204'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/959908437236240204'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/07/ve-la-do-io-la-russia-parola-di-prigov.html' title='Ve la do io la Russia. Parola di Prigov : Artribune'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-5771877566099693836</id><published>2011-07-01T23:36:00.003-07:00</published><updated>2011-07-01T23:36:48.707-07:00</updated><title type='text'>Gli elicotteri blu e i gadget folli dei potenti - Wired.it</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote class="posterous_long_quote"&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;a href="http://gadget.wired.it" title="GADGETLAND"&gt;GADGETLAND&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  		&lt;li&gt; &lt;a href="http://gadget.wired.it/foto" title="FOTO"&gt;FOTO&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  	&lt;/ul&gt;      &lt;h1&gt;Gli elicotteri blu e i gadget folli dei potenti&lt;/h1&gt;  	&lt;h3 /&gt;&lt;p&gt;  	Un'inchiesta de L'Espresso rivela che il governo italiano ha acquistato due velivoli di lusso per i viaggi privilegiati dei politici. Ma come sono messi nel resto del mondo?&lt;/p&gt;      &lt;address class="authordetails"&gt;   &lt;/address&gt;                    01 luglio 2011    di &lt;a class="author_link" title="Martino De Mori"&gt;Martino De Mori&lt;/a&gt;      	      	  	  		  			  									&lt;h2&gt;Agusta-Westland Aw-139 &lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	L'elicottero acquistato dal governo italiano&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								&amp;nbsp;  			&lt;div style="float: left;"&gt;&lt;a href="http://gadget.wired.it/foto/2011/07/01/voli-blu.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" class="prevP gallerycontrol" style="display: block; height: 42px;"&gt;‹&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;p /&gt;&lt;div style="float: right;"&gt;&lt;a href="http://gadget.wired.it/foto/2011/07/01/voli-blu.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" class="nextP gallerycontrol" style="display: block; height: 42px;"&gt;›&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;  		  		  			  			&lt;a href="http://gadget.wired.it/foto/2011/07/01/voli-blu.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" class="prev gallerycontrol disabled"&gt;‹&lt;/a&gt;&lt;div&gt;  				&lt;ul&gt;  				  					  					  							&lt;li class="currentmedia"&gt;  								&lt;a href="http://gadget.wired.it/foto/2011/07/01/voli-blu.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="23269" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201126/agusta_westland_aw_139__8423.jpg" alt="Agusta-Westland Aw-139 " /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Agusta-Westland Aw-139 &lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	L'elicottero acquistato dal governo italiano&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://gadget.wired.it/foto/2011/07/01/voli-blu.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="23270" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201126/boeing_747_400__171.jpg" alt="Boeing 747-400 " /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Boeing 747-400 &lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	L'aereo di Hassanal Bolkiah Mu’izzadin Waddaulah, ovvero il mitico sultano del Brunei. Stanze e i bagni &lt;a href="http://www.deluxeblog.it/post/2202/inside-the-sultan-of-bruneis-private-jet" target="_blank"&gt;rivestiti d'oro&lt;/a&gt; e tecnologie senza senso. Possiede pure un parco auto infinito, &lt;a href="http://www.deluxeblog.it/post/1984/lelenco-delle-auto-del-sultano-del-brunei" target="_blank"&gt;provate a contarle&lt;/a&gt; (e la lista è di qualche anno fa...).&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li class=""&gt;  								&lt;a href="http://gadget.wired.it/foto/2011/07/01/voli-blu.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="23271" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201126/il_dubai_2707.jpg" alt="Il Dubai" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Il Dubai&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;Lo&amp;nbsp; yacht di proprietà del sovrano di Dubai Mohammed bin Rashid al-Maktoum. 162 metri per 230 milioni di dollari: ha piscine, barbecue, elicottero e ogni sfizio immaginabile.&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://gadget.wired.it/foto/2011/07/01/voli-blu.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="23272" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201126/l_al_said_6553.jpg" alt="L'Al Said" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;L'Al Sai&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	La barchetta di Il Qabus bin Sa'id Al Sa'id, sultano dell'Oman. 7 metri più corto del collega di Dubai.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://gadget.wired.it/foto/2011/07/01/voli-blu.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="23273" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201126/un_aereo_di_linea_convertito_a_privato_2498.jpg" alt="Un aereo di linea convertito a privato" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Un aereo di linea convertito a privato&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;È l'Airbus 380 del principe saudita Al Waleed bin Talal. Va da Chicago a Sydney senza scalo e costa circa 500 milioni di dollari. (Credits: Airbus)&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://gadget.wired.it/foto/2011/07/01/voli-blu.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="23274" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201126/gulfstream_v_3618.png" alt="Gulfstream V" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Gulfstream V&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;Silvio Berlusconi ha sempre amato aerei e elicotteri. Nella sua flotta si contano un Gulfstream V, due Hawker, un Airbus A319-115/CJ. Ha anche il Morning Glory, yacht da traversata oceanica, con caminetto per riscaldarsi e sentirsi a casa. (Credits: Gulfstream)&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://gadget.wired.it/foto/2011/07/01/voli-blu.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="23275" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201126/il_treno_ic4_3558.png" alt="Il treno Ic4" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Il treno Ic4&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;A disposizione della famiglia Gheddafi sulla tratta Tripoli-Bengasi (qui fotografato nel nord Europa). Prodotto dall'AnsaldoBreda, è stato regalato in modo un po' misterioso da Berlusconi al dittatore libico, con grandi polemiche.&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  					  				&lt;/ul&gt;  			&lt;/div&gt;&lt;a href="http://gadget.wired.it/foto/2011/07/01/voli-blu.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" class="next gallerycontrol"&gt;›&lt;/a&gt;  		&lt;ul class="mediaindex"&gt;&lt;li class="currentmedia"&gt;0&lt;/li&gt;&lt;li&gt;1&lt;/li&gt;&lt;li&gt;2&lt;/li&gt;&lt;li&gt;3&lt;/li&gt;&lt;li&gt;4&lt;/li&gt;&lt;li&gt;5&lt;/li&gt;&lt;li&gt;6&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;  		  	  				    				  			  &lt;a name="content"&gt; &lt;/a&gt;  &lt;div class="article_content"&gt;    &lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;p&gt; La notizia stride un po' in questi giorni di possibile declassamento del rating italiano, di polemiche sulla finanziaria, di grandi tagli economici annunciati. E un settimanale come   &lt;a href="http://espresso.repubblica.it/" target="_blank"&gt;L'Espresso&lt;/a&gt; non poteva non indagare sottolineando il paradosso: la storia di copertina in edicola oggi racconta l'ultimo acquisto del governo, due   &lt;b&gt;elicotteri blu&lt;/b&gt; pagati dai contribuenti per una cifra che si aggira attorno ai 50 milioni di euro. Si tratta di due   &lt;a href="http://www.agustawestland.com/product/aw139-0" target="_blank"&gt;Agusta-Westland Aw-139&lt;/a&gt;, con interni in pelle, schermi al plasma e altri optional hi-tech. Il primo dei due, già soprannominato Papi One, è già pronto a trasportare il premier Berlusconi e i ministri, il secondo arriverà nei prossimi mesi.   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;   L'operazione è stata tenuta nascosta, ma l'articolo di Gianluca Di Feo   &lt;a href="http://espresso.repubblica.it/multimedia/video/30019224" target="_blank"&gt;rivela i dettagli&lt;/a&gt; e va oltre, sottolineando come il 'volo blu' sia diventato uno status symbol assoluto per i nostri politici, un privilegio assurdo: nel 2010 la corsa di ministri e sottosegretari a tornare a casa in aereo ha bruciato   &lt;b&gt;8.500 ore in aria&lt;/b&gt;, come avere un velivolo sempre in cielo notte e giorno per un anno intero. Come andare su Marte e tornare. Interessanti anche le indagini sui costi, oltre 800 milioni di euro nell'ultimo decennio.   &lt;span /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;   C'è chi fa arrivare un Falcon da Roma a Milano per farsi spostare da Linate a Malpensa, c'è chi porta gli amici, c'è chi ormai non si muove più se non via aria. E pare che i boss della politica italiana viaggino   &lt;b&gt;a scrocco&lt;/b&gt;: Palazzo Chigi non paga all'Aeronautica i costi dei voli e qualche militare si sta innervosendo.   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;   Insomma, un panorama desolante che sottolinea la lontananza sempre maggiore della politica dalla realtà. I membri della casta si assomigliano sempre di più a tutte le latitudini. Il problema è distinguere fra chi i lussi se li paga e chi li fa pagare ai cittadini. Nella gallery, ecco un po' di gadget "folli" che piacciono ai potenti.&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;     &lt;/div&gt;  	&lt;div&gt;   			&lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/" rel="license" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://i.creativecommons.org/l/by-nc-nd/3.0/88x31.png" alt="Licenza Creative Commons" style="border-width: 0;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://gadget.wired.it/foto/2011/07/01/voli-blu.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL"&gt;gadget.wired.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/gli-elicotteri-blu-e-i-gadget-folli-dei-poten"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-5771877566099693836?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/5771877566099693836/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/07/gli-elicotteri-blu-e-i-gadget-folli-dei.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/5771877566099693836'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/5771877566099693836'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/07/gli-elicotteri-blu-e-i-gadget-folli-dei.html' title='Gli elicotteri blu e i gadget folli dei potenti - Wired.it'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-6319297800294471126</id><published>2011-07-01T23:36:00.001-07:00</published><updated>2011-07-01T23:36:09.125-07:00</updated><title type='text'>Una super sabbia per purificare l'acqua - Wired.it</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote class="posterous_long_quote"&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it" title="DAILY WIRED"&gt;DAILY WIRED&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  		&lt;li&gt; &lt;a href="http://daily.wired.it/news" title="NEWS"&gt;NEWS&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  		&lt;li&gt; &lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza" title="SCIENZA"&gt;SCIENZA&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  	&lt;/ul&gt;      &lt;h1&gt;Una super sabbia per purificare l'acqua&lt;/h1&gt;  	&lt;h3 /&gt;&lt;p&gt;  	Rivestire i granelli con gusci di ossido di grafite. È una soluzione nanoscopica per depurare 5 volte meglio di quella non trattata. E in modo molto più economico&lt;/p&gt;      &lt;address class="authordetails"&gt;   &lt;/address&gt;                    01 luglio 2011    di &lt;a class="author_link" title="Tiziana Moriconi"&gt;Tiziana Moriconi&lt;/a&gt;      	      	  	  		  			  								&lt;h2 style=""&gt;sabbia&lt;/h2&gt;  								&lt;p&gt;sabbia&lt;/p&gt;  							&amp;nbsp;  			&lt;p&gt;  		  		  			  			&lt;/p&gt;&lt;div style="display: none;"&gt;  				&lt;ul&gt;  				  						&lt;li class="currentmedia"&gt;   							&lt;a href="http://media.wired.it/uploads/599x337/201126/sabbia_3532.jpg" rel="image"&gt;  								&lt;img src="http://media.wired.it/uploads/599x337/201126/sabbia_3532.jpg" height="81" alt="sabbia" width="81" /&gt;							  							&lt;/a&gt;  							  								&lt;h2 style=""&gt;sabbia&lt;/h2&gt;  								&lt;p&gt;sabbia&lt;/p&gt;  							  						&lt;/li&gt;  					  					  					  				&lt;/ul&gt;  			&lt;/div&gt;  		  		  	  				    				  			  &lt;a name="content"&gt; &lt;/a&gt;  &lt;div class="article_content"&gt;    &lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;p&gt; La sabbia è un buon   &lt;b&gt;filtro&lt;/b&gt; per depurare l’acqua; se poi viene rivestita con ossido di grafite, diventa un filtro ottimo. E, cosa fondamentale per tutti quei paesi in cui l’acqua potabile non può essere data per scontata, potenzialmente   &lt;b&gt;economico&lt;/b&gt;.   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;   L’idea di rivestire i granelli di sabbia con gusci di   &lt;b&gt;ossido di grafite&lt;/b&gt; è uscita dal   &lt;a href="http://www.owlnet.rice.edu/~rv4/Ajayan/" target="_blank"&gt;laboratorio di nanomateriali di Pulickel Ajayan&lt;/a&gt; della   &lt;a href="http://www.rice.edu/" target="_blank"&gt;Rice University&lt;/a&gt; (Houston, Texas). I ricercatori, guidati da Wei Gao, hanno messo a punto il   &lt;i&gt;nanometodo&lt;/i&gt; per ottenere il rivestimento e lo hanno testato sul   &lt;b&gt;mercurio&lt;/b&gt; e su un   &lt;b&gt;colorante&lt;/b&gt;. I risultati, riportati su   &lt;em&gt;   &lt;a href="http://pubs.acs.org/journal/aamick" target="_blank"&gt;Applied Materials and Interfaces&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;, mostrano che le proprietà della   &lt;b&gt;&lt;i&gt;supersabbia&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; sono incomparabilmente superiori a quelle dei soli granelli e simili a quelle del carbone attivo usato normalmente nei filtri delle abitazioni.   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;   I   &lt;b&gt;nanofogli&lt;/b&gt; di ossido di grafite - trattati affinché un lato risulti idrofilo e l’altro idrofobico – sono stati aggiunti a una soluzione contenente sabbia; a quel punto si sono assemblati a formare una sorta di involucro intorno a ciascun granello, con la parte idrofila esposta. La loro proprietà di catturare i contaminanti è stata poi aumentata aggiungendo molecole di altri composti chiamati   &lt;b&gt;tioli&lt;/b&gt;.   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;   Modificati i granelli, i ricercatori sono passati ai test. Una soluzione contenente   &lt;b&gt;mercurio&lt;/b&gt; (400 parti per milione) e una contenente un colorante usato in biologia, la   &lt;b&gt;Rodamina B&lt;/b&gt; (10 parti per milione), sono state filtrate sia attraverso la normale sabbia sia attraverso quella modificata. Nel primo caso, il filtro si è saturato dopo appena 10 minuti, nel secondo, il sistema ha tenuto per oltre   &lt;b&gt;50 minuti&lt;/b&gt;, e l’acqua filtrata conteneva meno di   &lt;b&gt;una parte per miliardo&lt;/b&gt; di contaminanti (il goal della   &lt;a href="http://www.epa.gov/" target="_blank"&gt;Environmental Protection Agency&lt;/a&gt; per il mercurio è di ottenere 2 parti per miliardo).   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;   Non è che il primo passo. Usando diverse molecole, Gao spera ora di riuscire a ingegnerizzare alcune forme di   &lt;i&gt;supersabbia&lt;/i&gt; per specifici contaminanti, come l’arsenico e il tricloroetilene.   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;     &lt;em&gt;(Credit per la foto: Kazuyoshi Nomachi/Corbis)&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;     &lt;/div&gt;  	&lt;div&gt;   			&lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/" rel="license" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://i.creativecommons.org/l/by-nc-nd/3.0/88x31.png" alt="Licenza Creative Commons" style="border-width: 0;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/07/01/sabbia-purificare-acqua.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL"&gt;daily.wired.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/una-super-sabbia-per-purificare-lacqua-wiredi"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-6319297800294471126?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/6319297800294471126/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/07/una-super-sabbia-per-purificare-l.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/6319297800294471126'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/6319297800294471126'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/07/una-super-sabbia-per-purificare-l.html' title='Una super sabbia per purificare l&amp;#39;acqua - Wired.it'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-2252883643481415687</id><published>2011-06-30T23:45:00.001-07:00</published><updated>2011-06-30T23:45:37.619-07:00</updated><title type='text'>Il mistero di Tunguska - Wired.it</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote class="posterous_long_quote"&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it" title="DAILY WIRED"&gt;DAILY WIRED&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  		&lt;li&gt; &lt;a href="http://daily.wired.it/news" title="NEWS"&gt;NEWS&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  		&lt;li&gt; &lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza" title="SCIENZA"&gt;SCIENZA&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  	&lt;/ul&gt;      &lt;h1&gt;Il mistero di Tunguska&lt;/h1&gt;  	&lt;h3 /&gt;&lt;p&gt;  	103 anni fa, il cielo sopra la Siberia si accende all'improvviso e 60 milioni di alberi vengono abbattuti. Cosa è successo?&lt;/p&gt;      &lt;address class="authordetails"&gt;   &lt;/address&gt;                    30 giugno 2011    di &lt;a class="author_link" title="Caterina Visco"&gt;Caterina Visco&lt;/a&gt;      	      	  	  		  			  									&lt;h2&gt;Mappa  &lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	Ecco dove è avvenuto l’Evento di Tunguska (Bobby D. Bryan/wikimedia)&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								&amp;nbsp;  			&lt;div style="float: left;"&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/06/30/meteorite-tunguska.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" class="prevP gallerycontrol" style="display: block; height: 42px;"&gt;‹&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;p /&gt;&lt;div style="float: right;"&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/06/30/meteorite-tunguska.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" class="nextP gallerycontrol" style="display: block; height: 42px;"&gt;›&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;  		  		  			  			&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/06/30/meteorite-tunguska.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" class="prev gallerycontrol disabled"&gt;‹&lt;/a&gt;&lt;div&gt;  				&lt;ul&gt;  				  					  					  							&lt;li class="currentmedia"&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/06/30/meteorite-tunguska.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="23116" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201126/mappa_6145.jpg" alt="Mappa" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Mappa  &lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	Ecco dove è avvenuto l’Evento di Tunguska (Bobby D. Bryan/wikimedia)&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/06/30/meteorite-tunguska.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="23119" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201126/ii_mineralogista_russo_8089.jpg" alt="II mineralogista russo" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;II mineralogista russo  &lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	Leonid Alekseyevich Kulik, il primo a indagare sull’Evento di Tunguska (Vladimir Ivanov/wikimedia)&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/06/30/meteorite-tunguska.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="23120" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201126/desolazione1__7580.jpg" alt="Desolazione1 " /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Desolazione1&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	Lo spettacolo che si è presentato agli occhi di Kulik (Credits: sito Tunguska dell'&lt;a href="http://www-th.bo.infn.it/tunguska/gallery.htm" target="_blank"&gt;Universita' di Bologna&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/06/30/meteorite-tunguska.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="23121" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201126/desolazione2_5663.jpg" alt="Desolazione2" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Desolazione2  &lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	Lo spettacolo che si è presentato agli occhi di Kulik (credits: Cyrotux/wikimedia)&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li class=""&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/06/30/meteorite-tunguska.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="23122" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201126/foto_aerea_1_3297.jpg" alt="Foto aerea 1" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Foto aerea 1  &lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	Ecco cosa ha fotografato Kulik nel 1938 durante la sua spedizione aerea. Le linee bianche sono alberi abbattuti (Credits: sito Tunguska dell'&lt;a href="http://www-th.bo.infn.it/tunguska/gallery.htm" target="_blank"&gt;Universita' di Bologna&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/06/30/meteorite-tunguska.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="23123" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201126/foto_aerea2__5819.jpg" alt="Foto aerea2 " /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Foto aerea2  &lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	La Riserva naturale di Tunguska vista dall’alto (Credits: sito Tunguska dell'&lt;a href="http://www-th.bo.infn.it/tunguska/gallery.htm" target="_blank"&gt;Universita' di Bologna&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/06/30/meteorite-tunguska.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="23124" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201126/alberi_1329.jpg" alt="Alberi" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Alberi&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	Primi esami degli alberi per il team italiano nel 1991 (Credits: sito Tunguska dell'&lt;a href="http://www-th.bo.infn.it/tunguska/gallery.htm" target="_blank"&gt;Universita' di Bologna&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/06/30/meteorite-tunguska.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="23125" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201126/prima_5263.jpg" alt="Prima" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Prima  &lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	Un albero nato prima dell’esplosione mostra un’asimmetria nelle linee di accrescimento a partire dal 1908(Credits: sito Tunguska dell'&lt;a href="http://www-th.bo.infn.it/tunguska/gallery.htm" target="_blank"&gt;Universita'di Bologna&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/06/30/meteorite-tunguska.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="23126" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201126/dopo__9741.jpg" alt="Dopo " /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Dopo&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	Ecco invece la sezione di un albero nato dopo il 1908 (Credits: sito Tunguska dell'&lt;a href="http://www-th.bo.infn.it/tunguska/gallery.htm" target="_blank"&gt;Universita' di Bologna&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/06/30/meteorite-tunguska.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="23127" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201126/foto_aerea_3_9756.jpg" alt="Foto aerea 3" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Foto aerea 3&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	Il lago visto da un aereo nel 1999 (Credits: sito Tunguska dell'&lt;a href="http://www-th.bo.infn.it/tunguska/gallery.htm" target="_blank"&gt;Universita' di Bologna&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/06/30/meteorite-tunguska.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="23128" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201126/cento_anni_dopo_3347.jpg" alt="Cento anni dopo" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Cento anni dopo&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	Ecco il lago Cheko il 30 giugno 2008 (Credits: sito Tunguska dell'&lt;a href="http://www-th.bo.infn.it/tunguska/gallery.htm" target="_blank"&gt;Universita' di Bologna&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/06/30/meteorite-tunguska.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="23129" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201126/e_se_fosse_accaduto_a_roma_6226.jpg" alt="E se fosse accaduto a Roma " /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;E se fosse accaduto a Roma    &lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	L’area in giallo è quella degli alberi incendiati dall’esplosione la verde di quelli abbattuti dall’onda d’urto (Credits: sito Tunguska dell'&lt;a href="http://www-th.bo.infn.it/tunguska/gallery.htm" target="_blank"&gt;Universita' di Bologna&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/06/30/meteorite-tunguska.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="23130" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201126/evenki__1883.jpg" alt="Evenki " /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Evenki  &lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	Un gruppo in abiti tradizionali che ha accolto i ricercatori italiani (Credits: sito Tunguska dell'&lt;a href="http://www-th.bo.infn.it/tunguska/gallery.htm" target="_blank"&gt;Universita' di Bologna&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  					  				&lt;/ul&gt;  			&lt;/div&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/06/30/meteorite-tunguska.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" class="next gallerycontrol"&gt;›&lt;/a&gt;  		&lt;ul class="mediaindex"&gt;&lt;li class="currentmedia"&gt;0&lt;/li&gt;&lt;li&gt;1&lt;/li&gt;&lt;li&gt;2&lt;/li&gt;&lt;li&gt;3&lt;/li&gt;&lt;li&gt;4&lt;/li&gt;&lt;li&gt;5&lt;/li&gt;&lt;li&gt;6&lt;/li&gt;&lt;li&gt;7&lt;/li&gt;&lt;li&gt;8&lt;/li&gt;&lt;li&gt;9&lt;/li&gt;&lt;li&gt;10&lt;/li&gt;&lt;li&gt;11&lt;/li&gt;&lt;li&gt;12&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;  		  	  				    				  			  &lt;a name="content"&gt; &lt;/a&gt;  &lt;div class="article_content"&gt;    &lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;p&gt; Prima   &lt;b&gt;un grande squarcio nel cielo&lt;/b&gt; e un'enorme   &lt;b&gt;palla di fuoco&lt;/b&gt; che sovrasta la foresta, poi uno straordinario calore e una   &lt;b&gt;fragorosa esplosione, &lt;/b&gt;come se migliaia di cannoni sparassero all’unisono le loro palle di piombo. È così che un testimone oculare,   &lt;b&gt;Semen Semenov&lt;/b&gt;, descrisse quanto accadde alle   &lt;b&gt; 7:15&lt;/b&gt; del mattino del   &lt;b&gt;30 giugno 1908 &lt;/b&gt;vicino al fiume   &lt;b&gt;Podkamennaya Tunguska&lt;/b&gt;, in piena taiga siberiana.   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;     &lt;object height="399" width="500"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/EiXpp-i442s?version=3&amp;amp;hl=en_US&amp;amp;rel=0" /&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true" /&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always" /&gt;&lt;embed allowfullscreen="true" src="http://www.youtube.com/v/EiXpp-i442s?version=3&amp;amp;hl=en_US&amp;amp;rel=0" allowscriptaccess="always" type="application/x-shockwave-flash" height="399" width="500"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;   &lt;br /&gt; L'   &lt;b&gt;&lt;i&gt;Evento di Tunguska&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; è oggi tanto famoso da comparire anche sui libri di scuola (almeno quelli russi). Eppure, dopo più di cento anni, ancora non è chiaro cosa avvenne per davvero. La spiegazione più accreditata è che quel giorno   &lt;b&gt;un corpo celeste &lt;/b&gt;- una cometa o un meteorite - che viaggiava in direzione della Terra a una decina di chilometri al secondo, sia esploso a circa 8 mila metri dalla superficie del nostro pianeta. L'esplosione rilasciò un'energia pari a circa   &lt;b&gt;10 megatoni di Tnt&lt;/b&gt;&amp;nbsp;(mille volte la bomba di Hiroshima) e   &lt;b&gt;un'onda d'urto&lt;/b&gt; che distrusse   &lt;b&gt;2.200 chilometri quadrati&lt;/b&gt; di foresta abbattendo oltre   &lt;strong&gt;6&lt;/strong&gt;&lt;b&gt;0 milioni di alberi&lt;/b&gt;.&amp;nbsp;Il boato venne udito a centinaia di chilometri di distanza, in Europa la notte restò luminosa per diversi giorni: secondo alcune testimonianze, in Inghilterra si poteva leggere il giornale a mezzanotte senza bisogno di lampadine.   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;   Tuttavia, un po' per la posizione isolata, un po' per gli sconvolgimenti politici che animavano la Russia in quegli anni, la devastazione della foresta, abitata per lo più dalla popolazione nomade degli   &lt;b&gt;Evenki,&lt;/b&gt; non venne scoperta fino al   &lt;b&gt;1927&lt;/b&gt;. Quell'anno una spedizione dell'   &lt;b&gt;Accademia sovietica delle scienze &lt;/b&gt;coordinata dal mineralogista   &lt;b&gt;Leonid Alekseyevich Kulik &lt;/b&gt;arrivò sul luogo e, ammutolita dal desolante spettacolo della taiga distrutta, scattò fotografie, raccolse campioni e cercò indizi utili a capire cosa fosse successo. Per decine di anni Kulik esaminò il territorio alla ricerca di tracce di un eventuale   &lt;b&gt;impatto,&lt;/b&gt; ma senza successo. Organizzò anche una ricognizione aerea, che tuttavia non riportò niente di anomalo.&amp;nbsp;   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;   L'assenza di certezze ha lasciato spazio nel corso degli anni al fiorire delle più svariate teorie: si è parlato di   &lt;b&gt;mini buchi neri,&lt;/b&gt; di esperimenti di   &lt;b&gt;creazione di antimateria&lt;/b&gt; sfuggiti al controllo in chissà quale laboratorio sotterraneo, di   &lt;b&gt;basi aliene &lt;/b&gt;(persino due puntate della famosa serie di   &lt;b&gt;X-files&lt;/b&gt; sono state dedicate al mistero di Tunguska). Tutte ipotesi senza fondamento. Tranne una: quella dell'esplosione di un corpo celeste, l'unica presa in seria considerazione dagli scienziati e oggetto di centinaia di studi. Per molti anni il responsabile di tanta devastazione è stato identificato in un   &lt;b&gt;meteorite,&lt;/b&gt; ma ultimamente ha acquistato credito anche l’idea che sia trattato di una   &lt;b&gt;cometa&lt;/b&gt;. &lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;     &lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/06/30/meteorite-tunguska.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL?page=1#content" class="nextpage rosso"&gt;Pagina successiva &lt;img src="http://www.wired.it/img/l_rosso_dx2.png" /&gt;&lt;/a&gt;  &lt;div class="paginazione"&gt;  &lt;div style="float: left; height: 42px; text-align: left;"&gt;  &lt;img src="http://www.wired.it/img/grigio_sx2.png" /&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;div class="paginazione-pag"&gt;  &lt;span class="space-pag"&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/06/30/meteorite-tunguska.html#content" class="actived box-rosso"&gt;1&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;  &lt;span class="space-pag"&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/06/30/meteorite-tunguska.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL?page=1#content"&gt;2&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;div style="float: left; height: 42px; text-align: right;"&gt;  &lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/06/30/meteorite-tunguska.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL?page=1#content"&gt;&lt;img src="http://www.wired.it/img/rosso_dx2.png" /&gt;&lt;/a&gt;  &lt;/div&gt;  &lt;/div&gt;              &lt;/div&gt;  	&lt;div&gt;   			&lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/" rel="license" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://i.creativecommons.org/l/by-nc-nd/3.0/88x31.png" alt="Licenza Creative Commons" style="border-width: 0;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/06/30/meteorite-tunguska.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL"&gt;daily.wired.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/il-mistero-di-tunguska-wiredit"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-2252883643481415687?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/2252883643481415687/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/06/il-mistero-di-tunguska-wiredit.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/2252883643481415687'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/2252883643481415687'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/06/il-mistero-di-tunguska-wiredit.html' title='Il mistero di Tunguska - Wired.it'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-2881767932832953646</id><published>2011-06-30T23:35:00.001-07:00</published><updated>2011-06-30T23:35:20.937-07:00</updated><title type='text'>Disegnando dipingendo da Giò Marconi : Artribune</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote class="posterous_long_quote"&gt;&lt;div class="posttitle"&gt;&lt;h1&gt;Disegnando dipingendo da Giò Marconi&lt;/h1&gt;  				&lt;h2 class="abstract"&gt;Nel piano ipogeo della Galleria Giò Marconi, Wade Guyton espone i suoi painter drawing. Attraverso le pagine di un catalogo di lampade, la macchina a getto d'inchiostro interviene e ridefinisce un'iconografia simmetrica. A Milano, fino al 23 luglio.&lt;/h2&gt;				  &lt;div class="postauthor"&gt;              &lt;p&gt;Scritto da &lt;a href="http://www.artribune.com/author/redazione/" title="Articoli scritti da: Redazione"&gt;Redazione&lt;/a&gt; | giovedì, 30 giugno 2011 · &lt;a href="http://www.artribune.com/2011/06/disegnando-dipingendo-da-gio-marconi/#respond"&gt;Lascia un commento&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;  &lt;/div&gt;    &lt;/div&gt;    			&lt;div class="wp-caption alignnone" style=""&gt;&lt;img class="size-medium wp-image-16921" title="Wade Guyton - Untitled - 2009" src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/412-480x504.jpg" height="504" alt="" width="480" /&gt;&lt;p class="wp-caption-text"&gt;Wade Guyton - Untitled - 2009&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;  &lt;p&gt;Si muove tra funzionalismo e decorazione, l’arte di &lt;strong&gt;Wade Guyton&lt;/strong&gt; (Hammond, Indiana, 1972; vive a New York). La mostra milanese è composta da una serie di &lt;em&gt;painter&lt;/em&gt; &lt;em&gt;drawing &lt;/em&gt;del 2009, lavori realizzati, come da tradizione, grazie all’uso di una stampante Epson a getto d’inchiostro su pagine di un catalogo di lampade. I riquadri invadono il piano inferiore della galleria e mettono in scena un utilizzo delle partizioni geometriche e delle campiture di stampo costruttivista. La sovrapposizione di elementi grafici a un progetto di adesione ricorsiva permette al visitatore di apprezzare, anche se assolutamente in breve, la capacità dell’artista americano di ricreare una nuova sperimentazione per la pratica pittorica. Delicata e mentale.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;strong&gt;G&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;inevra Bria&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;  		  		  		&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="gallery galleryid-16912 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail"&gt;&lt;dl class="gallery-item" /&gt;&lt;em&gt;  			&lt;dt class="gallery-icon"&gt;  				&lt;a href="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/59.jpg" title="Wade Guyton - Untitled - 2009" rel="shadowbox[album-16912];player=img;"&gt;&lt;img class="attachment-thumbnail" title="Wade Guyton - Untitled - 2009" src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/59-150x150.jpg" height="150" alt="Wade Guyton - Untitled - 2009" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;  			&lt;/dt&gt;  				&lt;dd class="wp-caption-text gallery-caption"&gt;  				Wade Guyton – Untitled – 2009  				&lt;/dd&gt;&lt;/em&gt;&lt;dl class="gallery-item" /&gt;&lt;em&gt;  			&lt;dt class="gallery-icon"&gt;  				&lt;a href="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/611.jpg" title="Wade Guyton - Untitled - 2009" rel="shadowbox[album-16912];player=img;"&gt;&lt;img class="attachment-thumbnail" title="Wade Guyton - Untitled - 2009" src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/611-150x150.jpg" height="150" alt="Wade Guyton - Untitled - 2009" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;  			&lt;/dt&gt;  				&lt;dd class="wp-caption-text gallery-caption"&gt;  				Wade Guyton – Untitled – 2009  				&lt;/dd&gt;&lt;/em&gt;&lt;dl class="gallery-item" /&gt;&lt;em&gt;  			&lt;dt class="gallery-icon"&gt;  				&lt;a href="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/77.jpg" title="Wade Guyton - Untitled - 2009" rel="shadowbox[album-16912];player=img;"&gt;&lt;img class="attachment-thumbnail" title="Wade Guyton - Untitled - 2009" src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/77-150x150.jpg" height="150" alt="Wade Guyton - Untitled - 2009" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;  			&lt;/dt&gt;  				&lt;dd class="wp-caption-text gallery-caption"&gt;  				Wade Guyton – Untitled – 2009  				&lt;/dd&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;br style="clear: both;" /&gt;&lt;/em&gt;&lt;dl class="gallery-item"&gt;  			&lt;dt class="gallery-icon"&gt;  				&lt;a href="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/84.jpg" title="Wade Guyton - Untitled - 2009" rel="shadowbox[album-16912];player=img;"&gt;&lt;img class="attachment-thumbnail" title="Wade Guyton - Untitled - 2009" src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/84-150x150.jpg" height="150" alt="Wade Guyton - Untitled - 2009" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;  			&lt;/dt&gt;  				&lt;dd class="wp-caption-text gallery-caption"&gt;  				Wade Guyton – Untitled – 2009  				&lt;/dd&gt;&lt;/dl&gt;&lt;dl class="gallery-item"&gt;  			&lt;dt class="gallery-icon"&gt;  				&lt;a href="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/97.jpg" title="Wade Guyton - Untitled - 2009" rel="shadowbox[album-16912];player=img;"&gt;&lt;img class="attachment-thumbnail" title="Wade Guyton - Untitled - 2009" src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/97-150x150.jpg" height="150" alt="Wade Guyton - Untitled - 2009" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;  			&lt;/dt&gt;  				&lt;dd class="wp-caption-text gallery-caption"&gt;  				Wade Guyton – Untitled – 2009  				&lt;/dd&gt;&lt;/dl&gt;&lt;dl class="gallery-item"&gt;  			&lt;dt class="gallery-icon"&gt;  				&lt;a href="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/125.jpg" title="Wade Guyton - Untitled - 2009" rel="shadowbox[album-16912];player=img;"&gt;&lt;img class="attachment-thumbnail" title="Wade Guyton - Untitled - 2009" src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/125-150x150.jpg" height="150" alt="Wade Guyton - Untitled - 2009" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;  			&lt;/dt&gt;  				&lt;dd class="wp-caption-text gallery-caption"&gt;  				Wade Guyton – Untitled – 2009  				&lt;/dd&gt;&lt;/dl&gt;&lt;br style="clear: both;" /&gt;&lt;dl class="gallery-item"&gt;  			&lt;dt class="gallery-icon"&gt;  				&lt;a href="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/214.jpg" title="Wade Guyton - Untitled - 2009" rel="shadowbox[album-16912];player=img;"&gt;&lt;img class="attachment-thumbnail" title="Wade Guyton - Untitled - 2009" src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/214-150x150.jpg" height="150" alt="Wade Guyton - Untitled - 2009" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;  			&lt;/dt&gt;  				&lt;dd class="wp-caption-text gallery-caption"&gt;  				Wade Guyton – Untitled – 2009  				&lt;/dd&gt;&lt;/dl&gt;&lt;dl class="gallery-item"&gt;  			&lt;dt class="gallery-icon"&gt;  				&lt;a href="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/312.jpg" title="Wade Guyton - Untitled - 2009" rel="shadowbox[album-16912];player=img;"&gt;&lt;img class="attachment-thumbnail" title="Wade Guyton - Untitled - 2009" src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/312-150x150.jpg" height="150" alt="Wade Guyton - Untitled - 2009" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;  			&lt;/dt&gt;  				&lt;dd class="wp-caption-text gallery-caption"&gt;  				Wade Guyton – Untitled – 2009  				&lt;/dd&gt;&lt;/dl&gt;&lt;dl class="gallery-item"&gt;  			&lt;dt class="gallery-icon"&gt;  				&lt;a href="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/412.jpg" title="Wade Guyton - Untitled - 2009" rel="shadowbox[album-16912];player=img;"&gt;&lt;img class="attachment-thumbnail" title="Wade Guyton - Untitled - 2009" src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/412-150x150.jpg" height="150" alt="Wade Guyton - Untitled - 2009" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;  			&lt;/dt&gt;  				&lt;dd class="wp-caption-text gallery-caption"&gt;  				Wade Guyton – Untitled – 2009  				&lt;/dd&gt;&lt;/dl&gt;&lt;p&gt;  			  		&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;  &lt;/em&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;Milano // fino al 23 luglio 2011&lt;br /&gt;  Wade Guyton – Coleur et Fabrication&lt;a href="http://www.giomarconi.it/" target="_blank"&gt;&lt;br /&gt;  &lt;a href="http://www.giomarconi.it"&gt;www.giomarconi.it&lt;/a&gt;&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://www.artribune.com/2011/06/disegnando-dipingendo-da-gio-marconi/"&gt;artribune.com&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/disegnando-dipingendo-da-gio-marconi-artribun"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-2881767932832953646?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/2881767932832953646/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/06/disegnando-dipingendo-da-gio-marconi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/2881767932832953646'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/2881767932832953646'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/06/disegnando-dipingendo-da-gio-marconi.html' title='Disegnando dipingendo da Giò Marconi : Artribune'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-8809708416325719494</id><published>2011-06-29T23:09:00.001-07:00</published><updated>2011-06-29T23:09:26.037-07:00</updated><title type='text'>La scoperta della femminilità : Artribune</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote class="posterous_long_quote"&gt;&lt;div class="posttitle"&gt;&lt;h1&gt;La scoperta della femminilità&lt;/h1&gt;  				&lt;h2 class="abstract"&gt;Fotografo, art director, musicista. Oltre che rivoluzionario delle riviste di moda. Harri Peccinotti è il protagonista di una mostra alla Tethys Gallery di Firenze. Sono esposte fino al 4 luglio una serie di opere fondamentali sul fascino femminile.&lt;/h2&gt;				  &lt;div class="postauthor"&gt;              &lt;p&gt;Scritto da &lt;a href="http://www.artribune.com/author/redazione/" title="Articoli scritti da: Redazione"&gt;Redazione&lt;/a&gt; | mercoledì, 29 giugno 2011 · &lt;a href="http://www.artribune.com/2011/06/la-scoperta-della-femminilita/#respond"&gt;Lascia un commento&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;  &lt;/div&gt;    &lt;/div&gt;    			&lt;div class="wp-caption alignnone" style=""&gt;&lt;img class="size-medium wp-image-16878" title="Harri Peccinotti " src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/Img7-480x316.jpg" height="316" alt="" width="480" /&gt;&lt;p class="wp-caption-text"&gt;Harri Peccinotti &lt;/p&gt;&lt;/div&gt;  &lt;p&gt;Labbra rosse che promettono piacere, capezzoli appena emersi da una superficie d’acqua, un pube velato e svelato da un girasole in fiore, il volto di una modella nera. Sono alcuni degli scatti frutto dall’estro eclettico di &lt;strong&gt;Harri Peccinotti &lt;/strong&gt;(Londra, 1935),&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;artista che&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;a partire dai gloriosi Sixties ha contribuito in modo fondamentale alla metamorfosi della rappresentazione femminile. Quella di una donna indipendente dai ruoli familiari che inizia allora a mostrarsi, con tanta naturalezza quanta malizia, quale oggetto di bellezza e di desiderio.&lt;br /&gt;  &lt;iframe src="http://www.youtube.com/embed/yCnji_Yk1I4?rel=0" allowfullscreen="" frameborder="0" height="390" width="480"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;  E proprio la parola “oggetto” risulta problematica, considerando la deriva attuale del processo che – tranne rari casi di grazia e di intelligenza – falsifica il motivo dell’emancipazione deviandolo verso l’assoggettamento a modelli di impossibile perfezione (il corpo pensato e progettato, all’incirca, come il telaio di un’automobile). Eppure la direzione indicata da Peccinotti è sempre stata un’altra: non la sensualità esclusiva di prototipi irrealizzabili, ma la libertà di piacere attraverso la carne e l’intensità di cui si è fatti.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Matteo Innocenti&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;  		  		  		&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="gallery galleryid-16871 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail"&gt;&lt;dl class="gallery-item" /&gt;&lt;em&gt;  			&lt;dt class="gallery-icon"&gt;  				&lt;a href="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/Img1.jpg" title="Harri Peccinotti " rel="shadowbox[album-16871];player=img;"&gt;&lt;img class="attachment-thumbnail" title="Harri Peccinotti" src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/Img1-150x150.jpg" height="150" alt="Harri Peccinotti" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;  			&lt;/dt&gt;  				&lt;dd class="wp-caption-text gallery-caption"&gt;  				Harri Peccinotti   				&lt;/dd&gt;&lt;/em&gt;&lt;dl class="gallery-item" /&gt;&lt;em&gt;  			&lt;dt class="gallery-icon"&gt;  				&lt;a href="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/Img2.jpg" title="Harri Peccinotti " rel="shadowbox[album-16871];player=img;"&gt;&lt;img class="attachment-thumbnail" title="Harri Peccinotti" src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/Img2-150x150.jpg" height="150" alt="Harri Peccinotti" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;  			&lt;/dt&gt;  				&lt;dd class="wp-caption-text gallery-caption"&gt;  				Harri Peccinotti   				&lt;/dd&gt;&lt;/em&gt;&lt;dl class="gallery-item" /&gt;&lt;em&gt;  			&lt;dt class="gallery-icon"&gt;  				&lt;a href="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/Img3.jpg" title="Harri Peccinotti – 1972 " rel="shadowbox[album-16871];player=img;"&gt;&lt;img class="attachment-thumbnail" title="Harri Peccinotti – 1972" src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/Img3-150x150.jpg" height="150" alt="Harri Peccinotti – 1972" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;  			&lt;/dt&gt;  				&lt;dd class="wp-caption-text gallery-caption"&gt;  				Harri Peccinotti – 1972   				&lt;/dd&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;br style="clear: both;" /&gt;&lt;/em&gt;&lt;dl class="gallery-item"&gt;  			&lt;dt class="gallery-icon"&gt;  				&lt;a href="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/Img4.jpg" title="Harri Peccinotti – 1967 " rel="shadowbox[album-16871];player=img;"&gt;&lt;img class="attachment-thumbnail" title="Harri Peccinotti – 1967" src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/Img4-150x150.jpg" height="150" alt="Harri Peccinotti – 1967" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;  			&lt;/dt&gt;  				&lt;dd class="wp-caption-text gallery-caption"&gt;  				Harri Peccinotti – 1967   				&lt;/dd&gt;&lt;/dl&gt;&lt;dl class="gallery-item"&gt;  			&lt;dt class="gallery-icon"&gt;  				&lt;a href="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/Img5.jpg" title="Harri Peccinotti – 1971 " rel="shadowbox[album-16871];player=img;"&gt;&lt;img class="attachment-thumbnail" title="Harri Peccinotti – 1971" src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/Img5-150x150.jpg" height="150" alt="Harri Peccinotti – 1971" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;  			&lt;/dt&gt;  				&lt;dd class="wp-caption-text gallery-caption"&gt;  				Harri Peccinotti – 1971   				&lt;/dd&gt;&lt;/dl&gt;&lt;dl class="gallery-item"&gt;  			&lt;dt class="gallery-icon"&gt;  				&lt;a href="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/Img6.jpg" title="Harri Peccinotti – 1974 " rel="shadowbox[album-16871];player=img;"&gt;&lt;img class="attachment-thumbnail" title="Harri Peccinotti – 1974" src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/Img6-150x150.jpg" height="150" alt="Harri Peccinotti – 1974" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;  			&lt;/dt&gt;  				&lt;dd class="wp-caption-text gallery-caption"&gt;  				Harri Peccinotti – 1974   				&lt;/dd&gt;&lt;/dl&gt;&lt;br style="clear: both;" /&gt;&lt;dl class="gallery-item"&gt;  			&lt;dt class="gallery-icon"&gt;  				&lt;a href="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/Img7.jpg" title="Harri Peccinotti " rel="shadowbox[album-16871];player=img;"&gt;&lt;img class="attachment-thumbnail" title="Harri Peccinotti" src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/Img7-150x150.jpg" height="150" alt="Harri Peccinotti" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;  			&lt;/dt&gt;  				&lt;dd class="wp-caption-text gallery-caption"&gt;  				Harri Peccinotti   				&lt;/dd&gt;&lt;/dl&gt;&lt;dl class="gallery-item"&gt;  			&lt;dt class="gallery-icon"&gt;  				&lt;a href="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/Img8.jpg" title="Harri Peccinotti – 1968 " rel="shadowbox[album-16871];player=img;"&gt;&lt;img class="attachment-thumbnail" title="Harri Peccinotti – 1968" src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/Img8-150x150.jpg" height="150" alt="Harri Peccinotti – 1968" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;  			&lt;/dt&gt;  				&lt;dd class="wp-caption-text gallery-caption"&gt;  				Harri Peccinotti – 1968   				&lt;/dd&gt;&lt;/dl&gt;&lt;dl class="gallery-item"&gt;  			&lt;dt class="gallery-icon"&gt;  				&lt;a href="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/Img9.jpg" title="Harri Peccinotti " rel="shadowbox[album-16871];player=img;"&gt;&lt;img class="attachment-thumbnail" title="Harri Peccinotti" src="http://www.artribune.com/wp-content/uploads/2011/06/Img9-150x150.jpg" height="150" alt="Harri Peccinotti" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;  			&lt;/dt&gt;  				&lt;dd class="wp-caption-text gallery-caption"&gt;  				Harri Peccinotti   				&lt;/dd&gt;&lt;/dl&gt;&lt;p&gt;  			  		&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://www.artribune.com/2011/06/la-scoperta-della-femminilita/"&gt;artribune.com&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/la-scoperta-della-femminilita-artribune"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-8809708416325719494?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/8809708416325719494/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/06/la-scoperta-della-femminilita-artribune.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/8809708416325719494'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/8809708416325719494'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/06/la-scoperta-della-femminilita-artribune.html' title='La scoperta della femminilità : Artribune'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/yCnji_Yk1I4/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-2928351010234221825</id><published>2011-06-29T22:14:00.001-07:00</published><updated>2011-06-29T22:14:45.865-07:00</updated><title type='text'>Meditazione trascendentale e malattie cardiovascolari | Le Scienze</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote class="posterous_long_quote"&gt;&lt;div class="label"&gt;Medicina&lt;/div&gt;    			&lt;p&gt;    		&lt;/p&gt;&lt;div class="occhiello"&gt;Sugli &lt;em&gt;Archives of Internal Medicine&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;    	&lt;h1&gt;Meditazione trascendentale e malattie cardiovascolari&lt;/h1&gt;            	&lt;span class="firma"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;        	&lt;span class="titolo"&gt;Le persone affette da malattie cardiovascolari che, a fianco della terapia tradizionale, praticano le tecniche  anti-stress della Meditazione  Trascendentale vedono ridotti i tassi di mortalità per infarto e ictus  del 47 per cento rispetto ai controlli&lt;/span&gt;    	&lt;p&gt;            	&lt;/p&gt;&lt;div class="fotoleft"&gt;    		&lt;div class="border1"&gt;    			&lt;div class="border2"&gt;&lt;img src="http://data.kataweb.it/kpmimages/kpm3/misc/scienze/2011/06/29/jpg_1348499.jpg" border="0" /&gt;&lt;/div&gt;    		&lt;/div&gt;    	&lt;/div&gt;        Le persone affette da malattie cardiovascolari che praticano le tecniche di riduzione dello stress messe a punto dalla Meditazione Trascendentale hanno tassi di mortalità per infarto e ictus inferiori del 47 per cento rispetto ad analoghi pazienti che hanno seguito un programma di educazione alla salute. E' questo il risultato di uno studio condotto presso il Medical College of Wisconsin, a Milwaukee, pubblicato sugli  &lt;em&gt;Archives of Internal Medicine. &lt;/em&gt; &lt;p&gt; Lo studio, durato nove anni, è stato condotto su 201 pazienti afro-americani con età media di 59 anni, sofferenti di stenosi coronarica assegnati in modo casuale a uno di due gruppi: il primo  praticava le tecniche di Meditazione Trascendentale, il secondo seguiva corsi di educazione alla salute che facevano riferimento ai fattori di rischio tradizionali e portavano a modificazioni della dieta e a un aumento dell'esercizio fisico. Durante questo periodo, i partecipanti allo studio hanno continuato ad assummere i farmaci per i fattori di rischio di malattie cardiovascolari, tra cui anti-ipertensivi e farmaci contro le iperlipidemie, eventualmente prescritti.&lt;/p&gt;&lt;p&gt; "Questi risultati costituiscono la più significativa documentazione finora prodotta delle possibilità di intervento sulle relazioni mente-corpo nelle malattie cardiovascolari, e indicano che la riduzione dello stress con la tecnica TM è un approccio efficace nella prevenzione delle malattie cardiache ", ha detto Robert Schneider, uno degli autori.&lt;/p&gt;&lt;p&gt; L'effetto, osservano i ricercatori, è sempre rilevabile, "tuttavia,  è maggiore nei soggetti che stanno assumendo regolarmente i farmaci standard", ha detto Schneider.  &lt;/p&gt;&lt;p&gt; "Di conseguenza, la meditazione dovrebbe essere considerata un complemento e non un sostituto delle consuete cure mediche", ha concluso  Theodore Kotchen che ha partecipato allo studio. (gg)&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/articolo/1348497"&gt;lescienze.espresso.repubblica.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/meditazione-trascendentale-e-malattie-cardiov"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-2928351010234221825?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/2928351010234221825/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/06/meditazione-trascendentale-e-malattie.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/2928351010234221825'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/2928351010234221825'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/06/meditazione-trascendentale-e-malattie.html' title='Meditazione trascendentale e malattie cardiovascolari | Le Scienze'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-8024827991210883375</id><published>2011-06-28T22:54:00.001-07:00</published><updated>2011-06-28T22:54:58.227-07:00</updated><title type='text'>Il terrorismo del desiderio | through europe</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote&gt;&lt;div&gt;  &lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;  	&lt;strong&gt;ovvero di rivoluzione e miele&lt;br /&gt;  	ovvero lettera ai compagni (e a Jung)&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	&lt;strong&gt;1.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	Vorrei parlare di una storia d'amore, quella tra Carl Gustav Jung e Sabina Spielrein. Il mio scopo in realtà è provare a discutere con un pò di cognizione di causa il cosiddetto scandalo sessuale che attuttoggi nella sua miseria eccita i media. Premetto che poco m'importa della cosa in sè, m'importa il fatto che tale scandalo abbia in realtà ben poco di scandaloso, anzi costituisca la prassi stessa in cui muovono oggi destra e sinistra istituzionale e non, ovvero buona parte dei potenti insieme ai rivoluzionari.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	Scrivo questo per ragionare in ultima analisi non tanto sulla differenza, quanto piuttosto sul desiderio, dopo che per decenni il mercato ha tentato di eccitarlo, di sublimarlo, di trarne valore, di atrofizzarlo, di capitalizzarlo, di trasformarlo in plus-godere direbbe Zizek. L'oppressione del desiderio collettivo si riflette in molte cose, ma anzitutto nelle relazioni tra maschile e femminile, inteso sia come controsessuale che come intersessuale, rilegando spesso la differenza ad intermezzo, passaggio dal positivo al negativo del negativo che è il positivo ancora, in un processo in cui la donna figura ancora come stampella anfetaminica di scalata all'onnipotenza. La strumentalità del femminile come intermezzo di carne e sorgente di amor di sé, come meravigliosa stampella carnale e psichica di un ordine primitivamente patriarcale, vale oggi in Italia per uomini maschilisti e femministi insieme. Peggio, vale anche per quel femminile che fa di tale stampella uno strumento per competere nel capital/Edipo. Su questa falla abissale poggia oggi un processo di rigenerazione divenuto oramai imprescindibile.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	Il processo di distruzione e rinascita che oggi c'impone rapidamente di ripensare in termini anzitutto redistribuitivi una struttura sociale in crisi terminale, non può per un istante in più prescindere dal rimescolamento amoroso ed orgiastico del desiderio maschile e femminile insieme nelle moltitudini, fuori ed oltre l'ordine fallologocentrico cui l'hanno rilegato – rilegandovisi - compagni e padroni, sino ad una profonda rivoluzione delle relazioni affettive. Questo riguarda oggi tutti: donne e uomini insieme, rivoluzionari e potenti. Poco m'importa dei potenti, che la strada la faranno soli a partire dall'inferno. M'importa per amor di loro e di noi stesse di quei compagni con cui è giunta l'ora di muovere oltre l'impasse che rifiuta di parlare alla donna orizzontalmente e fuori l'intermezzo, per rinnegare dal basso una relazione con il femminile che troppo spesso ancora si fa orizzontale solamente nei letti.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	Comincio dunque da una storia d'amore perchè essa è, al contempo, meravigliosa e straziante. Ancor più è simbolica del potenziale poeticamente terrorista del desiderio, un potenziale che dirompe dentro ed oltre il doppio legame che storicamente ha tratto forza dal bisogno psichico, sociale e politico di proteggere il maschile dall'“altro”, un bisogno figlio della società competitiva del capital/Edipo e la cui potenza immanente e libera sola può riportare la vita nostra e di tutti verso un nuovo dis/ordine sociale non più contraddittorio al desiderio. Il desiderio primordiale di trascendere sé che è insieme morte e rinascita, e che nel suo abbandonarsi per muovere oltre sé in un incontro con l'alterità è un processo meravigliosamente proletario, opta qui, nell'Occidente contemporaneo e barbarico, in un processo di protezione dell'esistente di fronte all'abisso del perturbante, una protezione che per meccanismi psichici e sociali ricorda la rimozione dell'altro dell'ordine autoritario fascista, e che così facendo nega la trasformazione economica, politica, affettiva e spirituale della società tutta. La forza costituente che si è a ragione e a diritto oggi imposta sul dibattito politico mondiale non può portar con sé i rimasugli del(lo) (piedi)stallo del maschile, del femminile e delle relazioni umane tutte, nè prescindere da un processo di distruzione e rinascita, anzi la sua prima vittima dovrà per forza essere quel bulimico moltiplicarsi del “more of the same”, quell'uno atrofizzato e mille vote decrepito che ancor oggi sopravvive come una malattia dalla finanza al pensiero sino ai letti, anzitutto in Italia.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	Comincio dunque da una storia d'amore per comprendere che cosa significhi qui ed oggi “terrorismo” del desiderio, utilizzando come metafora introduttiva una relazione a due simbolica di ben di più di due, in quanto essa siede non solo alle origini della psicanalisi, ma anche, e per le stesse ragioni, all'origine della diffusione sociale delle sue manipolazioni, portando a un doppio legame con il femminile che trova espressione a un tempo nella triade proprietà, famiglia e stato, e nella doppia morale di una società il cui dissesto trova negli scandali ultimi solo il sintomo ultimo di tale triade, la punta di un iceberg costruito sopra un letto di marcio. Tento dunque una riflessione contorta, lacunosa e disagiata al fine ultimo di reinserire nella lotta l'amore.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	&amp;nbsp;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	&lt;strong&gt;2.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;  	Sabina Spielrein e Carl G. Jung furono una coppia di amanti le cui vicende sono state raccontate qualche anno fa da Aldo Carotenuto, psicanalista di Napoli che per primo ha avuto accesso al carteggio di lettere scambiate, in quell'inizio novecento, dai tre psicanalisti.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	Maledetta Felicità, gridava allora Carl Gustav Jung alla sua amante, Sabina Spielrein, in un momento di abbandono. La donna, bella, giovane ed intensamente perturbante, era stata dapprima sua paziente e poi la sua amante, infine una collega, pur rimossa dagli archivi della psicanalisi come ombra minacciosa nella scienza legittima di Freud e Jung. Maledetta felicità, gridava lui, dimenticando per un istante la moglie, la carriera e la società vittoriana di cui egli era magistrale simbolo. Quell'amore lo faceva acqua e vulnerabilità. Terrore, in altre parole, era per lui l'amor per lei, il cielo stesso e l'abisso, l'infinito e la propria infinita minuzia. Da questa intensa storia nascono lunghe pagine di psicanalisi, un pensiero che non a caso dispiega dalle relazioni tra gli esseri umani e che da tali relazioni viene parimenti, come ricorda Luce Irigaray, delegittimato.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	Aldo Carotenuto ripercorre questa storia d'amore e le sue implicazioni nella teoria e nella pratica psicanalitica, implicazioni su cui ritornerò dopo. Diciamo solo che Jung ebbe in cura Sabina inizialmente come paziente. Lui era il suo medico e lei una donna straordinariamente bella, di un'espressività corporea grezza e dirompente. Lei era il perturbante, quel familiare che porta con sé come un oceano il magma dell'inconscio. Lui era un medico di grande promessa che adorava lei come di lei il transfert, l'onnipotenza di sé riflessa negli occhi di lei per cui lui, medico guaritore, era persona “potentissima che tutto può”. Declino in romanticismo le gerarchie di genere sottese al loro rapporto d'amore agli inizi, ma è ovvio che queste sono fondamentali: lui la conosce fragile e malata, e non è possibile negare che la passione di Jung per Sabina trovò sicurezza ed espressione proprio in questa vulnerabilità. Amare è dare ciò che non si è a qualcuno che non lo vuole, avrebbe detto Lacan, e la prima metà di quest'affermazione trova qui conferma: lui amava in lei la potenza propria che lei vedeva ed amplificava, enfatizzandone con la propria vulnerabilità il miraggio d'infinito, infinito che egli, non a caso, dubitava. Si può pensare dunque che il loro rapporto si sia sviluppato in una situazione di asimmetria acquistando tutte le connotazioni di un rapporto narcisistico, scrive Carotenuto, ed in un certo senso è così. Ma se togliamo Sabina dalla condanna storica all'intermezzo vediamo invece che lei, donna di sottile e sofisticata complessità, decifrava in lui ciò che egli stesso non riconosceva. Un po' come Dioniso amava di Arianna ciò che mai avrebbe potuto amare un Teseo, scriveva Nietzsche, così lei percepiva in Jung ciò che solo una sensibilità complessa poteva riconoscere, e con forza coraggiosa, la stessa forza dionisiaca che appunto fece poi di lei una rivoluzionaria, non smise di morire e rinascere le turbolenze di un sentimento che mai ebbe la viltà di rinnegare. “Diario di una segreta simmetria”, s'intitola non a caso il testo di Carotenuto, perchè l'amore avido e generosissimo di lei, coraggioso e commovente si affianca all'amore vile di lui, che nella viltà cercava segretezza e nel terrore rivelava dilagare.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	Fu impossibile per Jung calarsi nel mondo di Sabina senza che questa si impadronisse di lui, scrive Carotenuto. “La seduzione è come un gas inodore inalato, i cui effetti si avvertono soltanto quando l'avvelenamento è già avvenuto” (Carotenuto, 87). Il loro rapporto parla dunque di una conoscenza psichica profonda, che fu “la nascita di un dio che è come il profumo di Baudelaire, si può goderne ma non è mai completamente qui, è insieme corpo e negazione del corpo”. Su quell'infinità abissale, effimera e pervasiva s'infrangeva Proust, quando riconosceva nell'amore un essere che si estende a tutti i punti dello spazio e del tempo che esso ha occupato e occuperà, ma che egli non toccherà mai. Un amore disarmante e mai raggiungibile, dunque, infinito ed abissale come l'universo stesso ed in cui Jung naufragava in tutta l'umana minuzia. &amp;nbsp;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	Troppa immensità dunque per un piccolo uomo? Verrebbe da dire di si, alle volte, volendo essere semplicistici, d'altro canto l'arte occidentale non dice che questo. “Ciascuno uccide le cose che ama, diceva Jeanne Moreau in Querelle de Brest di Rainer Werner Fassbinder: “alcuni uccidono l'amore da giovani, altri quando sono vecchi, chi lo strangola con la passione e chi con l'oro,&amp;nbsp;i più gentili usano il coltello&amp;nbsp;perchè il cadavere si raffreddi prima. Ciascuno uccide le cose che ama, alcuni amano poco altri troppo a lungo, alcuni lo vendono altri lo comprano,&amp;nbsp;alcuni lo fanno piangendo altri senza neppure un sospiro. Così ogni uomo uccide le cose che ama, e nessun uomo muore”. Nessun uomo muore mentre uccide le cose che ama, anzi le uccide per sopravvivere. È questa la legge triste che ci ricorda Natoli e che cinicamente dovremmo forse tener presente.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	Ma Natoli a parte, che pur con questa matrice ci spiega guerre e stermini, così ci dicono anche R.D.Laing e Pasolini, Baudleaire e Jorge Enrique Adoum, Pessoa e Derek Walcott. “Dimenticherò il sentire, disimparerò il mio dono. E' più grande e arduo questo, di quanto là passa per vita”, scriveva Walcott. Disimpariamo il sentire, sono molti gli uomini che hanno parlato con certo compiacimento dei benefici della rinuncia. E come loro, così faceva Jung. Jung era in difficoltà: “Il mio animo è lacerato sino nel più profondo […] Saprà perdonarmi di essere così come sono?&amp;nbsp; [...] Lei saprà capire e accettare che sono una delle persone più deboli e incostanti?” “Queste esperienze […] hanno scatenato l'inferno in me”, scriverà lui. E così Jung combattè lei, se stesso e la loro relazione per tutta la vita,&amp;nbsp; rifuggendola, umiliandola. Ne scrisse a Freud, che commenterà le “astuzie psichiche inimmaginabili” di queste donne (Carotenuto, 121), prima di essere a sua volta conquistato dall'intelligenza sensibile e brillante della Spielrein. Jung ne scriverà poi alla madre di Sabina, chiedendole un “adeguato onorario” per le visite alla figlia, perché “non avendo mai preteso un compenso, non mi sento impegnato come tale” (Carotenuto, 121). Il denaro rappresenta allora lo strumento vile di continenza cui aggrapparsi per limitare il proprio tormento, onorario che insieme al concetto di controtransfert intendeva riportare entro valori vittoriani un desiderio dirompente. Aveva paura, Jung, e si sentiva minacciato: ho paura del “destino che mi minaccia”, “paura per il mio lavoro”, per “il mio obiettivo di vita” (Carotenuto, 120). Jung pregò dunque Spielrein di aver compassione per lui, di rendergli un po' di quell'aiuto che lui le aveva dato. Fatto sta che l'amore tra i due diviene lentamente aborto. Sabina si allontana, ma non porterà mai, come dirà Freud “alla luce l'odio che gli si addice", né distruggerà l'idolo. Continuerà ad amarlo, ma i due si perderanno gradualmente. Che cosa terrorizza Jung di Sabina? È questa la domanda cui Carotenuto cerca di rispondere con lunghissime pagine. Ma la domanda è più ampia, e ha a che fare con gli aborti del desiderio, a partire dal maschile singolare, sino alle sue cause e alle sue implicazioni.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	Partiamo dunque da Sabina, in quanto la storia ne ha compreso la grandezza, ma il ricordo di lei rimane sempre inter-detto dai padri. Parafrasando Luce Irigaray, potremmo dire che Sabina è inter-mezzo, stretta dai padri della psicanalisi e di quelli il negativo, l'inverso, il contrario, forse addirittura il contraddittorio. Le parole della Irigaray si sposano meravigliosamente con il caso Spielrein, perchè lei è forse addirittura il simbolo di questo perverso gioco tra scienziati: carne, cuore e mente di una storia che lei non ha mai scritto, né è stata autorizzata a scrivere, inter-posta tra due uomini, cerniera nella loro relazione lacerata dal tentativo di controllare il potere e il sapere (Irigaray, 17), Sabina era fuori potere, fuori gioco, fuori io e fuori linguaggio. Sabina si forma nelle parole di Jung, il linguaggio di lui diventa la vita di lei, da paziente a psicanalista. Lui è linguaggio e lei è il significato, il contenuto, la teoria, l'amore, ciò che gli dà vita. Nonostante il suo contributo alla psicanalisi (o appunto per quello), Sabina sarà dunque il rimosso, il rimosso dell'affettività di Jung, il rimosso della storia, il rimosso della psicanalisi. Per tutto questo Sabina “non è”. Torna a mente ancora Lacan, Sabina non è e la relazione non c'è, e non c'è relazione perchè non c'è Sabina. Per Jung Sabina è anima e ombra. Jung concettualizzò dopo l'incontro con Sabina un'idea di Anima di derivazione kantiana indagabile dalla psicologia empirica. L'immagine dell'anima è per Jung la donna nell'inconscio dell'uomo, è l'alterità, il femminile, in altre parole è la modalità eterosessuale interna con cui Jung vuole indicare l'immagine controsessuale inconscia presente in ogni essere umano. “Ma non solo il concetto di anima, bensì anche il concetto di ombra - la personalità repressa, inconscia, autonoma - risale alla Spielrein” (Carotenuto, 40). Sabina è anima e inferi, e così il femminile scompare nel metafisico, diviene l'oggetto trascendentale che da Kant a Hegel ha cancellato l'empiricità della donna facendone un oggetto animico e il suo contrario. L'anima sposta sul piano del metafisico o del destino una donna invece immanente, in carne ed ossa, qui ed ora, oltrepassandola, senza ricongiungervisi mai se non in modo tarslato in un doppio legame con la bulimia del corpo. Sabina per Jung è traslata, è continuamente sfocata, non è mai sullo stesso piano.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	Così come Emma Goldman avvisava che maggiore è la crescita della donna e meno possibile sarà per lei essere riconociuta dall'altro non solo come corpo ma come “quell'individualità forte che non può né deve perdere un singolo tratto del proprio carattere”, ugualmente Sabina diveniva gestibile solo traslata, dissezionata o deformata. Ecco che Sabina era gestibile sino a quando la malattia le conferiva un'identità vulnerabile, allora la piccola Sabina poteva essere lo specchio immanente del desiderio di Jung. L'emancipazione di Sabina e del suo desiderio rende invece la sua immanenza debordante, e Jung ha paura.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	“Per molto tempo, ho sempre sentito con diffidenza la parola amore”, scrive Jung. Il sentimento legato alla donna fu per molto tempo di naturale sfiducia. Padre significava per me qualcosa di cui ci si può fidare”. Ma non così fu per madre o donna. Jung equipara l'Anima alla Madre, simbolo di ciò che avvolge e al tempo stesso soffoca e minaccia. La caverna, dal mito di Platone origine corporea del feto nell’utero materno, diviene nel complesso di svezzamento di Lacan un trauma che obbliga alla “rottura di contiguità con l'interno del corpo della madre”. Il maschile cercherà sempre di ritornare nella caverna e vivrà come un trauma “il distacco dalle membrane che avvolgono il feto, il distacco dal cordone ombelicale, il distacco dall'allattamento”. Ma la sfiducia, il desiderio continuamente frustrato della caverna come luogo di riconciliazione tra espansione e protezione non trova consolazione nel mondo. L'alveo della famiglia, prigione per marito e moglie protegge ma non espande. L'amante espande ma non protegge. La relazione con la donna diviene così biforcazione e doppio legame, e si “risolve” nella storia occidentale da un lato nell'apologia alla famiglia e nella triade proprietà privata famiglia e stato, e dall'altro nella penetrazione bulimica di corpi da questa inscindibile. Questo doppio legame psichico ed emotivo del maschile al femminile, privo di libertà e perfettamente inserito nel capital/Edipo, non trova entro quest'ordine risoluzione, né peraltro potrà mai trovarlo, anzi riproduce ancora una volta e trasversalmente l'esisistente con le sue prigioni.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	Il rapporto di Jung con Sabina si risolve dunque in un doppio legame che biforca il sentimento e lo trasla: Sabina si troverà così spesso a incarnare la madre, la sorella, la donna amata, la dea celeste e la strega infernale, l'amata e la minaccia, la fata e la strega. Lei diventa i fantasmi di lui, ed in questa traslazione vive non solo l'incapacità di lui di rispondere a tutti i piani di lei, ma un rischio di disintegrazione per Sabina. Il doppio legame di Jung è per Sabina tenaglia: la disintegrazione colpevolizzante che lui opera di lei rischia di frammentarla. L'amor di lei per lui confronta Sabina e si fa disgregante mettendo a rischio Sabina per intero, la sua immanenza nuda impreparata a difendersi dal guaritore. Sabina è in una morsa. Scapperà, diverrà psicanalista lei stessa e si sposerà, ma la sua è una liberazione inconclusa, in parte vestita di catene. Così lei seguirà le orme di lui e lo ripercorrerà per riappropriarsi di sé. Indomita Sabina, della sua fine si sa solo che la sua foga di libertà fu uccisa dalla mano della repressione stalinista.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	Indomita Sabina, e Jung? È un problema il desiderio di Sabina, identificato su Jung quasi a evidenziare la paura di sperdimento che lei ha a pensare la disconnessione. Lei l'ha incontrato perduta, e non riesce a dimenticare che l'unica sua casa fu lui. Il problema volendo in questo caso si fa più ampio e diparte nel linguaggio: come diceva Spivak, if we are not who they say we are, then who are we and who are we not? Ma proprio perchè l'identità è ironicamente inscindibile dalle relazioni, il problema è anche il desiderio di Jung. Jung infatti si dispera e perde la ragione. "L'amore di Sabina per Jung ha reso conscio qualcosa che prima egli presentiva solo in modo confuso, cioè come potenza che determina il destino dell'inconscio, potenza che nel loro caso, nel riflettersi delle loro anime doveva essere sublimato o avrebbe portato alla concretizzazione dell'inconscio” (Carotenuto, 141).&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	Jung analizza il suo desiderio, lo riallinea alla famiglia, lo traspone metafisicamente, lo trasla e lo biforca in mille tentativi di depotenziarlo, di salvarsi la pelle. Jung è esposto ad un magma di inespresso, un fantasmagorico miscuglio d'ombre senza forma, e non sa che fare. Sabina risveglia in lui un desiderio rivoluzionario e distruttivo, gravido potenzialmente di creazione. Ma confrontarsi con il proprio desiderio significa esserne minacciati: minacciare moglie famiglia morale professione, la sua immagine di sé. Vacilla, Jung, e la odia. La odia perchè il desiderio di lei mina la stabilità di lui. Maledetta felicità, grida tant'è, in modo quasi disperatamente tenero. E poi ignora, trasla, frammenta. Come un neonato ricorre alla madre, ai simboli e agli archetipi. Ricorre all'autoanalisi per conoscere il suo inconscio oppure il suo demone interiore, come lui lo chiama. E poi fugge, fugge il terrorismo del desiderio e neutralizza Sabina. La uccide interiormente per continuare a vivere.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	Jung preferisce non sentire. Torna alla mente quella lunga letteratura che vede malinconicamente consolare il maschile della propria inadeguatezza rispetto al desiderio. Sixto Vazquez Zuleta Toqo, poeta indigeno argentino, supplica ghiaccio nelle vene per gelare il desiderio, o il suo piedistallo diventerà pozzo. Pessoa chiede non l'amore ma i suoi dintorni, perchè possedere significa essere posseduti e “sciuparsi”. È lunga la lista degli uomini che preferirebbero farsi masso piuttosto che cedere a un languore perforante, perchè almeno l'assenza di desiderio consente di stare interi e verticali. Meglio proteggere l'interezza, meglio rinnegare la vulnerabilità. Ecco che Hegel usa la negazione solo ai fini di ristabilire l'universalità dell'uno, ed il femminile come contraddizione da togliere ai fini del ristabilimento della prima immediatezzza, o della semplice universalità, così da rifugiarsi di nuovo ed immediatamente nell'altro dell'altro, nel negativo del negativo che è il positivo, nell'identico, nell'uniersale (Hegel, 948-949).&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	Emerge qui una contraddizione vile ed alienante in quanto paradossalmente la psicanalisi fa proprio questo: isola il desiderio dalla morale come bandolo che libera la vita, ma la scoperta della libido come fattore vitale dirompente viene ripiegata dagli stessi scopritori nel familismo dell'esistente, generando così un cortocircuito. “La psicanalisi opera così un riallineamento del desiderio entro i recinti del “Capitale/Edipo”, scrivono Deleuze e Guattari, che la riporta nel passato cupo dell'esistente. Ecco che il rapporto col desiderio diviene contraddittorio: riportando “il complesso familiare stesso nel trasnfert o nel rapporto paziente-medico”, scrivono Deleuze e Guattari, la psicanalisi fa della famiglia un certo uso intensivo [e la rende] il gradimetro delle forze di alienazione e di disalienazione (Deleuze e Guattari, 103). Riallineando il desiderio alla famiglia o a metafisici archetipi, Jung trasforma così l'apertura in un eterno ritorno, il desiderio in malattia e l'ordine in salvezza. Ecco preservata l'interezza, e il potenziale trasformativo del desiderio viene riportato all'esistente. Parafrasando Foucault, e per giungere al nocciolo della questione, si potrebbe dire che Jung non fa altro che difendere il rapporto malato - medico, ovvero il proprio ruolo di guaritore nella relazione con Sabina ed oltre la relazione con Sabina. Jung uccide Sabina per salvare il proprio piedistallo. Si riproduce qui quel vecchio uno nel quale il desiderio voleva violentemente irrompere rivoluzionandolo. Ma la trasformazione richiede una rivoluzione interiore, e Jung scappa. Si aggrappa al piedistallo, si rifugia in un antro leggero e capitalizza la propria debolezza. “Il magnetismo di Jung per tutti i tipi di donne nevrotiche era rimarchevole”, scrive Carotenuto. “Una parte del segreto di Jung consisteva nella forte partecpazione emotiva con donne che erano o si sentivano non capite. Senza dubbio la sua estrema vulnerabilità femminile contribuì al suo sex-appeal (Carotenuto, 86). Fatto sta che Jung passa il resto della sua vita tra gli archetipi e le giovani seguaci. Soffoca il potenziale dirompente del desiderio, muore dell'implosione interiore della sua potenza. Cerca indifferenza e probabilmente (non) la trova.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	Che cosa spaventa Jung? “E' assolutamente spiacevole dover dire cose così rudimentali: il desiderio non minaccia una società perchè è desiderio di andare a letto con la madre, ma perchè è rivoluzionario. E questo non significa che il desiderio sia qualcos'altro rispetto alla sessualità, ma che la sessualità e l'amore non vivono nella camera da letto di Edipo, sognano piuttosto il mare aperto e fanno passare strani flussi che non si lasciano immagazzinare in un ordine stabilito” (Deleuze e Guattari, 129). È nell'incontro con la vulnerabilità evocata dal desiderio che siede il terrore di Jung. Il desiderio infatti “non vuole la rivoluzione, è rivoluzionario da sé e involontariamente, volendo ciò che vuole” (Deleuze e Guattari, 129). Il desiderio è rivoluzione in senso stretto, null'altro è il desiderio se non questo. In questo senso il desiderio non è bisogno, non è sopperibile attraverso un processo di addizione o di integrazione, il desiderio necessariamente distrugge. Disintegra, rigenera, rivoluziona. Disintegra perchè esercita la sua potenza a partire dal raggiungimento costituente della crisi. È la potenza del desiderio ciò che sconvolge Jung. Lo spiega la Spielrein: “la libido ha due aspetti”, scriveva Sabina nel 1912: “essa è la forza che tutto abbellisce ma all'occasione tutto distrugge” (Spielrein, p. 133). Si capisce la resistenza emotiva di Jung di fronte alla distruzione. La crisi di Jung non nasce dai limiti che egli pone al desiderio, ma dai limiti che il desiderio pone a lui. È una minaccia potenzialmente feconda, quella del desiderio, ma solo potenzialmente. Il desiderio non promette niente. Il desiderio è un terrorista. È un veleno d'oppio che ci accompagna inconsapevolmente sino alla crisi, nel tunnel intermittente di vita e morte, di mondo e finimondo ove il soggetto deve dominar se stesso e poi aprire aldilà del conosciuto. Dentro la crisi non c'è strada da seguire. Ci sono buio ed inferi, fantasmi e ricordi che danzano con un ghigno di profumo ed inganni. Qual è la strada – non c'è. La strada unica è quella dolce dell'abbandono al rischio della distruzione. È lì che il desiderio si fa fecondo. Forse. Forse, perchè il desiderio chiede tutto ma non promette mai. Qui sta la bellezza del desiderio femminile libero, secondo Sabina: “una donna che si abbandona alla passione […] sperimenta solo troppo presto l'aspetto distruttivo”. La meraviglia proletaria del desiderio di lei sta proprio dunque nella disponibilità all'abbandono: Sabina morirebbe mille volte nel suo desiderio. Jung invece non lo fa. Si rifugia nel privilegio e cerca pace.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	&amp;nbsp;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	&lt;strong&gt;3.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;  	Eccoci dunque arrivati a dove la questione si diparte da Jung e Sabina, e diventa una questione politica. Il desiderio represso si esprime infatti nell'esistente, nel famoso capitale/Edipo, nella competizione del maschile e nella negazione del perturbante. Fa un errore forse la psicanalisi a riallineare in termini familistici il desiderio nel capitale/Edipo, ma fa né più né meno di ciò che ha fatto la storia, salvo sublimi eccezioni. La competizione e la castrazione come conseguenze della necessità di proteggere l'Io dalla sua crisi vanno ben aldilà della romanticissima relazione tra Sabina e Carl. Vanno alle radici del rapporto del maschile con il desiderio, ed ai conflitti che esso genera. Il rapporto del maschile con il desiderio è infatti importante per almeno due ragioni. Primo, perchè il desiderio oppresso si vendica. Secondo, perchè si vendica sulle donne e sulle relazioni umane tutte.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	I compagni di Maschile Plurale ragionano esattamente su queste questioni, evidenziando la resistenza al vulnerabile nel maschile performativo. A me interessa qui invece la questione politica, ovvero mi interessano le conseguenze politiche dell'interdizione delle funzioni desideranti nel maschile. Perchè “del maschile”: perchè storicamente il maschile è stato luogo di privilegio, e come nel caso di Jung, dal privilegio è disceso spesso, per viltà ed opportunismo, il ripiegamento del desiderio nell'esistente ed il ricorso quasi sistemico al femminile come intermezzo. Con tutte le contraddizioni del caso, il desiderio inteso come forza rivoluzionaria assume nel femminile un potenziale dirompente antiteticamente meno negoziabile del desiderio maschile, ed una carica erotica la cui riappropriazione fuori ed oltre l'intermezzo è ciò che di più potente esiste al mondo. Su questo voglio tornare, ma per ora desidero ragionare sul modo in cui il ripiegamento del desiderio nell'esistente ha aperto alla vendetta sulla differenza: il desiderio imbestialito dei militari in guerra, il desiderio degli orchi di Arcore per meraviglie adolescenti opportunisticamente conformate al patologico, l'italiano su due che trivella a pagamento vita dalle donne, quelle stesse donne che puntano dall'intermezzo al potere maschile: che cos'è tutto questo se non un desiderio perfettamente inserito nel capital/Edipo che estrae gasolio per competizione dalle relazioni con l'altr@?&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	La parte delicata è che tale ripiegamento sfocia inevitabilmente non solo nella ricerca del potere, ma anche della sottomissione. Le due cose del resto sono inscindibili: il piedistallo di Jung che cos'è se non l'incapacità di rapportarsi orizzontalmente a Sabina? Ma questo punto è controverso in quanto dall'osservatorio del corpo femminile, sui piedistalli vive solamente il potere. Ecco che la questione diventa delicata, perchè non solo ovunque c'è un piedistallo non vi è nulla di orizzontale, ma perchè dal piedistallo discendono pratiche oppressive che trascendono le identità politiche e da destra come da sinistra introducono egualmente nelle relazioni affettive germi di terrore.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	Ne parla in modo suggestivo Theweleit, il cui studio è interessante qui non tanto per i risultati quanto appunto per le suggestioni. Theweleit riflette sull'interdizione delle funzioni desideranti nel fascista. Il fascista non è completamente nato, scrive Theweleit. Le sue funzioni desideranti sono interdette nell'armatura dell'io esternalizzato che quello costruisce. Con disciplina il fascista esclude rigorosamente dal proprio mondo esterno tutto ciò che da dentro minaccia dissoluzione. Ecco che la psiche fascista concepisce il mondo attraverso una serie di opposizioni dialettiche nelle quali nega di volta in volta il femminile, l'altro, il nomade, il migrante, il morbido, il tenero, il brulicante, ovvero tutto ciò che minaccia hegelianamente di volta in volta la possibilità di dissoluzione di sé, negando continuamente il diverso dentro e fuori sino a ripiegare ferocemente nella moltiplicazione dell'uno. Con mille semplificazioni, il rifiuto dell'altro si esprime qui con la costruzione di meccanismi di aggressività perfettamente inseriti nel quadro competitivo del capital/Edipo, in una infinita ripetizione dell'uno che infondo non disegna altro che schematicamente la meccanica stessa della storia del capitalismo. L'uomo bianco ha lavorato per secoli alla moltiplicazione infinita dei pani e dei pesci sino alla saturazione dei mari e dei pesci. Ha corso contro ai competitori e alla minaccia di castrazione dei minareti (cito Borghezio). Ha risolto la propria saturazione con la moltiplicazione compulsiva della saturazione stessa, moltiplicando problemi e debiti sino a che la crescita si è fatta declino e a pioggia ha restituito declino al mondo. È patetica la prevedibilità moltiplicatrice e compulsiva dei dittatori, come patetico è il loro terrore, l'apparato repressivo e competitivo di cui solo sono capaci. Il problema vero però è che se la riproduzione dell'uno nasce dalla paura dell'altro, allora nelle relazioni attuali tra maschile e femminile prolifera il fascismo.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	Partiamo dall'ovvio:“faccio una vita terribile, ho orari disumani. Sono una persona giocosa, se ogni tanto sento il bisogno di una serata distensiva come terapia mentale [...] nessuno alla mia età mi farà cambiare stile di vita del quale vado orgoglioso''. Così dichiarava Berlusconi sul caso Ruby. Similmente Tony Blair definiva le amanti come uno strumento per uscire dalla"prigione del self control”, e noi donne ben sappiamo come storicamente la consolazione del maschile all'inettitudine che inevitabilmente nasce dalla competizione nel capital/Edipo sia passata sui nostri corpi. Passi ora la minuzia dei dittatorelli che giocano a fare la guerra e poi supplicano a pagamento le donne di consolazione: il problema serissimo è che l'utilizzo della donna come stampella si estende a tutte le fasce sociali, incluse quelle oppresse o quelle colte.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	Fa male ammetterlo, ma la ricerca di empowerment non a caso così detto sul corpo dell'altro tradisce spesso un reinvestimento del desiderio nella competizione con/tro i potenti, ove l'ambiguità del trattino introduce nel desiderio un doppio legame con il piedistallo dei potenti da una parte ed il femminile dall'altra. Doppio legame del desiderio significa da un lato deriva autoritaria nei rapporti del maschile con il femminile, e dall'altro competizione con/tro il potere per il potere, in una relazione antinomica che minaccia di trasformare l'impeto rivoluzionario in una forza autoritaria.&amp;nbsp; In questo senso, scriveva Foucault, “un investimento inconscio di tipo fascista, o reazionario, può coesistere con l'investimento conscio reazionario” (Foucault, 116), il che significa peraltro che si possano “perfettamente concepire delle rivoluzioni che lascino per l'essenziale intatte le relazioni di potere che avevano permesso allo stato di funzionare” (Foucault, 17). Ecco che la discriminante tra potenti e rivoluzionari, generalmente assai più ambigua nei prodromi che nelle conseguenze, si rende spesso facilmente manifesta sul corpo delle donne.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	Qui servono una specificazione e una parentesi. Si fa infatti un gran parlare in questi giorni della supposta contrapposizione tra la mercificazione dei corpi a destra e la libertà dell'amore a sinistra. Ma tolto il fatto che in questo mondo non ci sono libertà né amore, e dunque l'argomento è miope o quantomeno ingenuo, il punto è che la sessualità è intrisa di potere. Ecco che la contrapposizione tra mercificazione o libertà, tra innocente femminile e maschile autoritario, tra libertario e moralista o tra rivoluzionario e potente viene sempre a cadere, in quanto tutte queste identificazioni rimangono inserite nel cortocircuito del capital/Edipo. Il bandolo oltre al cortocircuito in questo senso non può coincidere nè con l'identità nè con la morale. Il bandolo risiede solo nella necessità di spostare il discorso dalle categorie di identità politica o di morale alla categoria unica di desiderio. Il problema infatti non è dove avviene il ripiegamento del desiderio nel capitale/Edipo. Il problema è che avviene. Il problema non è che una figlia di migranti tenti la scalata al potere trasformando una stampella tappezzata di diamanti nel punto più alto (o più basso) dell'immaginario femminile. È che il ripiegamento del desiderio entro l'esistente contraddice sempre la produzione di nuove corrispondenze tra sessualità e desiderio, tra desiderio e vita, e ripiega così il desiderio in una forza oppressa tanto a destra quanto a sinistra, tanto tra le donne quanto tra gli uomini, tanto tra i potenti quanto tra i compagni. Ma se i potenti come vampiri vivono della riproduzione dell'esistente, per tutti noi questo diventa invece una problematica contraddizione.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	Tornano qui puntuali le famose parole di Wilhelm Reich: perchè sopportiamo da secoli lo sfruttamento, l’umiliazione, la schiavitù, fino al punto di volerli non solo per gli altri, ma anche per noi stessi? […] Perchè coloro che soffrono la fame non rubano sempre e coloro che vengono sfruttati non si ribellano? “Le masse non sono state ingannate, esse hanno desiderato il fascismo in un determinato momento, in determinate circostanze, ed è questo che bisogna spiegare, la perversione del desiderio gregario” rispondono Deleuze e Guattari (Deleuze e Guattari, 32). Il ripiegamento sul piedistallo o sull'intermezzo come compensazione per l'assenza di libertà, qualunque sia l'identità politica o di genere che lo produce, reinserisce il desiderio nel capital/Edipo e lo costringe all'interno degli stessi confini di cui brama il varco. È questa la perversione del desiderio di cui parla Guattari. E la causa di questa perversione non ha nulla a che fare con la morale. È perversa solo in quanto controrivoluzionaria.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	Come si libera la fantasia del desiderio dopo decenni di ripiegamento nel capitale/Edipo vestito nei due sessi? È questa la domanda.&amp;nbsp; E lo scarto sta esattamente nella scelta tra l'abbandono di sè alla potenzialità distruttiva del desiderio immanente, e l'abbandono del desiderio per il salvataggio dell'esistente. È lì che la differenza diviene nemica o complice. La relazione con la differenza è l'angolo nel cui rovesciamento l'interdizione delle funzioni desideranti verso il femminile, l'altro, il migrante, il morbido, il tenero, il brulicante, si scioglie in caosmosi proliferante. Il rovesciamento di quest'angolo trasforma la verticalità dell'uno in molteplicità orizzontale e promiscua. Ecco che il segreto sta nella potenza che si libera dall'incontro con l'altro inteso tanto come intersessuale e controsessuale. È in questo incontro che il desiderio si fa costituente, nella trasformazione in potenza della nudità vulnerabile condivisa. A favore di Jung dobbiamo dunque dire che affatto semplice è l'abbandono alla vulnerabilià che il desiderio rende manifesta: “Questi uomini del desiderio (oppure non esistono ancora) sono come Zaratustra. Conoscono incredibili sofferenze, vertigini e malattie. Hanno i loro spettri. Devono reinventare ogni gesto. Ma un tal uomo si esibisce come uomo libero, irresponasbile, solitario e gioioso, capace infine di dire e di fare qualcosa di semplice in nome proprio, senza chiedere il permesso, desiderio che non manca di nulla, flusso che supera gli sbarramenti e i codici, nome che non designa più alcun io” (Deleuze e Guattari, 146-147).&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	È&amp;nbsp; oltre l'io che il desiderio diviene rivoluzionario. È nel passaggio oltre il singolare,&amp;nbsp; nella compenetrazione del maschile nel femminile e del femminile nel maschile ed in questa miscela&amp;nbsp; molteplice che si schiude la potenzialità costituente del desiderio. Il desiderio teme il superamento della crisi di sperdimento che si manifesta al limite dei propri confini, e nel contempo brama la penetrazione catartica nell'intermittenza orgasmica dell'ignoto. Così, risalendo lentamente l'ignoto dell'altro interno, si schiude la sorgente della forza dolce che si annida nella carezza del cuneo più doloroso dell'essere umano. Quella sorgente sola può aprire alla potenza sublime del desiderio immanente. La meraviglia orgasmica del desiderio immanente sta esattamente qui, nella disponibilità all'abbandono dolce alla distruzione dell'ordine che restituisce fecondità alla terra penetrando delicatamente gli inferi di una crisi nel cui buio solamente il profumo del desiderio diviene direzione. L'abbandono all'incontro con la nudità è la speranza nella quale vive il futuro: è lì, nel fare l'amore con il desiderio d'altro e dell'altro che si rimescolano di curve i verticalismi intermezzati e dialettici del vecchio potere maschile e che la molteplicità del desiderio tenero e vulnerabile delle moltitudini diventa una forza costituente.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	Non dunque nel maschile singolare o nel femminile singolare trova soluzione il terrore che vive nelle relazioni affettive. Bensì “oltre l’io il soggetto esplode in tutto l’universo storico, il delirante incomincia a parlare lingue straniere, soffre di allucinazioni che modificano la storia; i conflitti di classe o le guerre diventano gli strumenti dell’espressione di sé” (Deleuze e Guattari, 147). Solo oltre l'io rinascono intrecciate le relazioni e la storia d'amore tra Sabina e Jung trova libertà. Oltre l'io la bomba di terrore misto a fecondità esplode in un fuoco d'artificio di miele. Nulla più ha importanza allora. La rivoluzione diventa un orgasmo d'amore in cui fiorisce proliferante la fantasia molteplice.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	&amp;nbsp;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	&lt;strong&gt;Bibliografia&lt;br /&gt;  	&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  	&lt;br /&gt;  	A. Carotenuto, &lt;em&gt;Diario di una Segreta Simmetria&lt;/em&gt;, Astrolabio, Roma, 1980.&lt;br /&gt;  	G. Deleuze e F. Guattari, &lt;em&gt;L'Anti-Edipo&lt;/em&gt;, Einaudi, Torino, 1975.&lt;br /&gt;  	M. Foucault, &lt;em&gt;Microfisica del Potere&lt;/em&gt;, Potere-Corpo. Einaudi, Torino, 1972.&lt;br /&gt;  	F. Hegel,&lt;em&gt; Scienza della Logica Libro III&lt;/em&gt;, Laterza, Bari, 1968.&lt;br /&gt;  	L. Irigaray, &lt;em&gt;Speculum&lt;/em&gt;, Feltrinelli, Milano, 1975.&lt;br /&gt;  	W. Reich,&lt;em&gt; Psicologia di Massa del Fascismo&lt;/em&gt;, Mondatori, Milano 1977.&lt;br /&gt;  	S. Spielrein, &lt;em&gt;La distruzione come causa della nascita&lt;/em&gt;, in: Giornale Storico di Psicologia Dinamica, vol. 1, n. 1, 1977.&lt;br /&gt;  	&amp;nbsp;&lt;/p&gt;  &lt;div&gt;  &lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;a href="http://th-rough.eu/writers/coin-ita/il-terrorismo-del-desiderio#" title="Share your thoughts and opinions related to this posting."&gt;Add new comment&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  &lt;/ul&gt;    &lt;/div&gt;  &lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://th-rough.eu/writers/coin-ita/il-terrorismo-del-desiderio"&gt;th-rough.eu&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/il-terrorismo-del-desiderio-through-europe"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-8024827991210883375?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/8024827991210883375/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/06/il-terrorismo-del-desiderio-through.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/8024827991210883375'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/8024827991210883375'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/06/il-terrorismo-del-desiderio-through.html' title='Il terrorismo del desiderio | through europe'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-1353413109631260753</id><published>2011-06-28T21:05:00.001-07:00</published><updated>2011-06-28T21:05:01.044-07:00</updated><title type='text'>Il mantello dell'invisibilità ai suoni - Wired.it</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote class="posterous_long_quote"&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it" title="DAILY WIRED"&gt;DAILY WIRED&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  		&lt;li&gt; &lt;a href="http://daily.wired.it/news" title="NEWS"&gt;NEWS&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  		&lt;li&gt; &lt;a href="http://daily.wired.it/news/tech" title="TECH"&gt;TECH&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  	&lt;/ul&gt;      &lt;h1&gt;Il mantello dell'invisibilità ai suoni&lt;/h1&gt;  	&lt;h3 /&gt;&lt;p&gt;  	Deviare le onde sonore per "nascondere" gli oggetti: bastano dei fogli di plastica bucherellati. E le applicazioni sono potenzialmente infinite&lt;/p&gt;      &lt;address class="authordetails"&gt;   &lt;/address&gt;                    28 giugno 2011    di &lt;a class="author_link" title="Martina Saporiti"&gt;Martina Saporiti&lt;/a&gt;      	      	  	  		  			  								&lt;h2 style=""&gt;suoni&lt;/h2&gt;  								&lt;p&gt;suoni&lt;/p&gt;  							&amp;nbsp;  			&lt;p&gt;  		  		  			  			&lt;/p&gt;&lt;div style="display: none;"&gt;  				&lt;ul&gt;  				  						&lt;li class="currentmedia"&gt;   							&lt;a href="http://media.wired.it/uploads/599x337/201126/suoni_3069.jpg" rel="image"&gt;  								&lt;img src="http://media.wired.it/uploads/599x337/201126/suoni_3069.jpg" height="81" alt="suoni" width="81" /&gt;							  							&lt;/a&gt;  							  								&lt;h2 style=""&gt;suoni&lt;/h2&gt;  								&lt;p&gt;suoni&lt;/p&gt;  							  						&lt;/li&gt;  					  					  					  				&lt;/ul&gt;  			&lt;/div&gt;  		  		  	  				    				  			  &lt;a name="content"&gt; &lt;/a&gt;  &lt;div class="article_content"&gt;    &lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;p&gt; Nei lavoratori della   &lt;a href="http://www.duke.edu/" target="_blank"&gt;Duke University&lt;/a&gt;, negli Usa, si sta sperimentato un nuovo mantello dell’   &lt;b&gt;invisibilità&lt;/b&gt;. Solo che questa volta   &lt;b&gt;la vista&lt;/b&gt; non c’entra: il nuovo materiale, infatti, devia il corso delle   &lt;b&gt;onde sonore&lt;/b&gt;, nascondendo gli oggetti all’   &lt;b&gt;udito&lt;/b&gt;. Le possibili applicazioni sono infinite: dalle   &lt;b&gt;sale da concerto&lt;/b&gt; per migliorarne l’acustica, ai   &lt;b&gt;videogiochi&lt;/b&gt;, alle   &lt;b&gt;navi militari&lt;/b&gt;, come economico sistema anti-sonar.   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;   Quello dell’invisibilità è un vecchio pallino degli scienziati. I primi studi sul tema risalgono al   &lt;b&gt;2006&lt;/b&gt;, quando i ricercatori iniziarono a spremersi le meningi per realizzare materiali in grado di deviare il corso delle   &lt;b&gt;onde luminose&lt;/b&gt;. Sono nati così i   &lt;b&gt;metamateriali&lt;/b&gt;, cioè materiali artificiali che forzano la   &lt;b&gt;luce&lt;/b&gt; a viaggiare intorno a un oggetto, in modo che questo appaiano invisibili (almeno per alcune lunghezze d’onda). Ma le   &lt;b&gt;leggi matematiche&lt;/b&gt; alla base di questo fenomeno (la cosiddetta ottica trasformazionale) sono le stesse che governano il comportamento delle onde sonore.   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;   “   &lt;i&gt;Fondamentalmente, se parliamo della possibilità di nascondere gli oggetti, è lo stesso che si parli di onde luminose o sonore&lt;/i&gt;”,   &lt;a href="http://www.bbc.co.uk/news/science-environment-13905573" target="_blank"&gt;ha spiegato&lt;/a&gt; alla   &lt;b&gt;Bbc&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;Steven Cummer&lt;/b&gt; della Duke University, uno dei protagonisti della nuova scoperta. E in effetti, già nel   &lt;b&gt;2008&lt;/b&gt; Cummer aveva pubblicato   &lt;a href="http://prl.aps.org/abstract/PRL/v100/i2/e024301" target="_blank"&gt;un articolo&lt;/a&gt; su   &lt;em&gt;Physical Review Letters&lt;/em&gt; in cui si parlava della possibilità (al tempo solo teorica) di nascondere un oggetto ai suoni. La teoria è poi diventata realtà: all’inizio di quest’anno, infatti, ricercatori dell’   &lt;a href="http://illinois.edu/" target="_blank"&gt;Università dell’Illinois di Urbana-Champaign&lt;/a&gt; hanno pubblicato   &lt;a href="http://prl.aps.org/abstract/PRL/v106/i2/e024301" target="_blank"&gt;uno studio&lt;/a&gt; in cui spiegano come schermare un oggetto da   &lt;b&gt;ultrasuoni&lt;/b&gt; che si propagano in   &lt;b&gt;acqua&lt;/b&gt;.   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;   Una&amp;nbsp;   &lt;a href="http://prl.aps.org/abstract/PRL/v106/i25/e253901" target="_blank"&gt;nuova ricerca&lt;/a&gt;, sempre pubblicata su   &lt;em&gt;Physical Review Letters&lt;/em&gt;, fa un ulteriore passo in avanti: descrive come nascondere gli oggetti da suoni con una frequenza compresa tra   &lt;b&gt;1 e 4 kilohertz &lt;/b&gt;(quindi percepibili anche da noi umani) che viaggiano nell’   &lt;b&gt;aria&lt;/b&gt;. Il trucco è rivestire l’oggetto (in questo caso un pezzo di legno lungo circa 10 cm) con fogli di plastica   &lt;i&gt;bucherellati&lt;/i&gt;. Modificando   &lt;b&gt;dimensione&lt;/b&gt; e   &lt;b&gt;disposizione&lt;/b&gt; dei buchi, nonché variando la   &lt;b&gt;distanza&lt;/b&gt; tra i vari fogli di plastica, si riesce a controllare il cammino delle onde sonore.   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;   “   &lt;i&gt;L’esperimento mostra ch,e sebbene onde acustiche ed elettromagnetiche siano molto diverse,&lt;/i&gt;   &lt;i&gt;le potenzialità dell’ottica e dell’acustica trasformazionale sono simili&lt;/i&gt;”, ha commentato Ortwin Hess   &lt;a href="http://www3.imperial.ac.uk/plasmonmeta" target="_blank"&gt;del Centre for Plasmonics and Metamaterials dell’ Imperial College di Londra &lt;/a&gt;&lt;i&gt;. &lt;/i&gt;Naturalmente, c’è ancora molto lavoro fare. Lo studio, infatti, indaga solo il comportamento di onde sonore che incidono direttamente sull’oggetto e si ferma alle due dimensioni. “   &lt;i&gt;Sarà certamente più difficile realizzarlo nelle tre dimensioni&lt;/i&gt;:   &lt;i&gt;ci riusciremo, ma non sarà un lavoro da poco&lt;/i&gt;”, ha concluso Hess.&amp;nbsp;   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;     &lt;em&gt;(Credit per l'immagine: Getty Images)&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;     &lt;/div&gt;  	&lt;div&gt;   			&lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/" rel="license" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://i.creativecommons.org/l/by-nc-nd/3.0/88x31.png" alt="Licenza Creative Commons" style="border-width: 0;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://daily.wired.it/news/tech/2011/06/28/mantello-invisibilita-suoni.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL"&gt;daily.wired.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/il-mantello-dellinvisibilita-ai-suoni-wiredit"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-1353413109631260753?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/1353413109631260753/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/06/il-mantello-dell-ai-suoni-wiredit.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/1353413109631260753'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/1353413109631260753'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/06/il-mantello-dell-ai-suoni-wiredit.html' title='Il mantello dell&amp;#39;invisibilità ai suoni - Wired.it'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-4161353126866540609</id><published>2011-06-28T21:03:00.001-07:00</published><updated>2011-06-28T21:03:55.017-07:00</updated><title type='text'>Le foto dell'asteroide che ha sfiorato la Terra - Wired.it</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote class="posterous_long_quote"&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it" title="DAILY WIRED"&gt;DAILY WIRED&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  		&lt;li&gt; &lt;a href="http://daily.wired.it/news" title="NEWS"&gt;NEWS&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  		&lt;li&gt; &lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza" title="SCIENZA"&gt;SCIENZA&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  	&lt;/ul&gt;      &lt;h1&gt;Le foto dell'asteroide che ha sfiorato la Terra&lt;/h1&gt;  	&lt;h3 /&gt;&lt;p&gt;  	Poco dopo le 19 di ieri un sassolino di circa 10 metri di diametro è passato a 12mila chilometri dalle coste antartiche&lt;/p&gt;      &lt;address class="authordetails"&gt;   &lt;/address&gt;                    27 giugno 2011    di &lt;a class="author_link" title="Martina Saporiti"&gt;Martina Saporiti&lt;/a&gt;      	      	  	  		  			  									&lt;h2&gt;L'asteroide 2011 MD con un filtro RGB&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	(Credits: Ernesto Guido, Nick Howes and Giovanni Sostero at the Faulkes Telescope South)&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								&amp;nbsp;  			&lt;div style="float: left;"&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/06/27/asteroide-verso-terra-13245.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" class="prevP gallerycontrol" style="display: block; height: 42px;"&gt;‹&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;p /&gt;&lt;div style="float: right;"&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/06/27/asteroide-verso-terra-13245.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" class="nextP gallerycontrol" style="display: block; height: 42px;"&gt;›&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;  		  		  			  			&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/06/27/asteroide-verso-terra-13245.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" class="prev gallerycontrol disabled"&gt;‹&lt;/a&gt;&lt;div&gt;  				&lt;ul&gt;  				  					  					  							&lt;li class="currentmedia"&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/06/27/asteroide-verso-terra-13245.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="22950" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201126/asteroide_2026.jpg" alt="asteroide" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;L'asteroide 2011 MD con un filtro RGB&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	(Credits: Ernesto Guido, Nick Howes and Giovanni Sostero at the Faulkes Telescope South)&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/06/27/asteroide-verso-terra-13245.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="22951" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201126/asteroide_894.jpg" alt="asteroide" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;L'asteroide 2011 MD&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	(Credits: Ernesto Guido, Nick Howes and Giovanni Sostero at the Faulkes Telescope South)&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li class=""&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/06/27/asteroide-verso-terra-13245.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="22879" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201126/asteroide_5518.jpg" alt="Asteroide" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Rocce interessanti &lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	Possono sembrare solo irregolari pezzi di roccia, ma gli asteroidi sono molto più utili di pianeti come Marte per conoscere la storia della Terra (credit: @ CORBIS)&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/06/27/asteroide-verso-terra-13245.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="22880" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201126/asteroide_2065.jpg" alt="Asteroide" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;I mattoni dei pianeti &lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	La composizione degli asteroidi è utile per scoprire come erano fatti in origine i pianeti e come si sono modificati (credit: @ Roger Ressmeyer/CORBIS)&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li class=""&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/06/27/asteroide-verso-terra-13245.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="22881" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201126/asteroide_2182.jpg" alt="Asteroide" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Indizi sulle origini della vita &lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	Alcuni asteroidi hanno composti organici al loro interno e potrebbero aiutare gli scienziati a capire come sia comparsa la vita sulla Terra (credit: © Mark Garlick/Science Photo Library/Corbis)&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li class=""&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/06/27/asteroide-verso-terra-13245.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="22882" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201126/asteroide_3044.jpg" alt="Asteroide" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Miniere preziose &lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	Gli asteroidi potrebbero essere fonti preziose per estrarre alcuni tipi di metalli, ma bisognerà studiarne meglio la composizione (credit: @ Moritz Steiger)&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/06/27/asteroide-verso-terra-13245.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="22883" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201126/asteroide_4630.jpg" alt="Asteroide" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Una minaccia per la Terra &lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	Alcuni asteroidi passano molto vicini alla Terra e potrebbero essere pericolosi. Si teme per Apophis, che nel 2036 transiterà a circa 18 mila miglia dalla superficie terrestre (credit: @ Dieter Spannknebel)&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/06/27/asteroide-verso-terra-13245.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="22884" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201126/asteroide_750.jpg" alt="Asteroide" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Missione asteroide &lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;  	Una possibilità sarà spedire gli astronauti sugli asteroidi per modificare la loro traiettoria, nel caso si temessero pericoli per la Terra (credit: @ Stocktrek Images)&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  					  				&lt;/ul&gt;  			&lt;/div&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/06/27/asteroide-verso-terra-13245.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" class="next gallerycontrol"&gt;›&lt;/a&gt;  		&lt;ul class="mediaindex"&gt;&lt;li class="currentmedia"&gt;0&lt;/li&gt;&lt;li&gt;1&lt;/li&gt;&lt;li&gt;2&lt;/li&gt;&lt;li&gt;3&lt;/li&gt;&lt;li&gt;4&lt;/li&gt;&lt;li&gt;5&lt;/li&gt;&lt;li&gt;6&lt;/li&gt;&lt;li&gt;7&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;  		  	  				    				  			  &lt;a name="content"&gt; &lt;/a&gt;  &lt;div class="article_content"&gt;    &lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;p&gt; Una di quelle sere che fanno riflettere sulla caducità umana: alle   &lt;b&gt;19:14 &lt;/b&gt;ora italiana, un   &lt;b&gt;asteroide&lt;/b&gt; dal diametro di circa   &lt;b&gt;10 metri&lt;/b&gt; ha sfiorato la   &lt;b&gt;Terra&lt;/b&gt;. Nel suo viaggio attraverso lo Spazio, infatti,   &lt;b&gt;2011 MD&lt;/b&gt; (così è stato ribattezzato il   &lt;i&gt;sassolino&lt;/i&gt; dagli astronomi della Nasa) è passato a circa   &lt;b&gt;12mila chilometri&lt;/b&gt; dalla superficie terrestre, precisamente dalle coste dell’   &lt;b&gt;Antartide&lt;/b&gt;. Per fortuna, rassicurano gli esperti, senza alcuna conseguenza per il pianeta.   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;     &lt;a href="http://s176.photobucket.com/albums/w189/walcom77/?action=view&amp;amp;current=2011_md_animation_FTS_june_27_2011.gif" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://i176.photobucket.com/albums/w189/walcom77/2011_md_animation_FTS_june_27_2011.gif" border="0" align="left" height="200" alt="2011 MD,astronomy" width="200" /&gt;&lt;/a&gt; 2011 MD è stato individuato lo scorso mercoledì dagli   &lt;i&gt;occhi&lt;/i&gt; di   &lt;a href="http://neo.jpl.nasa.gov/programs/linear.html" target="_blank"&gt;LINEAR&lt;/a&gt;, il telescopio robotico della Nasa che dal   &lt;b&gt;New Mexico&lt;/b&gt; scruta il cielo alla   &lt;a href="http://www.space.com/11802-nasa-asteroid-mission-dangerous-1999-rq36.html" target="_blank"&gt;ricerca di corpi celesti&lt;/a&gt; in transito vicino alla superficie terrestre. Sebbene i chilometri che lo hanno separato da noi siano stati davvero pochi, secondo gli scienziati i rischi erano praticamente inesistenti. “   &lt;i&gt;Non c’è alcuna possibilità che 2011 MD colpisca la Terra&lt;/i&gt; -   &lt;a href="http://www.space.com/12067-asteroid-2011-md-close-earth-flyby-june-27.html" target="_blank"&gt;avevano scritto&lt;/a&gt; su   &lt;b&gt;Twitter&lt;/b&gt; gli esperti del   &lt;a href="http://neo.jpl.nasa.gov/" target="_blank"&gt;Nasa’s Near-Earth Object Office&lt;/a&gt; che lavorano al   &lt;a href="http://www.jpl.nasa.gov/" target="_blank"&gt;Jet Propulsion Laboratory&lt;/a&gt; (Jpl) di Pasadena, -   &lt;i&gt;ma i ricercatori sfrutteranno questo passaggio ravvicinato per studiare l’asteroide attraverso osservazioni radar&lt;/i&gt;”. La sicurezza degli astronomi nasce dal fatto che gli oggetti celesti dal diametro inferiore ai   &lt;b&gt;25 metri&lt;/b&gt; si sgretolano al passaggio nell’atmosfera terrestre. Ecco perché, anche se l’asteroide si fosse avvicinato troppo alla Terra, certamente ne sarebbe uscito in polvere.   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;   La storia è ricca di aneddoti su asteroidi che si avvicinano un po’ troppo alla superficie terrestre. Il primo risale al   &lt;b&gt;1937&lt;/b&gt;, quando l’astronomo tedesco   &lt;b&gt;Karl Reinmuth &lt;/b&gt;fotografò accidentalmente il passaggio di   &lt;b&gt;Hermes&lt;/b&gt;, un veloce asteroide che viaggiava a oltre   &lt;strong&gt;740&lt;/strong&gt;&lt;b&gt;mila chilometri&lt;/b&gt; dal nostro pianeta. Da allora, questi episodi non sono stati poi così rari e quello di questa sera non segnerà alcun record: lo scorso   &lt;b&gt;4 febbraio&lt;/b&gt;, infatti, l’asteroide   &lt;b&gt;2011 CQ1&lt;/b&gt;   &lt;a href="http://www.space.com/10927-asteroid-2011cq1-record-close-pass-earth.html" target="_blank"&gt;passò a circa 5 mila chilometri&lt;/a&gt; dalla Terra.   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;   Degli oltre   &lt;b&gt;8mila oggetti&lt;/b&gt; che si muovono nello Spazio con traiettorie molto ravvicinate alla Terra, circa   &lt;b&gt;827&lt;/b&gt; sono asteroidi dal diametro di circa   &lt;b&gt;1 chilometro&lt;/b&gt;: oltre   &lt;b&gt;1.200 di questi oggetti&lt;/b&gt; sono stati classificati come   &lt;i&gt;potenzialmente pericolosi&lt;/i&gt;. Per cercare di tenerli sotto controllo (e per raccogliere informazioni preziose sulle origini della vita sul nostro pianeta), la Nasa sta progettando missioni   &lt;i&gt;ad hoc&lt;/i&gt;. La prima, costata   &lt;b&gt;800 milioni di dollari&lt;/b&gt;, è stata battezzata   &lt;a href="http://www.space.com/12065-osiris-rex-asteroid-generations.html" target="_blank"&gt;OSIRIS-Rex&lt;/a&gt; e partirà nel   &lt;b&gt;2016&lt;/b&gt; alla volta dell’asteroide   &lt;b&gt;1999 RQ36&lt;/b&gt;. Questo gigantesco oggetto, del diametro di   &lt;b&gt;580 metri&lt;/b&gt;, ha   &lt;b&gt;una possibilità su 1.800&lt;/b&gt; di urtare la Terra nel   &lt;b&gt;2170&lt;/b&gt; e   &lt;b&gt;una su 1.000&lt;/b&gt; di colpirla nel   &lt;b&gt;2182&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;     &lt;/div&gt;  	&lt;div&gt;   			&lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/" rel="license" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://i.creativecommons.org/l/by-nc-nd/3.0/88x31.png" alt="Licenza Creative Commons" style="border-width: 0;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/06/27/asteroide-verso-terra-13245.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL"&gt;daily.wired.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/le-foto-dellasteroide-che-ha-sfiorato-la-terr"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-4161353126866540609?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/4161353126866540609/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/06/le-foto-dell-che-ha-sfiorato-la-terra.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/4161353126866540609'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/4161353126866540609'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/06/le-foto-dell-che-ha-sfiorato-la-terra.html' title='Le foto dell&amp;#39;asteroide che ha sfiorato la Terra - Wired.it'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-6885016105908051822</id><published>2011-06-27T23:52:00.003-07:00</published><updated>2011-06-27T23:52:42.749-07:00</updated><title type='text'>Su Wikipedia arriva il "mi piace" - Wired.it</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote class="posterous_long_quote"&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it" title="DAILY WIRED"&gt;DAILY WIRED&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  		&lt;li&gt; &lt;a href="http://daily.wired.it/news" title="NEWS"&gt;NEWS&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  		&lt;li&gt; &lt;a href="http://daily.wired.it/news/internet" title="INTERNET"&gt;INTERNET&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  	&lt;/ul&gt;      &lt;h1&gt;Su Wikipedia arriva il "mi piace"&lt;/h1&gt;  	&lt;h3 /&gt;&lt;p&gt;  	Dal 29 giugno, nella versione inglese dell’enciclopedia libera, i lettori potranno esprimire il loro apprezzamento per gli articoli. Questa svolta social aumenterà il numero di autori?&lt;/p&gt;      &lt;address class="authordetails"&gt;   &lt;/address&gt;                    27 giugno 2011    di &lt;a class="author_link" title="Tiziana Moriconi"&gt;Tiziana Moriconi&lt;/a&gt;      	      	  	  		  			  								&lt;h2 style=""&gt;wikipedia&lt;/h2&gt;  								&lt;p&gt;wikipedia&lt;/p&gt;  							&amp;nbsp;  			&lt;p&gt;  		  		  			  			&lt;/p&gt;&lt;div style="display: none;"&gt;  				&lt;ul&gt;  				  						&lt;li class="currentmedia"&gt;   							&lt;a href="http://media.wired.it/uploads/599x337/201102/wikipedia_8085.jpg" rel="image"&gt;  								&lt;img src="http://media.wired.it/uploads/599x337/201102/wikipedia_8085.jpg" height="81" alt="wikipedia" width="81" /&gt;							  							&lt;/a&gt;  							  								&lt;h2 style=""&gt;wikipedia&lt;/h2&gt;  								&lt;p&gt;wikipedia&lt;/p&gt;  							  						&lt;/li&gt;  					  					  					  				&lt;/ul&gt;  			&lt;/div&gt;  		  		  	  				    				  			  &lt;a name="content"&gt; &lt;/a&gt;  &lt;div class="article_content"&gt;    &lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;p&gt; Il bottone   &lt;b&gt;&lt;i&gt;mi piace&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; sbarca su   &lt;b&gt;Wikipedia&lt;/b&gt;. Si chiamerà   &lt;a href="http://www.mediawiki.org/wiki/Extension:WikiLove#Custom_configuration" target="_blank"&gt;Wikilove&lt;/a&gt;, apparirà nell’angolo a destra dello schermo e avrà la forma di un cuore rosso. Cliccare sul bottone farà apparire la   &lt;b&gt;&lt;i&gt;love-interfaccia&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;: una casella che offre diverse opzioni per il tipo di apprezzamento, tra cui   &lt;i&gt;Wikioscar&lt;/i&gt; (le stelle), immagini o liberi commenti.   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;   Il motivo? Invogliare i nuovi autori a scrivere, ora che le critiche si sono fatte più severe e più frequenti, e che redigere un testo per Wikipedia è diventato più complesso e faticoso di quanto non fosse qualche anno fa. Da un sondaggio condotto su chi contribuisce alla   &lt;i&gt;enciclopedia libera&lt;/i&gt;, infatti, sembra che sentirsi giudicati e criticati dai redattori con maggiore esperienza faccia passare la voglia di scrivere (almeno secondo il 69% degli scrittori volontari), al contrario, ricevere pubblicamente degli apprezzamenti dai lettori spingerebbe a contribuire con maggiore frequenza all’opera 2.0 (parola del 78% dei redattori).   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;   L’intenzione di adottare la strategia social del   &lt;i&gt;mi piace&lt;/i&gt; è stata   &lt;a href="http://blog.wikimedia.org/2011/06/24/wikilove-an-experiment-in-appreciation/" target="_blank"&gt;annunciata&lt;/a&gt; dalla Wikimedia Foundation la scorsa settimana, e il bottone dovrebbe apparire nella versione inglese dell’enciclopedia il   &lt;b&gt;29 giugno&lt;/b&gt;. Per ora, per chi volesse contribuire a   &lt;b&gt;provare &lt;/b&gt;il nuovo strumento, è possibile   &lt;a href="http://prototype.wikimedia.org/rc-en/index.php?title=Special:UserLogin&amp;amp;type=signup&amp;amp;returnto=WikiLove" target="_blank"&gt;creare un account&lt;/a&gt; sul   &lt;i&gt;prototype site&lt;/i&gt; (è necessario barrare la casella   &lt;i&gt;remember me for 30-days&lt;/i&gt; a causa di un bug del sito). Dopo essersi loggati, il   &lt;a href="http://prototype.wikimedia.org/release-en/WikiLove" target="_blank"&gt;Wikilove&lt;/a&gt; apparirà sulla sinistra dello schermo e sarà possibile provarlo e partecipare alle discussioni sulla   &lt;a href="http://www.mediawiki.org/wiki/Talk:WikiLove_1.0" target="_blank"&gt;talk page&lt;/a&gt;. Nei primi mesi, un team di Wiki analizzerà i risultati dell’esperimento per capire se e quanto possa influenzare gli autori.   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;   Si tratta semplicemente del test di uno strumento per misurare l'apprezzamento dei lettori, dicono alla Wikimedia. Verrà implementato in maniera   &lt;b&gt;automatica&lt;/b&gt;, ma adottarlo non è obbligatorio: chi non condivide il nuovo scopo di Wikipedia può andare su Preferences &amp;amp;rarr; Editing &amp;amp;rarr; Labs Features e disattivare la casella “   &lt;i&gt;Enable showing appreciation for other users with the WikiLove tab (experimental)&lt;/i&gt;”.&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;     &lt;/div&gt;  	&lt;div&gt;   			&lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/" rel="license" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://i.creativecommons.org/l/by-nc-nd/3.0/88x31.png" alt="Licenza Creative Commons" style="border-width: 0;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://daily.wired.it/news/internet/2011/06/27/wikipedia-mi-piace-13246.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL"&gt;daily.wired.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/su-wikipedia-arriva-il-mi-piace-wiredit"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-6885016105908051822?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/6885016105908051822/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/06/su-wikipedia-arriva-il-piace-wiredit.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/6885016105908051822'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/6885016105908051822'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/06/su-wikipedia-arriva-il-piace-wiredit.html' title='Su Wikipedia arriva il &amp;quot;mi piace&amp;quot; - Wired.it'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-8859546764822984336</id><published>2011-06-27T23:52:00.001-07:00</published><updated>2011-06-27T23:52:05.582-07:00</updated><title type='text'>Arte contemporanea? No, disastri naturali dall'alto [foto] - Wired.it</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote class="posterous_long_quote"&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it" title="DAILY WIRED"&gt;DAILY WIRED&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  		&lt;li&gt; &lt;a href="http://daily.wired.it/foto" title="FOTO"&gt;FOTO&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  	&lt;/ul&gt;      &lt;h1&gt;Arte contemporanea? No, disastri naturali dall'alto&lt;/h1&gt;  	&lt;h3 /&gt;&lt;p&gt;  	Rifiuti chimici dispersi, perdite di petrolio, miniere a cielo aperto. Sono gli scatti aerei di Henry Fair&lt;/p&gt;      &lt;address class="authordetails"&gt;   &lt;/address&gt;                    27 giugno 2011    di &lt;a class="author_link" title="Davide Ludovisi"&gt;Davide Ludovisi&lt;/a&gt;      	      	  	  		  			  									&lt;h2&gt;Ammasso di rifiuti provenienti da una fabbrica di fazzoletti di carta&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								&amp;nbsp;  			&lt;div style="float: left;"&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/06/27/disastri-naturali-fair.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" class="prevP gallerycontrol" style="display: block; height: 42px;"&gt;‹&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;p /&gt;&lt;div style="float: right;"&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/06/27/disastri-naturali-fair.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" class="nextP gallerycontrol" style="display: block; height: 42px;"&gt;›&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;  		  		  			  			&lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/06/27/disastri-naturali-fair.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" class="prev gallerycontrol disabled"&gt;‹&lt;/a&gt;&lt;div&gt;  				&lt;ul&gt;  				  					  					  							&lt;li class="currentmedia"&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/06/27/disastri-naturali-fair.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="22673" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201125/fazzoletti_di_carta_4554.jpg" alt="fazzoletti di carta" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Ammasso di rifiuti provenienti da una fabbrica di fazzoletti di carta&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li class=""&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/06/27/disastri-naturali-fair.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="22674" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201125/metalli_pesanti_9824.jpg" alt="Metalli pesanti" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Scorie di metalli pesanti provenienti dalla produzione di fertilizzanti&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li class=""&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/06/27/disastri-naturali-fair.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="22675" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201125/schiuma_bauxite_7406.jpg" alt="Schiuma bauxite" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Pennacchio di schiuma derivante dallo smaltimento di bauxite&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li class=""&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/06/27/disastri-naturali-fair.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="22677" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201125/fertilizzanti_4446.jpg" alt="Fertilizzanti" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Inquinamento da fertilizzanti&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/06/27/disastri-naturali-fair.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="22682" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201125/deposito_coke_2064.jpg" alt="Deposito coke" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Un bulldozer al lavoro in un deposito di coke di petrolio&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/06/27/disastri-naturali-fair.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="22685" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201125/fosfati_8015.jpg" alt="Fosfati" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Scarico di fosfati&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/06/27/disastri-naturali-fair.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="22686" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201125/tracce_pneumatici__7267.jpg" alt="Tracce pneumatici " /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Tracce di pneumatici in un deposito di rifiuti di bauxite&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/06/27/disastri-naturali-fair.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="22687" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201125/cenere_di_carbone_6768.jpg" alt="cenere di carbone" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Cenere di carbone derivante da un impianto di generazione elettrica&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  							&lt;li&gt;  								&lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/06/27/disastri-naturali-fair.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" rel="image"&gt;  									&lt;img title="22688" src="http://media.wired.it/uploads/81x81/201125/tipologie_petrolio_2943.jpg" alt="Tipologie petrolio" /&gt;  								&lt;/a&gt;  								  									&lt;h2 style=""&gt;Due tipologie di petrolio della BP nel Golfo del Messico&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								  							&lt;/li&gt;  					  				&lt;/ul&gt;  			&lt;/div&gt;&lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/06/27/disastri-naturali-fair.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" class="next gallerycontrol"&gt;›&lt;/a&gt;  		&lt;ul class="mediaindex"&gt;&lt;li class="currentmedia"&gt;0&lt;/li&gt;&lt;li&gt;1&lt;/li&gt;&lt;li&gt;2&lt;/li&gt;&lt;li&gt;3&lt;/li&gt;&lt;li&gt;4&lt;/li&gt;&lt;li&gt;5&lt;/li&gt;&lt;li&gt;6&lt;/li&gt;&lt;li&gt;7&lt;/li&gt;&lt;li&gt;8&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;  		  	  				    				  			  &lt;a name="content"&gt; &lt;/a&gt;  &lt;div class="article_content"&gt;    &lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;p&gt;   &lt;em&gt;(Credit per le foto: J Henry Fair, 2011. Si ringrazia il partner di volo SouthWings&lt;/em&gt;&lt;em&gt;)&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;   A prima vista sembrano dei   &lt;b&gt;quadri astratti&lt;/b&gt;, ricordano   &lt;a href="http://www.guggenheim.org/new-york/collections/collection-online/show-list/artist/p/?search=Jackson%20Pollock" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Pollock&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;,   &lt;a href="http://www.okeeffemuseum.org/" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;O'Keeffe&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;, o   &lt;a href="http://www.famousartistsgallery.com/gallery/klee.html" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;Klee&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;. Colori, sfumature e forme piacevoli, che contrastano però con la cruda realtà:   &lt;b&gt;sono disastri&lt;/b&gt;, ferite provocate all'ambiente dall'attività umana. Sono foto aeree di fuoriusciteUN petrolifere, miniere a cielo aperto, rifiuti chimici dispersi nei fiumi o campi agricoli (paesaggi simili a quelli di un altro fotografo,   &lt;a href="http://daily.wired.it/foto/foto-aeree-kowalsky.html"&gt;Kacper Kowalski&lt;/a&gt;). L'autore,   &lt;a href="http://www.jhenryfair.com/" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;J Henry Fair&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;, ha raccolto decine di immagini in un libro dal titolo eloquente,   &lt;em&gt;&lt;a href="http://www.industrialscars.com/" target="_blank"&gt;&lt;b&gt;The Day After Tomorrow: Images of Our Earth in Crisis&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;.   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;   Le foto raccolte sono state realizzate in   &lt;b&gt;un decennio&lt;/b&gt; circa, e documentano alcune delle maggiori   &lt;b&gt;aree inquinate&lt;/b&gt; di Stati Uniti ed Europa, sorvolando le zone con un piccolo aereo, un   &lt;b&gt;Cessna 182&lt;/b&gt;. La prospettiva in questo caso conta parecchio.   &lt;i&gt;“Il mio lavoro rappresenta la mia visione della società. All'inizio fotografavo cose &lt;/i&gt;brutte   &lt;i&gt;, che essenzialmente sbattevano il problema in faccia alla gente”&lt;/i&gt;, dichiara Fair:   &lt;i&gt;“Nel tempo, iniziai a fotografare tutto ciò con un occhio diverso, rendendolo meraviglioso e spaventoso allo stesso tempo; può sembrare una missione inconciliabile, ma in realtà è piuttosto fattibile, visto il soggetto in questione”&lt;/i&gt;. Il soggetto   &lt;b&gt;siamo noi&lt;/b&gt;, quindi, o   &lt;b&gt;le conseguenze estreme alle nostre azioni&lt;/b&gt;, se preferite.&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;     &lt;/div&gt;  	&lt;div&gt;   			&lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/" rel="license" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://i.creativecommons.org/l/by-nc-nd/3.0/88x31.png" alt="Licenza Creative Commons" style="border-width: 0;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://daily.wired.it/foto/2011/06/27/disastri-naturali-fair.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL"&gt;daily.wired.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/arte-contemporanea-no-disastri-naturali-dalla"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-8859546764822984336?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/8859546764822984336/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/06/arte-contemporanea-no-disastri-naturali.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/8859546764822984336'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/8859546764822984336'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/06/arte-contemporanea-no-disastri-naturali.html' title='Arte contemporanea? No, disastri naturali dall&amp;#39;alto [foto] - Wired.it'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-278734565217748178</id><published>2011-06-24T22:06:00.001-07:00</published><updated>2011-06-24T22:06:06.683-07:00</updated><title type='text'>RainBrain | Hansgrohe Srl</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote&gt;&lt;div&gt;    &lt;h3&gt;RAINBRAIN - La doccia intelligente&lt;/h3&gt;            &lt;p&gt;Aggiunge intelligenza alla doccia ed esalta la bellezza di un'esperienza sotto la doccia. Un touch screen intuitivo vi lascia controllare il vostro programma personale di doccia, immersi nell'atmosfera musicale trasmessa via Bluetooth dal vostro MP3.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;  &lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;    &lt;div class="posterous_quote_citation"&gt;via &lt;a href="http://www.hansgrohe.it/it_it/91696.htm"&gt;hansgrohe.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;      &lt;p style="font-size: 10px;"&gt;        href="http://posterous.com"&gt; &lt;a Inviato via ((metodo)) &lt;/ a&gt;        da &lt;a href="http://cybernik.posterous.com/rainbrain-hansgrohe-srl"&gt; site_name (()) &lt;/ a&gt;        &lt;/ P&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3826525117397617601-278734565217748178?l=softwerland.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://softwerland.blogspot.com/feeds/278734565217748178/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/06/rainbrain-hansgrohe-srl.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/278734565217748178'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3826525117397617601/posts/default/278734565217748178'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://softwerland.blogspot.com/2011/06/rainbrain-hansgrohe-srl.html' title='RainBrain | Hansgrohe Srl'/><author><name>BROWSERNIK</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15017078042976305752</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/_UPf3Dwj-36I/SmLkOn71yUI/AAAAAAAAAF4/bG8ysu49138/S220/Immagine+flash+003.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3826525117397617601.post-25781441618582971</id><published>2011-06-24T21:56:00.001-07:00</published><updated>2011-06-24T21:56:24.239-07:00</updated><title type='text'>Lo scooter subacqueo [foto] - Wired.it</title><content type='html'>&lt;div class='posterous_autopost'&gt;&lt;div class="posterous_bookmarklet_entry"&gt; &lt;blockquote class="posterous_long_quote"&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;a href="http://gadget.wired.it" title="GADGETLAND"&gt;GADGETLAND&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  		&lt;li&gt; &lt;a href="http://gadget.wired.it/news" title="NEWS"&gt;NEWS&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  		&lt;li&gt; &lt;a href="http://gadget.wired.it/news/motori" title="MOTORI"&gt;MOTORI&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;  	&lt;/ul&gt;      &lt;h1&gt;Lo scooter subacqueo&lt;/h1&gt;  	&lt;h3 /&gt;&lt;p&gt;  	Girare tra i coralli e i pesci alla guida di uno scooter. Si può fare con i mini sommergibili di Aqua Star, una sorta di cinquantini in versione scuba&lt;/p&gt;      &lt;address class="authordetails"&gt;   &lt;/address&gt;                    24 giugno 2011    di &lt;a class="author_link" title="Andrea Bressa"&gt;Andrea Bressa&lt;/a&gt;      	      	  	  		  			  									&lt;h2&gt;Aqua Star&lt;/h2&gt;  									&lt;p&gt;&lt;/p&gt;  								&amp;nbsp;  			&lt;div style="float: left;"&gt;&lt;a href="http://gadget.wired.it/news/motori/2011/06/24/aqua-star-scooter-subacqueo.html?utm_source=wired&amp;amp;utm_medium=NL#" class="prevP gallerycontrol" style="display: block; height: 42px;"&gt;‹&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;p /&gt;&lt;div style="float: right;"&gt;&lt;a href="http://gadget.wired.it/news/motori/2011/06/24/aqua-star-scooter-subacqueo.h
