martedì 18 gennaio 2011

A dieta di computer e cellulare "Troppa tecnologia fa male" - Repubblica.it

A dieta di computer e cellulare
"Troppa tecnologia fa male"

Restiamo "connessi" quasi sette ore al giorno, allarme degli esperti Usa con una sfida: spegnere smartphone e computer per vivere meglio di VERA SCHIAVAZZI

ROMA - Una franca discussione in famiglia? Impossibile. Un confronto tra genitori sulla scuola dei figli? Anche questo è molto difficile. Quanto a un intero pomeriggio da passare tra le lenzuola è ormai un mito lontano e improbabile. Tutta colpa della troppa tecnologia. Lui è irresistibilmente attratto dal suo home office, lei non riesce a smettere di consultare le mail, quanto ai figli ognuno resta attaccato al suo schermo anche al momento dei pasti. Così, il Wall Street Journal ha lanciato la "dieta tecnologica", con istruzioni per procedere a piccoli passi nella strada verso l'unplugged. "Se non ve la sentite di staccare per una settimana o imporre bruscamente ai vostri figli di farlo - ha proposto Susan Maushart, madre di tre figli e fresca autrice del fortunato "L'inverno della nostra disconnessione", già un best seller in America - provate prima con una manciata di minuti, poi aumentate progressivamente".

Dagli studi dei (pochi) terapeuti specializzati nella cura della dipendenza da tecnologie, insomma, si sta passando al fai-da-te. E in Italia la proposta dietetica suggestiona e fa discutere. "Siamo ancora troppo indietro - protesta Giovanna Cosenza, semiologa bolognese che sul suo blog "Disambiguando" si occupa tra l'altro di linguaggi e competenze tecnologiche - sarebbe come preoccuparsi per il futuro rischio di obesità in Africa!". Ma aggiunge: "Giusto invece imporre regole ai ragazzini, come del resto su qualsiasi altra cosa. Non si gioca alla

playstation a tavola proprio come non ci si mette le dita nel naso, e si spera che gli adulti utilizzino tra loro altrettanta buona educazione".

Ennio Martignago, psicoterapeuta e consulente di knowledge sharing, propone una terza via: "Tra l'astinenza forzata a tabelle fisse, come quella calorica, e la coscienza del fumatore John Belushi che ama le sue sigarette, si può scegliere l'ironia del manager che capisce che il Blackberry è il collare attraverso il quale l'azienda gli impartisce scosse elettriche serali, e che è molto meglio regalarlo al figlio, che tanto lo farà cadere nella prima pozzanghera o lo lascerà rubare dai compagni".
Strano ma vero, le voci più favorevoli a una dieta severa arrivano da chi vive di tecnologia, come Luca Conti, giovane blogger di "Pandemia": "Occorre rendersi conto che è sbagliato essere "always on". Condivido quanto scrive Douglas Rushkoff nel suo recente "Program or be programmed". L'uomo non è fatto per il real time, che fa calare l'attenzione e la produttività e danneggia le relazioni personali". La sua proposta? Basica e molto italiana: niente computer né telefono a tavola, al cinema e a letto.

Martignago aggiunge anche una distinzione fra tecnologie: "Ci vuole più consapevolezza per una ricerca al computer di quanta serva a stare "always on" su uno smartphone, che può far perdere la percezione di essere effettivamente collegati a una persona virtuale mentre siamo a tavola con moglie, marito o figli. Ma spegnere tutto insieme, nello stesso giorno, mi pare scarsamente praticabile, a New York come in una delle nostre città".

Una dieta forzata la propongono (e la vendono) software pensati per i ragazzini come "supernannie", o il francese "stopordi": il genitore si iscrive, paga (alcune decine di euro all'anno) e decide per quante ore il pc dei pargoli può restare connesso alla rete, o semplicemente acceso. "Il sistema però - fanno notare gli esperti - non si può imporre alla moglie o al marito, né tanto meno a se stessi". E c'è qualcuno, come Vincenzo Cosenza, responsabile di "Digital Pr" a Roma, che a dieta si è già messo drasticamente: "Occupandomi di comunicazione sui social media, uso più device tecnologici durante tutta la giornata. Dopo il lavoro sento il bisogno di staccare la spina. La sera disattivo rigorosamente ogni connessione, spengo il Blackberry e se posso leggo un buon libro. Per i ragazzini è diverso, loro lo usano per restare insieme ad amici e fidanzati: vanno costretti a riflettere, ma senza troppa rigidità".

(17 gennaio 2011) © Riproduzione riservata


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    forse ci abitueremo!

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    A dieta di computer e cellulare
    "Troppa tecnologia fa male"

    Restiamo "connessi" quasi sette ore al giorno, allarme degli esperti Usa con una sfida: spegnere smartphone e computer per vivere meglio di VERA SCHIAVAZZI

    ROMA - Una franca discussione in famiglia? Impossibile. Un confronto tra genitori sulla scuola dei figli? Anche questo è molto difficile. Quanto a un intero pomeriggio da passare tra le lenzuola è ormai un mito lontano e improbabile. Tutta colpa della troppa tecnologia. Lui è irresistibilmente attratto dal suo home office, lei non riesce a smettere di consultare le mail, quanto ai figli ognuno resta attaccato al suo schermo anche al momento dei pasti. Così, il Wall Street Journal ha lanciato la "dieta tecnologica", con istruzioni per procedere a piccoli passi nella strada verso l'unplugged. "Se non ve la sentite di staccare per una settimana o imporre bruscamente ai vostri figli di farlo - ha proposto Susan Maushart, madre di tre figli e fresca autrice del fortunato "L'inverno della nostra disconnessione", già un best seller in America - provate prima con una manciata di minuti, poi aumentate progressivamente".

    Dagli studi dei (pochi) terapeuti specializzati nella cura della dipendenza da tecnologie, insomma, si sta passando al fai-da-te. E in Italia la proposta dietetica suggestiona e fa discutere. "Siamo ancora troppo indietro - protesta Giovanna Cosenza, semiologa bolognese che sul suo blog "Disambiguando" si occupa tra l'altro di linguaggi e competenze tecnologiche - sarebbe come preoccuparsi per il futuro rischio di obesità in Africa!". Ma aggiunge: "Giusto invece imporre regole ai ragazzini, come del resto su qualsiasi altra cosa. Non si gioca alla

    playstation a tavola proprio come non ci si mette le dita nel naso, e si spera che gli adulti utilizzino tra loro altrettanta buona educazione".

    Ennio Martignago, psicoterapeuta e consulente di knowledge sharing, propone una terza via: "Tra l'astinenza forzata a tabelle fisse, come quella calorica, e la coscienza del fumatore John Belushi che ama le sue sigarette, si può scegliere l'ironia del manager che capisce che il Blackberry è il collare attraverso il quale l'azienda gli impartisce scosse elettriche serali, e che è molto meglio regalarlo al figlio, che tanto lo farà cadere nella prima pozzanghera o lo lascerà rubare dai compagni".
    Strano ma vero, le voci più favorevoli a una dieta severa arrivano da chi vive di tecnologia, come Luca Conti, giovane blogger di "Pandemia": "Occorre rendersi conto che è sbagliato essere "always on". Condivido quanto scrive Douglas Rushkoff nel suo recente "Program or be programmed". L'uomo non è fatto per il real time, che fa calare l'attenzione e la produttività e danneggia le relazioni personali". La sua proposta? Basica e molto italiana: niente computer né telefono a tavola, al cinema e a letto.

    Martignago aggiunge anche una distinzione fra tecnologie: "Ci vuole più consapevolezza per una ricerca al computer di quanta serva a stare "always on" su uno smartphone, che può far perdere la percezione di essere effettivamente collegati a una persona virtuale mentre siamo a tavola con moglie, marito o figli. Ma spegnere tutto insieme, nello stesso giorno, mi pare scarsamente praticabile, a New York come in una delle nostre città".

    Una dieta forzata la propongono (e la vendono) software pensati per i ragazzini come "supernannie", o il francese "stopordi": il genitore si iscrive, paga (alcune decine di euro all'anno) e decide per quante ore il pc dei pargoli può restare connesso alla rete, o semplicemente acceso. "Il sistema però - fanno notare gli esperti - non si può imporre alla moglie o al marito, né tanto meno a se stessi". E c'è qualcuno, come Vincenzo Cosenza, responsabile di "Digital Pr" a Roma, che a dieta si è già messo drasticamente: "Occupandomi di comunicazione sui social media, uso più device tecnologici durante tutta la giornata. Dopo il lavoro sento il bisogno di staccare la spina. La sera disattivo rigorosamente ogni connessione, spengo il Blackberry e se posso leggo un buon libro. Per i ragazzini è diverso, loro lo usano per restare insieme ad amici e fidanzati: vanno costretti a riflettere, ma senza troppa rigidità".

    (17 gennaio 2011) © Riproduzione riservata


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      Sistema di emergenza dell'UE Support (ESS) per l'utilizzo di Intergraph | Sensori

      Sistema di emergenza dell'UE Support (ESS) per l'utilizzo di Intergraph

      23 Set 2009

      Intergraph è stato nominato membro del Consorzio SSE e ha ricevuto l'approvazione CE todevelop un comando portatile di emergenza e di controllo di gestione futura caso di crisi.


      Huntsville, AL / PRNewswire / - Intergraph , leader mondiale nella sicurezza pubblica e la sicurezza, è stato nominato membro del sostegno di Emergency System (ESS) Consorzio approvato dalla Commissione europea di avviare la ricerca e lo sviluppo di un comando portatile di emergenza e di controllo sistema che incorpora in tempo reale delle tecnologie di raccolta dati. Il sistema fornirà ai dirigenti intelligence in occasione di eventi di crisi e sarà utilizzato come un quadro di crisi i sistemi di gestione futura.

      ESS si estese pubblica sicurezza di Intergraph leva e competenze sulla sicurezza per sviluppare il cuore del portale SSE, il Data Fusion Mediazione System (DFms), che raccoglierà dati provenienti da diverse fonti di dati e armonizzare in un unico set di dati completi. Questo dataset verrà quindi fornire un contributo alla basato su ESS portale web per aiutare supportare i processi decisionali in situazioni di crisi. Intergraph avrà anche un ruolo significativo nello sviluppo di tutti i pacchetti di lavoro del progetto ESS.

      Parte del settimo programma quadro dell'UE, ESS è un progetto di quattro anni dovrebbe coprire il

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      Sistema di emergenza dell'UE Support (ESS) per l'utilizzo di Intergraph | Sensori

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      Intergraph è stato nominato membro del Consorzio SSE e ha ricevuto l'approvazione CE todevelop un comando portatile di emergenza e di controllo di gestione futura caso di crisi.


      Huntsville, AL / PRNewswire / - Intergraph , leader mondiale nella sicurezza pubblica e la sicurezza, è stato nominato membro del sostegno di Emergency System (ESS) Consorzio approvato dalla Commissione europea di avviare la ricerca e lo sviluppo di un comando portatile di emergenza e di controllo sistema che incorpora in tempo reale delle tecnologie di raccolta dati. Il sistema fornirà ai dirigenti intelligence in occasione di eventi di crisi e sarà utilizzato come un quadro di crisi i sistemi di gestione futura.

      ESS si estese pubblica sicurezza di Intergraph leva e competenze sulla sicurezza per sviluppare il cuore del portale SSE, il Data Fusion Mediazione System (DFms), che raccoglierà dati provenienti da diverse fonti di dati e armonizzare in un unico set di dati completi. Questo dataset verrà quindi fornire un contributo alla basato su ESS portale web per aiutare supportare i processi decisionali in situazioni di crisi. Intergraph avrà anche un ruolo significativo nello sviluppo di tutti i pacchetti di lavoro del progetto ESS.

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      lunedì 17 gennaio 2011

      The Pollo Web: Grande amigdala, tanti amici: scoperta correlazione tra il cervello e la capacità di intessere rapporti sociali

      L’avere, o meno, tanti amici è sicuramente ‘sintomo’ di predisposizione ai rapporti sociali, ma secondo un recente studio pubblicato su Nature Neuroscience la capacità di socializzare di un individuo non dipende solo da caratteristiche esterne quali l’educazione, l’empatia o il ‘carattere’: sarebbe infatti l’amigdala, un’area del cervello che regola funzioni legate ai processi emotivi come la paura.

      Le ricerche condotte da Lisa Feldman Barrett dell’università di Northeastern di Boston, in Massachussetts, hanno evidenziato come questa regione del cervello sia implicata ad attività di interpretazioni dell’emozioni partendo dalle espressioni facciali e come reagisca agli stimoli visuali per credere, o meno, alle aprole di sconosciuti. Insomma, questa piccola area a forma di mandorla, da cui deriva il nome della regione, rappresenta il centro del ‘social network’ umano, è cioè l’ago della bilancia nelle relazioni sociali dell’individuo: maggiore è la sua massa, maggiore sarà il numero di legami della persona in questione.

      La valutazione dell’amigdala di 58 adulti sani è stata effettuata attraverso sessioni di risonanza magnetica e la ricostruzione delle reti sociali è stata effettuata chiedendo ai partecipanti allo studio di parlare delle persone con cui si tenevano regolarmente in contatto e con quanti gruppi si frequentasse: le immagini hanno così evidenziato che persone con reti sociali complesse e articolate hanno un’amigdala più sviluppata rispetto ad altri le cui reti sociali appaiono limitate.

      Barrett ed i suoi colleghi hanno escluso che la correlazione tra amigdala e rapporti sociali potesse dipendere da fattori come l’età dei volontari, la percezione personale dei rapporti sociali dell’individuo soggetto allo studio o ancora l’avere una vita soddisfacente, confermando così che la felicità non costituisse un fattore casuale che potesse suggestionare i risultati dei test eseguiti.

      Nota la funzione esplicata dall’amigdala, ancora molti sono gli interrogativi dei ricercatori su come uno sviluppo di quest’area, responsabile dell’intelligenza emozionale umana, possa influenzare le decisioni di un individuo nell’intessere dei rapporti sociali e mantenere tali relazioni. Altri studi saranno quindi necessari per indagare il complesso meccanismo e molti saranno le questioni che i ricercatori si troveranno ad affrontare, infatti nel delicato processo potrebbero essere coinvolte altre aree del cervello che saranno evidenziate con tecniche diagnostiche quali le neuro immagini funzionali.

      Non è poi chiaro se sia la grandezza dell’amigdala ad influenzare il numero di amici che possediamo, oppure se una vasta e complessa rete sociale sia la causa dello sviluppo maggiore di tale area cerebrale, ma finalmente esiste una correlazione da poter studiare. Ma questo cosa significa? Forse che cercare di coinvolgere quell’amico dalle tendenze ‘eremitiche’ ad espandere la sua rete sociale, oppure il classico ‘amicone’ ad evitare confidenze con ipotetici e possibilmente pericolosi ‘sconosciuti’ non sarà così semplice: se prima non ci arrendevamo davanti alla risposta “questo è il mio carattere”, ora cosa potremmo obiettare si ci rispondessero che “la mia amigdala non è (oppure è) sufficientemente grande”?

       

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      The Pollo Web: Grande amigdala, tanti amici: scoperta correlazione tra il cervello e la capacità di intessere rapporti sociali

      L’avere, o meno, tanti amici è sicuramente ‘sintomo’ di predisposizione ai rapporti sociali, ma secondo un recente studio pubblicato su Nature Neuroscience la capacità di socializzare di un individuo non dipende solo da caratteristiche esterne quali l’educazione, l’empatia o il ‘carattere’: sarebbe infatti l’amigdala, un’area del cervello che regola funzioni legate ai processi emotivi come la paura.

      Le ricerche condotte da Lisa Feldman Barrett dell’università di Northeastern di Boston, in Massachussetts, hanno evidenziato come questa regione del cervello sia implicata ad attività di interpretazioni dell’emozioni partendo dalle espressioni facciali e come reagisca agli stimoli visuali per credere, o meno, alle aprole di sconosciuti. Insomma, questa piccola area a forma di mandorla, da cui deriva il nome della regione, rappresenta il centro del ‘social network’ umano, è cioè l’ago della bilancia nelle relazioni sociali dell’individuo: maggiore è la sua massa, maggiore sarà il numero di legami della persona in questione.

      La valutazione dell’amigdala di 58 adulti sani è stata effettuata attraverso sessioni di risonanza magnetica e la ricostruzione delle reti sociali è stata effettuata chiedendo ai partecipanti allo studio di parlare delle persone con cui si tenevano regolarmente in contatto e con quanti gruppi si frequentasse: le immagini hanno così evidenziato che persone con reti sociali complesse e articolate hanno un’amigdala più sviluppata rispetto ad altri le cui reti sociali appaiono limitate.

      Barrett ed i suoi colleghi hanno escluso che la correlazione tra amigdala e rapporti sociali potesse dipendere da fattori come l’età dei volontari, la percezione personale dei rapporti sociali dell’individuo soggetto allo studio o ancora l’avere una vita soddisfacente, confermando così che la felicità non costituisse un fattore casuale che potesse suggestionare i risultati dei test eseguiti.

      Nota la funzione esplicata dall’amigdala, ancora molti sono gli interrogativi dei ricercatori su come uno sviluppo di quest’area, responsabile dell’intelligenza emozionale umana, possa influenzare le decisioni di un individuo nell’intessere dei rapporti sociali e mantenere tali relazioni. Altri studi saranno quindi necessari per indagare il complesso meccanismo e molti saranno le questioni che i ricercatori si troveranno ad affrontare, infatti nel delicato processo potrebbero essere coinvolte altre aree del cervello che saranno evidenziate con tecniche diagnostiche quali le neuro immagini funzionali.

      Non è poi chiaro se sia la grandezza dell’amigdala ad influenzare il numero di amici che possediamo, oppure se una vasta e complessa rete sociale sia la causa dello sviluppo maggiore di tale area cerebrale, ma finalmente esiste una correlazione da poter studiare. Ma questo cosa significa? Forse che cercare di coinvolgere quell’amico dalle tendenze ‘eremitiche’ ad espandere la sua rete sociale, oppure il classico ‘amicone’ ad evitare confidenze con ipotetici e possibilmente pericolosi ‘sconosciuti’ non sarà così semplice: se prima non ci arrendevamo davanti alla risposta “questo è il mio carattere”, ora cosa potremmo obiettare si ci rispondessero che “la mia amigdala non è (oppure è) sufficientemente grande”?

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