martedì 21 giugno 2011

Le specie marine? Vanno verso un'estinzione di massa - Wired.it

Le specie marine? Vanno verso un'estinzione di massa

Un rapporto spiega che pesci e cetacei rischiano di fare la fine dei dinosauri. Le cause? Inquinamento, pesca e surriscaldamento globale

21 giugno 2011 di Martina Saporiti

Africa centrale

Dal Congo al Ruanda sopravvivono gli ultimi esamplari dei gorilla di montagna. Una zona perennemente martoriata dalla distruzione ambientale e dalle guerre interne.

 

  • Africa centrale

    Africa centrale

    Dal Congo al Ruanda sopravvivono gli ultimi esamplari dei gorilla di montagna. Una zona perennemente martoriata dalla distruzione ambientale e dalle guerre interne.

  • Golfo del Messico

    Golfo del Messico

    Quando un anno fa esplose la piattaforma Deepwater Horizon, cominciò una vasta fuoriuscita di petrolio lungo le coste della Lousiana. Un danno trasmesso lungo tutta la catena alimentare.

  • La Grande Barriera corallina

    La Grande Barriera corallina

    Fa parte del patrimonio dell'Unesco ma il turismo di massa e l'inquinamento delle acque derivante dall'utilizzo intensivo di pesticidi, fertilizzanti, petrolio e moltissimi altri agenti inquinanti ne minacciano l'integrità.

  • Golfo di Aden

    Golfo di Aden

    I pirati lo stanno devastando. VI chiedete come? Spesso i colpi di armi da fuoco colpiscono le cisterne di greggio delle navi, con conseguenze disastrose facilmente intuibili.

  • Foreste di Sumatra

    Foreste di Sumatra

    Si trovano in Indonesia e a causa della domanda di olio di palma si riduce sempre di più lo spazio a disposizione per gli abitanti, come gli oranghi, tipici di quest’area.

  • Il Madagascar

    Il Madagascar

    il 90% delle specie vegetali ed il 70% di quelle animali che vivono in Madagascar non si trovano altrove. Da quando è arrivato l'uomo la superfice boschiva si è ridotta del 90%

  • Regione indo-birmana

    Regione indo-birmana

    Ospita almeno 1.500 specie vegetali native, ma ha perso il 90% del suo habitat originario a causa, tra l'altro, dell'espansione urbana.

  • Nuova Caledonia

    Nuova Caledonia

    Si trova nel Pacifico meridionale, a est dell'Australia. Ospita 5 famiglie native di piante, tra cui l'unica conifera parassita del mondo.

  • L'arcipelago delle Sundaland

    L'arcipelago delle Sundaland

    Un insieme di isole (circa 1.700) attorno alla Malesia. Una flora e fauna d'altri tempi che stanno soccombendo a causa della crescita della silvicoltura industriale e del commercio internazionale di tigri, scimmie, tartarughe.

  • Foresta Atlantica

    Foresta Atlantica

    Comprende parte del Brasile, del Paraguay, dell'Argentina e dell'Uruguay. Le foreste originarie della zona sono ridotte a meno del 10 per cento, sostituite da piantagioni di caffè e canna da zucchero.

  • Montagne del sud ovest della Cina

    Montagne del sud ovest della Cina

    Qui si trovano alcune specie minacciate, come il  panda rosso e il panda gigante. In declino a causa della riduzione delle foreste montane a scopo bracconaggio.

  • Parco nazionale del Monte Apo

    Parco nazionale del Monte Apo

    Si trova nelle Filippine ed è una delle foreste più minacciate del Pianeta. Il suo rifornimento naturale di legname deve soddisfare i bisogni di una popolazione di circa 80 milioni di persone.

  • Ghiacciaio Petermann

    Ghiacciaio Petermann

    Sotto l'effetto del riscaldamento globale sta scomparendo l'isola di ghiaccio della Groenlandia grande quattro volte Manhattan.

  • Foresta di pietra in Cina

    Foresta di pietra in Cina

    Qui si trovano numerosi blocchi rocciosi che ricordano uomini e animali.

  • Lago Hévíz, in Ungheria

    Lago Hévíz, in Ungheria

    Si trova in Ungheria ed è il più grande lago termale d’Europa.

  • La Brea Tar Pits, California

    La Brea Tar Pits, California

    Qui si possono trovare alcune fosse piene di bitume note come La Brea Tar Pits. All’interno sono stati trovati scheletri fossilizzati di molti animali.

  • Luray Caverns in Virginia

    Luray Caverns in Virginia

    Sono delle particolari caverne che contengono stalattiti e stalagmiti dalle forme originali e bizzarre. Ricordano le nostre Grotte di Castellana in Puglia

  • Chocolate Hills

    Chocolate Hills

    Un complesso collinare nelle Filippine che ricordano, per forme e colori, tanti succulenti bon bon...

  • Malé

    Malé

    La capitale delle Maldive, ha un'altitudine di 1 metro e possiede una delle maggiori densità abitative al mondo.

  • Uummannaq

    Uummannaq

    Dal nome impronunciabile, si trova in Groenlandia e ha 1.500 abitanti. L'isola viene raggiunta da elicotteri quattro o cinque volte la settimana e da almeno un traghetto ogni sette giorni.

  • Aurore boreali a Tromsø

    Aurore boreali a Tromsø

    Nel Nord della Norvegia sono frequenti. In particolare Tromso è considerata la città delle aurore boreali.

  • Tutukaka

    Tutukaka

    Situata nella costa nord-orientale della Nuova Zelanda, è una delle mille meraviglie del Pacifico.

  • Pembrokeshire

    Pembrokeshire

    Situata nel Regno Unito, nella parte sud-occidente è una delle coste più belle del Pianeta, frastagliata da alti pareti rocciose.

  • Costa di Pollica

    Costa di Pollica

    In Campania, le sue acque sono in vetta all'ultima classifica di Legambiente e del Touring Club Italiano. Tutto questo grazie all'attenzione per la conservazione del paesaggio e all'energie rinnovabili che alimentano gli edifici pubblici.

  • La Titanca (o puya raimondii)

    La Titanca (o puya raimondii)

    È una delle specie vegetali più spettacolari del mondo. Vive ad alta quota sulle Ande e può raggiungere i 12 metri d'altezza.

  • Rinoceronte di Giava

    Rinoceronte di Giava

    Ne esistono meno di 40 esemplari, per questa specie di rinoceronte che secondo il Wwf potrebbe essere il mammifero più raro del mondo.

  • Cammello della Battriana

    Cammello della Battriana

    Nonostante sia una specie perfettamente adattata a vivere in ambienti aridi, l'Iucn classifica la forma selvatica del Cammello della Battriana come in pericolo di estinzione.

  • Antilope Saiga

    Antilope Saiga

    I ricercatori affermano che l'antilope saiga, una delle specie animali considerate più a rischio di estinzione, è in seria difficoltà per la sproporzione fra il numero degli esemplari maschi e quello delle femmine.

  • Balena azzurra

    Balena azzurra

    Tra le cause dell'estinzione ci sono la caccia alla quale vengono sottoposte per ricavarne olio, carne e fanoni. Alcuni paesi come il Giappone, l’Islanda e la Norvegia continuano a cacciarla.

  • Ghiretto del Giappone

    Ghiretto del Giappone

    Assomiglia ad uno scoiattolo. La Zoological Society of London considera lo Glirulus japonicus una delle 100 specie di mammiferi a maggiore rischio

  • Lori gracile

    Lori gracile

    Le minacce principali alla sua specie riguardano la riduzione dell'habitat dovuta alla deforestazione e la caccia umana, per l'utilizzo in medicina popolare quale rimedio per le malattie degli occhi.

  • Baiji

    Baiji

    La specie di delfino Baiji, presente in Cina, ha di recente cambiato denominazione all'interno dei registri della World Conservation Union: da “a forte rischio di estinzione” a “probabilmente estinto”.

  • Echidna

    Echidna

    Conosciuto anche come formichiere spinoso è in cima alla classifica delle specie a rischio estinzione, assieme all'echidna dal becco lungo occidentale e all'echidna dal becco lungo di Attenborough.

  • Il panda rosso (o Firefox)

    Il panda rosso (o Firefox)

    Vivono prevalentemene in Cina. Una specie a rischio, vittima della deforestazione. L'habitat naturale si riduce a mano a mano che gli alberi vengono abbattuti e rimpiazzati da coltivazioni.

  • Albero “faretra”

    Albero “faretra”

    Diffuso in Sudafrica e Namibia. I Boscimani del Kalahari usano i rami per costruire faretre per le loro frecce avvelenate. Le faretre vengono realizzate strappando i rami dell'albero e svuotandoli della polpa.

  • Volpe artica

    Volpe artica

    Sull'isola di Copper in Alaska, nel 1965 se ne contavano 600, nel 1978 non più di 100-120, oggi una 50. Il motivo principale della scomparsa sarebbe un’otite causata dagli acari.

  • Testuggine Angonoka

    Testuggine Angonoka

    È considerata la tartaruga più rara del mondo. Lo Iucn ne stima l’entità numerica in circa 600 esemplari in continuo calo.

  • Tortora di Grenada

    Tortora di Grenada

    Un uccello dal petto rosa tipico dell’isola caraibica di Grenada. Ne esistono poco più di 150 esemplari che si riducono all'aumentare dei predatori come gatti e ratti.

  • Rana leptolalax appleby

    Rana leptolalax appleby

    Leptolalax applebyi, è una nuova specie di rana del Vietnam centrale che prende il nome da Robert Appleby, un generoso sostenitore della conservazione della biodiversità e dello sviluppo delle capacità scientifiche in Asia.

  • Pesce Danio Tinwini

    Pesce Danio Tinwini

    Una nuova specie di Danio dal Myanmar in Birmania. Indicato anche come Danio Tw02, si tratta di un piccolo pesce d'oro, il cui corpo e le pinne sono coperti di macchie blu.

  • Strobilanthes Martin van der Bult

    Strobilanthes Martin van der Bult

    Si tratta di una pianta carnivora tra le più alte al mondo, 7 metri degni della Piccola bottega degli orrori.

  • Danionella Dracula

    Danionella Dracula

    Una specie presente in piccoli stagni e corsi d'acqua del Myanmar. Il nome della specie deriva da due appendici ossee della mascella dei maschi che ricordano il celebre personaggio di Bram Stoker.

  • Il pesce psichedelico

    Il pesce psichedelico

    Histiophryne Psychedelica è presente presso le isole di Ambon e Bali in Indonesia. Il nome della specie si riferisce alla presenza di una serie di strisce sul corpo che ricordano le colorazioni in voga nei movimenti artistici.

  • Gymnotus Omarorum

    Gymnotus Omarorum

    Si tratta di un'anguilla elettrica, ritrovata in Uruguay in fiumi e lagune. Seppur conosciuto da anni, era sempre stato confuso con simili fin troppo simili.

  • La spugna killer

    La spugna killer

    Chondrocladia Turbiformis è una spugna carnivora ritrovata in Nuova Zelanda e Australia. 

  • Il veme bombardiere

    Il veme bombardiere

    Swima Bombiviridis se è in periocolo rilascia bombe luminose di una sostanza bioluminescente verde.

  • Aiteng Ater

    Aiteng Ater

    Una scoperta che ha permesso la coniazione di una nuova famiglia, le Aitengidae. Aiteng Ater è una lumaca di mare considerata carnivora perchè mangia insetti, a differenza delle altre che si cibano di alghe.

  • Il ragno Komac

    Il ragno Komac

    Il ragno dall'occhio dorato. Il Nephila komaci è in grado di produrre ragnatele di oltre 1 metro di diametro. Esemplari di questa specie sono rari, e sono stati rinvenuti in Sudafrica.

  • La pianta mangia topi

    La pianta mangia topi

    Nepethes Attenboroughii è il nome di una pianta scoperta nel 2009. Una leggenda racconta che è una divoratrice di topi, anche se finora non ne è stata rilevata la veridicità...

  • Una nuova patata

    Una nuova patata

    Una nuova specie di patata dolce scoperta in Madagascar. La Dioscorea Orangeana, la pianta tuberosa dalla quale nasce, è già a rischio estinzione in quanto oggetto di raccolta indiscriminata.

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(Sopra una fotogallery dei 50 luoghi e animali che rischiamo di non vedere più)

Le notizie non sono affatto buone, anzi. Pesci, delfini, balene e altri animali marini sono in serio pericolo d’ estinzione, complici inquinamento, surriscaldamento globale e pesca indiscriminata. È la conclusione scioccante di uno studio condotto da 27 biologi marini, riunitisi a Oxford per scrivere un report sulle condizioni degli oceani di tutto il mondo per conto dell’ International Programme on the State of the Ocean (Ipso) e della International Union for the Conservation of Nature (Iucn).

I nostri risultati sono scioccanti - ha commentato in un articolo sull’ Indipendent Alex Rogers, biologo della conservazione all’ Università di Oxford e direttore scientifico dell’Ipso - se consideriamo tutto ciò che l’uomo ha fatto agli oceani, le implicazioni sono di gran lunga peggiori di quanto immaginato”. Le parole di Rogers non lasciano spazio al dubbio. La combinazione di una serie di stress sta minacciando la vita di intere comunità marine, che si trovano ad affrontare un pericolo che si pensava appartenere al passato, alla storia dei dinosauri e dei primi animali che popolarono la Terra: un’ estinzione di massa. Quello dei ricercatori, come qualcuno potrebbe pensare, non è un allarmismo privo di sostanza.

Nel report, si legge che quasi tutte le grandi estinzioni di massa del passato sono state caratterizzate da tre perturbazioni: innalzamento delle temperature, acidificazione degli oceani, mancanza di ossigeno atmosferico. Ebbene, secondo i ricercatori questo micidiale trio è in azione anche oggi, come fosse un triste presagio di ciò che potrà accadere. “ Ci sono forti evidenze a comprovare il fatto che questi tre fattori si stiano combinando nuovamente negli oceani, esacerbati da numerosi e duri stress. Per questo, i ricercatori affermano che una nuova estinzione di massa sarà inevitabile a meno che non si ponga rimedio a questo stato di cose”, si legge nel report.

Senza contare gli altri due grandi problemi che affliggono il mare e le sue creature, di cui si parla da tempo senza riuscire a trovare soluzioni. In primo luogo l’ inquinamento, un vecchio conoscente che oggi si sta armando di nuove, micidiali sostanze. Sono gli agenti chimici che troviamo nei saponi e nei prodotti industriali, capaci di interferire con il normale funzionamento del sistema endocrino e immunitario degli animali marini e le cui tracce sono state scovate persino nel corpo di orsi polari. E non dimentichiamo la plastica, ingerita dai pesci e usata come zattera dalle alghe (anche tossiche, ahimé) per disperdersi negli oceani. C’è poi il problema della pesca indiscriminata, che ha ridotto gli stock di pesci (sia quelli catturati per commercio sia quelli presi per sbaglio) di oltre il 90%.

I ricercatori concordano nell’affermare che se non si troverà il modo di fermare questa catastrofe in azione, l’ecosistema marino non riuscirà più a riprendersi.

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lunedì 20 giugno 2011

Localport notizie: "Al Bioindustry Park tra chimica e teatro"

Cultura - Colleretto Giacosa - 20/06/2011 Al Bioindustry Park tra chimica e teatro
di Marco Campagnolo Settimana intensa al Bioindustry Park : tre gli appuntamenti, due dei quali uniti dal tema della chimica, nell'ottica del “2011 Anno internazionale della chimica”.

«L'idea – evidenziano dal Bioindustry Park - è stata quella di creare sinergicamente una settimana concentrata di lavori da parte di enti molto differenti fra loro, ma uniti dalla stessa volontà di ricerca, approfondimento e comunicazione».

Il primo appuntamento si svolge oggi dalle 9.30 alle 14.30. Si tratta di “Converging clusters -
converging technologies to solve health care needs”.

Il termine “converging technologies” si riferisce alla convergenza sinergica di diversi campi della scienza e della tecnologia che stanno tutti progredendo rapidamente: le nano scienze, nanotecnologia e nuovi materiali; le biotecnologie e la biomedicina; le tecnologie dell'informazione; le scienze cognitive.

Sempre più la soluzione ai problemi della salute umana passa attraverso l'utilizzo integrato di queste tecnologie convergenti: i prodotti o i servizi sono il risultato dell'unione di varie soluzioni tecnologiche per il farmaceutico ed il diagnostico (ad esempio per i sistemi di drug delivery ed i nuovi approcci diagnostici), il biomedicale (ad es. nuovi materiali utilizzati per la prostetica) e la telemedicina. Il potenziale delle tecnologie convergenti non sembra ad oggi pienamente sfruttato. Cosa significa in realtà convergenza tecnologica? Quali sono i trend ed i bisogni non soddisfatti? Quanto è complesso sfruttare a livello industriale le innovazioni risultato della convergenza tecnologica? Il mondo clinico è realmente pronto ad adottare soluzioni basate sulla convergenza tecnologica? Quali sono le opportunità per le imprese? E per i territori? Quali esperienze sono in corso?

Domani, martedì 21 è il turno di “Un chimico allo specchio”, spettacolo teatrale scritto e diretto da Alice Fumero con Elena Bedino e Marco Panzanaro. Un “fuoriprogramma” del ciclo di conferenze di Kite, che si terrà eccezionalmente la sera, alle 21 (ingresso libero).

Andrea è una ragazza che, come tutti noi, vive quotidianamente in una realtà dominata dalla chimica. Andrea è un chimico. E sa bene che una fra le caratteristiche essenziali della chimica è l'identità. Ci sono infatti sostanze che si presentano in forme "quasi identiche" ma non sono "sovrapponibili", le quali sono l'una l'immagine speculare dell'altra, come un guanto destro e uno sinistro, ma che hanno un comportamento chimico spesso molto diverso.

E se un giorno… Andrea, un chimico qualunque, si svegliasse e guardandosi allo specchio intravedesse il suo doppio speculare in un universo parallelo in cui la chimica, come la si intende oggi, non esiste più? Cosa rimarrebbe della sua realtà al di là dello specchio? Come si comporterebbe il suo doppio? Quali pensieri attraverserebbero i “due” chimici? Le azioni dei “due” Andrea, portate in scena con ironia e un pizzico di immaginazione, si rispecchiano, cercando inutilmente di riconoscersi.

Quali sono le conseguenze del loro incontro?

Un confronto “faccia faccia” con la nostra identità e con la nostra realtà; un fantasioso mondo che potrebbe essere e i suoi ipotetici scenari; una riflessione sul ruolo della chimica e sull’impatto che ha, in ogni istante della vita, su tutti noi…?


L’ultimo appuntamento è per giovedì 26 ed è organizzato dal gruppo farmaceutico Bracco. Si tratta del workshop “la chimica sostenibile per un futuro pulito”, un seminario internazionale dedicato al ruolo della chimica per costruire un futuro sostenibile.

Workshop prevede due sessioni. Nella mattinata ci saranno gli interventi scientifici di prestigiosi esponenti del mondo accademico internazionale: Roger Sheldon della Delft University of Technology, ambasciatore internazionale per la Green Chemistry, Franca Bigi dell’Università di Parma, Dana Kralish dell’Università di Jena in Germania, Cinzia Chiappe dell’Università di Pisa e Alexei Lapkin dell’Università inglese di Warwick.

Nel pomeriggio i lavori del convegno saranno aperti dall’intervento di Diana Bracco, Presidente e Amministratore delegato del Gruppo. A seguire due Tavole rotonde metteranno a confronto le opinioni degli esponenti del mondo accademico con quelle di alcuni imprenditori concretamente impegnati per vincere con la ricerca e l’innovazione la sfida dello sviluppo sostenibile. La giornata si chiuderà con gli interventi di Stefano Saglia, Sottosegretario di Stato allo Sviluppo Economico e del Governatore della Regione Piemonte Roberto Cota.


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sabato 18 giugno 2011

La via di Saif Gheddafi per fermare la guerra • TLUC Blog

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L’altro Settecento, a Bordighera : Artribune

L’altro Settecento, a Bordighera

Liguria di Ponente, verso il confine con la Francia. La dove la prima Regina d’Italia si fece costruire una splendida villa. E dove, dopo anni di restauri, viene collocata la collezione Terruzzi. Apre al pubblico domenica 19 giugno, di fatto, il secondo museo italiano dedicato al Settecento. Un evento di portata internazionale.

Scritto da Redazione | venerdì, 17 giugno 2011 · Lascia un commento 

Villa Regina Margherita - Bordighera - photo Saverio Chiappalone

Se fosse possibile condurre un immaginario sondaggio sui gusti di chi sia almeno incuriosito da questioni storico-artistiche, con ogni probabilità l’arte del Settecento chiuderebbe la classifica dei risultati. Certamente perché il secolo dei Lumi vide tramontare – massime in Italia – tutta quella struttura sociale che aveva sostenuto le arti nell’epoca d’oro del Rinascimento e nell’epoca degli eccessi del Barocco. Con la progressiva, inarrestabile perdita di potere delle due colonne sulle quali si fondava tale struttura, le grandi casate nobiliari da una parte, le ricche gerarchie ecclesiastiche dall’altra. Questo portò a un oggettivo disorientamento degli stessi artisti, privi di punti di riferimento (e anche di mecenati), e spesso divisi fra uno sterile neoclassicismo e un vedutismo da Grand Tour decadente.
Semplificazioni, ovvio, che a volte oscurano un’altra verità. Ovvero la scarsa conoscenza che si ha della produzione artistica di quel periodo. In Italia esiste un solo museo che vi si dedichi in maniera esclusiva, il notissimo Museo del Settecento Veneziano di Ca’ Rezzonico, peraltro concentrato per l’appunto su quella che resta la scuola più nota (anche a livello di mercato) del XVIII secolo.

Villa Regina Margherita - Bordighera - photo Saverio Chiappalone

Ora a questa complessiva lacuna potrebbe porre in parte rimedio la nascita di un nuovo polo museale, che si inaugura in Liguria, nella sfolgorante sede di Villa Regina Margherita, a Bordighera, e che esporrà un’importante selezione della collezione Terruzzi. La vocazione settecentesca non è certo dichiarata nelle intenzioni dei promotori del progetto – Città di Bordighera, Provincia di Imperia, Regione Liguria, Famiglia Terruzzi – ma è nota la predilezione in tal senso del grande collezionista Angelo Guido Terruzzi, scomparso nel 2009, ed è di fatto confermata dalle scelte per l’esposizione permanente.
Non mancheranno di certo opere pregevoli di altre epoche, a partire dalle tavole a fondo oro del Tre e Quattrocento di importanti autori toscani e veneti come Giovanni Del Biondo, Bicci di Lorenzo e Bartolomeo Vivarini, collocate nella Cappella della villa. Ma è appunto nell’ampia e variegata raccolta settecentesca che risiede l’unicità del nuovo museo, e la specificità in grado di farne un punto di riferimento anche a livello internazionale.

Villa Regina Margherita - Bordighera - photo Saverio Chiappalone

Eccezionale ad esempio il nucleo di opere di Alessandro Magnasco, che configura una vera e propria monografica dell’artista, apprezzato da committenti del calibro del Gran Principe Ferdinando de’ Medici. A documentare la scuola napoletana ci sono tre tele di Luca Giordano, due delle quali di grandi dimensioni, mentre la scuola emiliana si distingue con le due opere di Giuseppe Maria Crespi, Il Ritrovamento di Mosè e L’Adorazione dei Magi. Altro significativo rappresentante settecentesco è Francesco Londonio, artista meno noto ma molto amato dai Terruzzi, che hanno concesso al museo due sue scene pastorali di imponenti dimensioni e altre sei più piccole, unitamente a una decina di incisioni ad acquaforte, tecnica nella quale l’artista lombardo era maestro.
Fra i tanti francesi rappresentati vanno citati Jean-Baptiste Lallemand, paesaggista di metà Settecento e Accademico di San Luca, Piat-Joseph Sauvage, Charles Joseph Natoire, Jean-François de Troy, Hubert Robert e Jacques de la Joue.

Villa Regina Margherita - Bordighera - photo Saverio Chiappalone

Due parole sulla sede, la cui valorizzazione diventa particolarmente significativa nell’anno in cui si celebra il centocinquantenario dell’Unità d’Italia. Si tratta infatti della villa che Margherita di Savoia – prima Regina d’Italia – volle far costruire tra il 1914 e il 1916, dove avrebbe trascorso gran parte degli ultimi anni di vita e dove si sarebbe spenta nel 1926. Dopo due anni di impegnativi restauri, torna ora al suo splendore grazie a un progetto culturale che vede pubblico e privato affiancati nella creazione del nuovo polo museale. Ospiterà fra l’altro un attrezzato gabinetto di restauro, spazi per eventi espositivi, convegni e incontri, e un’elegante caffetteria nella grande terrazza che corona l’edificio, dove amava ristorarsi la stessa sovrana.

Massimo Mattioli

www.fondazioneterruzzivillamargherita.it

Villa Regina Margherita - Bordighera - photo Saverio Chiappalone

Villa Regina Margherita – Bordighera – photo Saverio Chiappalone
Villa Regina Margherita - Bordighera - photo Saverio Chiappalone

Villa Regina Margherita – Bordighera – photo Saverio Chiappalone
Villa Regina Margherita - Bordighera - photo Saverio Chiappalone

Villa Regina Margherita – Bordighera – photo Saverio Chiappalone

Villa Regina Margherita - Bordighera - photo Saverio Chiappalone

Villa Regina Margherita – Bordighera – photo Saverio Chiappalone
Villa Regina Margherita - Bordighera - photo Saverio Chiappalone

Villa Regina Margherita – Bordighera – photo Saverio Chiappalone
Villa Regina Margherita - Bordighera - photo Saverio Chiappalone

Villa Regina Margherita – Bordighera – photo Saverio Chiappalone

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venerdì 17 giugno 2011

CIBERNIX - Frustrazione ciibernetica

Il pene bionico

Post n°225 pubblicato il 18 Giugno 2011 da BROWSERIK

kilMateriali innovativi e sistemi hi-tech dell’ingegneria idraulica, cilindri in bioflex e tessuti speciali con proprietà anti-batteriche. Anche se non sembra, qui si parla di sesso. In particolare, si parla di quegli avanzamenti tecnologici chepotrebbero permettere a quasi un milione di italiani di avere (di nuovo o per la prima volta) un rapporto. Senza che nessuno – partner inclusi, volendo – si renda conto che il proprio amante ha un pene bionico. Esattamente come per Aimee Mullins, non parliamo di disabili, ma di persone in tutto e per tutto abili, capaci di provare l’orgasmo come gli altri e di concepire figli. Gli organi sessuali, infatti, non sono diversi da tutti quelli che oggi possono essere resi bionici. Per questo è ora di sciogliere anche l’ultimo, assurdo tabù.

La prima a farlo, in Italia, è la Società italiana di andrologia, che domani (18 giugno) ha indetto un convegno in cui si parlerà senza pudori di problemi erettili e chirurgia. A chi interessa? A un uomo su quattro dopo i 50 anni e a due su quattro dopo i 70, a molte delle persone che subiscono un’operazione per tumore (alla prostata, alla vescica e al basso intestino, per esempio); o, ancora, ai giovanissimi reduci da incidenti stradali (o, per i militari, da combattimenti), che hanno riportato dei traumi midollari. Senza contare che diabete, fumo e ipertensione sono tra le prime cause di disfunzioni per le quali spesso il viagra e i suoi parenti non servono a nulla.

Sono solo due le aziende che producono protesi hi-tech, entrambe statunitensi: la American Medical Systems e la Coloplast. I sistemi sono totalmente interni e invisibili, inseriti nell’organo con un’incisione di appena 4-5 centimetri, anch’essa invisibile. “ Con un po’ di abilità, neanche chi ci aspetta sotto le lenzuola se ne renderebbe conto”, chiude la questione sul possibile imbarazzo Stefano Piazza, vicepresidente Fais (Federazione Associazioni Incontinenti e Stomizzati), che, prima di tutto, non vuole essere chiamato paziente. Stefano ha combattuto contro un tumore al colon nel 2003 e ne è uscito vincitore, ma con una inevitabile disfunzione erettile. Nel 2007 ha impiantato la protesi.

Tra tutte le sfide che ha vinto vi è anche quella di aver ricominciato ad essere un istruttore sub: “ Sono stato il primo ad avere sperimentato che la pressione dell’acqua non ha alcun effetto sull’impianto. Dimostrando, innanzitutto a me stesso, che non ci sono limiti se non quelli che ci auto-imponiamo noi”. Le protesi costano fino a 8mila euro, attualmente a carico del paziente. Ma, assicurano i chirurghi, in 10 anni si spendono gli stessi soldi, se non di più, in farmacia.

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