Visualizzazione post con etichetta scienze cognitive. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta scienze cognitive. Mostra tutti i post

lunedì 28 febbraio 2011

browsernik - HOMO CIBERNETICUS


browsernik - HOMO CIBERNETICUS

HOMO CIBERNETICUS

browsernik
February 28th, 10:12
http://blog.libero.it/MASTERIZZAZIONE/view.php?nocache=1298883485#

La Civilità Vedica professava la metempsicosi (ovvero la reincarnazione dopo la morte), i Taoisti cinesi cercavano la pietra filosofale, i musulmani e i cristiani credono nel Paradiso, mentre i Mormoni addirittura credono sia nella vita dopo la morte, sia nella vita prima della nascita (sotto forma di spirito).
Fin dall’alba dei tempi, l’ immortalità è stata una delle aspirazioni più potenti (e spesso tragiche) della specie umana. C’è chi spera di poter vivere fi

no a 120 anni sfruttando le possibilità offerte dalla scienza, e chi invece punta alla evoluzione di un nuovo Uomo 2.0 e di una nuova società di semi-immortali. Tra questi c’è il gruppo di ricerca iLabs, che da trent’anni si occupa di sognare, progettare e concretizzare il passaggio da una civilità mortale a una civilità semi-immortale.
Se ne discuterà ampiamente il prossimo 5 marzo, presso il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica Leonardo da Vinci di Milano, nell’ambito di un evento chiamato Singularity Summit. La conferenza vedrà la presenza di diversi esperti del settore, tra cui spiccano i nomi di Raymond Kurtzweill e di Aubrey de Grey della Sens Foundation. E Wired.it vi farà assistere in diretta all'evento sulla WiredTv.
Per capire meglio di cosa si tratta qui di seguito l'intervista a Gabriele Rossi, direttore del dipartimento di Intelligenza Artificiale iLabs.
Per rompere il ghiaccio, spieghiamo ai lettori cosa è, e di cosa si occuperà, il Singularity Summit. "Il 5 marzo presenteremo lo stato dell’arte di alcuni dei nostri principali progetti di ricerca nel campo del prolungamento indefinito della vita umana. Per l’occasione abbiamo scelto due padrini d’eccezione come Raymond Kurzweil e Aubrey De Grey, forse i due scienziati oggi più rappresentativi della singolarità in arrivo".
Due anni fa Vernor Vinge annunciava che la singolarità si avvicinava a velocità esponenziale e che entro il 2030 sarebbe diventata realtà. Ma facciamo chiarezza, ci dia la sua definizione di Singolarità: cos'è? E quando i suoi effetti saranno visibili ai comuni mortali? "Gli iLabs, i nostri laboratori di ricerca, sono stati fondati nel 1977 quando la singolarità non si chiamava ancora Singolarità. Eppure la nostra idea era già ben definita: a un certo punto della sua storia il genere umano arriverà a comprendere sufficientemente la realtà da riuscire a prolungare indefinitamente la propria vita. E, in questi trentatre anni, le probabilità che questo evento eccezionale possa accadere sono radicalmente aumentate, grazie soprattutto all’andamento esponenziale del progresso scientifico e tecnologico. È comunque molto difficile etichettare oggi un evento come segnale oggettivo dell’avvicinarsi della Singolarità. Dal nostro punto di vista esistono solo due parametri che valgano la pena di essere presi in considerazione: la qualità e la quantità della vita.
Negli ultimi anni questi due parametri sono oggettivamente migliorati, anche se non ancora in modo radicale".
Il suo talk affronterà la possibilità di creare un nuovo linguaggio perfettamente computabile, che potrebbe essere tranquillamente comprensibile da un computer. Di cosa si tratta? È qualcosa di simile al System English utilizzato nel Natural Language Programming per costruire astronavi guidate da intelligenza artificiale? "Indubbiamente esistono diversi punti di contatto con il System English, ma la prospettiva del nostro progetto è diversa. Oggi il principale limite delle macchine è che non capiscono quello che stanno facendo... Possiamo dire che sono solo simulazioni di vera intelligenza. Secondo il nostro approccio però questo limite è facilmente superabile dotando i computer di un adeguato modello simbolico di rappresentazione del reale. È esattamente per questo motivo che abbiamo sviluppato una possibile matematica del pensiero e tramite questa matematica abbiamo creato un modello di reale perfettamente computabile e quindi inseribile all’interno di qualsiasi computer sufficientemente potente. Il progetto dello i-ese, una sorta di linguaggio universale utilizzabile dalle macchine e dagli uomini, è proprio una delle più interessanti conseguenze della nostra matematica del pensiero".
Parliamo di prolungamento della vita: cosa si intende per semi-immortalità? "Per semi-immortalità intendiamo il prolungamento indefinito della vita, ovvero il principale effetto pratico della Singolarità in arrivo. Utilizziamo il termine semi-Immortalità e non immortalità perché riteniamo che l’immortalità sia un concetto esclusivamente metafisico e quindi non appartiene al nostro modello di reale".
Esistono diversi approcci con cui la scienza sta provando ad aumentare la longevità umana. Quale secondo voi sarà il più efficace: la modificazione dell'alimentazione, la terapia genica, le staminali? "
Certamente qualsiasi contributo sarà utile. Agli strumenti che lei ha citato aggiungerei la psiconeurofisiologia e le nanotecnologie. La psiconeurofisiologia ci consentirà di comprendere come il software della nostra mente è scritto nell’hardware del nostro cervello e quindi ci consentirà di migliorare radicalmente il nostro funzionamento complessivo. Non dimentichiamo che il cervello controlla direttamente buona parte della nostra fisiologia. Le nanotecnologie, a loro volta, ci consentiranno a breve di riparare i nostri organi danneggiati e, soprattutto, di sconfiggere definitivamente molte malattie, una tra tutte il cancro".
Alcuni fautori della semi-immortalità prevedono che l’attuale specie umana verrà affiancata (o sostituita) da un nuovo tipo di uomo, una sorta di upgrade biomeccanico e biotecnologico, un Uomo 2.0 insomma. Si ritrova in questa prospettiva?
"Anche noi parliamo di Uomo 2.0, intendendo certamente tutti i possibili aiuti che la tecnologia potrà darci, ma non riteniamo che saranno questi upgrade biomeccanici e biotecnologici i veri elementi di differenziazione. La mia opinione è che l’Uomo 2.0 sarà radicalmente più etico dell’attuale e che sarà proprio l’adozione di uno schema etico personale molto rigoroso a rappresentare lo spartiacque tra uomo attuale e uomo Semi-Immortale".
E la società? In che modo, a vostro avviso, il progresso tecnologico modificherà la società del futuro? Provi, per esempio, a illustrarci la Milano del 2050.
"Tra tutti gli scenari possibili quello che noi riteniamo più probabile sarà l’apparire di varie meta-società, ovvero di società all’interno della società base, ciascuna dotata di leggi e regole specifiche. La Singolarità infatti non porterà solo a una frammentazione dell’io, peraltro già in atto, ma anche ad una frammentazione della società stessa. Ritengo che le meta-società non saranno caratterizzate da aggregazioni di natura territoriale, economica o culturale ma, come dicevo prima, saranno caratterizzate principalmente da aggregazioni di natura etica. Nella Milano del 2050 mi immagino diverse meta-società che convivono pacificamente tra di loro e una di queste meta-società sarà quella formata dagli Uomini 2.0. Questi Uomini 2.0 milanesi saranno a loro volta direttamente collegati con tutti gli Uomini 2.0 del pianeta".
Storicamente, il rapporto tra l’uomo e la sua ricerca dell’immortalità è foriero di tragedie. Lo dimostra anche l’abbondanza di esempi tragici nella produzione culturale popolare: Frankenstein, le epopee zombie e volendo anche Il Ritratto di Dorian Gray. Avete considerato i rischi che una corsa verso la semi-immortalità potrebbe comportare?
"La domanda è perfetta, questo è esattamente il problema centrale della Singolarità. Se consideriamo l’innovazione scientifica e tecnologica senza considerare gli obiettivi per cui vogliamo realizzarla commettiamo un errore dalle conseguenze potenzialmente tragiche. È esattamente questo il motivo per cui deve nascere l’Uomo 2.0: la Semi-Immortalità non potrà mai essere raggiunta causando sofferenza o distruzione".
In quest’ottica, che ruolo ha iLabs?
"L’obiettivo degli iLabs è, detto nel nostro linguaggio, provare a risolvere il Gioco, ovvero avvicinarci il più possibile alla comprensione completa del reale e alla comprensione completa della nostra mente. Gli iLabs, fin dalla loro nascita, hanno sempre avuto una triplice natura: ovviamente scientifica e tecnologica ma, come abbiamo visto, anche filosofica. Da qui l’aspetto fortemente interdisciplinare di tutte le nostre attività di ricerca. Questa interdisciplinarietà è forse la caratteristica che ci differenzia maggiormente da tutti gli altri laboratori di ricerca che, in questo momento, si stanno occupando di singolarità".

Trackback: 0 - Scrivi Commento - Commenti: 0
Condividi e segnala - permalink - modifica - elimina
Tags: scienze cognitive
( Leave a comment )
February 2011
S
M
T
W
T
F
S
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28


Links
Delicious/nik0cara
MASTERIZZAZIONE
Nicocara's Blog
Nicola
Recent activities from Browsernik Cara Damiani at MySpace
StumbleUpon | nicocara's blog posts
CIBERNIX
Blog di Nicola Cara Damiani
Tags
acrobatico airbag animation clip antismok antropology antrpology apogeonline art astrology atmospheric blog books buzz button caricature cibernetica cognitive scences comic commercial cooliris facebook foto geographic humor humoristic internet libero media memetica music network neuroscienze news nowsy share photo photograohy photography scienze cognitive semiotica social technology twitter twitter widget video videobox vimeo web widget widgetbox ymessenger youtube …






Share

















>
Powered by LiveJournal.com

venerdì 17 dicembre 2010

NEL film DELLA VITA - Il Sole 24 ORE

Mi trovo a lavorare al pc e appoggio senza guardare sulla scrivania la tazza di caffè; se poi, sempre senza guardare, allungo la mano per riprendere la tazza, è molto probabile che io manchi il bersaglio

Il paradosso di Zenone

      href="http://posterous.com">       da site_name (())       

lunedì 23 agosto 2010

Così si estinguerà l'homo sapiens
La specie umana gode di una ineguagliata capacità di adattamento all'ambiente ed esercita su di esso un controllo pressoché totale. Su questo non ci sono dubbi. Ma fino a che punto ciò rappresenta un vantaggio? E, visto da una prospettiva evoluzionista, l'homo sapiens è davvero una specie privilegiata? O non è invece un caso di «anomalia ecologica» senza precedenti, che sta già peraltro compiendo passi affrettati verso la sua estinzione?

Le risposte che Antonino Pennisi e Alessandra Falzone offrono a queste domande sono sorprendenti e controintuitive. Il prezzo del linguaggio. Evoluzione ed estinzione nelle scienze cognitive affronta la questione in maniera critica, proponendo un ripensamento epistemologico delle scienze cognitive, stabilendo strette correlazioni con il neodarwinismo e il neoaristotelismo. Pennisi e Falzone smontano gli argomenti antropocentrici che da sempre accompagnano il pensiero sull'uomo, restituendoci così una grande lezione di umiltà e rileggendo la storia dell'evoluzione biologica e culturale di homo sapiens in chiave strettamente naturalistica. Ed è proprio la parola, il logos, la chiave di volta di tutta l'argomentazione. Benché il '900 sia stato denominato da Richard Rorty il secolo della «svolta linguistica», pochi (tra cui Chomsky) hanno saputo intuire la vera grandiosità insita nel linguaggio. È per lo più prevalso il pregiudizio che esso fosse un mero strumento di trasmissione di contenuti cognitivi preesistenti, una componente modulare del cervello. È prevalsa l'idea platonica della mistica circolarità immateriale del segno linguistico, quella che Popper definì il «dogma positivistico del significato». Il linguaggio è molto più. Lungi dall'essere un semplice veicolo di informazioni, esso esercita funzioni cognitive fondamentali. È attraverso di esso che ci formiamo le nostre idee sul mondo.

Il linguaggio è, in altre parole, la specie-specificità dell'uomo e, secondo gli autori, nasce casualmente da un fenomeno evolutivo di exaptation (la cooptazione funzionale di Stephen Jay Gould), ovvero dalla creazione di funzioni nuove in strutture evolutivamente obsolete. In questo caso la condizione fisiologica di abbassamento della laringe – che in altre specie animali, come nel maschio del cervo di Ficht, serve a produrre suoni gravi per sedurre la compagna – ha creato le condizioni ottimali per l'articolazione linguistica. La ricostruzione dell'evoluzione delle abilità cognitivo-linguistiche a questo punto non è separata da una critica al modello cognitivo più diffuso, che propone di studiare il cervello e le sue varie funzioni come fossero scorporati dall'organismo e dalla sua storia biologica ed evolutiva.

Al contrario, la nascita del linguaggio ha costituito un passaggio di non ritorno, perché esso ha influenzato tutte le abilità cognitive dell'essere umano, è diventato esso stesso abilità cognitiva per eccellenza, caratterizzando in questo modo sia la capacità rappresentazionale del mondo da parte dei soggetti, sia la capacità di trasmettere a livello collettivo le visioni del mondo. All'area di Broca, cui un tempo si attribuivano funzioni relative alla mera sintassi verbale, deve essere riconosciuto un ruolo principe nel funzionamento di un network cognitivo complesso atto a generare conoscenze coinvolgendo varie strutture (BA 47, BC 6, corteccia temporale sinistra e corteccia prefrontale dorsolaterale).

Insomma, non c'è soluzione di continuità tra evoluzione, biologia, tecnologia, cultura. Non c'è dualismo che regga - questa la tesi dei due autori, - non c'è separazione tra natura e cultura. L'evoluzione ha creato i presupposti biologici per la nascita del linguaggio: esso è diventato linguaggio tecnologico e ha generato l'evoluzione culturale del genere umano. La presenza del linguaggio spiegherebbe un'iperadattività così straordinaria, capace di annullare con la tecnologia tutti gli ostacoli alla propria diffusione sul pianeta e minimizzare le condizioni che ne impediscono la procreazione.

L'evoluzione, normalmente, dovrebbe produrre speciazione. Ogni specie si differenzia, si evolve, appunto, in una specie diversa al mutare dell'ambiente. Dovrebbe essere questa la legge. Invece homo sapiens, a causa della tecnologia – e quindi del linguaggio – è stato capace di adattarsi e di diffondersi su tutta la terra senza mai sentire la necessità di differenziarsi. Questo processo ha impedito ogni possibile fenomeno evolutivo. Per questo il caso del sapiens è un'anomalia ecologica, quell'anomalia che Konrad Lorenz definisce «circuito a retroazione positiva» e che si palesa in eventi evolutivi caratterizzati da un rapidissimo incremento e da un altrettanto rapido esaurimento.

Homo sapiens, in effetti, ha una storia evolutiva tanto breve (200mila anni) quanto intensa. L'intensità dei suoi processi adattativi – che negli ultimi 10mila anni lo ha visto passare dalla lavorazione della pietra al computer – rappresenta però, sostengono gli autori, l'altra faccia della sua corsa velocissima verso l'estinzione. Esistono altre specie di primati che per milioni di anni non hanno prodotto alcuna modifica sensazionale né alcuna speciazione e la cui vita evolutivamente è più lunga della nostra. Invece con il sapiens l'evoluzione si fermerà per sempre. Siamo l'ultimo anello di una catena piccolissima. Per usare la metafora di Darwin, la nostra storia evolutiva somiglia al braccio di un corallo, grosso e corto che, malgrado la sua possanza, non genererà altro da sé.

Questa è la ferma convinzione di Pennisi e Falzone. Se l'ipotesi vi spaventa avete due alternative. O leggete il libro come una meravigliosa fantasticheria alla Borges. Oppure cominciate a preoccuparvi un po' di più, senza necessariamente essere apocalittici, degli effetti che l'attività umana produce sul pianeta, e a pensare che sia necessario correre ai ripari politicamente e tecnologicamente.

Tuttavia – avvertono inesorabili Pennisi e Falzone, in una prospettiva strettamente naturalistica – l'estinzione ci sarà. È prevista e immodificabile. Essa è insita nella storia naturale del genere umano, all'interno della quale è contenuta la sua storia culturale, e della quale il linguaggio è il perno fondamentale. Bisogna ammettere, con umiltà, che la storia naturale non doveva necessariamente portare alla nostra presenza, e che essa si rivela piuttosto – come scrive Telmo Pievani nell'introduzione – «un fugace intervallo di consapevolezza, linguisticamente mediata, tra un prima e un poi, sterminatamente lunghi, trascorsi senza parole».
[fonte ilsole24ore]
Pubblicato da REPORTER LIVE ITALIA alle 16:54:00
Invia tramite email Postalo sul blog Condividi su Twitter Condividi su Facebook Condividi su Google Buzz
Argomenti R.L.I. ► Eventi futuri, Scienza
Giudizio post:
1 commenti:

patrizia ha detto...