venerdì 3 giugno 2011

Sonia Almeida tutta da leggere : Artribune

Sonia Almeida tutta da leggere

Brandelli di parole, pagine di pittura. Esordisce a Roma la portoghese Sonia Almeida. Fra le pareti della T293, fino al 1° luglio.

Sonia Almeida - Untitled (The Reader) - 2011 - courtesy l’artista & T293, Napoli-Roma - photo Maurizio Esposito

“Con ‘The reader’ è come se avessi voluto raccontare un ‘oversize book’: ogni pagina che leggiamo è un grande raccoglitore di idee. Io ho aggregato suggestioni, esperienze personali e tante possibili letture differenti…”. Così Sonia Almeida (Lisbona, 1978) racconta la sua prima personale romana alla T293. Brandelli di libere associazioni mentali si intersecano a soffice tessuto e strati di pittura: il risultato è un insieme di tele di grande formato, in cui la pulizia del tratto geometrico rincorre la sfumatura del colore. Sulle mura bianche si “leggono” pagine pittoriche certo diverse, ma che scrivono un racconto comune, in cui all’eterogeneità si unisce il reiterare timido di alcuni elementi. The reader – non poteva non essere questo il titolo della mostra – è chi legge ma anche chi racconta: un continuo rimando al flusso di pensiero, emozione e immagine che la vita stessa offre nell’eterno divenire quotidiano.

Marzia Apice

Roma // fino al 1° luglio 2011
Sonia Almeida – The reader

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La radice quadrata? La calcola un computer a dna - Wired.it

La radice quadrata? La calcola un computer a dna

Quale numero moltiplicato per sé stesso dà 15? Ora può rispodnere una provetta contenente stringhe di codice genetico. Basta solo avere pazienza, ci vogliono 8 ore

03 giugno 2011 di Nicoletta Conte

Il dna

Posizione 1 - Il genoma misterioso

 

  • Il dna

    Il dna

    Posizione 1 - Il genoma misterioso

Al Caltech c’è chi si diverte a calcolare le radici quadrate con il dna. Certo, ci sono volute 8 ore e, in alcuni momenti, i ricercatori hanno dovuto barare un po’, intervenendo manualmente. Ma quello che hanno realizzato è comunque, ad oggi, il più grande e sofisticato computer che usa le molecole del codice genetico per far di conto. Motivo per cui le radici quadrate dell’istituto di tecnologia californiano – dei numeri fino al 15 - si sono meritate la loro bella pagina su Science.

Ciò che Lulu Qian e Erik Winfree (bioingegneri e informatici) hanno realizzato è un sistema biologico in grado di risolvere delle funzioni matematiche. Come nei normali computer, sono state create delle porte logiche (cioè dei circuiti digitali) che processano i segnali in entrata secondo semplici regole e producono, in uscita, dei segnali on-off. Al posto dei transistor su silicio però, i due hanno usato delle molecole di dna sintetiche, realizzate apposta per lo scopo.

Per le porte del dispositivo - 5 volte più potente dei precedenti computer molecolari – i ricercatori hanno usato 74 stringhe diverse di dna. Ecco come hanno proceduto, per esempio, con il numero 15. Nel linguaggio binario, 15 si scrive 1111; per calcolarne la radice quadrata (e arrotondare il risultato al più vicino numero intero), hanno prima creato 4 stringhe di dna, ognuna delle quali codificava per una delle 4 cifre. Queste stringhe input sono state quindi aggiunte a una provetta contenente il sistema di porte logiche a dna immerse in una soluzione salina. L’idea era di sfruttare la cascata di reazioni biochimiche che avvengono normalmente tra pezzettini di codice genetico, che tendono ad appaiarsi: a seconda di quali reazioni si fanno avvenire, alla fine si ottiene una molecola che codifica per il risultato della radice quadrata. Mentre i calcoli procedevano, nella provetta si sono create 130 diverse doppie stringhe (i legami e le rotture che via via si succedevano rappresentavano i segnali output alle diverse porte logiche).

Alla fine, è stata data la combinazione vincente. Per leggere la soluzione (sempre nel linguaggio binario), Qian e Winfree hanno usato 4 coloranti fluorescenti che si sono legati alle molecole di dna risultanti: a uno dei 4 colori era stato assegnato il valore “ 1”, a tutti gli altri “ 0”.

È dalla metà degli anni ’90 che gli scienziati costruiscono computer molecolari, ma questo, come fa notare Nature in un commento, è il primo che va oltre delle semplici funzioni e lascia intravedere le applicazioni future della nuova tecnologia.

I dispositivi basati sul silicio sono ormai incorporati in una enorme varietà di oggetti, e sono utili per la comunicazione e per migliorarne le funzioni e il controllo. Uno sviluppo analogo dei computer su scala molecolare potrebbe portare vantaggi simili. Per esempio, incorporando questi sistemi in materiali biologici, come il siero e le cellule”, ha commentato John H. Reif del Department of Computer Science della Duke University, su Science.
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Acqua e nucleare: guida (scientifica) al referendum - Wired.it

Acqua e nucleare: guida (scientifica) al referendum

Sì o no all'energia atomica? L'oro blu deve essere privato o pubblico? A pochi giorni dai questiti referendari del 12 e 13 giugno, c’è ancora molta confusione. Wired.it mette a confronto gli scenari aperti dal voto e il dibattito scientifico che lo sta accompagnando

03 giugno 2011 di Fabio Deotto

referendum nucleare

referendum nucleare

 

  • referendum nucleare

    referendum nucleare

    referendum nucleare

C’è stato chi ha volantinato, chi si è chiuso dentro un enorme bidone sulla terrazza del Pincio a Roma, chi ha provato a fare controinformazione e chi ha tentato di scassinare il meccanismo referendario. Intorno ai quesiti che chiameranno al voto gli italiani il prossimo 12 e 13 giugno si è discusso molto, ma non sempre ci si è preoccupati di sviscerare nel dettaglio le norme su cui potrebbe abbattersi la scure del voto popolare.
 
Gli aventi diritto che si recheranno alle urne si troveranno a poter metter la croce su quattro schede. Lasciando da parte il quesito relativo alla norma sul legittimo impedimento, ci occuperemo di portare a galla il dibattito dietro alle altre tre schede: quella rossa, quella gialla e quella grigia. Ovvero: i due quesiti sull’ acqua pubblica e quello sul nucleare.

Acqua e privatizzazione, un percorso lungo vent’anni
Considerando i ghiacciai e le nevi perenni, gli oceani salati, le paludi e gli altri bacini di acqua non utilizzabile, la quantità di acqua dolce sfruttabile dall’uomo ammonta solo al 0,01% del totale. E al ritmo crescente di utilizzo si prevede che entro il 2025, almeno 2/3 della popolazione mondiale sarà in condizioni di emergenza idrica. Non stupisce dunque che l’acqua negli ultimi anni sia stata al centro di polemiche di portata mondiale, al punto da essere definita oro blu. E tantomeno stupiscono le polemiche intorno alla privatizzazione dei servizi idrici integrati, che in Italia oggi è al centro di due importanti quesiti referendari.

Tutto è cominciato nel 1990, quando con l’approvazione della legge 142 venne stabilito che le aziende municipalizzate, che dal 1903 si occupavano di gestire l’approvvigionamento idrico nelle città, diventassero Aziende Speciali, ossia società imprenditorialmente autonome a cui veniva data la possibilità di coprire i costi attraverso i ricavi del servizio. Da allora il percorso verso la privatizzazione della gestione idrica ha seguito un tortuoso percorso che è culminato nel decreto Ronchi, del 2009, che oggi è nel mirino dei quesiti referendari. Il Decreto infatti stabilisce che, entro il 31 dicembre 2011, la gestione dell’acqua pubblica debba passare nelle mani di società private scelte tramite bando di gara, o a società miste che abbiano una partecipazione di privati pari al 40%. Oltre a questo, i referendum vogliono eliminare la norma che consente a queste aziende di stabilire le tariffe del servizio idrico sulla base di un’” adeguata remunerazione del capitale investito.

Il primo quesito sull’acqua: scheda rossa
Il primo quesito punta ad abrogare l’art. 23 bis della legge 133/08, che consente l’affidamento del servizio idrico alle aziende private e obbliga le società miste a ridurre la propria partecipazione pubblica al 60% entro il 2012 o, nel caso di società quotate in borsa, al 35% entro il 2015.

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Qualcuno ha spento il Sole: il fotovoltaico paralizzato da mesi [inchiesta] - Wired.it

Qualcuno ha spento il Sole: il fotovoltaico paralizzato da mesi

Il governo ha bloccato il mercato da marzo a maggio. In ritardo, presenta un documento per ripartire e fa partire il nuovo conto energia dal primo giugno. Ma le banche non si fidano più e il settore entra in crisi

03 giugno 2011 di Gaia Berruto

pannelli solari

pannelli solari

 

  • pannelli solari

    pannelli solari

    pannelli solari

Simulazione: prendete un’azienda sana, in espansione, che a marzo raddoppia il fatturato dell’anno precedente. Un’azienda che, visti i successi, ha deciso di stabilizzare alcuni suoi dipendenti e di assumerne altri. Ora bloccate il mercato nel quale lavora, senza dire quando e come riprenderà. Cosa succede? Licenziamenti, casse integrazioni, crisi. Tutti a casa, insomma.

È lo scenario che da mesi vive chi si occupa di fotovoltaico in Italia, un settore di più di mille aziende che fornisce oltre 120mila posti di lavoro. “ Siamo passati all’improvviso dal fare i colloqui per nuove assunzioni a litigare con il commercialista per non licenziare i nostri dipendenti”, spiega Maria Elena Moavero, amministratrice di HtCompany, una piccola azienda di Monte Rotondo che paga gli stipendi a dieci persone.

Cosa è successo
Nell’agosto del 2010 il governo vara il terzo Conto energia, un documento che dà i parametri per gli incentivi del fotovoltaico per il triennio successivo. Già a dicembre, però, si cambiano le carte in tavola con un decreto – chiamato Salva Alcoa dal nome della multinazionale americana che ha spinto a farlo – che in sostanza dice: “ se avete finito i lavori entro il 31 dicembre, potete beneficiare degli incentivi del secondo conto energia (più vantaggioso economicamente)”. Un regalo ad alcune grandi aziende, denunciano tutti. Fatto sta che il giochetto è sfruttato da circa 53mila impianti. Il risultato, com’era prevedibile, è uno sforamento dei tetti degli incentivi. Insomma, il caos. A inizio marzo il ministro dello sviluppo economico annuncia con un decreto che è il caso di dare un taglio agli incentivi. E avvisa: entro il 30 aprile ne saprete di più.

Nel frattempo: il vuoto. Le banche si paralizzano, l’incertezza regna padrona e nessuno lavora più, perché non è chiaro se – e quanti – incentivi saranno previsti e quali saranno le nuove regole. A metà maggio il ministro dello sviluppo economico Paolo Romani e quello dell’ambiente Stefania Prestigiacomo riescono a mettersi d’accordo su un testo: il quarto conto energia, che entra in vigore il primo giugno e in pratica riduce di mese in mese gli incentivi fino al 2013. Netro quella data partirà poi una regolazione automatica del livello degli incentivi in relazione alla potenza installata. Ma nel frattempo, cosa è successo a tutte quelle piccole imprese che sono rimaste due mesi ad aspettare la politica?

Una premessa: l’arrivo del nuovo documento non ci ha fatti ripartire. Siamo sempre nella stessa posizione: le banche non si fidano e non riaprono i cordoni delle borse”, spiega Maria Elena Moavero. Il fotovoltaico si basa essenzialmente sul sistema bancario, che concede i finanziamenti per iniziare i lavori. Ma dopo lo stop improvviso del governo qualcosa si è inceppato. “ Hanno paura che cambino un’altra volta le regole. Magari fra tre mesi i politici si svegliano e fanno altre modifiche, chissà. Pare non ci sia mai niente di definitivo in questo settore.

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Qualcuno ha spento il Sole: il fotovoltaico paralizzato da mesi [inchiesta] - Wired.it

Qualcuno ha spento il Sole: il fotovoltaico paralizzato da mesi

Il governo ha bloccato il mercato da marzo a maggio. In ritardo, presenta un documento per ripartire e fa partire il nuovo conto energia dal primo giugno. Ma le banche non si fidano più e il settore entra in crisi

03 giugno 2011 di Gaia Berruto

pannelli solari

pannelli solari

 

  • pannelli solari

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    pannelli solari

Simulazione: prendete un’azienda sana, in espansione, che a marzo raddoppia il fatturato dell’anno precedente. Un’azienda che, visti i successi, ha deciso di stabilizzare alcuni suoi dipendenti e di assumerne altri. Ora bloccate il mercato nel quale lavora, senza dire quando e come riprenderà. Cosa succede? Licenziamenti, casse integrazioni, crisi. Tutti a casa, insomma.

È lo scenario che da mesi vive chi si occupa di fotovoltaico in Italia, un settore di più di mille aziende che fornisce oltre 120mila posti di lavoro. “ Siamo passati all’improvviso dal fare i colloqui per nuove assunzioni a litigare con il commercialista per non licenziare i nostri dipendenti”, spiega Maria Elena Moavero, amministratrice di HtCompany, una piccola azienda di Monte Rotondo che paga gli stipendi a dieci persone.

Cosa è successo
Nell’agosto del 2010 il governo vara il terzo Conto energia, un documento che dà i parametri per gli incentivi del fotovoltaico per il triennio successivo. Già a dicembre, però, si cambiano le carte in tavola con un decreto – chiamato Salva Alcoa dal nome della multinazionale americana che ha spinto a farlo – che in sostanza dice: “ se avete finito i lavori entro il 31 dicembre, potete beneficiare degli incentivi del secondo conto energia (più vantaggioso economicamente)”. Un regalo ad alcune grandi aziende, denunciano tutti. Fatto sta che il giochetto è sfruttato da circa 53mila impianti. Il risultato, com’era prevedibile, è uno sforamento dei tetti degli incentivi. Insomma, il caos. A inizio marzo il ministro dello sviluppo economico annuncia con un decreto che è il caso di dare un taglio agli incentivi. E avvisa: entro il 30 aprile ne saprete di più.

Nel frattempo: il vuoto. Le banche si paralizzano, l’incertezza regna padrona e nessuno lavora più, perché non è chiaro se – e quanti – incentivi saranno previsti e quali saranno le nuove regole. A metà maggio il ministro dello sviluppo economico Paolo Romani e quello dell’ambiente Stefania Prestigiacomo riescono a mettersi d’accordo su un testo: il quarto conto energia, che entra in vigore il primo giugno e in pratica riduce di mese in mese gli incentivi fino al 2013. Netro quella data partirà poi una regolazione automatica del livello degli incentivi in relazione alla potenza installata. Ma nel frattempo, cosa è successo a tutte quelle piccole imprese che sono rimaste due mesi ad aspettare la politica?

Una premessa: l’arrivo del nuovo documento non ci ha fatti ripartire. Siamo sempre nella stessa posizione: le banche non si fidano e non riaprono i cordoni delle borse”, spiega Maria Elena Moavero. Il fotovoltaico si basa essenzialmente sul sistema bancario, che concede i finanziamenti per iniziare i lavori. Ma dopo lo stop improvviso del governo qualcosa si è inceppato. “ Hanno paura che cambino un’altra volta le regole. Magari fra tre mesi i politici si svegliano e fanno altre modifiche, chissà. Pare non ci sia mai niente di definitivo in questo settore.

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Come si legge il pensiero [video] - Wired.it

Come si legge nel pensiero [video]

DreamBrain è il casco con cui Riccardo Prodam riesce a comunicare con suo padre. Nella videointervista ci spiega come funziona

01 giugno 2011 di Wired.it Staff

Cover giugno, particolare

 

  • Cover giugno, particolare

    Cover giugno, particolare

Il  13 dicembre 2009, Fabrizio Prodam, imprenditore torinese, viene colto da ictus. I danni all’encefalo lo privano di movimento e della capacità di comunicare. Ma non di pensare, avere esigenze e sentire. E il figlio Riccardo gli sussurra all’orecchio: “ non ti preoccupare papà, questa la risolviamo”. Comincia così l’avventura di Riccardo - raccontata su Wired di giugno -, che di mestiere è ingegnere con una specializzazione in calcolo combinatorio, alla ricerca di un mezzo che lo metta in comunicazione con la mente del padre.

Dopo mesi e mesi passati a studiare, a confrontarsi con colleghi matematici e logopedisti, arriva a creare un casco dotato di sedici elettrodi che, appoggiati sulla testa, basandosi su un modello matematico, decifrano i messaggi cerebrali. L’avventura disperata di un figlio per aiutare il padre ha partorito un’invenzione attorno a cui oggi lavora un team di persone, ad esempio la sorella Flavia Prodam, e i cui brevetti stanno per essere depositati, come racconta lo stesso Riccardo nella videointervista rilasciata a Wired.it. Perché leggere la mente è da sempre uno dei sogni più grandi della scienza: non solo in campo medico, anche militare.


La tecnologia del casco in sei passi

1 Sedici sensori senza gel né bisturi
I 16 sensori del caschetto utilizzato dal DreamBrain si appoggiano sulla testa, senza bisogno di applicare gel o di impiantare chirurgicamente nei tessuti gli elettrodi. Il casco, prodotto dall’americana Emotiv, costa circa 3mila euro. Da tempo è utilizzato per gli elettroencefalogrammi medici.

2 Nel cervello corre l’onda
I sensori, all’interno della calotta, rivelano le variazioni di corrente elettrica prodotte dall’attività dei neuroni e associate alle onde cerebrali, trasmettendo il segnale a un netbook su cui gira il software.

3 Connessi senza fili
Addio fili e cavetti: la trasmissione dei dati al pc è wireless e lascia a chi lo indossa il massimo di comfort. L’unico gesto da fare è accendere il pc.

4 Il software non sa, ma impara
Chi indossa il caschetto per la prima volta deve attendere alcuni minuti perché il software possa campionare i segnali provenienti dalla sua corteccia cerebrale e calibrare il modello matematico. Gli impulsi relativi a un pensiero, ad esempio il desiderio di bere, sono elaborati con algoritmi che traducono cosa si pensa. L’accuratezza è dell’82% nei pazienti colpiti da ictus e altre patologie, ma superiore al 90% nei soggetti sani.

5 “Sì grazie, voglio bere!”
Una volta accesa e tarata, la macchina propone una serie di azioni con un’interfaccia grafica user-friendly sviluppata dalla torinese Brainer per tradurre ciò che pensa chi indossa il casco.

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I medici cattolici vogliono curare i gay

Tecnologia

I medici cattolici vogliono curare i gay

1 giugno 2011

Un’associazione di dottori di fede cristiana  propone una terapia per l’omosessualità

La Lega dei medici cattolici (“BKÄ – Bund Katholischer Ärzte) , associazione attiva in più città della Germania, vuole curare gli omosessuali e le lesbiche tramite rimedi naturali, al fine di farli diventare eterosessuali. Il nuovo obiettivo della Lega e i modi per raggiungere questo scopo sono stati pubblicati sul loro sito ufficiale.

TERAPIA PER GAY – La Lega, che proviene da una precedente associazione di Monaco di Baviera chiamata medici cattolici, scrive sulla propria pagina web. “Ci sono possibilità religiose, psicoterapeute e medicomeopatiche per il trattamento dell’omosessualità e delle inclinazioni omosessuali”. Essere gay non sarebbe una malattia, ma può allo stesso tempo essere curata, con l’assunzione di platino in dosi omeopatiche. Sul sito dell’associazione fondamentalista cattolica si può anche leggere una lettera di una persona in terapia, che afferma di soffrire di inclinazioni gay. La Lega dei medici cattolici si pone l’obiettivo di contrapporsi ad un distruttivi spirito del tempo, e far propaganda ai valori cristiano-cattolici. Il gruppo viene guidato da Gero Winklemann, attivo qualche decennio fa in un mini partito cattolico che lottata contro l’aborto e i diritti dei gay. In questo momento il dottor Winkelmann lavora come privato in una cittadina bavarese, ed è specializzato in cure omeopatiche abbastanza controverse, dato che non si basano sulla scienza bensì sulle tradizioni dei secoli scorsi.

LOTTA ALL’OMOSESSUALITA’ – La Lega dei medici cattolici fa parte del movimento “Ex Gay”, che raggruppa associazioni schierate contro l’omosessualità ed ha particolare successo negli Stati Uniti. Questo movimento ritiene che essere gay sia solo un difetto della personalità, che possa essere superata con cure e terapie ispirate dalla fede cristiana. Queste tesi sono state rifiutate in toto da praticamente tutti gli scienziati. L’associazione degli psicologi degli Stati Uniti ha pubblicato nel 2009 uno studio nel quale è stato stabilito come l’amore per le persone dello stesso sesso non possa essere cancellato da alcuna terapia. Lo studio ha inoltre evidenziato come la demonizzazione dell’omosessualità porti a problemi psicologici potenzialmente distruttivi, visto che potrebbe anche spingere al suicidio.

Publy

ALLORA DEVONO COMINCIARE DAI PRETI GAY E PEDOFILI !!

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