sabato 18 giugno 2011

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L’altro Settecento, a Bordighera : Artribune

L’altro Settecento, a Bordighera

Liguria di Ponente, verso il confine con la Francia. La dove la prima Regina d’Italia si fece costruire una splendida villa. E dove, dopo anni di restauri, viene collocata la collezione Terruzzi. Apre al pubblico domenica 19 giugno, di fatto, il secondo museo italiano dedicato al Settecento. Un evento di portata internazionale.

Scritto da Redazione | venerdì, 17 giugno 2011 · Lascia un commento 

Villa Regina Margherita - Bordighera - photo Saverio Chiappalone

Se fosse possibile condurre un immaginario sondaggio sui gusti di chi sia almeno incuriosito da questioni storico-artistiche, con ogni probabilità l’arte del Settecento chiuderebbe la classifica dei risultati. Certamente perché il secolo dei Lumi vide tramontare – massime in Italia – tutta quella struttura sociale che aveva sostenuto le arti nell’epoca d’oro del Rinascimento e nell’epoca degli eccessi del Barocco. Con la progressiva, inarrestabile perdita di potere delle due colonne sulle quali si fondava tale struttura, le grandi casate nobiliari da una parte, le ricche gerarchie ecclesiastiche dall’altra. Questo portò a un oggettivo disorientamento degli stessi artisti, privi di punti di riferimento (e anche di mecenati), e spesso divisi fra uno sterile neoclassicismo e un vedutismo da Grand Tour decadente.
Semplificazioni, ovvio, che a volte oscurano un’altra verità. Ovvero la scarsa conoscenza che si ha della produzione artistica di quel periodo. In Italia esiste un solo museo che vi si dedichi in maniera esclusiva, il notissimo Museo del Settecento Veneziano di Ca’ Rezzonico, peraltro concentrato per l’appunto su quella che resta la scuola più nota (anche a livello di mercato) del XVIII secolo.

Villa Regina Margherita - Bordighera - photo Saverio Chiappalone

Ora a questa complessiva lacuna potrebbe porre in parte rimedio la nascita di un nuovo polo museale, che si inaugura in Liguria, nella sfolgorante sede di Villa Regina Margherita, a Bordighera, e che esporrà un’importante selezione della collezione Terruzzi. La vocazione settecentesca non è certo dichiarata nelle intenzioni dei promotori del progetto – Città di Bordighera, Provincia di Imperia, Regione Liguria, Famiglia Terruzzi – ma è nota la predilezione in tal senso del grande collezionista Angelo Guido Terruzzi, scomparso nel 2009, ed è di fatto confermata dalle scelte per l’esposizione permanente.
Non mancheranno di certo opere pregevoli di altre epoche, a partire dalle tavole a fondo oro del Tre e Quattrocento di importanti autori toscani e veneti come Giovanni Del Biondo, Bicci di Lorenzo e Bartolomeo Vivarini, collocate nella Cappella della villa. Ma è appunto nell’ampia e variegata raccolta settecentesca che risiede l’unicità del nuovo museo, e la specificità in grado di farne un punto di riferimento anche a livello internazionale.

Villa Regina Margherita - Bordighera - photo Saverio Chiappalone

Eccezionale ad esempio il nucleo di opere di Alessandro Magnasco, che configura una vera e propria monografica dell’artista, apprezzato da committenti del calibro del Gran Principe Ferdinando de’ Medici. A documentare la scuola napoletana ci sono tre tele di Luca Giordano, due delle quali di grandi dimensioni, mentre la scuola emiliana si distingue con le due opere di Giuseppe Maria Crespi, Il Ritrovamento di Mosè e L’Adorazione dei Magi. Altro significativo rappresentante settecentesco è Francesco Londonio, artista meno noto ma molto amato dai Terruzzi, che hanno concesso al museo due sue scene pastorali di imponenti dimensioni e altre sei più piccole, unitamente a una decina di incisioni ad acquaforte, tecnica nella quale l’artista lombardo era maestro.
Fra i tanti francesi rappresentati vanno citati Jean-Baptiste Lallemand, paesaggista di metà Settecento e Accademico di San Luca, Piat-Joseph Sauvage, Charles Joseph Natoire, Jean-François de Troy, Hubert Robert e Jacques de la Joue.

Villa Regina Margherita - Bordighera - photo Saverio Chiappalone

Due parole sulla sede, la cui valorizzazione diventa particolarmente significativa nell’anno in cui si celebra il centocinquantenario dell’Unità d’Italia. Si tratta infatti della villa che Margherita di Savoia – prima Regina d’Italia – volle far costruire tra il 1914 e il 1916, dove avrebbe trascorso gran parte degli ultimi anni di vita e dove si sarebbe spenta nel 1926. Dopo due anni di impegnativi restauri, torna ora al suo splendore grazie a un progetto culturale che vede pubblico e privato affiancati nella creazione del nuovo polo museale. Ospiterà fra l’altro un attrezzato gabinetto di restauro, spazi per eventi espositivi, convegni e incontri, e un’elegante caffetteria nella grande terrazza che corona l’edificio, dove amava ristorarsi la stessa sovrana.

Massimo Mattioli

www.fondazioneterruzzivillamargherita.it

Villa Regina Margherita - Bordighera - photo Saverio Chiappalone

Villa Regina Margherita – Bordighera – photo Saverio Chiappalone
Villa Regina Margherita - Bordighera - photo Saverio Chiappalone

Villa Regina Margherita – Bordighera – photo Saverio Chiappalone
Villa Regina Margherita - Bordighera - photo Saverio Chiappalone

Villa Regina Margherita – Bordighera – photo Saverio Chiappalone

Villa Regina Margherita - Bordighera - photo Saverio Chiappalone

Villa Regina Margherita – Bordighera – photo Saverio Chiappalone
Villa Regina Margherita - Bordighera - photo Saverio Chiappalone

Villa Regina Margherita – Bordighera – photo Saverio Chiappalone
Villa Regina Margherita - Bordighera - photo Saverio Chiappalone

Villa Regina Margherita – Bordighera – photo Saverio Chiappalone

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venerdì 17 giugno 2011

CIBERNIX - Frustrazione ciibernetica

Il pene bionico

Post n°225 pubblicato il 18 Giugno 2011 da BROWSERIK

kilMateriali innovativi e sistemi hi-tech dell’ingegneria idraulica, cilindri in bioflex e tessuti speciali con proprietà anti-batteriche. Anche se non sembra, qui si parla di sesso. In particolare, si parla di quegli avanzamenti tecnologici chepotrebbero permettere a quasi un milione di italiani di avere (di nuovo o per la prima volta) un rapporto. Senza che nessuno – partner inclusi, volendo – si renda conto che il proprio amante ha un pene bionico. Esattamente come per Aimee Mullins, non parliamo di disabili, ma di persone in tutto e per tutto abili, capaci di provare l’orgasmo come gli altri e di concepire figli. Gli organi sessuali, infatti, non sono diversi da tutti quelli che oggi possono essere resi bionici. Per questo è ora di sciogliere anche l’ultimo, assurdo tabù.

La prima a farlo, in Italia, è la Società italiana di andrologia, che domani (18 giugno) ha indetto un convegno in cui si parlerà senza pudori di problemi erettili e chirurgia. A chi interessa? A un uomo su quattro dopo i 50 anni e a due su quattro dopo i 70, a molte delle persone che subiscono un’operazione per tumore (alla prostata, alla vescica e al basso intestino, per esempio); o, ancora, ai giovanissimi reduci da incidenti stradali (o, per i militari, da combattimenti), che hanno riportato dei traumi midollari. Senza contare che diabete, fumo e ipertensione sono tra le prime cause di disfunzioni per le quali spesso il viagra e i suoi parenti non servono a nulla.

Sono solo due le aziende che producono protesi hi-tech, entrambe statunitensi: la American Medical Systems e la Coloplast. I sistemi sono totalmente interni e invisibili, inseriti nell’organo con un’incisione di appena 4-5 centimetri, anch’essa invisibile. “ Con un po’ di abilità, neanche chi ci aspetta sotto le lenzuola se ne renderebbe conto”, chiude la questione sul possibile imbarazzo Stefano Piazza, vicepresidente Fais (Federazione Associazioni Incontinenti e Stomizzati), che, prima di tutto, non vuole essere chiamato paziente. Stefano ha combattuto contro un tumore al colon nel 2003 e ne è uscito vincitore, ma con una inevitabile disfunzione erettile. Nel 2007 ha impiantato la protesi.

Tra tutte le sfide che ha vinto vi è anche quella di aver ricominciato ad essere un istruttore sub: “ Sono stato il primo ad avere sperimentato che la pressione dell’acqua non ha alcun effetto sull’impianto. Dimostrando, innanzitutto a me stesso, che non ci sono limiti se non quelli che ci auto-imponiamo noi”. Le protesi costano fino a 8mila euro, attualmente a carico del paziente. Ma, assicurano i chirurghi, in 10 anni si spendono gli stessi soldi, se non di più, in farmacia.

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