venerdì 29 aprile 2011

R A Y N B O W F A M I L Y

La Rainbow Family of Living Light, conosciuta più semplicemente come Rainbow Family, è una comunità di persone riunite dai valori della Non-violenza e dell'Egualitarismo.

Dalla sua nascita, nel 1972, questa comunità ha sempre tenuto incontri annuali (detti Rainbow Gatherings) in svariate località del mondo, prevalentemente nei mesi estivi. Gli incontri durano solitamente un mese, seguendo i ritmi lunari, iniziano con la luna nuova e terminano con la successiva luna nuova.Sono eventi totalmente gratuiti.La Rainbow Family non ha fini commerciali, e neppure esiste a livello ufficiale. Alcuni sostengono che sia la più grande non-organizzazione di non-membri al mondo. Non esistono leaders né organizzazioni, di fatto Rainbow Family significa molte cose.

L'ispirazione ai valori dei nativi americani è comune, come comune è il rifarsi all'antica profezia : When the earth is ravaged and the animals are dying, a new tribe of people shall come unto the earth from many colors, classes, creeds, and who by their actions and deeds shall make the earth green again. They will be known as the warriors of the Rainbow -- Old Native American Prophecy. Diversamente da quanto ci si possa immaginare ai gathering non è possibile portare con sè droghe di alcun genere, anche se il divieto è strettamente osservato solo per l'alcool e le droghe pesanti mentre cannabinoidi sono abitualmente consumati da alcuni frequentatori dei gatherings.

È inoltre vietato introdurre armi o apparecchiature elettroniche. Durante i gahering sono vietati gli scambi commerciali, i proventi per il cibo vengono ricavati dalle offerte messe nel cappello magico dai partecipanti. La spesa per tutti viene effettuata presso rivenditori di merce biologica, la dieta è strettamente vegana.Gli incontri sono generalmente in luoghi incontaminati, abbastanza inaccessibili, in modo da garantire una certa intimità all'evento. L'assenza di elettricità e di strutture abitative permanenti crea un'atmosfera magica.

L'intera organizzazione degli eventi, a partire dalla scelta della location, la prima organizzazione dei servizi essenziali (cucine, shit-pit) fino alla pulizia finale è completamente volontaria. Le decisioni vengono prese secondo il metodo del consenso. Straordinaria è l'efficienza e la costanza con cui questi eventi si perpetrano ogni anno in svariati luoghi del pianeta arrivando a coinvolgere anche migliaia di persone considerando soprattutto l'assenza di una gerarchia o di una qualsivoglia organizzazione istituzionalizzata.

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giovedì 28 aprile 2011

Crea un capolavoro d'arte contemporanea con i giocattoli di tuo figlio - Wired.it

Crea un capolavoro d'arte contemporanea con i giocattoli di tuo figlio

Un babbo qualsiasi disegna insieme al figlio con le mani. Uno super si siede con lui e guarda i giocattoli a molla che fanno il lavoro sporco

27 aprile 2011 di Alberto Forni

How to maggio super papà

 

  • How to maggio super papà

    How to maggio super papà

PROCURATI un foglio di carta largo almeno 50 cm per lato, della pittura per finger painting (cioè lavabile in acqua) e alcuni giocattoli a molla come macchinine, aeroplanini, animali. Teoricamente si possono usare anche giocattoli radiocomandati. Praticamente è meglio di no.

DISPONI il foglio su un tavolo o per terra e delimitane i bordi con improvvisati guardrail come righelli, martelli, pezzi di legno. È meglio che i giocattoli non escano dal foglio.

METTI la pittura in piccoli contenitori o coppette mischiando magari i colori tra loro.

SPENNELLA la pittura sui piedini o sulle ruotine dei giocattoli, appoggiali sul foglio quindi, dopo averli caricati, lasciali correre e rimbalzare sul foglio in completa libertà. Ricordati che le loro appendici sono il pennello. Divertiti a sperimentare con differenti giocattoli e differenti colori.

AMMIRA i risultati sul foglio di carta. Non sembra una via di mezzo fra un quadro di de Kooning e uno di Pollock? Più o meno.

PULISCI accuratamente tutto sotto l’acqua (lo vedi perché era meglio non usare i giocattoli radiocomandati?).

illustrazione Joe McKendry

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Serengeti: gli amici della luce - Wired.it

Serengeti: gli amici della luce

Gli occhiali della casa americana adottano tecnologie innovative che correggono i riverberi, filtrano la luce blu e riposano gli occhi. Se li usi mentre guidi, la differenza la senti. E la vedi

27 aprile 2011 di Martino De Mori

Serengeti Eyewear

Serengeti Eyewear

 

  • Serengeti Eyewear

    Serengeti Eyewear

    Serengeti Eyewear

Prezzo 215 euro

Prodotto: Serengeti Cortino
Produttore: Serengeti Eyewear


 

Chi non ha un paio di occhiali da sole? Con l'estate in arrivo diventano un accessorio spesso fondamentale, oltre che 'fico'. Ma scegliere quelli giusti per i nostri occhi, al di là dell'effetto glam, non è facile. Quando abbiamo visto la gamma dei Serengeti ci siamo detti “Beh, carini, ma come molti altri”. poi li abbiamo inforcati e abbiamo cambiato idea. Radicalmente.

Ne proviamo un po' e optiamo per il modello Cortino (molti modelli hanno nomi italiani). Il look ricorda vagamente quello dei Ray-Ban Wayfarer, quel feeling un po' anni '50-'60 e una struttura non esattamente leggera da portare. Una volta posati sul naso però sembra di non averli indosso: sono fatti di Grilamid, o Nylon iniettato, una plastica comune ma leggera e confortevole. Dopo due minuti ci dimentichiamo di averli, con effetti comici sui nostri colleghi.

Ma è la tecnologia delle lenti che ci colpisce, che l'azienda americana sviluppa dal 1985: sono fotocromatiche, hanno molecole integrate nella loro struttura che permettono di adattarsi in maniera efficace ai cambiamenti di luce, progettate per dare la massima resa quando si guida l'auto. Li proviamo un macchina e in motorino e in effetti sentiamo la differenza con molti altri tipi di occhiali. L'occhio è riposato perché le lenti azzerano l'effetto abbaglio e luccichio che spesso ci condiziona la vista in strada. Le lenti sono anche polarizzate e i riverberi sono ridotti al minimo. La sensazione è di guidare più sicuro e di goderti meglio il panorama.

I Serengeti incorporano anche la tecnologia Spectral Control, che migliora il contrasto della luce visibile, bilancia i colori e filtra la luce blu al 95%, il che significa che viene quasi del tutto ridotto l'effetto offuscamento: facciamo delle prove posando gli occhi sui monitor o sui cofani delle auto e funziona. Significa anche prevenzione dei danni alla retina e dello sviluppo prematuro del DMLA.

Quando ci rimettiamo i nostri vecchi occhiali da sole, la differenza la sentiamo, eccome.

Wired

Le tecnologie delle lenti, leggeri

Tired

Non sono antigraffio, ma a tutto c'è un limite

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Come fare beneficienza e guadagnare un sacco di soldi - Wired.it

Come fare beneficienza e guadagnare un sacco di soldi

Un milione di filtri per purificare l'acqua regalati alla popolazione del Kenya. Ma che frutteranno centinaia di milioni di dollari all'azienda che li produce. In che modo? Il segreto è tutto nell'anidride carbonica

27 aprile 2011 di Caterina Visco

acqua africa

acqua africa

 

  • acqua africa

    acqua africa

    acqua africa

Risolvere i grandi problemi mondiali e farci i soldi. È la filosofia di vita della Vatsergaard Frandesen, azienda svizzera che produce zanzariere e filtri per l’acqua per i Paesi colpiti dalla malaria o dalle malattie neglette riconducibili alla cattiva qualità del prezioso liquido. Il nuovo obiettivo dell’azienda ora è riuscire a ridurre le emissioni di anidride carbonica in Kenya in modo da poter vendere i “ carbon credit” africani alle grandi industrie occidentali e asiatiche. Come? Distribuendo gratuitamente, nel corso delle prossime cinque settimane, all’incirca  970.000 filtri per l’acqua LifeStraw a praticamente tutte le famiglie delle province occidentali della nazione, quasi il 90% della popolazione keniota. Filtri che comprati al dettaglio costerebbero 25 dollari ognuno.

La campagna, che si chiama Carbon for Water, permetterà a circa quattro milioni di persone di bere acqua potabile senza aver bisogno di bollirla, azione che genera un’enorme ammontare di emissioni di CO2. Impedendo questo “volume” di inquinamento atmosferico, la Vatsergaard Frandesen guadagnerà carbon credit da rivendere sul mercato delle emissioni alle compagnie che inquinano più di quanto consentito nel proprio paese.

Mikkel Vatsergaard Frandesen, Ceo e cofondatore dell’azienda che ha investito nell’iniziativa 30 milioni di dollari, tirati fuori direttamente dalle sue tasche, stima che la campagna (che durerà 10 anni) impedirà l’emissione nel paese africano di circa due milioni di tonnellate di anidride carbonica ogni annuo, pari ad altrettanti crediti. Ognuno dei quali frutterà tra 6 e 12 dollari. “ Poiché il progetto ha base in Kenya, infatti, ha un forte valore umanitario e di tutela della salute quindi i crediti possono essere venduti a un prezzo maggiorato”, spiega l’imprenditore. Facendo un paio di conti, risulta evidente che i 30 milioni di dollari di investimento iniziale saranno ben presto recuperati: due milioni di crediti l’anno per dieci anni sono venti milioni di crediti che moltiplicati per minimo 6, massimo 12 dollari, risultano in un guadagno che oscilla tra i 120 milioni e i 240 milioni di dollari.

Ovviamente la campagna non risolverà completamente il problema dell’acqua in Kenya. Per esempio, per quanto liberi donne e bambini dal compito della bollitura, aumentando anche il tempo da dedicare ad altro come la scuola, non evita loro di dover recarsi ai pozzi, spesso lontani anche diversi chilometri. Inoltre, quello del mercato delle emissioni è un terreno molto controverso, per il quale non ci sono piani oltre il 2012, anno in cui scade il protocollo di Kyoto. Tuttavia, conclude Vatsergaard Frandesen, quello proposto resta un modello in grado di generare profitti e di fornire filtri per l’acqua gratuita a una popolazione disagiata.

(Credit per la foto : Karen Kasmauski/Corbis)

V E R G O G N A

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Mi dà un té al Tetris? [foto] - Wired.it

Mi dà un té al Tetris?

Un giovane artista russo trasforma lo zucchero nei noti mattoncini

27 aprile 2011 di Alessio Lana

Tetris Sugar

(Photo Credits: Danil Zdorov)

 

" Sono prigioniero in un campo in Siberia, bevo vodka e mangio pane. Ho freddo. Lo zucchero è il mio sogno qui e così ho pensato di dipingerlo. A memoria". Così l'artista russo Danil Zdorov si racconta a Wired.it.

Poi riprende: " Sto scherzando. In realtà lavoro a Mosca, mi occupo di corporate identity, e adoro la grafica divertente, come il mio Tetris sugar insomma". L'idea di fondere il più noto videogioco russo e lo zucchero gli viene per caso un giorno che stava facendo il caffé: " Mi sono chiesto: 'perché non far scendere lo zucchero come quei mattoncini? '". Ed ecco la folgorazione: disegna i primi pezzi, la elle, la ics, la ti, poi studia l'aspetto grafico della confezione e inventa un poster pubblicitario.

Ci lascia con un altro scherzo: " Sono un apostolo della semplicità nelle arti, nell'illustrazione, nel design, nell'architettura. Per questro mi piacciono Klimt e Alexander Mc Queen!", un artista e uno stilista tra i più complessi del XX secolo.

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Dove mettere le scorie nucleari? - Wired.it

Dove mettere le scorie nucleari?

Come ha dichiarato Berlusconi, lo stop del governo italiano è una moratoria temporanea. E allora che fine potranno fare gli scarti delle centrali? Saranno al sicuro per migliaia di anni? Risponde il Mit

27 aprile 2011 di Martina Saporiti

scorie

scorie

 

  • scorie

    scorie

    scorie

In un mondo che vuole il nucleare, in attesa di realizzare il sogno della fusione, c’è un problema urgente da risolvere, se vogliamo continuare a produrre energia dagli atomi di uranio o plutonio: lo smaltimento delle scorie radioattive. Come è ben noto, infatti, le reazioni nelle centrali nucleari generano prodotti di scarto (tra cui lo stesso combustibile esaurito) che possono conservare un’elevata radioattività anche per migliaia di anni. Da qui l’impellente necessità di stoccarle in luoghi e modi sicuri, così da evitare che un incidente o una catastrofe naturale danneggi le strutture in cui sono imprigionate, liberando la radioattività nell’ambiente.

A riguardo, un rapporto del Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston, Future of the Nuclear Fuel Cycle, dà qualche spunto per migliorare le tecniche di smaltimento dei pericolosi rifiuti. I primi riguardano l’idea di immagazzinare le scorie radioattive in silos di acciaio o cemento da collocare in aree scarsamente popolate. Se realizzata al meglio, questa soluzione permetterebbe di stipare tutto il combustibile nucleare esaurito in poco più di un milione di metri quadri, ovviamente da difendere con le unghie e con i denti (e con i soldi) da possibili attacchi terroristici. C’è poi la possibilità di nascondere le scorie sotto terra, a quasi 10 mila metri al di sotto della superficie. Questi buchi, da scavare ovviamente in zone geologicamente stabili per evitare il pericolo di terremoti, dovrebbero essere sigillati con materiali come l’argilla o il cemento, in modo da essere completamente isolate dall’ambiente circostante. E, in qualche modo controllate.

Inoltre, le scorie dovrebbero essere messe tutte insieme e non lasciate nelle centrali dimesse. Verso questa soluzione si stava orientando il governo statunitense prima della presidenza Obama. L’idea originaria, approvata dal Congresso nel febbraio del 2002, prevedeva di stipare le scorie delle centrali nucleari in un deposito sotterraneo allo Yucca Mountain, un complesso montuoso nel Nevada meridionale a 160 km da Las Vegas. Nei tunnel sotterranei dovevano essere imprigionate 70 mila tonnellate di scorie radioattive, da collocare in oltre 11mila contenitori. Il costo dell’operazione? Enorme: 9 miliardi di dollari solo per gli studi preliminari e ben 58 miliardi di dollari per costruire il deposito. Ma oggi è tutto fermo, Obama ha tagliato i fondi al progetto senza però fornire soluzioni alternative.

Per risalire alla fonte del problema, eliminandolo direttamente alla radice, si potrebbero costruire reattori in grado di distruggere gli elementi radioattivi più difficili da smaltire. Ma per questo occorrono tempo e soldi.

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mercoledì 27 aprile 2011

Morte di un malato in diretta tv. Polemica sulla Bbc - Affaritaliani.it

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Morte di un malato in diretta tv. Polemica sulla Bbc

Mercoledí 27.04.2011 18:28
FORUM/ Secondo te è giusto trasmettere la morte in televisione?

Si chiamava Gerald, aveva 84 anni ed era malato di cancro. I suoi ultimi giorni di vita sono stati ripresi dalle telecamere dell'emittente britannica Bbc e saranno trasmessi in televisione a maggio. "Vogliamo raccontare la vita dalla nascita alla morte". Una decisione che ha già scatenato molte polemiche.

L'uomo è deceduto lo scorso primo gennaio. La sua morte sarà un episodio di un ciclo di quattro puntate del programma "Inside the Human Body". I responsabili del programma nei mesi scorsi hanno contattato una serie di ospizi e associazioni di beneficenza che si occupano di malati di cancro. Obiettivo, trovare qualcuno che fosse disposto a lasciarsi riprendere negli ultimi momenti di vita. Si sono imbattuti in Gerald nel novembre dello scorso anno, l'anziano si è detto subito disponibile, sperava che la sua storia potesse esser d'aiuto ad altre persone nelle sue stesse condizioni.

morto tv Craig Ewert
Craig Ewert
Mandare gli ultimi momenti della vita di Gerald in diretta tv (o quasi) sono per molti una scelta "insensibile". Ma il presentatore del programma, Michael Mosley, intervistato da 'Radio Times' ha difeso a spada tratta la scelta editoriale della trasmissione condotta: "E stato fondamentale - ha spiegato - non fuggire di fronte al concetto di morte quando era giunto il momento di parlarne".

La puntata andrà in onda su Bbc One il prossimo 12 maggio. Per Peter Saunders, direttore della campagna anti-eutanasia del gruppo 'Care Not Killing', non c'è alcuna ragione realmente valida per mostrare sul piccolo schermo il momento della morte di una persona. "Siamo lieti del fatto che la Bbc stia mostrando un filmato che ritrae un decesso naturale - ha precisato - ma riteniamo che il momento del fine vita sia di per sè qualcosa di molto privato e personale, ed è per questo che non andrebbe mostrato in tv".

In realtà la morte ha già fatto capolino in passato sul piccolo schermo. Nel 2008 Craig Ewert, un docente inglese affetto da una malattia neurodegenerativa, si era lasciato riprendere in un video-documentario che mostrò, sulla rete satellitare Sky Real Lives, la sua morte in diretta, tramite eutanasia. E anche allora erano divampate le polemiche.

 

Attenzione: questo video potrebbe urtare la sensibilità dei lettori

Altro caso che fece discutere la Gran Bretagna è quello di Jade Goody, 27enne concorrente del Grande Fratello inglese che aveva commosso il mondo annunciando che era malata di tumore. Diventatata celebre nel 2002 per le sue intemperanze durante la partecipazione al reality, a partire dagli ultimi mesi del 2008 aveva scelto di far seguire ogni istante del suo calvario dalle telecamere, vendendo i diritti a caro prezzo. "L'ho fatto - aveva spiegato - per lasciare un gruzzolo in eredità ai miei figli, Bobbie di cinque anni e Freddie, di quattro".

 


Jade Goody
GUARDA LA GALLERY

A S S U R D O !

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Pulizie di primavera la mente?- ORA - Concordia University

Pulizie di primavera la mente?

Version française

Lacune di memoria si verificano più frequentemente con l'età, ma le ragioni di questo crescente dimenticanza non sono sempre state chiare.

Secondo una nuova ricerca presso la Concordia University, gli individui più anziani hanno una ridotta capacità di apprendimento e di memoria perché la loro mente tendono ad essere ingombra di informazioni irrilevanti quando l'esecuzione delle operazioni. Pubblicato in Il Quarterly Journal of Experimental Psychology , questi risultati offrono nuove prospettive perché l'invecchiamento è associato con un declino nella memoria e può portare a soluzioni concrete.

Mervin Blair
Mervin Blair (sullo sfondo) è un dottorando di psicologia e membro del Centro Concordia per la Ricerca in Sviluppo Umano (CRDH). Foto di Concordia University |

"Il primo passo del nostro studio è stato quello di testare la memoria di lavoro di una popolazione di giovani e meno giovani e confrontare i risultati", spiega Mervin Blair, primo autore, PhD studente di psicologia e membro del Centro Concordia per la Ricerca in Sviluppo Umano (CRDH). "Nel nostro studio, memoria di lavoro si riferisce alla capacità di entrambi di fissaggio e di elaborazione delle informazioni."

Circa 60 partecipanti hanno preso parte allo studio: la metà erano una media di 23 anni, mentre l'altra metà era di circa 67 anni. Ogni partecipante è stato chiesto di eseguire un compito di memoria di lavoro, che comprendeva ricordando e la lavorazione di pezzi diversi di informazioni.

"Complessivamente, abbiamo dimostrato che la nostra popolazione più anziana aveva ridotto la memoria di lavoro rispetto alla popolazione più giovane", dice Blair. "Gli adulti più giovani sono meglio degli adulti più anziani a ricordare e di elaborazione delle informazioni."

Karen Li | Photo by Concordia University.
Karen Li | Foto di Concordia University

"Il nostro studio è stato romanzo, perché abbiamo visto come la capacità di ricordare sia le informazioni e le modifiche al processo stesso tempo le persone invecchiano", aggiunge Karen Li, autore senior e un professore di psicologia Concordia e membro del CRDH.

Le persone anziane non irrilevante info spurgo

Il passo successivo è stato quello di determinare se c'è stato un periodo di tempo in cui la capacità di eliminare le informazioni irrilevanti, conosciuto come l'eliminazione di inibizione, cambiato. Questa è stata misurata utilizzando un compito di memoria sequenziale. Le immagini sono state mostrate in un ordine casuale e ai partecipanti è stato richiesto di rispondere ad ogni immagine in un pre-modo imparato. Ancora una volta, i ragazzi hanno superato le loro controparti più anziani. "Gli adulti più anziani avevano inibizione poveri, più volte rispondendo alle immagini precedentemente rilevanti", dice Blair.

Le analisi sono state eseguite per determinare la relazione tra la capacità di eliminare le informazioni irrilevanti e la capacità di memoria di lavoro. "Inibizione Poor previsto un calo della componente richiamo della memoria di lavoro e ha anche previsto calo della componente di elaborazione della memoria di lavoro", dice Blair. "Fondamentalmente, gli anziani sono meno in grado di conservare le informazioni irrilevanti dalla loro coscienza, che incide poi su altre capacità mentali."

Per coloro che stanno avendo difficoltà a ricordare, Blair propone che di messa a fuoco e riducendo il disordine mentale può aiutare. "Ridurre l'ingombro, se non lo fai, non si può fare niente."

Mantenere una mente clutter-free può essere più difficile in quanto persone di età, soprattutto nei periodi di stress quando le persone si concentrano sui fattori di stress, ma Blair dice esercizi di rilassamento possono aiutare de-disordine del cervello. Cosa c'è di più, il cervello continua a funzionare in modo ottimale anche in età avanzata quando è stimolato mentalmente da imparare una nuova lingua, suonare uno strumento, che completa i cruciverba, mantenendo una vita sociale attiva e l'esercizio.

Partner nella ricerca:
Questo lavoro è stato sostenuto da fondi dalle scienze naturali e ingegneria Research Council of Canada.

Link correlati:   
•    Cit studio
•    Concordia Dipartimento di Psicologia
•    Centro di ricerca per lo sviluppo umano


Contatto:
Sylvain-Jacques Desjardins
Senior Advisor, le comunicazioni esterne 
Concordia University
Telefono: 514-848-2424, int. 5068

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Galileo - Giornale di Scienza | Una nuova finestra sul nanomondo

Duecento nanometri. Sono queste le dimensioni del più piccolo oggetto visibile con un microscopio ottico basato su lenti convenzionali. O, meglio, erano. Perchè un nuovo studio apparso su Physical Review Letters presenta una tecnica che promette di rivoluzionare la microscopia: un team di ricercatori italiani e olandesi ha utilizzato fenomeni di diffusione luminosa per migliorare la risoluzione spaziale dei microscopi a lenti e osservare oggetti grandi meno di 100 nanometri. Alla ricerca, coordinata da Elbert Van Putten del gruppo di Sistemi Fotonici Complessi dell’Università di Twente in Olanda, ha partecipato anche Jacopo Bertolotti, del Dipartimento di Fisica dell’Università di Firenze.

Quando si osserva un oggetto con un microscopio ottico, la risoluzione è limitata dalla diffrazione. Si tratta di un fenomeno legato alla natura ondulatoria della luce, che permette ai fronti d’onda luminosi di “aggirare” gli ostacoli o i bordi, invece che procedere semplicemente in linea retta. La diffrazione impone un limite alla risoluzione raggiungibile con una lente, perché un punto luminoso può essere messo a fuoco su un disco il cui diametro sia circa la metà della lunghezza d’onda della luce. Questo limite, detto diffrattivo, è però raggiungibile solo con strumenti molto sofisticati e costosi, perché solitamente la qualità dell’immagine viene deteriorata anche da fenomeni di aberrazione nella lente.

Il team italo-olandese ha utilizzato uno stratagemma per superare questo limite, partendo da un approccio molto innovativo. "Sappiamo che quando la luce, per esempio di un laser, incide su una superficie rugosa o porosa, i fronti d’onda luminosi vengono distorti e la luce si concentra in un reticolo disordinato di puntini luminosi, detti speckle", ci spiega Bertolotti. "Se quindi anteponiamo uno strato poroso ad una lente, essa focalizza i fronti d’onda su un reticolo disordinato di puntini nel piano focale". Utilizzando particolari tecniche, i ricercatori sono riusciti a concentrare questi puntini in un solo punto, ottenendo quindi un punto focale molto più piccolo.

"Questo ci ha permesso di osservare nanostrutture con una risoluzione migliore di 100 nanometri con luce visibile: nanosfere d'oro del diametro di 97 nanometro", prosegue il ricercatore. Tra gli altri vantaggi della tecnica c'è anche la semplicità di realizzazione che rende più accessibile e meno costosa la costruzione di microscopi in grado di offrire simili prestazioni. Secondo lo studioso la nuova tecnica permetterà di riprendere per la prima volta in luce visibile moltissimi oggetti, dagli organelli cellulari ai nanocircuiti, aprendo una nuova finestra sul nanomondo.

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martedì 26 aprile 2011

Send, il bottone di Facebook che vuole uccidere il "mi piace" - Wired.it

Send, il bottone di Facebook che vuole uccidere il "mi piace"

Il social network ha aggiunto un nuovo bottone, per dire mi piace solo a chi vogliamo. Avrà successo?

26 aprile 2011 di Gaia Berruto

bottone send

bottone send

 

  • bottone send

    bottone send

    bottone send

 

 

Quante volte vi è capitato di voler cliccare sul mi piace, ma vi siete bloccati pensando che sarebbe stato imbarazzante se l'avesse  letto il professore delle superiori a cui avete con entusiasmo dato l’amicizia? O peggio ancora quante volte avete realmente cliccato sul mi piace su un contenuto equivocabile accorgendovi degli strani sguardi di un vostro collega?

Facebook dice di aver pronta la soluzione: su chiama Send ed è un nuovo pulsante che dovrebbe mandare il like in soffitta.

Di che si tratta? Invece di cliccare sul mi piace, facendo sapere a tutto il World Wide Web le nostre preferenze, Facebook propone un nuovo pulsante per decidere a chi dire che quel contenuto è interessante. Si inizia a scrivere il nome di un contatto o di una lista et voilà, il social network manda l’avviso solo a loro. Oltre a ciò, si possono aggiungere a mano mail di altri amici che non sono su Facebook.

Un bottone per la messaggistica privata, insomma? Più o meno. La domanda è: perché usarlo invece di mandare una inbox? Prima risposta: immediatezza. E maggior immediatezza significa maggior uso. Le pagine esterne al social network potrebbero presto mettere il Send al posto del bottone mi piace, che tante noie sta portando in fatto di privacy.

Al momento il bottone è in fase beta e può essere usato solo dagli sviluppatori. Se vi interessa provarlo in anteprima, ecco come fare.

 

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Come bombarderemo la Libia - Wired.it

Come bombarderemo la Libia

L'Italia parteciperà attivamente alla missione Nato contro Gheddafi e inizierà a sganciare bombe. Lo ha confermato Silvio Berlusconi. Ma su che tipo di armi può contare il Belpaese?

26 aprile 2011 di Martina Pennisi

tornado

tornado

 

  • tornado

    tornado

    tornado

Come non detto. Il Belpaese ha deciso di rivedere la sua posizione iniziale e parteciperà attivamente all'operazione Libia della Nato. La comunicazione è stata data dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che ha fatto riferimento ad " azioni mirate contro specifici obiettivi militari selezionati sul territorio libico, nell'intento di contribuire a proteggere la popolazione civile libica", dopo essersi confrontato con il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. È entrato nel merito dell'impegno dell'Italia dal punto di vista miliare il ministro della difesa Ignazio La Russa in un'intervista rilasciata a Repubblica: "Ora dovranno cambiare i nostri assetti, manderemo sempre dei Tornado (gli aerei già utilizzati, ndr) ma di altro tipo, adatti a colpire bersagli al suolo con dei missili di precisione. […] Finora anche i nostri aerei hanno partecipato alle missioni d'attacco, 'eticamente' non c'è nulla di diverso. Solo che prima scortavamo e proteggevamo gli equipaggi alleati che andavano a colpire i nemici, facendo saltare i sistemi radar libici. Adesso colpiremo anche noi".

Concretamente cosa vuol dire? Quali saranno le forze tricolori a scendere in campo? Fino a ora sono stati coinvolti nell'operazione 8 aerei, 4 caccia e 4  Tornado anti-radar', più altri 4 messi a disposizione della Nato. Un totale, dunque, di 12 velivoli per un investimento economico complessivo vicino ai 50 milioni di euro. Questa nuova fase vedrà un raddoppio dei mezzi coinvolti e, di conseguenza, delle risorse economiche necessarie.

I primi a levarsi in volo saranno i Tornado Ids: aerei biposto, bireattore, con ala a geometria variabile e strutturati per volare a bassa quota ad alta velocità (Mach 1.2) e colpire obiettivi specifici. I missili utilizzati dai Tornado, che possono portare fino a 9mila kg di carichi esterni, sono gli Storm Shadow: cinque metri di lunghezza, un metro di diametro e 1.200 Kg circa di peso. Grazie a sistemi Gps e Inc (sistema di navigazione inerziale) e a un radar altimetrico, questi missili seguono il profilo del terreno e si dirigono in maniera autonoma in direzione dell'obiettivo indicato dalle coordinate impostate a bordo. Nel caso in cui l'obiettivo non dovesse corrispondere alla descrizione inserita, gli Storm Shadow hanno a disposizione un seconda opzione per farsi esplodere senza provocare danni.

Pronti a partire anche aerei AMX, cacciabombardieri monoreattore in grado di raggiungere una velocità di 940 Km/h, dotati di un cannone del calibro di 20 millimetri e capaci di portare fino a 3.800 Kg di carichi esterni. Si tratta di velivoli prodotti in Italia e in Brasile e caratterizzati da un armamento di due missili a guida a infrarossi installati sulle rampe di estremità alari. A disposizione gli AV8 B Plus, meglio conosciuti come Harrier II, uno dei quali già a disposizione sulla portaerei Garibaldi. Monoposto subsonico a decollo verticale, il velivolo è già stato utilizzato in Somalia, è in grado di agganciare obiettivi a tutte le quote e di mappare il terreno e identificare il bersaglio anche in condizioni meteorologiche complicate. Con un cannone da 25 millimetri e cinque canne rotanti, gli AV8 Plus sono utilizzati principalmente con intercettatore per la difesa aerea della flotta.

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Ray Kurzweil: siamo pessimisti perché troppo informati - Wired.it

WIRED.IT6 ore fa DAILY WIRED9 ore fa GADGETLAND6 ore fa ITALIAN VALLEY19 ore fa WIRED TV13 ore fa WIRED MAG15 ore fa WIRED TV CERCA Benvenuto Nicola Profilo Esci NEWS TECH ENTERTAINMENT EVENTI GURU MAGISSTRA WIRED TV GURU Ray Kurzweil: siamo pessimisti perché troppo informati Il titolo di "miglior futurologo del mondo" lo ha fatto approdare alla copertina di Time Magazine. Abbiamo incontrato una delle menti più Wired sulla terra, capace di spiegarci come dal 2045 nulla sarà più come prima 26 aprile 2011 di Andrea Girolami e Silvia Poeta 4555 visualizzazioni La singolarità e un evento che non ha precedenti nella storia dell'uomo e di cui quindi non si possono conoscere le conseguenze. Secondo Ray Kurzweil tutto ciò accadra' nel 2045, anno in cui le macchine diventeranno senzienti e nulla sarà più come prima, qualunque cosa voglia dire. Per molti è solo il delirio di una mente geniale (Ray è inventore, scienziato, studioso etc) per altri una previsione da ascoltare con attenzione. Tra questi anche Time Magazine che ha deciso di dedicare proprio a questo tema una delle sue ultime copertine. La vita eterna, le macchine pensanti o più semplicemente il futuro dell'umanità sono argomenti che ci stanno troppo a cuore e la curiosità di porre davanti al nostro particolare quiz psicologico uno dei pensatori più chiacchierati di questi anni era assolutamente irresistibile. Assistiamo ad una delle sue conferenze e tra lo scrosciare di applausi ci allontaniamo (con tanto di guardia del corpo) salendo nella sua macchina diretta all'aereoporto, in attesa di attraversare l'Oceano verso un'altra platea che lo attende. Guarda le altre Interviste Oblique con: Gli autori di Boris: negli Usa c'è Lost, da noi Don Matteo Maccio Capatonda: la gente è drogata di Internet, questa è la nostra fortuna Bruce Sterling: Apple non ti rende intelligente e Microsoft ti fa diventare stupido Jovanotti: niente è gratis, le cose è bello pagarle Chris Anderson: Non è la generosità a guidare Internet Paolo Nespoli: sono un astronauta non un supereroe Valerio Evangelisti: Finché c'è lotta informatica c'è speranza

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Catturata l'antimateria: che significa? - Wired.it

Catturata l'antimateria: che significa?

L'antielio-4, il nucleo di antimateria più pesante mai trovato, è stato scovato tra circa 500 miliardi di particelle prodotte dalle collisioni di ioni dell’acceleratore di particelle Rhic. Perché è importante per la fisica?

26 aprile 2011 di Martina Saporiti

antielio

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Più unico che raro, alla fine è uscito fuori. Il nucleo di antimateria più pesante al mondo è stato catturato dai ricercatori del Relativistic Heavy Ion Collider (Rhic), l’acceleratore di particelle che si trova nei laboratori nazionali di Brookhaven, a Long Island, sotto la direzione del Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti. Si tratta dell’ antielio-4, o particella anti-alpha, ed è una frazione piccolissima dei miliardi di particelle che si formano riproducendo in laboratorio le collisioni tra ioni che hanno caratterizzato i primi istanti di vita dell’ Universo.

L’ Rhic, così come il Large Hadron Collider (Lhc) di Ginevra, sono piccole “ macchine da Big Bang” che lavorano ricreando le condizioni presenti alla nascita dell’Universo al fine di individuare le cosiddette particelle madri, cioè le prime particelle da cui si è originato anche il nostro pianeta. Per farlo, costringono ioni o particelle subatomiche a collidere con velocità prossime a quelle della luce, andando poi ad analizzare i prodotti di questi incidenti nucleari. I ricercatori dell’RHIC, che lavorano per il progetto internazionale Star in cui sono coinvolti 54 centri di ricerca di 12 paesi, sono partiti da fasci di ioni d’oro e, dopo circa un trilione di collisioni hanno individuato 18 nuclei di antielio-4, nascosti tra circa 500 miliardi di particelle.

Un antielio-4 è formato da due antiprotoni e due antineutroni tenuti assieme da un legame stabile che non va incontro a decadimento radioattivo. Ha carica elettrica negativa due volte superiore a quella di un elettrone, e una massa circa quattro volte quella di un protone. Questa caratteristica lo rende il nucleo di antimateria più pesante al mondo, un record che probabilmente durerà a lungo. Come spiegano i ricercatori su Nature, infatti, nuclei di antimateria più pesanti che non vanno incontro a decadimento radioattivo sono milioni di volte più rari, impossibili da catturare con le attuali tecnologie. “ Finché non miglioreremo la tecnologia degli acceleratori o scopriremo nuovi modi per produrre particelle – spiega il direttore del programma Rhic Steven Vigdorè molto probabile che l’antielio-4 rimarrà a lungo il nucleo di antimateria stabile più pesante mai conosciuto”.

Ma perchè tanto clamore per la notizia? Scoprire la velocità con cui si formano queste particelle potrà fornire informazioni preziose sulla natura dell’Universo. Una delle grandi sfide degli astrofisici è quella di capire dov’è andata a finire tutta l’antimateria formatasi in seguito al Big Bang. Nonostante la grande esplosione che ha dato origine al Cosmo abbia liberato eguali quantità di materia e antimateria, infatti, oggi l’Universo sembra formato quasi esclusivamente dalla prima. In questo senso, la scoperta dell’antielio-4 è fortunatamente coincisa con il lancio dell’ Endeavour, lo shuttle equipaggiato con l’ Alpha Magnetic Spectrometer (Ams) che andrà alla ricerca dell’antimateria nello Spazio.

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