lunedì 23 agosto 2010

Critiche all teoria di retroingegnerizzazione del cervello di Kurzweildomenica 22 agosto 2010Critiche a Kurzweil e alla sua ipotesi di retro-ingegnerizzazione del cervelloIn attesa di concludere la serie di post "coincidentia oppositorum e altre riflessioni sulla (nostra) instabilità" (prometto che lo farò a breve...) con l'ultima e quarta parte, comincio a postare da questo blog gli articoli che considero di un qualche rilievo e che in genere mi limito a postare su Facebook.L'input alla riflessione su Web e applicazioni chiuse come Facebook mi è venuto dall'articolo di Chris Anderson "The Web is dead. Long live the Internet" e da quello di Michael Wolff sempre all'interno della stessa pagina di Wired.com.Diciamo che cercherò di riequilibrare il flusso delle mie opinioni ed articoli tra blog e Facebook, anche considerato che tramite "Networkedblogs" gli articoli di questo blog confluiscono in automatico su FB.Ritengo importante però che l'origine delle segnalazioni che considero più "valide" o "interessanti" provenga da fuori Facebook.Incomincio con una accesa dialettica che è iniziata negli USA a seguito del Singularity Summit tenutosi a San Francisco il 14 e 15 agosto scorsi ed in cui Ray Kurzweil ha esposto le sue tesi sulla possibile "retro-ingegnerizzazione" del cervello. In un articolo intitolato "Ray Kurzweil does not understand the brain" il biologo PZ Myers ha criticato duramente l'ipotesi di "comprimere in un programma software" il funzionamento di un organo complesso come il cervello.In particolare, Myers - biologo alla Università di Minnessota - afferma:"Kurzweil knows nothing about how the brain works. It's design is not encoded in the genome: what's in the genome is a collection of molecular tools wrapped up in bits of conditional logic, the regulatory part of the genome, that makes cells responsive to interactions with a complex environment (...) The genome is not the program; it's the data. The program is the ontogeny of the organism, which is an emergent property of interactions between the regulatory components of the genome and the environment, which uses that data to build species-specific properties of the organism. He doesn't even comprehend the nature of the problem, and here he is pontificating on magic solutions completely free of facts and reason".Kurzweil ha risposto repentinamente in questo articolo in cui fonda il suo ragionamento sulla ridondanza dei patterns cerebrali, sul fatto che "the information in the genome constrains the amount of information in the brain prior to the brain’s interaction with its environment" (quindi l'ipotesi forte è che c'è un hardware e un software innato che condiziona nel profondo e a monte l'interazione del cervello con l'ambiente), infine sulla esponenziale crescita delle capacità di calcolo.Si parla poco di emergenza semantica radicale, però. Fin quando, però, un "robot" non creerà significati nuovi del mondo che osserva saremo ancora in alto mare e soprattutto di fronte a "qualcosa di non umano" anche se potrà essere "intelligente".In questa diatriba, una bella osservazione sulla difficile (se non impossibile) "zippabilità del cervello" in un programma informatico la fa Hank Campbell in questo articolo intitolato "After The Singularity, Music Quality Will Be Even Crappier Than It Is Now", dove afferma che la digitalizzazione della musica ha peggiorato la qualità sonora della riproduzione (vedi il grafico che ho ripreso dall'articolo di Campbell) e che analogamente nella compressione digitale del cervello si perderà inevitabilmente qualcosa, cosicchè da realizzare qualcosa di diverso e qualitativamente inferiore all'originale.L'analogico non è dunque comprimibile del tutto nel digitale già per la musica, figuriamoci per quell'organo straordinariamente complesso (ma non tanto per Kurzweil) che è il nostro cervello.Bookmark and SharePubblicato da MarioEs a domenica, agosto 22, 2010Etichette: analogico, Chris Anderson, digitale, emergenza semantica radicale, genoma, Hank Campbell, musica, PZ Myers, Ray Kurzweil, retro-ingegnerizzazione del cervello, singolarità tecnologica, Web is Dead2 commenti:Ivo Quartiroli ha detto... Kurzweil è un personaggio interessante e rappresentativo dell'odierna attitudine a digitalizzare il tutto. Ho scritto parecchio su di lui ed ho conosciuto personalmente il coautore di un suo libro sull'immortalità, il Dr. Grossman. Il sogno di Kurzweil si può far risalire all'illuminismo: comprendere, catalogare, manipolare la realtà, ricreare la realtà sulla base della sua frammentazione in dati e procedure (oggi algoritmi). Ma ha radici anche più antiche, risalenti alle religioni giudaico-cristiane, come Noble ha descritto nel suo libro "La religione della tecnologia" (pur non parlando di Kurzweil che si occupava di altro al tempo della pubblicazione del suo libro). In una intervista a Rolling Stone (Febbraio 2009), Kurzweil afferma che "Death represents the loss of knowledge and information...A person is a mind file. A person is a software program – a very profound one, and we have no backup. So when our hardware dies, our software dies with it.” Siamo nell'era in cui la mente viene considerata la sola risorsa umana, mentre per chi intraprende un percorso spirituale di Conoscenza, la mente è una delle risorse, che però, come diceva Gurdjieff, è uno "squatter" che occupa illegalmente la casa. Kurzweil, come tanti, crede che sia il padrone di casa solo perché gli ha aperto la porta. Fai bene a pubblicare sul blog, Facebook è un frullatore. 23 agosto 2010 06:35 MarioEs ha detto... Ciao Ivo, indubbiamente Kurzweil esprime quello che è definito "scientismo" ossia la fiducia riduzionista che con la scienza si possa "zippare" il mondo in un algoritmo. D'altronde, a meno che non sia un "fondamentalista" acritico, ritengo che sappia molto bene che la sua ricerca è più finalizzata alla realizzazione di nuove generazioni sempre più evolute di robots che non alla reale retro-ingegnerizzazione completa del cervello umano. In tale accezione più moderata, il cervello ed il suo studio sono un buon modello per la realizzazione di macchine sempre più evolute che tentino di replicarne il funzionamento e Kurzweil sarebbe "solo" un marketing manager di una impresa che proposta così vende di più all'opinione pubblica ed ai finanziatori. Ovviamente occorre essere chiari sul fatto che l'approccio riduzionista non porterà a replicare il cervello. Ciao :-) 23 agosto 2010 09:01 Posta un commentoI commenti non sono più moderati e inoltre ho deciso di non vincolare chi intende commentare alla registrazione di un account Google, Wordpress, ecc. Ti invito, però, a non lasciare commenti anonimi né poco educati perché saranno sicuramente cassati.Grazie!Link a questo postCrea un linkPost più vecchio Home pageSu di me: osservatore e critico indipendente della società tecno digitale, mi piace connettere conoscenze differenti e ricercare le relative analogiePensieri quantici"Ma il problema non è come venire a patti col fatto che dell'essere si possa parlare in molti modi. E' che, una volta individuato il meccanismo profondo della pluralità delle risposte, si arriva alla questione finale, divenuta centrale nel mondo detto post-moderno: se infinite, o almeno astronomicamente indefinite, sono le prospettive dell'essere, significa questo che una vale l'altra, che tutte sono egualmente buone, che ogni affermazione su ciò che è dice qualcosa di vero, o che - come ha detto Feyerabend per le teorie scientifiche - anything goes?" (Umberto Eco)Qui c'è un mio contributoQui c\Dall'uomo all'avatar e ritorno- Realtà e dimensioni emergenti, Quiedit, 2010 (a cura di P. Canestrari e A. Romeo)I post "storici" di B2Blogob2bBtn_blue_122x44 On line in formato pdf i post del 2006, 2007, 2008, 2009 e del 2010. Leggi "I tempi del Tempo" , "The archaic universe", "RIZOM@" e molti altri.Condividiadd pageBookmark and ShareCreative Commons License Wikio Protected by Copyscape Unique Content CheckerRSS commentiRSS commentiI miei FeedIscriviti a me su FriendFeedSkype meSkype Me™!Contattami suVisualizza il profilo di Mario Esposito su LinkedInIl mio slidespaceView MarioEs's profile on slideshareIl gruppo B2B su FacebookIl gruppo B2B su FacebookIscrivitiBlog Archive ▼ 2010 (11) ▼ agosto (1) Critiche a Kurzweil e alla sua ipotesi di retro-in... ► luglio (1) ► giugno (2) ► maggio (7)Commenti recentiTag Cloudanalogia analogico aNobii apertura logica architettura Area 25 arte auto-organizzazione autopoiesi autoreferenzialità biodiversità biotech blog Blogger bosone di Higgs brain 2 brain brain imaging caos cervello Chris Anderson co-evoluzione coincidentia oppositorum complessità connessioni conoscenza consapevolezza coscienza creatività cultura del quantum Cusano descrizione del mondo digitale DNA ecosistema emergenza emergenza semantica radicale entropia esplosione entropica eterno ritorno evoluzione exaptation Facebook fenotipo genoma genotipo gesto cognitivo Goswami grammelot Gregory Bateson Hank Campbell ibridazioni idee Ignazio Licata Ilya Prigogine infinito informazione informazione omeopatica innovazione culturale instabilità Joseph Gould Lee Smolin logica aperta meccanica quantistica meme mente molteplicità musica nanotech net art Ning non linearità non località olismo open source ordine parto quantistico Pavlov pensiero postmodernismo processo stocastico PZ Myers Ray Kurzweil realtà aumentata retro-ingegnerizzazione del cervello RIZOMA rottura di simmetria rumore scienza Scribd semantica separazione simbolo simulacro singolarità tecnologica sistemi viventi social network spazio spiritualità quantistica supermarket di Prometeo teoria degli equilibri punteggiati teoria dei sistemi sociali transizioni di fase unione vita web 2.0 Web is DeadBlogroll 2LifeCast AIEMS ApertaMente Automi Ribelli BAIA blog Brain 2 Brain su Tumblr Brain Blogger Brain Science Podcast (BSP) Codice Internet ComplexLab cristiancontini digital adoptive Diritto alla Rete Dove si va...di P. 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domenica 22 agosto 2010
Critiche a Kurzweil e alla sua ipotesi di retro-ingegnerizzazione del cervello

In attesa di concludere la serie di post "coincidentia oppositorum e altre riflessioni sulla (nostra) instabilità" (prometto che lo farò a breve...) con l'ultima e quarta parte, comincio a postare da questo blog gli articoli che considero di un qualche rilievo e che in genere mi limito a postare su Facebook.
L'input alla riflessione su Web e applicazioni chiuse come Facebook mi è venuto dall'articolo di Chris Anderson "The Web is dead. Long live the Internet" e da quello di Michael Wolff sempre all'interno della stessa pagina di Wired.com.

Diciamo che cercherò di riequilibrare il flusso delle mie opinioni ed articoli tra blog e Facebook, anche considerato che tramite "Networkedblogs" gli articoli di questo blog confluiscono in automatico su FB.
Ritengo importante però che l'origine delle segnalazioni che considero più "valide" o "interessanti" provenga da fuori Facebook.
Incomincio con una accesa dialettica che è iniziata negli USA a seguito del Singularity Summit tenutosi a San Francisco il 14 e 15 agosto scorsi ed in cui Ray Kurzweil ha esposto le sue tesi sulla possibile "retro-ingegnerizzazione" del cervello. In un articolo intitolato "Ray Kurzweil does not understand the brain" il biologo PZ Myers ha criticato duramente l'ipotesi di "comprimere in un programma software" il funzionamento di un organo complesso come il cervello.
In particolare, Myers - biologo alla Università di Minnessota - afferma:


"Kurzweil knows nothing about how the brain works. It's design is not encoded in the genome: what's in the genome is a collection of molecular tools wrapped up in bits of conditional logic, the regulatory part of the genome, that makes cells responsive to interactions with a complex environment (...) The genome is not the program; it's the data. The program is the ontogeny of the organism, which is an emergent property of interactions between the regulatory components of the genome and the environment, which uses that data to build species-specific properties of the organism. He doesn't even comprehend the nature of the problem, and here he is pontificating on magic solutions completely free of facts and reason".


Kurzweil ha risposto repentinamente in questo articolo in cui fonda il suo ragionamento sulla ridondanza dei patterns cerebrali, sul fatto che "the information in the genome constrains the amount of information in the brain prior to the brain’s interaction with its environment" (quindi l'ipotesi forte è che c'è un hardware e un software innato che condiziona nel profondo e a monte l'interazione del cervello con l'ambiente), infine sulla esponenziale crescita delle capacità di calcolo.
Si parla poco di emergenza semantica radicale, però.
Fin quando, però, un "robot" non creerà significati nuovi del mondo che osserva saremo ancora in alto mare e soprattutto di fronte a "qualcosa di non umano" anche se potrà essere "intelligente".




In questa diatriba, una bella osservazione sulla difficile (se non impossibile) "zippabilità del cervello" in un programma informatico la fa Hank Campbell in questo articolo intitolato "After The Singularity, Music Quality Will Be Even Crappier Than It Is Now", dove afferma che la digitalizzazione della musica ha peggiorato la qualità sonora della riproduzione (vedi il grafico che ho ripreso dall'articolo di Campbell) e che analogamente nella compressione digitale del cervello si perderà inevitabilmente qualcosa, cosicchè da realizzare qualcosa di diverso e qualitativamente inferiore all'originale.
L'analogico non è dunque comprimibile del tutto nel digitale già per la musica, figuriamoci per quell'organo straordinariamente complesso (ma non tanto per Kurzweil) che è il nostro cervello.

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