lunedì 7 marzo 2011

browsernik - Google usa la ricerca semantica

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"Google usa già la ricerca semantica" Big G ha modificato il suo algoritmo. Ed è scoppiata la polemica tra siti inclusi ed esclusi. Ma quale sarà il prossimo passo di Mountain View? Lo abbiamo chiesto a Massimo Marchiori, fra gli sviluppatori del primo algoritmo di Google, nel 1997 05 marzo 2011 di Silvio Gulizia Si cambiano alcuni dettagli e si rischia di sconvolgere il mondo. Le modifiche all’ algoritmo di Google, che produce i risultati delle nostre richieste sul motore di ricerca più usato, ha scatenato aspre polemiche. Lo scopo sarebbe ripulire le ricerche dai contenuti prodotti ad arte dalle cosiddette content farm, siti che producono contenuti con l’unico scopo di indicizzarli e collegarli alla pubblicità. Un nobile intento, ma che ha escluso dai risultati anche siti innocenti. È giusto che Google abbia un tale potere e che possa influenzare di colpo i destini di una compagnia online? Secondo Mountain View l‘11,8% delle ricerche è migliorato grazie al nuovo algoritmo, per ora attivo solo negli Usa. L’84% dei siti penalizzati corrisponde a quelli inseriti nella Personal Blocklist da chi ha usato il nuovo plugin per Chrome, con cui possiamo bannare i siti ritenuti spazzatura. Ci sono andati di mezzo però anche siti originali come Cult of Mac, quasi sparito da Google, come ha raccontato Wired.com. E in questi casi Google corre subito ai ripari, aggiustando il tiro giorno dopo giorno. Fra i più penalizzati, secondo le analisi di Sistrix, azienda indipendente che si occupa di ottimizzazione seo, ci sono siti come Associated Content, piattaforma di contenuti originali prodotti dagli utenti di Yahoo!, e Mahalo, una specie di motore di ricerca umano, mezzo Google e mezzo Wikipedia, vistosi costretto a tagliare il 10% dello staff. I contenuti di Yahoo! hanno subìto un trattamento particolare: un terzo promosso (soprattutto quelli di Yahoo! Answers) e due terzi bocciati. Stessa sorte per il gruppo Demand Media, unica content farm a sopravvivere insieme a eHow , e anzi a guadagnarci. Premiati anche i social network e vari autorevoli siti (ecco l’elenco). Anche le ricerche sono politica e prima o poi ci dovremo affidare alla persone e ai social network, suggerisce Seobook nel tentativo di analizzare il caso eHow. Google è quindi davvero padrone delle nostre ricerche on line e può arrogarsi il diritto di filtrarle come crede? Lo abbiamo chiesto a Massimo Marchiori, docente di tecnologie e Web all’Università di Padova, fra gli sviluppatori del primo algoritmo di Google, nel 1997. " Non esisti sul Web se non sei su Google" dice Leander Kahney, titolare di Cult of Mac . È d’accordo? “Per ora è così. Tutti quelli che cercano di fare qualcosa di simile, appunto, fanno qualcosa di simile. Bing per esempio è migliore in alcune ricerche, sì e no il 2%. Però Microsoft ha comprato quello e non qualcosa di più innovativo, per andare sul sicuro, perché per innovare servono molte risorse e investimenti”. Un algoritmo di ricerca si basa in sostanza su parole chiave e link per determinare la rilevanza di un sito. Come si fa a migliorarlo? “Si può lavorare sui link in entrata o sui contenuti. Pagina successiva 1 2 This opera is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported License. open/closeTIMELINECOMMENTICOMMENTI AUTOREUPDATESCORRELATITags correlati: Google algoritmo Cult of Mac Wired Us Chrome blocklist Sistrix Mahalo eHow Associated Content Blekko Topsy Duck Duck Go Hotpot Massimo Marchiori univesità di Padova Gmail Yahoo Seobook Follow: Segui Inserisci il tuo nome Inserisci qui il tuo commento: VOTA 11Wired 0Tired 0Expired + Segui 60 Condividi CONTENUTI CORRELATI 01 marzo 2011 Google Nexus S, finalmente anche in Italia [foto e video] di Gaia Berruto CELLULARI 28 febbraio 2011 Gmail, azzerati 35mila account di Antonino Caffo INTERNET 18 febbraio 2011 La ricerca di Google diventa sempre più social di Sergio Pennacchini INTERNET 02 febbraio 2011 Google accusa Bing: "Ci copia le ricerche" di Anna Lisa Bonfranceschi INTERNET 26 gennaio 2011 Gli Stati che frenano Google di Gaia Berruto INFOGRAFICHE 24 gennaio 2011 Le ricerche in Rete possono essere davvero neutrali? di Fabio Deotto INTERNET 21 gennaio 2011 Google, perché si rinnova il vertice di Martina Pennisi ECONOMIA 12 gennaio 2011 Google, verso il formato video libero di Sergio Pennacchini INTERNET 23 dicembre 2010 SIAMO FATTI COSI' di Linnea Passaler P@ZIENTI 21 dicembre 2010 Bill Gates o Steve Jobs? 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