mercoledì 25 maggio 2011

Ecco l’auto che monitora il tuo cuore - Wired.it

25 maggio 2011

Ecco l’auto che monitora il tuo cuore

Secondo recenti statistiche le malattie cardiovascolari sono una delle principali cause di mortalità. 
Ma se per un verso il numero di decessi è in diminuzione grazie alle innovazioni nelle cure di queste patologie, per altro verso aumentano  i soggetti con complicazioni, per esempio post-infarto, che necessitano di continui controlli, cure e trattamenti.
La casa automobilistica Ford, in collaborazione con i ricercatori dell’università tedesca  RWTH Aachen University, ha annunciato lo sviluppo di un sedile particolarmente utile ai pazienti affetti da patologie cardiovascolari.
Sei sensori posizionati sullo schienale monitorano costantemente la frequenza cardiaca dei pazienti, ed attraverso l’utilizzo dei bluetooth è in grado di lanciare un allarme tempestivo in caso di un attacco di cuore. Nei casi più gravi, la centralina sarebbe anche in grado di aiutare meccanicamente il conducente ad arrestare il moto del veicolo, evitando dunque che l’automobile senza controllo diventi un rischio per gli altri individui sulla strada.
I test effettuati da Ford stanno superando le aspettative della stessa casa produttrice: si parla di una accuratezza che sfiora il 98% del tempo in cui viene effettuata la rilevazione del battito cardiaco sul 95% dei conducenti, ma c’è ancora molto da lavorare per trovare un tipo di sensore capace di rilevare i dati attraverso ogni tipo di tessuto dei vestiti.
L’invecchiamento della popolazione in condizioni di salute migliori rispetto al passato, ma con una percentuale di malattie croniche molto alta fa sì che l’idea di Ford possa essere applicata in maniera efficace anche ad altri tipi di patologie: già nel 2005 Toyota ha parlato della possibilità di avere nei veicoli una cabina di monitoraggio del livello di glicemia nel sangue, o di particolari sensori posti sul volante per il controllo costante della pressione sanguigna.
Questo tipo di tecnologia invisibile sta ormai diventando realtà, e regala ai pazienti cronici prospettive di indipendenza finora insperate, rendendo questo tipo di malattie meno invalidanti dal punto di vista sociale.

Anna Maria Campise
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