sabato 16 aprile 2011

Richard Stallman: "Lo smartphone, una prigione" - Wired.it

Richard Stallman: "Lo smartphone, una prigione"

Se il software non è libero, i proprietari controllano i programmi, che a loro volta controllano gli utenti, privati della libertà di usare il computer come vogliono

15 aprile 2011 di Silvio Gulizia

Richard Stallman: "Lo smartphone, una prigione"

Richard Stallman

 

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    Richard Stallman: "Lo smartphone, una prigione"

    Richard Stallman

 

Gli smartphone sono il sogno di Stalin. Dopo aver definito Apple l'impero del male, Richard Stallman, il guru del software libero, è tornato a puntare il dito contro i nemici del nuovo millennio. Rms, com'è anche noto, è forse l’ultimo hacker di una generazione di smanettoni del calibro di Steve Jobs e Bill Gates. Ha 57 anni ed è fondatore del progetto Gnu (cui pretende ci si riferisca quando si parla di Linux) e della Free Software Foundation.

Gli smartphone, come lamentava la nostra Barbara Lazzari riferendosi alle mail, sono strumenti che ci rendono sempre e comunque rintracciabili. “ I cellulari sono il sogno di Stalin. Strumenti del Grande Fratello. Non ho intenzione di portarmi dietro un dispositivo che registra tutto il tempo dove vado e con chi parlo, che mi sorveglia e può essere usato per origliare le mie conversazioni” ha spiegato Stallman in un’intervista a Network World. Ecco perché Rms si rifiuta di averne uno, non usa Facebook e non twitta, come spiega sul suo sito. L'hacker applica anche agli smartphone un vecchio concetto, con cui recentemente ha convinto anche il presidente della Puglia Nichi Vendola a meditare gli Stati Generali del software libero: “ Se chi produce il software che usiamo è in grado di modificarlo e noi no, allora siamo dentro a una prigione”.

Uno spot pro Android e anti iPhone? Assolutamente no. Anche Android, il sistema operativo open source di Google, non piace al talebano del free software, per via di alcuni driver proprietari che include per funzionare su ogni dispositivo.

I driver sono programmi che consentono ai nostri software di usare il nostro hardware. “ Se il software non è libero, i proprietari controllano i programmi, che a loro volta controllano gli utenti, privati della libertà di usare il computer come vogliono. Un programma non libero è uno strumento di ingiusto potere e non dovrebbe esistere, perché è un problema sociale” sostiene Stallman, invitando a boicottare Facebook e guardando con favore al progetto Diaspora, l'equivalente open source della creatura di Zuckerberg. Idem per Skype, perché usa un protocollo proprietario. Leggermente diverso il discorso con Twitter: Rms ha un account, che usa però solo per postare commenti su quei siti dove è necessario iscriversi.

Per capire quanto sia radicale l'atteggiamento di Stallman occorre sottolineare come pretenda (per essere intervistato) che si parli di free software e non di open source, quando i termini sono oramai usati come sinonimi. Free software per Rms richiama il concetto di libertà (ma non gratuità), di quelle quattro libertà che dovrebbero essere alla base dei programmi: eseguirli a nostro piacimento, studiarli e modificarli, ridistribuirli e distribuire le copie modificate. Precondizione generale è che il codice sorgente sia liberamente accessibile, concetto a cui si limiterebbe la dicitura open source.

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