mercoledì 11 maggio 2011

Il primo libro della storia (e non è la Bibbia) - Wired.it

Il primo libro della storia (e non è la Bibbia)

1143 anni fa viene stampato con una corteccia d'albero incisa il primo libro. Ancora prima di Gutenberg, ci sono i discorsi del Buddha

11 maggio 2011 di Caterina Visco

Il testo

Ecco il frontespizio del Sutra del Diamante (Credits: Corbis Art/Corbis)

 

  • Sutra

    Il testo

    Ecco il frontespizio del Sutra del Diamante (Credits: Corbis Art/Corbis)

  • Sutra

    Il rotolo

    Come appare il rotolo, conservato alla British Library (Credits: Werner Forman/Value Art/Corbis)

  • Sutra

    Dettaglio

    Un dettaglio del testo. La figura appartiene al secondo capitolo del Sutra   (Credits: Jingangjing.jpg/wikimedia commons)

  • Le grotte

    Le grotte

    Ecco come appaiono da lontano le grotte di Mogao vicino Dunhuang (Credits:Carl & Ann Purcell/Documentary Value/Corbis)

  • L'entrata

    L'entrata

    L'ingresso delle grotte di Mogao (Credits:Carl & Ann Purcell/Documentary Value/Corbis)

  • Balconata

    Balconata

    La particolare struttura che  spicca su tutte le grotte presenti nel complesso: una serie di balconi con tetto (Credits: Ric Ergenbright/Documentary Value/Corbis)

  • Affresco

    Affresco

    Nelle grotte/templi oltre ai manoscritti sono stati rinvenuti molti affreschi (Credits: PETER PARKS/Staff/AFP/Getty Images)

  • L'archeologo

    L'archeologo

    Aurel Stein in posa con il suo cane e il suo gruppo di esplorazione nel 1910 (Credits: User:PHG/Wikimedia Commons)

  • La British Library

    La British Library

    Qui è conservato il rotolo del Sutra del Diamante (Credits: Pawel Libera/Encyclopedia/Corbis)

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Aveva attraversato il Pakistan, ed era giunto in Cina attraverso il gelido Corridoio del Vacan. Aveva fatto base presso il consolato britannico di Kashgar e da lì aveva cominciato la sua spedizione verso il nord ovest del paese, nella regione del Gansu. Ora insieme al cane Dash (III o IV, non ha importanza, tanto li chiamava sempre allo stesso modo), Aurel Stain percorreva la parte settentrionale della Via della Seta. Ebreo, ungherese di nascita, battezzato luterano e con la cittadinanza britannica, Stein era uno dei maggiori esperti di arte e cultura orientale; conosceva perfettamente il Sanscrito e questa era la sua seconda spedizione archeologica in Cina.

Stein aveva appena superato Dunhuang e si muoveva in direzione sud-est, verso la sua meta: le grotte di Mogao, scoperte solo pochi anni prima, immerse nella sabbia e protette dall'auto-nominatosi custode Wáng Yuánlù, eremita taoista. Queste caverne sono in realtà un complesso sistema di quasi 500 templi scavati direttamente nella roccia, conosciuti anche come i Templi dei mille Buddha, anche se in realtà le statue dell'Illuminato che vi sono conservate sono oltre duemila.

Grazie alla sua parlantina e all'aiuto di qualche sterlina, l'archeologo britannico ottenne il permesso di entrare nei templi per esplorarli. Qui trovò qualcosa che non immaginava neanche nei suoi sogni più audaci: non solo bellissime statue e monumenti, non solo affreschi della dinastia Tang colorati e raffinati, ma anche migliaia di rotoli di carta e seta risalenti a diversi secoli prima (all'incirca tra il 400 e il 1000 d. C.). Stein ne prese qualcuno tra le mani, soffiò via delicatamente la sabbia dalla superficie e cominciò a studiarli. Alcuni erano praticamente in brandelli, in altri il segno delle pennellate era quasi sbiadito, altri ancora erano invece ben conservati. Molti erano sutra, trascrizione di discorsi del Siddartha Gautama o Gautama Buddha, e cominciavano tutti allo stesso modo: “ evaṃ mayā śrutam” (एवं मया श्रुतम् ), “ Così ho udito”. Stein non ci pensò due volte, si precipitò dal custode e dietro pagamento di una lauta mancia riuscì a portarsi via oltre settemila rotoli e svariati dipinti. Partì subito per fare ritorno verso l'Inghilterra, destinazione finale il British Museum.

Arrivare in Europa non fu semplice, e durante il ritorno Aurel fu costretto a farsi amputare le dita del piede destro, completamente congelate. La sofferenza fu ripagata, una volta giunto al museo, da un'altra incredibile sorpresa. Uno dei rotoli era decisamente in condizioni migliori degli altri e i segni erano più nitidi e puliti. E non era un caso: era stato realizzato con l'impronta di un corteccia d'albero, incisa all'inverso, immersa nell'inchiostro e impressa sulla carta.

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